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  1.  

    Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima

    Ester, Diana, Erika, Antonietta

    Molte donne non hanno il coraggio di denunciare chi le maltratta, pedina o addirittura violenta ripetutamente.
    Hanno paura di ritorsioni, hanno paura di non essere difese e protette.
    Qualcuna invece denuncia i suoi aguzzini.
    Le prime continuano a vivere in un regime di paura continua, e muoiono dentro, subiscono all'infinito, fino ad arrivare spesso al suicidio o al rifugiarsi nella droga o nell'alcool.
    Le seconde, quelle che si rivolgono alle forze dell'ordine, finiscono spesso, purtroppo, sulla cronaca nera per l'acido tirato in faccia o per essere state uccise.
    Ogni scelta è legittima. Ogni scelta implica la consapevolezza di poter morire per mano altrui. Le prima muoiono giorno dopo giorno, le seconde muoiono in un istante.
    Se fossi donna sceglierei la seconda via, quella della denuncia. Innanzitutto perché non è vero che tutte coloro che si ribellano fanno una brutta fine, molte riescono ad ottenere giustizia, o quantomeno la fine di abusi e persecuzioni, mentre per le altre gli abusi si protrarranno all'infinito, o quasi.
    Secondariamente perché anche le donne uccise, con la loro morte, hanno contribuito alla discussione su questo grande problema che, seppur di difficile risoluzione, fa qualche timido passo verso la giusta direzione, non fosse altro per la presa di coscienza da parte della società e dei politici di questa grande piaga.
    In terza istanza le parole di Gesù "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima". E l'anima di Ester, Diana, Erika, Antonietta, solo per citare gli ultimi episodi, vive e vivrà in mezzo a noi
    Permettetemi un paragone con i bambini abusati.
    Per loro è quasi impossibile arrivare a denunciare chi li maltratti, ed è indispensabile, da parte di ogni persona che ha a che fare con dei minori, saper leggere il grido muto di aiuto che da essi proviene attraverso espressioni, posture, disegni. Osservate i vostri figli, gli alunni, i giocatoti che allenate con particolare attenzione, perché loro vorrebbero gridare, ma la loro giovane età non lo permette.

  2.  

    Addì 26 giugno 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati;
    perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.
    Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?
    O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave?
    Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello»

    Matteo 7,1-5

  3.  

    Non giudicate, per non essere giudicati

    Voglio che il mondo cambi direzione

    Assisto sempre più spesso, anche con esempi a me vicino, a giudizi sulle persone "Hai fatto questo, allora sei così".
    Eppure ripeto sempre "Giudica il peccato, e non il peccatore", e non sono io a dirlo perché non sarei nessuno, ma qualcuno più in alto di me.
    Luigi, Francesca, Michela possono averti fatto qualcosa di male, puoi esserne rimasta delusa oppure offesa, e magari in quel caso hai anche ragione, ma chi ti autorizza a giudicare la persona in quanto tale?
    Ed ancora.
    E' sempre molto facile puntare il dito contro qualcuno, ma quante volte lo puntiamo verso di noi? E non venitemi a dire che lo fate in privato prima di andare a letto perché non conta, è troppo comodo. Se pubblicamente o con altri vi lamentate di qualcuno, dovete avere anche il coraggio e la forza di lamentarvi dei vostri difetti, di fare autocritica, pubblicamente o con quel qualcuno.
    In una lite è facile vedere ciò che l'altro ha sbagliato, ma riusciamo a vedere ciò che abbiamo sbagliato noi?
    Dico sempre ai miei ragazzi che anche una lite è una forma di dialogo, ed in ogni dialogo si deve dire cosa pensiamo, ma sopratutto dobbiamo ascoltare cosa l'altro vuole dirci. Durante una lite lo facciamo? Quasi mai, o forse mai.
    E' giusto, in un qualsivoglia rapporto, criticare il nostro interlocutore, ma è giusto nello stesso modo ascoltarlo. E se ci dice qualcosa non pensiamo che voglia farci male, ma cerchiamo di prendere quelle critiche come costruittive per crescere e migliorarsi. I bambini piccini dopo aver alzato le mani su un loro compagno a scuola dicono "E' stato lui" "E' colpa sua" e tengono il muso per giorni interi.
    Per un adulto questo comportamento è orgoglio esagerato che diventa un muro fra le persone, ed è anche paranoia pensando che il mondo si sia coalizzato contro di te per distruggerti.
    Maturiamo. Cresciamo. Lasciamo che gli altri ci aiutino, e smettiamola di gridare la nostra rabbia perché il mondo non gira come vorremmo noi.

