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  1.  

    Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero

    Pesi da sopportare

    Con i ragazzi ogni tanto facciamo un gioco: a coppie si lega la gamba di uno a quella di un altro, e così "conciati" devono correre in gara con le altre coppie. Se non si crea sincronia tra loro cadono per terra, oppure si rallentano e arrivano al traguardo con grandi difficoltà e con fatica.
    Nella vita accade lo stesso. Quando si ha una problema c'è bisogno di un legame forte, un legame che ti permetta di condividere dolore e tristezza, un legame che cammini all'unisono con te e non ti faccia inciampare. Così come avveniva con il giogo applicato ai buoi per tirare l'aratro: se uno dei due si fosse fermato, o se fosse andato da parte opposta, la fatica sarebbe stata insopportabile. Io ho trovato in Dio il mio "compagno di giogo". E' grazie a lui se riesco a sopportare il dolore riuscendo a camminare diritto senza perdermi, anche quando la tristezza prende il sopravvento. Quante volte mi è capitato di aver paura di una qualche situazione, allora chiudo gli occhi per un istante, e mi risveglio a problema risolto.
    Ogni peso, ogni fatica diventa dolce, facile da sopportare se c'è chi ti aiuta e ti sostiene

  2.  

    Addì 21 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano.
    Ciò vedendo, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato».
    Ed egli rispose: «Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni?
    Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti?
    O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa?
    Ora io vi dico che qui c'è qualcosa più grande del tempio.
    Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa.
    Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato»

    Matteo 12,1-8

  3.  

    Misericordia io voglio e non sacrificio

    Toc toc, posso entrare?

    L'arrivo di un bambino, sia esso in affidamento, naturale o in adozione, comporta sempre un sacrificio. Cambia la vita, cambiano i ritmi e sicuramente non è facile per tutti coloro che ne sono coinvolti, ma quale alternativa avremmo? Possiamo rispondere "no" quando un bambino bussa alla nostra porta ed abbiamo posto per accoglierlo, abbiamo la possibilità di toglierlo da una brutta situazione, possiamo dargli una famiglia e quell'amore che da sempre gli è stato negato? Possiamo? Certo che possiamo, è molto semplice, basta dire "no". No all'affido dicendo che siamo pieni, no all'adozione dicendo che è troppo grande, no alla nascita semplicemente abortendo. Possiamo farlo, ci viene lasciata libertà di scelta, e sicuramente dire "no" comporta molti problemi in meno che si aggiungerebbero a quelli già in essere, ma per una nostra tranquillità siamo davvero disposti ad uccidere un bambino con l'aborto, a lasciare che un bimbo, mentre noi ce ne stiamo tranquilli in casa a guardare la tv, non mangia o viene preso a frustate dal padre, oppure abusato e venduto?
    Forse non abbiamo una casa grande, forse non abbiamo le forze, forse non abbiamo abbastanza denaro, ma se abbiamo un cuore grande è lì che dobbiamo ospitare. Sono le porte del cuore che devono spalancarsi. I soldi, i problemi, l'organizzazione si superano ed in qualche modo ci si riorganizza, ma se un bambino bussa alle porte del nostro cuore, non possiamo, non dobbiamo dire "no". Se accogliamo con il cuore sarà misericordia e non sacrificio.

  4.  

    Addì 22 luglio 2017

    Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
    Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
    Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
    Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».
    Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.
    Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».
    Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro!
    Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
    Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto

    Giovanni 20,1-2.11-18

  5.  

    Non sapeva che era Gesù

    Incontri casuali non casuali

    Nella nostra vita incontriamo un numero infinito di persone. Con alcune instauriamo rapporti duraturi e significativi, con altri semplici scambi di battute di tanto in tanto, alcuni li incrociamo con lo sguardo qualche volta. Infine altri li vediamo una sola volta, una volta soltanto. Qualcuno cambia la nostra vita, e tra questi possono esserci anche coloro con i quali interagiamo per pochi secondi.
    Come è possibile?
    Eppure per esperienza diretta molti di voi potrebbero narrarci di uno scambio di battute con un passante in grado di farci riflettere, oppure di un sacerdote che durante una messa nella chiesina sperduta in cima alla collina ha proferito parole oggi indelebili nel nostro cuore. E quante altre fugaci apparizioni hanno costellato la nostra vita. Nessuna di queste ci ha obbligato a cambiare, ma talune ci hanno dato modo di pensare e magari fare una scelta diversa nel nostro cammino.
    Poche parole dette da un missionario mi hanno portato a desistere dall'idea di suicidio e incamminarmi sulla strada che percorro da ormai trent'anni a favore dei bambini.
    Una casualità, ma non credo al caso o al destino, credo al volere di Dio, ed ogni presenza un po' fuori dalle righe è per me una vera e propria "apparizione". Non un fantasma, non qualcosa di irreale, ma una persona in carne ed ossa, una persona con nome e cognome, una persona con un suo passato ed un suo futuro. Una persona che non avrei mai dovuto incontrare e che mai incontrerò più, ma che per volere di Dio ha incrociato la mia strada cambiandola, senza nemmeno saperlo.
    Ogni persona può essere per noi un annunciatore, un messo di Dio, che ci indica la strada da prendere. Guardiamoci intorno e lasciamo che il prossimo si avvicini a noi.

  6.  

    Addì 23 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù espose alla folla una parola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
    Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
    Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.
    Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?
    Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?
    No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
    Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».
    Un'altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo.
    Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
    Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti».
    Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: "Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo".
    Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
    Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.
    Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno,
    e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.
    Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
    Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.
    Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!»