    Non credete a me? Credete almeno a Gesù se avete fede perché è figlio di Dio e non sbaglia, se non avete fede perché è stato un uomo in gamba e la sua filosofia ha ancora senso dopo duemila anni

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati;
    perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.
    Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?
    O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave?
    Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello»

  4.  

    Addì 27 giugno 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: " Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
    Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
    Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa;
    quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!"

    Matteo 7,6.12-14

  5.  

    Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro

    Ti do uno schiaffo, dammi una carezza

    Ti fa piacere ricevere un sorriso?
    Inizia tu a donarne uno
    Chi sta con il muso scanserà la gente da sé

    Ti piace ricevere un complimento?
    Comincia con il fare i complimenti agli altri per le cose che fanno bene
    Chi critica o brontola sempre non avrà il favore del prossimo

    Ti piace ricevere un'attenzione o un apprezzamento?
    Elargiscine tu uno per primo
    Chi non ha attenzioni per l'altro verrà considerato arido dagli altri

    Vuoi essere accolto?
    Accogli tu chi bussa alla tua porta
    Chi non accoglie avrà un cuore chiuso verso il mondo

    Potete anche non credere che Gesù sia Figlio di Dio, ma è certo che le cose che dice attraverso il Vangelo sono una filosofia di vita valida oggi come duemila anni fa, perché certe cose non mutano

    Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro

  6.  

    Addì 28 giugno 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.
    Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
    Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
    Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.
    Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere»

    Matteo 7,15-20

  7.  

    Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere

    Figlio di mafioso

    Francesca mi disse "Assomiglio al mio babbo, ho il naso come lui, le orecchie come lui, quando sono arrabbiata ho la sua stessa espressione. Allora vuol dire che anche io andrò in prigione? Anche io picchierò i miei figli?"
    "Vedi Francesca, essere come lui nel fisico e negli atteggiamenti è un qualcosa di naturale, ma fare quello che ha fatto lui dipende da te. Certo, l'esempio non è stato dei migliori, ma cerca di imparare dagli sbagli dei tuoi genitori, impara che sono cose, quelle hanno fatto, che non devi ripetere. Tieni sempre a mente la tua sofferenza e pensa a quanto dolore daresti agli altri se ti comportassi nello stesso modo".
    Qualcuno a volte mi domanda a cosa serva l'affidamento.
    A questo serve: a mostrare una strada diversa, un'alternativa all'esempio dato da molte famiglie ai propri figli.
    Se un bambino nasce in un nucelo di integralisti propensi al terrorismo, altro non può divenire se non un terrorista.
    Ma se quel bambino viene accolto, amato e accudito da un'altra famiglia, se in buona sostanza viene preso in affido, avrà modo di vedere un altro stile di vita ed avrà la possibilità di scegliere quale strada prendere.
    Se vogliamo meno terroristi, meno scansafatiche, meno drogati, meno alcolizzati, meno stupratori, meno violenti, meno abusanti DOBBIAMO accogliere nella nostra casa un bambino in affido per dargli almeno l'opportunità di poter scegliere una strada diversa da quella alla quale è stato destinato dall'ambiente dove è nato

  8.  

    Addì 29 giugno 2017

    In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
    Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
    Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
    Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
    E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
    E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
    A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»

    Matteo 16,13-19

  9.  

    Voi chi dite che io sia?

    Un tuffo nell'Oceano

    Il mare è immenso eppure se andiamo sulla spiaggia utilizziamo una minuscola particella di esso per fare il bagno.
    Ci immergiamo e quel piccolo lembo di mare ci basta per essere felice, vedere un pesce che ci nuota vicino, magari piccolissimo, ci fa provare una bellissima sensazione.
    Grazie ai documentari sappiamo quanto sia vasto il mare, quante ricchezze contenga e quanta vita esista, eppure siamo felici anche solo per un minuscolo bagno nell'acqua salata.
    Noi uomini abbiamo dei limiti e ci culliamo in essi limitando la nostra felicità, ma se provassimo a superare questi nostri confini potremmo avere gioie inimmaginabili. Pensato infatti se ogni giorno poteste fare il bagno contemporaneamente nel Mar dei Caraibi, alle Hawaii, sulle assolate spiagge della California o di Acapulco, ed anche in Brasile, tutti i giorni il bagno con le immersioni in mille posti diversi contemporaneamente.
    Pensate sia impossibile?
    Non lo è. Chi di voi ha un figlio sta benissimo quale sia la grande gioia che si prova, ma se ne aveste dieci, venti o trenta da accudire da amare la vostra gioia sarebbe moltiplicata per dieci, per venti o per trenta.
    Così come ci sono tanti mari da solcare, ci sono tanti bambini da amare, proteggere, accudire e se forse non riuscirete a superare il vostro limite navigando su venti o trenta mari, potreste almeno provare a fare il bagno oltre che a Follonica anche a Castiglioncello.
    Ho sempre visto il mare come una rappresentazione di Dio noi immersi nel suo amore, un amore infinito.
    A volte basta poco per superare i propri limiti, basta chiudere gli occhi e pensare all'immensità per trovarcisi immersi.

  10.  

    Addì 30 giugno 2017

    Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva.
    Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi».
    E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». E subito la sua lebbra scomparve.
    Poi Gesù gli disse: «Guardati dal dirlo a qualcuno, ma và a mostrarti al sacerdote e presenta l'offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro»

    Matteo 8,1-4

  11.  

    Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi

    Siamo un po' tutti guaritori

    Ci sono uomini e donne che sono benefattori dell'umanità: trovano cure, innescano processi di pace, fanno cadere muri e barriere, guariscono centinaia di persone.
    E noi? Noi che siamo piccolini cosa possiamo fare?
    Ognuno di noi, anche un bambino, può fare la differenza per gli altri senza dover smuovere mari e monti.
    Qualche giorno fa stavo tornando a casa in moto, ero fermo al semaforo dove, da un po' di tempo, alcuni giocolieri di strada si mostrano agli automobilisti con la loro arte. Sono ragazzi giovani, si impegnano e quando non sono sull'asfalto li puoi vedere nella pineta vicina ad allenarsi. E' un modo onesto e pulito per guadagnare qualche soldino per poter vivere.
    Essendo in moto mi tornava difficile trovare qualche moneta, ma inconsciamente gli ho sorriso, e questo ragazzo passandomi vicino mi ha detto "Grazie per il sorriso".
    Mi ha fatto sentire importante, mi fatto sentire utile.
    Quel ragazzo ha accolto il mio sorriso come un bene prezioso ringraziandomi nello stesso modo con il quale si era rivolto al conducente che, abbassando il finestrino, gli aveva dato una moneta.
    Per guarire il mondo dalla tristezza basta un sorriso, non neghiamolo a coloro che incontriamo

  12.  

    Addì 1 luglio 2017

    In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:
    «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente».
    Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò».
    Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo, ed egli lo fa».
    All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti».
    E Gesù disse al centurione: «Và, e sia fatto secondo la tua fede». In quell'istante il servo guarì.
    Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre.
    Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.
    Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie

    Matteo 8,5-17

  13.  

    Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie

    Un medico scontroso

    Una costante nella nostra vita è quella di incontrare diversi medici, sempre di più con l'avanzare degli anni. Mettiamo spesso nelle mani di questi dottori la nostra vita e ci fidiamo di loro.
    Alcuni ti prendono per mano, ti accudiscono, ti curano nel corpo e nell'anima accompagnandoti, quando necessario, fino alla morte.
    Altri invece sono scontrosi, svogliati, e quando ti accorgi di non essere accudito è troppo tardi per scappare, per rivolgersi altrove perché ormai è iniziata una cura e si ha paura di cambiare, magari pensando di poter capitare in mani peggiori.
    Dov'è la differenza?
    E' tra coloro che agiscono per mestiere, per arrivare in fondo al mese o per prendere alte parcelle, e chi invece cura per amore, mettendo in gioco tutto il sentimento di cui possa essere capace.
    Questo non vale solo per i medici, ma per chiunque. Anche per noi.
    Se come genitori, come affidatari mettiamo il cuore in ciò che facciamo, allora, pur con mille difetti ed errori, riusciremo a trasmettere qualcosa di buono ai nostri figli, ma se saremo pigri, se non ci metteremo in gioco, se non ci lasceremo coinvolgere, se non soffriremo con loro e per loro, allora il fallimento sarà quasi certo perché avremmo trasmesso ai nostri figli tanta tristezza e non avremmo insegnato loro ad amare ancor prima di agire

  14.  