    Matteo 13,24-43

  7.  

    Il suo nemico seminò zizzania in mezzo al grano

    Quanta zizzania c'è in noi?

    Forse non ve ne siete accorti, ma il male nel mondo esiste.
    Non lo vediamo, ma osserviamo il suo manifestarsi: rapine, guerre, stupri, omicidi, genocidi, e la lista sarebbe infinita.
    Quello che osserviamo è la zizzania che cresce in mezzo al grano, ma l'artefice di tutto ciò non lo vediamo, colui che ha seminato il male è invisibile ai nostri occhi.
    E' un seminatore cattivo che continuamente getta discordia nel mondo.
    Il seme della zizzania è piccolo piccolo, ma in grado di far nascere e crescere a dismisura l'odio anche dove ci sia l'amore.
    Pensate a quante volte da una piccola frase nasca un forte contrasto, e talvolta la rottura di rapporti meravigliosi solo perché permettiamo alla zizzania di crescere in noi.
    I semi del male sono l'impulso, la gelosia, l'invidia, l'opportunismo, la brama di ricchezze, l'egoismo, ed altri ancora. Non lasciamo che queste piante si fortifichino nei nostri cuori, impediamo al male di raggiungere i suoi obiettivi, contrastiamo sul nascere le piccole discussioni e manteniamo saldi i buoni rapporti, costruendo insieme una vita migliore per il nostro prossimo, impedendo ai semi del male di proliferare in noi.
    Alla fine della nostra vita tutto ciò che avremo prodotto sarà mietuto: il male posto da un lato e bruciato, il bene raccolto e messo a dimora per l'eternità.
    Facciamo in modo che il mietitore trovi più grano che zizzania, e sarà per noi un'eternità di gioia ed amore.

  8.  

    Addì 24 luglio 2017

    In quel tempo, alcuni scribi e farisei interrogarono Gesù: «Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno». Ed egli rispose: «Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta.
    Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
    Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c'è più di Giona!
    La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall'estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c'è più di Salomone!»

    Matteo 12,38-42

  9.  

    Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno

    Un violinista contro la violenza

    Siamo pieni di insicurezze. Vorremmo continuamente la dimostrazione di quello che gli altri provano per noi. Abbiamo bisogno di ricevere attenzioni, fiori, carezze, abbracci, baci, sentirsi continuamente dire "ti voglio bene" perché siamo insicuri e immaturi.
    Quando si crea un rapporto può far piacere ricevere un'attenzione, ma il non riceverla non significa che l'altra persona non ci voglia bene.
    Così facciamo con Dio. Ci ha dato il mondo, la salute, persone che ci amano, una casa, da mangiare ogni giorno, eppure ogni volta che qualcosa non ci va bene brontoliamo, bestemmiamo, gridiamo la nostra rabbia negando persino la sua esistenza, quqndo magari fino a pochi minuti prima eravamo intenti a chiedere grazie su grazie.
    Guardavo il telegiornale in questi giorni ed è bellissimo vedere Wuilly Arteaga che ...
    Come, non sapete chi sia Wuilly Arteaga?
    E' quel ragazzo di ventitre anni che durante le proteste in Venezuela contro il presidente Maduro non lancia sassi, non bestemmia, non grida slogan, non incita alla violenza: suona il violino.
    Guardate com'è strano il mondo: migliaia di persone lanciano sassi, ma nessuno conosce il loro nome. Wuilly Arteaga suona il violino, sceglie la via della non violenza, e continua a suonare anche dal letto di ospedale dove è finito per una scarica di proiettili di gomma ricevuti in viso, e le sue imprese fanno il giro del mondo, l'indignazione contro Maduro sale e si intensifica.
    Che avesse ragione Gesù che la miglior lotta è quella che si fa senza violenza, porgendo l'altra guancia, dando fiori a chi ci spara?
    Ghandi, San Francesco, Wang Weilin (il ragazzo cinese che si oppose ai carri armati in piazza Tienanmen a Pechino con la sola forza della sua presenza) sono esempi che la non violenza paga più della lotta armata.
    Volete un segno che la parola di Dio è reale e concreta ed un esempio da seguire?
    Guardate il violinista venezuelano Wuilly Arteaga, ecco il vostro segno dal cielo, ecco il Vangelo vissuto e concreto.

  10.  

    Addì 25 giugno 2017

    In quel tempo si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.
    Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
    Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo».
    Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».
    Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere.
    Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti»

    Matteo 20,20-28

  11.  

    Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo

    Un piccolo sassolino

    Due millimitri. Questa la grandezzza di un sassolino che nel rene ha scatenato una colica, colica che ha provocato la rottura di una parete del rene con conseguente operazione di urgenza, l’apposizione di un catetere interno ed uno esterno per ventuno giorni di dolori e di prostrazioni psicologiche, vita cambiata e paure a non finire per il futuro, magari inconsistenti, ma pur sempre paure che non fanno dormire. E poteva finire peggio, molto, molto peggio.
    Un sassolino da due millimetri.
    E poi davvero pensiamo di essere forti e potenti se un aggeggino tanto piccolo riesce a cambiare la nostra vita?
    Non facciamoci grandi, non enunciamo bei proclami, non pensiamo di poter distruggere il mondo per poi ricostruirlo in un due balletti se basta un sassolino da due millimetri a distruggerci.
    Viviamo la nostra vita con umiltà, ed allora saremo veramente grandi, come è stato grande quel sassolino capace di prostrare un uomo e piegarlo ai suoi voleri.

  12.  

    Addì 26 luglio 2017

    In quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.
    Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.
    Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare.
    E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
    Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo.
    Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò.
    Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono.
    Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.
    Chi ha orecchi intenda»

    Matteo 13,1-9

  13.  

    Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla

    Solitudine

    Spesso si vedono personaggi pubblici che sono osannati per le loro qualità ed opere, tanto da non sapere come fare per avere un po' di vita privata e non essere sommersi da migliaia di mail e telefonate. Ma basta un attimo, basta un passo falso, vero o presunto, una malattia, una debolezza, che tutti spariscono.
    A chi è accaduto questo sappia che è in buona compagnia: è accaduto a Gesù duemila anni fa.
    Potete credereo meno che sia figlio di Dio, ma ciò non toglie che ha fatto tanto del bene a moltissime persone, e non appena i capi del popolo si sono sentiti minacciati lo hanno messo in croce. Capita, ma quello che è brutto è che sia successo con il favore e l'incitamento del popolo, e che sotto la croce ci fossero solo pochissime persone.

  14.  

    Addì 27 luglio 2017

    In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?».
    Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.
    Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
    Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.
    E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete.
    Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani.
    Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono.
    In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono!»

    Matteo 13,10-17

  15.  

    .

  16.  

    Addì 28 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli : «Voi dunque intendete la parabola del seminatore.
    Tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada.
    Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l'uomo che ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia,
    ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato.
    Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto.
    Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta»

    Matteo 13,18-23

  17.  

    .

  18.  

    Addì 29 luglio 2017

    In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.
    Marta, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
    Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!
    Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».
    Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».
    Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno».
    Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
    chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?».
    Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo»

    Giovanni 11,19-27

  19.  

    Qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà

    La nostra forza

    Nella vita ne capitano tante. A qualcuno di più, a qualcuno di meno, ma quando siamo nel travaglio siamo tutti nella stessa barca. Non possiamo arrabbiarci per il male che ci arriva perché se ci pensiamo è solo una minima parte rispetto al bene che abbiamo ricevuto. Fate un esame della vostra vita, pensate a quanti giorni siete stati bene e a quanti invece siete stati male e vedrete che la bilancia penderà verso il bene.
    Pensate a ciò che di positivo avete ricevuto da Dio (se preferite dite "dalla vita") quando state male e, se siete obiettivi, non potrete far altro che ringraziare per ciò che di buono avete avuto. Deve essere questa la nostra forza per superare le difficoltà: pensare al bene goduto e a quello che verrà

  20.  

    Addì 30 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
    Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».
    Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
    Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
    Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
    Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
    Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche»

    Matteo 13,44-52

  21.  

    Vende tutti i suoi averi e compra quel campo

    Separiamo il bene dal male

    Quante volte vi sarà capitato di sentire dire che qualcuno ha trovato l'amore della sua vita, o la sua strada, il suo scopo, dopo aver peregrinato per anni con insofferenza passando da un'esperienza ad un'altra senza pace, senza mai essere soddisfatto. Magari è capitato anche a voi. A qualcuno capita in tarda età, qualcun altro è più fortunato, come è successo a me, ed ha il suo incontro fortunato, quello che gli cambia la vita, da giovane.
    Per me è stato l'incontro con Dio e tutto ha preso una luce diversa. Così la morte della mia mamma è stata dal lato umano una sofferenza, ma in una visione più ampia è stata l'indicazione per il cammino che il Signore aveva scelto per me. E quando si trova la propria strada tutto il resto lo si abbandona con gioia.
    In ogni strada ci sono, coma in una rete da pesca, pesci buoni e pesci cattivi, soddisfazioni e preoccupazioni, gioie e calunnie, vittorie e sconfitte, ma tutto questo fa parte del nostro cammino. Dobbiamo imparare a vedere gli aspetti positivi della scelta che abbiamo fatto, ed accettare, talvolta subire, gli aspetti negativi.
    D'altra parte non è così nella vita di ogni persona? Stiamo bene in tanti giorni, ci ammaliamo in altri, abbiamo noie fisiche per anni o per sempre, subiamo interventi e menomazioni, ma cosa facciamo, smettiamo di vivere? No di certo, prendiamo la vita così come ci viene donata, con il bene e con il male cercando di separare i momenti belli da quelli brutti, ricordando i primi con gioia e scartando dalla nostra memoria i secondi

  22.  

    Addì 31 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo.
    Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
    Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti».
    Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: "Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo"

    Matteo 13,31-35

  23.  