    Addì 2 luglio 2017

    Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
    chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
    Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
    Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
    Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
    E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa»

    Matteo 10,37-42

  15.  

    Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.

    Scelte di vita

    Camminando per la strada sono tanti i bivi ai quali siamo chiamati a scegliere. Ed ogni bivio racconta una storia diversa: se anziché girare a sinistra avessi girato a destra, se non fossi entrato in quel negozio, se non avessi preso quell'autobus ... non avrei mai incontrato quel ragazzo o quella ragazza di cui mi sono innamorato. Scelte non volute con quel fine, ma a quel fine destinate. Ed allora pensiamo che se il caso, o la Provvidenza nella quale io credo fermamente, attraverso semplici gesti di vita quotidiana ci hanno permesso grandi gioie, perché continuiamo ad ostacolarle?
    Spesso per paura dell'ignoto, per paura di lasciare una tranquillità che ci ha permesso sino ad oggi di stare a galla. Ma questo è proprio il punto: stare a galla. Quanti di noi accettano una vita mediocre solo per la paura di gettarsi tra le braccia dell'infinito? Eppure è proprio la vita a dirci che dietro ogni angolo ci può essere una vita diversa, una vita migliore, una vita che non esclude il passato ma include una crescita e parla di felicità. Ma abbiamo troppa paura, e restiamo al palo a guardare la vita che scorre per ritrovarsi un giorno a guardare indietro e sospirare per aver perso le opportunità che Dio ci aveva messo dinanzi.
    Quando pensiamo di aver trovato la nostra strada ci attacchiamo a questa con tutte le nostre forze, ma non ci accorgiamo che più stretta la teniamo, più rischiamo di soffocarla e quindi di perderla. Se invece provassimo ad essere un po' più elastici e, pur non tradendo le scelte precedenti, provassimo a incamminarci prendendo qualche bivio all'apparenza oscuro, ci accorgeremmo ben presto di aver aggiunto nuove proposte alla nostra vita, tali da rendere più felici noi e le persone alle quali possiamo donare noi stessi. È l'esempio dell'affido. Abbiamo una famiglia, dei figli e pensiamo di aver raggiunto la vetta, la sommità, ma non è così. Aggiungendo un nuovo membro, prendendo un bambino in affido, la felicità nostra e della nostra famiglia, e anche quella di quel bambino, aumenterà. Seguendo questo concetto potremmo essere ogni giorno più felici, ogni giorno potremmo rendere felice chi oggi vive nella tristezza e nello sconforto.
    Immagino la vita come una bella musica, ma perché non aggiungere note e rendere quella musica ogni giorno più bella per noi che la suoniamo e per coloro che l'ascoltano?

  16.  

    Addì 3 luglio 2017

    Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
    Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
    Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
    Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».
    Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
    Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»

    Giovanni 20,24-29

  17.  

    A

  18.  

    Addì 4 luglio 2017

    In quel tempo, essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono.
    Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.
    Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!».
    Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.
    I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?»

    Matteo 8,23-27

  19.  

    B

  20.  

    Addì 5 luglio 2017

    In quel tempo, essendo Gesù giunto all'altra riva del mare di Tiberiade, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada.
    Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».
    A qualche distanza da loro c'era una numerosa mandria di porci a pascolare;
    e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria».
    Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti.
    I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.
    Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio

    Matteo 8,28-34

  21.  