    E' il più piccolo di tutti i semi ma diventa un albero

    Tre milioni e trecentomila dollari

    Vorreste avere tre milioni e trecentomila dollari?
    Risolverebbero la vita a tante persone, imprese che si risolleverebbero, famiglie che uscirebbero da una spirale di problemi che le porta all'autodistruzione.
    Questa è la cifra che viene spesa al minuto, ripeto "al minuto" nel mondo per gli armamenti.
    Un mondo senza armi, un mondo senza guerre, un mondo senza violenze, un mondo con risorse incredibili da poter investire per migliorare la vita di chi sta male.
    Cosa possiamo fare noi?
    Cosa fa una piccola ghianda se messa nel terreno? Fa nascere un virgulto, da questo una piantina, da esso una quercia che dura cento, duecento, trecento e più anni.
    Di fronte al male nel mondo, a questo gigante cattivo noi abbiamo il potere di una ghianda.
    Usiamolo. Mettiamo le nostre piccole, poche, insignificanti capacità nel mondo e lasciamo che Dio (o la natura se preferite) facciano il resto.
    Dobbiamo solo metterci in gioco e le querce che dalla nostra azione si produrranno forniranno ossigeno al pianeta, legna per scaldarsi, rami per ripararsi.
    Vogliamo che gli uomini siano più buoni e non facciano cattive azioni?
    Bene, prendiamone uno ancora piccolo, destinato per nascita a fare qualcosa di negativo nella vita, educhiamolo dandogli buoni principi e poi lasciamo fare.
    Sarà in futuro un uomo capace di generare ed aiutare altri uomini seminando amore e pace nel mondo.
    Tre milioni e trecentomila al minuto?
    Voi datene a chi fa del bene tre al mese, tre l'anno e lasciate che fruttifichino: diventeranno progetti capaci di aiutare il prossimo

  24.  

    Addì 1 agosto 2017

    Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
    Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.
    Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.
    Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
    Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.
    Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!»

    Matteo 13,36-43

  25.  

    Il nemico che l'ha seminata è il diavolo

    Femminicidi

    Dentro noi c'è il bene e il male, c'è il grano e la zizzania. Dobbiamo imparare a tenere separato l'uno dall'altro altrimenti quello che di male c'è in noi fagocita quello che possiamo fare ed abbiamo fatto di bene.
    Quando sentiamo di casi di mariti che hanno ucciso le proprie mogli non dobbiamo pensare a dei mostri venuti fuori dai film di Spielberg, ma uomini normalissimi che un giorno si sono innamorati di una ragazza, l'hanno corteggiata con rose e poesie mandandole messaggi meravigliosi. Uomini che un giorno a cena, al cinema, a teatro si sono dichiarati, forse in ginocchio, offrendo l'anello e chiedendole in sposa in mezzo ad un mare di lacrime di commozione. Uomini che hanno portato queste donne all'altare vestite di pizzo, festa con gli amici per glorificare il loro amore, viaggio di nozze. E poi i figli, frutto del loro amore consumato più volte. Come si arriva a chiamare quell'uomo, quel marito buono, quel padre premuroso "omicida"?
    È la zizzania, il male che c'è in noi che prende il sopravvento e ci fa fare cose che sembrano fatte da altre persone. Se qualcuno avesse predetto, nel giorno del matrimonio, a quell'uomo che ha ucciso la moglie che avrebbe fatto un tale gesto dopo qualche anno, penso che quel qualcuno avrebbe ricevuto una scarica di randellate da tutti i presenti tanto la cosa era impossibile. Eppure è successo.
    Eliminiamo la zizzania che c'è in noi finché siamo in tempo, eliminiamo la gelosia, l'invidia, l'opportunismo, l'egoismo fin tanto che è ancora una piccola pianticella nel nostro cuore, finché ancora è possibile sradicarla. Ma attenzione, da soli non potremo mai farcela. La pianta è piccola ma ben radicata e sa bene come fare per crescere. Ci vuole l'aiuto di qualcuno che ci consigli, ci aiuti, ci faccia capire i nostri errori ma soprattutto noi dobbiamo provare ad ascoltare perché la zizzania agisce così: ci fa vedere mondo alla rovescia e ci dice che quello è il mondo reale, quindi qualunque cosa ci venga detta è per noi una bugia ed un affronto, un'offesa infamante tale da allontanare colui che ci sta aiutando. Ma dobbiamo fidarci delle persone che da sempre ci vogliono bene e seguire i loro consigli, anche se ci sembrano assurdi perché in quel momento siamo noi che stiamo portando avanti pensieri ed azioni senza senso.

  26.  

    Addì 2 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
    Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra»

    Matteo 13,44-46

  27.  

    Un mercante che va in cerca di perle preziose

    I nostri bambini: perle preziose

    In molti hanno grosse difficoltà a intraprendere il cammino dell'affido, e li capisco perfettamente perché la paura che un bambino al quale ti sei affezionato se ne vada è grandissima. A nulla valgono le raccomandazioni che spesso faccio che se una famiglia non prende un bambino, quel bambino verrà picchiato, abusato, non amato. Purtroppo l'egoismo per la paura di soffrire prende il sopravvento. Ma è importante sottolineare un'altra considerazione, che ogni bambino è una perla preziosa ed è bello avere in casa un valore anche se questo dovesse durare per poco tempo, cosa peraltro non detta perché ci sono degli affidamenti che durano moltissimi anni se non addirittura per sempre. Se vi propongono di accogliere una perla non rifiutatevi per la paura di poterla un giorno perdere, anzi custoditela con cura e gioite per il solo fatto di essere voi lo scrigno che potrà apprezzarla per anni, e se poi un giorno dovesse migrare da casa vostra ad altra casa vorrà dire che andrà ad allietare altre persone, perché tutti i tesori di questa terra prima o poi passano sempre di mano, e così non possiamo legare a noi per sempre un bambino o una persona perché questa prima o poi, in un modo o nell'altro, si allontanerà da noi. La cosa importante non è il tempo del possesso, ma è l'intensità del rapporto che con essi creiamo.

  28.  

    Addì 3 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
    Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
    Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
    Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
    Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
    Terminate queste parabole, Gesù partì di là

    Matteo 13,47-53

  29.  

    Un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche

    Vivere in un porto di mare

    Vivere a Livorno o in altre città di mare ti porta ad avere continui contatti con persone che entrano ed escono dalla tua vita, pur rimanendo ben salde nei ricordi.
    Questo aspetto permette di aprire cuore e mente a tantissime persone, culture, modi di fare rendendo il cervello elastico e pronto ad ogni evenienza.
    Quante volte da bambino ho dovuto salutare quegli amichetti in cui papà veniva trasferito ad altro incarico, poi gli zii che venivano destinati a paesi stranieri dal nome a me sconosciuto.
    Così accade oggi, ed è bellissimo conoscere volontari e bambini che ogni giorno si rinnovano portando la loro carica positiva.
    Oggi siamo in attesa di imbarcarci in una nuova avventura, stanno per arrivare quattro bambini molto piccoli, il più grande dei quali ha appena cinque anni ed il più piccolo soltanto uno. Avremo bisogno di tutto, dai pannoloni al latte, e sarà sicuramente impegnativo accudirli, ma sarà meraviglioso amarli.
    Ecco, la nostra vita è ormai improntata alla vita di "porto di mare" e vi assicuro che non c'è niente di più bello che ogni volta scoprire una nuova caletta, una baia, un anfratto, uno scoglio dove ripararsi oppure fare il bagno, o magari pescare qualche grosso pesce, o semplicemente per avere la gioia di navigare in questo bellissimo mare che è la vita, a volte piatto, a volte tumultuoso, ma sempre fantastico

  30.  

    Addì 4 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli?
    Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?
    E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?».
    E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».
    E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità

    Matteo 13,54-58

  31.  

    E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.

    Di fronte all'evidenza

    A primavera avevamo appena sistemato il terreno per fare l'orto. Presi i semi di pomodoro e li mostrai ai bimbi dicendo che in estate, grazie a quei semi, avremmo mangiato squisiti pomodori. Kevin, quattro anni, non ci credeva. Non poteva immaginare che quei piccolissimi semi avrebbero dato bellissime piante capaci di produrre succulenti frutti. Al momento in cui a giugno abbiamo fatto la prima raccolta ho mostrato al bimbo il primo meraviglioso pomodoro, ed ancora gli sembrava impossibile.
    Purtroppo capita spesso di metterci nella testa che una cosa non sia vera, e nemmeno dinanzi all'evidenza vogliamo comprendere la realtà delle cose.
    Dio ci parla attraverso il Vangelo e ci da una spiegazione a tutto quello che noi vediamo oggi nella realtà, ma molti di noi continuano ostinatamente a non credere che ci sia una regia positiva, una serie di atti di amore dietro a tutto ciò di cui oggi possiamo godere, non possiamo pensare che tutto quello che abbiamo si è originato da un seme e dalla fatica e dall'amore di un Dio buono che ha curato il nostro orto permettendoci oggi di poter mangiare, bere, respirare, amare ed essere amati.
    Siamo spesso immaturi al pari del piccolo Kevin e dobbiamo crescere in intelligenza e sensibilità per poter arrivare a capire ed accogliere i misteri della vita.

  32.  

    Addì 5 agosto 2017

    In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù.
    Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui».
    Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello.
    Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla!».
    Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta.
    Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode
    che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato.
    Ed essa, istigata dalla madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
    Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data
    e mandò a decapitare Giovanni nel carcere.
    La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre.
    I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù

    Matteo 14,1-12

  33.  

    Mandò a decapitare Giovanni nel carcere

    Piccoli boss all'asilo

    Quando ero all'asilo ero un giovane boss della malavita organizzata all'interno delle istituto di suore. Un piccolo malavitoso dedito già a tre anni alle peggiori nefandezze: prendevo in giro, mi rifiutano di mangiare e di dormire, rispondevo male alle suore che disperate mi riprendevano.
    Quanta fatica ha fatto mia madre per portarmi e tenermi sulla retta via, tutto il tempo dell'asilo a dialogare con me su ciò che era giusto e ciò che non lo era. Per me valeva il principio era che se io ero più forte o più bravo degli altri potevo fare qualsiasi cosa, l'unico limite era il trovare qualcuno più forte di me. Non ero particolarmente muscoloso ma avevo la forza del gruppo e parecchia furbizia, ero un capo e alle mie dipendenze avevo diversi bambini ai quali imponevo azioni punitive nei confronti di chi mi avesse fatto un qualche sgarro. Dovretti maturare fino alla veneranda età di sei anni, fino all'ingresso alle elementari, per cominciare a capire che la prepotenza non è efficace per farsi degli amici, e fu allora che cominciai a seguire i consigli ed i valori che mia madre ogni giorno mi donava. Quel periodo della mia vita, seppur molto piccolo, mi porta spesso alla mente come sia facile dire a qualcuno di fare una qualche scelleratezza a nome tuo, e sentirsi per questo con la coscienza a posto per non aver commesso il fatto.
    A tal proposito mi viene in mente spesso la morte di Giovanni Battista dove Erodiade non aveva il coraggio di imporsi su Erode per farlo uccidere, ma convinse la figlia a chiedere la testa al re, il quale non ebbe il coraggio di rifiutare, né tantomeno di guardare negli occhi Giovanni, mandando una guardia a tagliargli la testa. Questa ipocrisia la possiamo riscontrare in ogni anfratto della nostra società dove non c'è nessuno che si sporchi le mani e, quando sono scoperti, tutti giocano allo scaricabarile. Dove vogliamo andare a finire? È questa la società che vogliamo dove tutti si riparano dietro le colonne per non far vedere il viso, ma allungano entrambe le mani per avere soldi e potere? Dovremmo capire che il tempo dell'asilo è finito e la maturità dovrebbe prendere il sopravvento per creare una società migliore, nella quale ognuno si prenda le proprie responsabilità anche qualora decidesse di fare qualcosa di negativo ed egoistico.
    Per molti questa sarà un'utopia, ma ciò che è difficile non vuol dire che sia impossibile, e così come mia madre per anni ai tempi dell'asilo, probabilmente salvandomi da un destino di prepotenza, ha dialogato con me in riva al mare, a volte anche per ore, così noi dobbiamo dialogare senza perdere la speranza con coloro che in maniera prepotente, come tanti politici, usano il loro potere per obbligare altri a compiere atti illeciti, o ai limiti della moralità, in nome loro.
    Ed una volta in più che penso alla nostra scelta di dedicare la nostra vita i bambini perché è a loro che dobbiamo insegnare i buoni principi affinchè siano i buoni adulti di domani.