    Due indemoniati gli vennero incontro

    Olè toro, olè

    Ci sono dei momenti nella vita in cui ti capitano delle cose alle quali magari non avevi pensato e ti possono succedere anche più cose insieme.
    Che fare?
    Fin da quando ho mosso i primi passi, anzi, le prime pinnate nel mondo della subacquea, come ogni bambino avrà fatto con i suoi genitori, chiedevo al mio nonno "E se incontriamo uno squalo?" Ed il mio nonno mi diceva "Qui squali non ce ne sono" ed io insistevo "Ma se ne arriva uno? Io che faccio?"
    Allora il mio nonno, con molta pazienza, mi spiegava che se uno squalo viene verso di te, a meno che non abbia fiutato una tua ferita o un pesce che hai appena pescato, è facile che non ti veda e passi oltre, e l'unica cosa da fare per salvarsi la vita in quei momenti è l'essere forti, fermi immobili, guardare lo squalo dritto negli occhi e sperare che non ti investa con tutta la sua potenza e se dovesse passarti accanto sperare che se deve farti del male, almeno non ti dovori.
    Questo penso sia da tenere in considerazione anche nell'affrontare la vita: quando situazioni difficili ti investono e ti vengono addosso con tutta la loro potenza, l'unica cosa da fare è essere forti ed affrontare ogni situazione a testa alta, cercando di limitare i danni, ma anche prendendo con fede e filosofia ciò che capita.
    Pensate a quante malattie ci sono, a quanta gente soffre ogni giorno. Se voi oggi siete sani, domani mentre state facendo una passeggiata, potreste sentire una grossa fitta nella schiena: dolorosissima colica renale.
    Andate in ospedale vi fanno ecografia e tac, e vi dicono che tutto è regolare, che il calcolo è piccolo e passerà molto alla svelta perché il rene lo espellerà in poco tempo.
    Il giorno dopo mentre siete ancora ricoverato in ospedale sentite dei forti dolori alla pancia, pensate che sia normale perché non avete mangiato, perché parlando con i medici è una cosa normale che la colica renale porti anche a coliche allo stomaco.
    Ma non è così.
    I dolori alla pancia aumentano, i medici decidono di fare altri accertamenti e scoprono così che un rene ha un calice incrinato dal quale fuoriesce urina che viene sparsa in tutto il corpo facendo rischiare un'infezione.
    Viene decisa un'operazione di urgenza immediata con conseguente applicazione di un catetere ed una ripresa lunga e antipatica.
    Le strade principali sono sempre due: cominciare a maledire il mondo non accettando la cosa e dire 'perché proprio a me?" Oppure affrontarla a testa alta e dire "c'è tanta gente che soffre più di me".
    Alla fine la vita è un po' questa: una corrida finché non si viene incornati dal Toro dobbiamo evitare che ci prenda, che ci colpisca. Ogni volta che ci sfiora è un patema d'animo e qualche cornata la possiamo anche prendere ma, a differenza della corrida, tutti noi sappiamo bene che prima o poi il Toro, sotto le mentite spoglie di un tumore, di un incidente stradale o di altro ci arriverà addosso con tutta la sua potenza e la sua forza uccidendoci definitivamente.
    La cosa importante, davanti a questo ineluttabile destino, èlasciare ai posteri l'immagine di un torero pronto a duellare con qualsiasi Toro, senza macchia e senza paura, deciso a sopravvivere finché gli verrà concesso il tempo di farlo e, tra una cosa e l'altra, poter costruire un futuro per nostro prossimo.

  22.  

    Addì 6 luglio 2017

    In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all'altra riva e giunse nella sua città.
    Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
    Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: «Costui bestemmia».
    Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore?
    Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina?
    Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va' a casa tua».
    Ed egli si alzò e andò a casa sua.
    A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini

    Matteo 9,1-8

  23.  

    Alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va' a casa tua

    Uscire dall'ospedale

    Vi è mai capitato di confondere il giorno con la notte? Di non riuscire a dormire quando è buio ed essere assonnati quando c'è la luce del sole? A qualcuno capita, questo non vuol dire che il giorno si sia trasformato in notte, o la notte in giorno. E' una percezione, ma non è la realtà.
    Così accade anche quando stiamo tanto male, siamo in un letto di ospedale, soffriamo le pene dell'inferno ed un medico ci prescrive delle cure. Quando arriva il giorno in cui si presenta nella nostra camera e dice "Coraggio, sei guarito, prendi la tua roba e tornatene a casa tua, alle tue abitudini, dalla tua famiglia" lo vediamo come il nostro savatore, come Dio in terra. Confondiamo Dio con l'uomo, e l'uomo con Dio.
    In quel momento è una nostra sensazione, perché tocchiamo con mano il medico, ma non possiamo toccare Dio, ma è solo una percezione, non è la realtà.
    Ma capiterà un giorno in cui torneremo in ospedale, capiterà anche un giorno in cui nessun medico potrà più fare nulla per noi. Ed allora, nell'ultimo istante di vita, invocheremo Dio perché sappiamo bene che è l'unico che in quel momento può fare qualcosa per noi. L'unico.
    Allora non confondiamo il giorno con la notte, non confondiamo l'uomo con Dio. Per quanto bravi e meravigliosi possano essere certi uomini, per quanto possano guarire i nostri mali, non potranno mai darci una speanza eterna, l'amore di un Padre che tutto perdona, la remissione delle nostre mancanze e dei peccati.
    Può capitare di dormire di giorno e stare svegli di notte, ma il giorno è giorno e la notte è notte.