  34.  

    Addì 6 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
    E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.
    Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
    Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».
    Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo».
    All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.
    Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete».
    Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
    E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti»

    Matteo 17,1-9

  35.  

    Fu trasfigurato davanti a loro

    Trasfigurazioni

    Nelle famiglie ci sono dei momenti in cui la normaltà, la stanchezza, la routine prendono il sopravvento e non si è più in grado di apprezzarsi l'un l'altro. Ogni sopracciglio che si alza è visto come un'offesa, ed ogni parola interpretata in senso negativo. Ma il genere umano è meraviglioso e basta un raggio di sole a cambiare radicalmente le carte in tavola.
    La nostra famiglia, seppur allargata, non è da meno.
    Qualche giorno fa sono arrivati quattro ranocchietti, ognuno con il suo carico umano e la sua gioia di vivere ed interagire.
    Devo dire che se anche la stanchezza regna sovrana, i nostri volti si sono trasfigurati e la gioia di avere per casa questi quattro scriccioletti è grande. Non è la prima volta che accogliamo bambini piccoli, ma spesso per periodi brevi, legati sempre agli umori dei genitori che dall'oggi al domani bussano alla porta per riprenderseli perché finito il periodo di crisi o di necessità.
    In questo caso è diverso. Sono venuti per crescere, per restare un periodo lungo, per ricevere da noi quell'affetto che è mancato loro. Siamo utili, finanche necessari, alla loro crescita e questo ruolo, questo piacevole ruolo, ci entusiasma e ci gratifica donandoci quei sorrisi che da un po' di tempo si celavano dietro ai mille impegni e alle tante fatiche.
    Le incombenze sono aumentate, ovviamente, ma questo raggio di sole donatoci da Dio ci mette in cuore un fremito sopito da tempo.

  36.  

    Addì 7 agosto 2017

    In quel tempo, quando udì della morte di Giovanni Battista, Gesù partì su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.
    Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
    Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare».
    Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare».
    Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!».
    Ed egli disse: «Portatemeli qua».
    E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.
    Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati.
    Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini

    Matteo 14,13-21

  37.  

    Date loro voi stessi da mangiare

    Ogni giorno un miracolo

    Per molti la moltiplicazione dei pani e dei pesci è una favoletta, al pari di babbo natale che passa dal camino a portare doni ai bambini buoni.
    Per me la moltiplicazione dei pani e dei pesci è un fatto costante, un episodio continuo che si rinnova ogni giorno, ogni talvolta che abbiamo bisogno.
    Nel Vangelo Gesù dice ai discepoli "Date loro voi stessi da mangiare".
    Non compie lui il miracolo direttamente, ma vuole che siamo noi a compierlo, e perché ciò si avveri basta soltanto crederci.
    Come potreste pensare che un ragazzo di ventun anni, insieme ad una ragazzina di diciassette possano aver iniziato aiutando bambini tagliando l'erba con le forbici, andando di porta in porta a prendere vestiti, raccogliendo cartoni alla fine dei mercati, e dopo trent'anni averne accuditi oltre settecento di cui cinquantacinque in affido, aver radunato attorno al nome dell'Associazione tanto volontariato, ed avere ancora oggi la stessa forza e la stessa passione per accogliere altri bimbi, ascoltare altre storie, lenire le loro ferite con amore?
    Abbiamo iniziato che avevamo solo cinque pani e due pesci, ma abbiamo creduto in colui che ci ha detto "Non preoccuparti di cosa mangerai o di come vestirai, io penserò a voi", ed oggi abbiamo delle gerle che appaiono sempre vuote, ma alle quali continuiamo ad attingere semplicemente immergendovi le mani con la certezza che ci saranno sempre pani e pesci da donare ai nostri ragazzi.
    Non siamo maghi o eroi, ognuno di voi può moltiplicare all'infinito quel poco che ha, basta crederci e sopratutto farlo per dare da mangiare agli altri e non per un proprio interesse personale, ed il miracolo si realizzerà ogni volta

  38.  

    Addì 8 agosto 2017

    Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre egli avrebbe congedato la folla.
    Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
    La barca intanto distava gia qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario.
    Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare.
    I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «E' un fantasma» e si misero a gridare dalla paura.
    Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura».
    Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque».
    Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.
    Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».
    E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
    Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
    Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».
    Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret.
    E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati, e lo pregavano di poter toccare almeno l'orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.

    Matteo 14,22-36

  39.  

    Signore, salvami!

    Il vero volontario

    A volte si guardano le persone che aiutano i bambini, i terremotati, i profughi, gli anziani, gli alcolizzati, i malati, i drogati come a dei santi, a degli eroi, a gente fuori del comune, altruista fino alla cima dei capelli. Niente di tutto questo. Chi si occupa del prossimo è soltanto uno che ha trovato la strada per salvarsi, per uscire da un mondo contaminato e toccare con mano il cuore pulsante della nostra società, è colui che è disposto a fare grandi fatiche pur di lavarsi anima e coscienza e, se così facendo, altri ne hanno nutrimento è sicuramente apprezzabile, ma lo scopo primario del volontario, del vero volontario, non quello pagato dalle grandi organizzazioni per essere inviato nei posti sperduti del mondo, è quello di provare grande gioia nel poter essere utile e, una volta finito il proprio compito, o terminata la giornata, non bearsi e glorificarsi di quello che ha fatto ma di pensare a cosa di più poteva fare e a cosa di meglio riuscirà a fare il giorno dopo.

  40.  

    Addì 9 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo.
    Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi.
    Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.
    A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!
    Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
    E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.
    Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.
    Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
    Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici!
    Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.
    Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora"

    Matteo 25,1-13

  41.  

    Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora

    Vacanza a Lipari con la Lega Navale

    Dietro ogni angolo ci sono novità in arrivo.
    Alcune negative, altre belle e positive.
    Dobbiamo essere sempre pronti a fronteggiare le prime, ma anche essere capaci e meritevoli delle seconde, altrimenti i treni passano e noi restiamo fermi alla stazione a veder andar via le occasioni.
    Lo ripeto sempre ai miei ragazzi che la nostra casa, la situazione di affido, di diurno o di semplice vacanza con noi è una palestra che insegna loro a stare nella vita in modo corretto.
    E' importante quindi che si comportino bene per non farsi sfuggire le occasioni che man mano si presentano.
    A breve partiremo per Lipari, come ogni anno, per goderci venti giorni di riposo, divertimento, sole, pesca, gite. Vacanza nella vacanza sarà per alcuni di loro il viaggio in barca a vela fino alle isole Eolie. Infatti grazie alla Lega Navale sezione di Livorno, che metterà a disposizione per i nostri bimbi e loro accompagnatori tre meravigliose barche a vela, nove ragazzi potranno partire nella notte tra il 24 ed il 25 agosto prossimi per compiere cinque giorni di navigazione spettacolare. Un'occasione più unica che rara, la prima volta in trent'anni di vita dell'Associazione.
    Ovviamente i posti a disposizione sono limitati e non tutti i bimbi potranno godere di questa fantastica opportinità, pertanto si è resa necessaria una scelta, ed il parametro che abbiamo utilizzato è stato quello del comportamento tenuto dai ragazzi stessi in questi ultimi mesi.
    Ovviamente chi si è comportato stando alle regole, oppure chi, pur avendo sbagliato ha dimostrato di provare a migliorare, è stato gratificato nella scelta, altri vedranno il treno, ops, le barche, partire restando a terra.
    Ogni occasione che ci viene proposta deve essere per noi uno strumento di educazione per mostrare ai ragazzi la via giusta da seguire, nel bene come nel male.

  42.  

    Addì 10 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
    Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
    Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà"

    Giovanni 12,24-26

  43.  

    Se il chicco di grano caduto in terra muore produce molto frutto

    Morire per amore

    Oggi si vive per cercare la nostra gioia e la nostra felicità, al massimo quella dei figli laddove però vogliamo essere sempre presenti e fautori unici del loro bene.
    Dovremmo imparare a morire per gli altri, perché solo così ci sarà pieno frutto.
    Brave quelle mamme che sanno mettersi in disparte quando il figlio comincia a volare da solo.
    Bravi quei papà che accolgono il figlio in azienda e lo lasciano fare in autonomia.
    Bravi quei professori che capiscono di non poter insegnare tutto il loro scibile ai ragazzi e riescono ad eclissarsi quando questi imparano ad amare lo studio.
    Bravi quegli allenatori che capiscono che devono perdere il loro pupillo a favore di squadre più forti affinché il ragazzo raggiunga vette inesplorate
    Il sacrificio di una persona, così come il seme che muore nel terreno, significa vita per altri, per tanti altri.
    Una mamma che non soffoca il figlio una volta sposato rende felice non solo lui, ma anche la moglie ed i figli; una mamma entrante e sempre presente è spesso causa di liti e separazioni tra i coniugi.
    Mi è sempre piaciuto pensare che tra la mia mamma e Dio ci sia stato un accordo: la mia mamma, come ogni mamma, ha chiesto la felicità del proprio figlio, a qualunque costo.
    Ed il Signore l'ha accontentata. E' un po' come se le avesse proposto "Zizzi, tuo figlio è egoista, opportunista, avviato verso una carriera di commercialista dove far soldi sarà la sua unica preoccupazione. C'è la possibilità di cambiarlo, ma ho bisogno di te"
    E sono certo che la mia mamma avrebbe risposto "Certo, eccomi, dimmi cosa devo fare, qualunque cosa"
    "Beh, Zizzi, devi fare come il seme: morire. Solo così tuo figlio potrà dare frutto e, se farà le scelte giuste, renderà felici tante altre persone"
    E la mia mamma ha accettato questa proposta perché per amore si è disposti anche a morire, ed oggi il suo seme è un albero grande che si chiama "Amici della Zizzi" alla base del quale c'è quel grandissimo seme pieno di amore che era la mia mamma

  44.  