  24.  

    Addì 7 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
    Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
    Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
    Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
    Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori»

    Matteo 9,9-13

  25.  

    Molti pubblicani e peccatori si misero a tavola con lui

    Un fievole brusio

    A sentire la televisione sembrerebbe che tutto il mondo sia impazzito: stupri, violenze, omicidi, rapine, terrorismo. Ma non è così perché quello che sentiamo è solo una minima parte, il novanta per cento è costituito da brave persone. Da un letto di ospedale, posizione meravigliosa per osservare il mondo perché nessuno bada a te preso dai propri pensieri, ho visto scene stupende.
    Viene ricoverato un ragazzo appena operato per lo spostamento di un polmone.
    Entrano con lui altri tre o quattro ragazzotti.
    Addio tranquillità, ho pensato.
    Vanno via tutti, senza che nemmeno potessi sentire una parola tanto parlavano sottovoce per non disturbare, e ne resta uno a fare la notte.
    Mi vede in difficoltà nel prendere una cosa sul comodino, e si alza di scatto per aiutarmi. Parliamo, mi racconta del suo amico che dopo pochi giorni avrebbe compiuto diciotto anni, e quasi con le lacrime agli occhi, mi dice quanto siano amici. E’ un ragazzo colto, educato, fine, con un’ottima proprietà di linguaggio.
    Ognuno fa il suo. Io leggo, loro guardano dei video e parlano, parlano tanto. Talmente piano che non capisco una parola. Figli di avvocati o notai, famiglie bene di Pescia, penso.
    Arrivano altri amici, parlano, ma pur essendo diversi rilasciano nella stanza solo un fievole brusio.
    E’ più facile sentire cosa dicono, e parlavano di … ma lo sapete che non lo so di cosa parlassero, perché parlavano straniero. Mi sono poi informato con la mamma del ragazzo ricoverato: tutti rumeni, figli di badanti ed operai migrati in Italia in cerca di fortuna. Rumeni, non italiani. Stranieri che tanto hanno da insegnarci, stranieri dai quali abbiamo tanto da imparare. E non sono l’eccezione, sono la regola, perché l’eccezione è solo ciò che ci mostrano inducendoci a credere che il mondo sia allo sbando.

  26.  

    Addì 8 luglio 2017

    In quel tempo, si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?».
    E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.
    Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore.
    Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano»

    Matteo 9,14-17

  27.  

    Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro?

    Cena di Gala

    Stasera in Accademia Navale si festeggeranno i trent'anni di vita dell'Associazione Amici della Zizzi.
    Dopo mesi di grande lavoro organizzativo, aiutati dall'Agenzia First Class e dalla stessa Accademia Navale, tutto è pronto. Centoventi persone saranno presenti a questo bellissimo evento dove si farà festa per gli sforzi che in questi anni l'Associazione ha compiuto nei confronti dei bambini.
    A Gesù domandarono "Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?", e qualcosa del genere, qualcuno, l'ha chiesta anche a noi.
    E' vero, sarà una festa sfarzosa, una vera e propria Cena di Gala, ma è un momento di gioia, e fintanto che c'è la possibilità perché non gioire e non fare festa?
    Siamo tutti giorni "al pezzo", tutti i giorni con i ragazzi, tutti i giorni a risolvere problemi, dialogare con assistenti sociali e tribunali, trovare accordi con i genitori, e penso che un giorno di festa una volta l'anno possiamo anche concedercelo, senza considerare che i costi sono più che coperti e che il messaggio che diamo è quello di un'Associazione viva con tanti amici, cosa che porta altri ad interessarsi a noi.
    O per dirla con le parole del Vangelo "Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro?"
    Ed il nostro sposo è Dio, che da sempre ci è vicino e ci protegge, facendoci camminare verso nuovi e meravigliosi traguardi

  28.  

    Addì 9 luglio 2017

    In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
    Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
    Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
    Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
    Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
    Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero»

    Matteo 11,25-30

  29.  

    Sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime

    Un giogo leggero

    Nella vita abbiamo a che fare con continui pesi da sopportare. Un giorno stai bene, ti organizzi per fare mille cose, ma da un momento all'altro tutto cambia ed ogni progetto si dissolve come neve al sole.
    Non possiamo lamentarci, non dobbiamo farlo, perché quando siamo venuti al mondo è come se avessimo firmato un contratto accettando milioni di aspetti positivi in cambio di qualche peso da sopportare, e quando questi arrivano non possiamo esimerci dal pagare.
    Dobbiamo solo imparare a sopportare con umilità e mitezza.
    A che serve arrabbiarsi? Avete mai visto qualcuno malato che imprecando e urlando abbia cambiato la sua sorte? La malattia segue il suo corso, e quando questo accade dobbiamo metterci in poltrona ad aspettare perché altro non possiamo fare.
    E sarà così che, accettando con mitezza il nostro destino, potremo affrontare dolori e paure a testa alta.
    Il giogo che viene messo ai buoi è pesante, ma in due si sopporta meglio, purché si vada nella stessa direzione.
    Ho imparato che Dio mi aiuta a sopportare il giogo purché vada nella direzione da lui indicata, ed allora sarà un "giogo dolce ed un carico leggero"
    Qualcuno oggi con amore mi ha detto, vorrei avere su di me le tue sofferenze. Ho risposto "No grazie, sono le mie sofferenze e sono un dono di Dio, ed è sulle mie spalle che devono restare"

  30.  

    Addì 10 luglio 2017

    In quel tempo, mentre Gesù parlava, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà».
    Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli.
    Ed ecco una donna, che soffriva d'emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello.
    Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita».
    Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell'istante la donna guarì.
    Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse:
    «Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo.
    Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò.
    E se ne sparse la fama in tutta quella regione

    Matteo 9,18-26

  31.  

    Quelli si misero a deriderlo

    Vi deridono? Bene

    Avrete notato quante volte la gente vi critica, se non addirittura vi deride, per le azioni che fate o i pensieri che portate avanti?
    Capita a coloro che credono in qualcosa e portano avanti le proprie idee a testa alta.
    Ma che soddisfazione quando le risate muoiono sulle labbra degli stolti, ed appare la faccia di chi inebetito non si capaciti di quanto sia successo.
    La festa per il trentennale mi ha fatto fare il punto della situazione, e guardando indietro vedo ancora il viso burlesco di chi non avrebbe scommesso un centesimo sulla crescita della nostra Associazione, oppure chi pensava che una volta guadagnato un po' di denaro saremmo scappati in qualche laguna blu ai confini del mondo.
    Oggi quelle persone tacciono, non hanno nemmeno il pudore di dire "ci eravamo sbagliati", ma il nostro lavoro è sotto gli occhi di tutti.
    Non abbiate mai paura delle vostre idee, di fare, se convinti, un passo che altri possano deridere o criticare, perché la vita è vostra e siete voi a dover decidere come portarla avanti e cosa fare. Voi conoscete le vostre forze e sapete quali siano i limiti da affrontare e superare.
    Ridono di voi? Bene, uno stimolo in più per fare sempre meglio e dimostrare a questi signore quanto siano in errore

  32.  

    Addì 11 luglio 2017

    In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?».
    E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.
    Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna»

    Matteo 19,27-29

  33.  

    Chiunque avrà lasciato case, o fratelli per il mio nome, riceverà cento volte tanto

    Mollo tutto

    Capita spesso di entrare in una chiesa, magari invitati ad un matrimonio oppure ad un battesimo, e trovare sull'altare un sacerdote straniero, spesso di colore. La nostra indole ci porta subito a cercare delle differenze in negativo: parla male l'italiano, non conosce la nostra cultura, i suoi modi sono strani.
    Difficilmente ci soffermiamo a pensare che ha lasciato la sua terra, i suoi familiari, i suoi averi per seguire Dio.
    Potete anche non avere fede, ma chiunque segua un ideale positivo è degno di profondo rispetto.
    Forse in pochi riuscirebbero a lasciare tutto per amore della propria donna o del proprio uomo, figuratevi quanti meno lascerebbero tutte le agiatezze e gli affetti per andare in una missione nel sud del mondo. Eppure c'è qualcuno che lo fa. C'è chi dedica la propria vita agli altri, incurante del proprio benessere.
    Quando incontriamo queste persone non cerchiamo i difetti, che hanno come tutti noi, ma pensiamo alle rinunce che abbiano fatto, e domandiamoci se noi ne saremmo capaci.
    Siano per noi un esempio, un faro verso cui tendere: l'amore incondizionato per il prossimo

  34.  