    Addì 11 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
    Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
    Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima?
    Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
    In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno»

    Matteo 16,24-28

  45.  

    Prenda la sua croce e mi segua

    Fatica e dolore

    Erroneamente si pensa che fatica e dolore siano sinonimo di tristezza.
    Provate a chiedere ad un atleta che vince una medaglia quanto abbia faticato, pianto e sudato per arrivare a quel risultato.
    Provate a chiedere a chi si laurea quanta fatica e quante notti insonni ha dovuto sopportare.
    Provate a chiedere ad un adulto quanto sia stato faticoso e difficile smettere di essere bambino, abbandonare l'adolescenza, mettere da parti alcuni sogni per prendere strade mature e responsabili.
    Non c'è fatica che non sia ripagata, non c'è dolore che non sia lenito, non c'è lacrima che non venga asciugata.
    Non abbiate paura di intraprendere un cammino difficile e tortuoso, non abbiate paura di prendervi delle responsabilità che non vi faranno dormire di notte perché se la salita è dura, l'arrivare in cima alla vetta sarà una conquista che cancellerà dolore e fatica.
    E nel Vangelo si dice proprio questo "Prendi la tua croce e seguimi"
    Non ci viene richiesto di soffrire per il gusto di farci del male, ma per arrivare alla vera gioia.
    Abbiamo sofferto in trent'anni di Associazione, pianto, passato notti insonne, ricevuto sputi e ingiurie, sopportato fatiche, eppure tornassimo indietro ripercorreremmo nuovamente quella strada perché la gioia di ogni giorno nel vedere i bambini crescere e gioire, tolti da brutte strade, è per noi la più grande delle consolazioni e non c'è fatica o dolore che non si possa sopportare per il loro bene

  46.  

    Addì 12 agosto 2017

    In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo
    che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua; l'ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo».
    E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui».
    E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito.
    Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?».
    Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile»

    Matteo 17,14-20

  47.  

    Niente vi sarà impossibile

    La differenza tra il possibile e l'impossibile è il provarci

    Questo è il nostro motto, ciò che ripeto da sempre ai miei ragazzi affinché abbiano costanza nel fare le cose e non si impauriscano davanti a nulla perché niente è impossibile se ci mettiamo di impegno. Ma a questo aggiungo che dobbiamo perseguire anche ciò che è apparentemente impossibile, con la consapevolezza di riuscirci, con la fede nell Signore che possa darci una mano perché con le nostre sole forze non potremmo fare nulla. Io ho fede in Dio, e questa fede mi ha portato più volte a lanciarmi da notevoli altezze senza paracadute, certo che la sua mano avrebbe impedito di farmi del male, e così è stato da sempre. L'associazione ed i suoi trent'anni di storia lo dimostrano e noi, ve lo garantisco, non abbiamo fatto nulla, abbiamo avuto fede in Dio, ed ogni ostacolo ci è stato spianato, sgretolandosi dinanzi ai nostri occhi attoniti mentre lo guardavamo e ci domandavamo come potessimo fare per superarlo. Quanti esempi potrei farvi, ma non saranno le parole a farvi credere in questa che per me è una realtà. Se vorrete potrete toccarla con mano ed allora, addentrandovi nei meandri più reconditi della nostra storia, potrete apprezzare il grande aiuto che abbiamo avuto nel nostro cammino. Abbiate fede, abbiate fede come un granello di senape, il più piccolo di tutti i semi ma che diventa un arbusto talmente grande che gli uccellini vi possono trovare riparo.

  48.  

    Addì 13 agosto 2017

    Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre egli avrebbe congedato la folla.
    Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
    La barca intanto distava gia qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario.
    Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare.
    I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «E' un fantasma» e si misero a gridare dalla paura.
    Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura».
    Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque».
    Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.
    Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».
    E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
    Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
    Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!»

    Matteo 14,22-33

  49.  

    S'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò

    Paura

    Quante cose facciamo o non facciamo per paura.
    Sposiamo una persona per paura di fare un torto ai nostri genitori.
    Bestemmiamo, fumiamo, ci droghiamo o ci ubriachiamo per paura di non essere accettati dai nostri amici.
    Non ci prendiamo una responsabilità per paura di non esserne capaci ed essere giudicati.
    Non accogliamo un bambino in affidamento per paura di soffrire in futuro.
    Le paure condizionano la nostra vita e ci fanno fare scelte di cui spesso in futuro ci pentiamo.
    Dobbiamo imparare a fidarci innanzitutto di Dio se crediamo, poi di noi stessi e delle nostre capacità, ed infine bisogna fidarsi un po' anche degli altri perché anche se abbiamo ricevuto tante delusioni non significa che tutte le persone siano uguali. Bisognerebbe pertanto ascoltare i consigli che ci vengono dati da chi ci vuole bene, ed anche se è giusto valutare prima di agire, dovremmo avere il coraggio a volte di buttarsi in una situazione anche se abbiamo paura, ed una volta fatto non temere di affondare perché comunque quella persona ci starà vicino.

  50.  

    Addì 14 agosto 2017

    In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
    Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?».
    Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?».
    Rispose: «Dagli estranei». E Gesù: «Quindi i figli sono esenti.
    Ma perché non si scandalizzino, và al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te»

    Matteo 17,22-27