    Addì 12 luglio 2017

    In quel tempo, chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
    I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.
    Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele.
    E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino»

    Matteo 10,1-7

  35.  

    Diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità

    Amore e solidarietà

    Se voi vedeste qualcuno stare male ed aveste la possibilità di lenire le sue ferite o di guarirlo, cosa fareste? Vi girererste dall'altra parte o vi adoperereste per aiutarlo?
    Penso dipenda dall'indole di ciascuno di noi: qualcuno guarderebbe altrove, qualcun'altro farebbe di tutto per sanarlo.
    A volte pensiamo di non essere in grado di poter dare una mano, ma è uno sbaglio perché ognuno di noi può fare la differenza per il prossimo.
    Da inizio di luglio non sto bene, tra operazione d'urgenza e attesa per prossimo piccolo intervento, ma sono felice. Felice di aver trovato tanta solidarietà e tanto amore nei miei confronti. Mille le telefonate, i pensieri, i messaggi e tante persino le visite, anche da fuori Livorno.
    L'Amore guarisce le ferite più di qualsiasi medicina.
    In questi giorni la nostra Associazione è impegnata ad organizzare la nona edizione della Marcia della Zizzi, quella del trentennale, ed ogni anno sono stato in prima fila nell'organizzazione che quest'anno, giocoforza, è passata nelle mani di Roberta.
    E' bravissima, una valida sostituta e sono certo che la marcia sarà la migliore di tutte, ma al di là di questo sono contentissimo nel vedere tante persone che mettono il doppio dell'impegno nell'organizzare il tutto, mossi dal far riuscire bene l'iniziativa per l'immagine dell'Associzione, e dall'altro per far felice me e farmi stare tranquillo.
    E tranquillo sono, contentissimo di questo grande amore che mi circonda.
    Bisogna essere malati, bisogna a volte fare un passo indietro e fermarsi per capire fino in fondo il valore delle persone che ti circondano e quanto bene ti vogliono.
    Dico sempre ai ragazzi che ogni cosa ha la sua motivazione, e tutto ciò che mi sta capitando palesa il bene che ne deriva. Grazie Dio.

  36.  

    Addì 13 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Andate, predicate che il regno dei cieli è vicino.
    Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
    Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento.
    In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza.
    Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.
    Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi».
    Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi.
    In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città»

    Matteo 10,7-15

  37.  

    Non procuratevi oro, né argento, né moneta

    Quanto costa una persona?

    Se al telegiornale sentiste la notizia che una donna, per fare la madre, chiede uno stipendio, altrimenti abbandona i figli, cosa provereste? Ne sareste certamente indignati.
    Quando si dona amore, quando ci si prodiga per il prossimo, non si dovrebbe percepire una paga.
    Eppure so di sacerdoti che per andare a confessare nel periodo natalizio o pasquale si fanno pagare, di "volontari" di ong che sono pagati dalle proprie associazioni per svolgere i servizi a favore del prossimo.
    Che bella sarebbe una società basata sulla condivisione. Se io sono un bravo falegname metto la mia capacità al servizio del prossimo, se so cucinare preparo io da mangiare e magari lo insegno ad altri.
    Nella nostra Associazione questo accade: i volontari che vengono ad aiutarci non chiedono nulla, danno a piene mani quello che sanno e che possono. E' grazie a Roberta, Carmela, Pina, Adriano, Pablo, Michele, Gina, Elisa, Arta, Luciana, Mirella, Ruggero, Giovanni, Pireluigi e tutti gli altri se possiamo organizzare tante belle iniziative, accudire i bambini, crescere e far conocere a sempre più persone il mondo magico dell'affido.
    Non procuratevi oro, né argento, né moneta perché il sorriso di un bimbo, la sua felicità vale più di tutto l'oro del mondo. Potreste avere barche, case sparse nel mondo, belle macchine, ma la felicità proviene dalle persone e le persone, quelle capaci di donare amore, non si comprano.

  38.  

    Addì 14 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
    Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
    E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
    Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.
    E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato».
    Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo

    Matteo 10,16-23

  39.  

    Non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire

    Tutti a pesca

    Quando si va a pescare capita ogni tanto che qualche lenza formi una matassa enorme di filo, tanto grande da pensare di non poterla più risistemare, ed alla mente affiorano i pensieri peggiori: taglio tutto, butto via, smetto di pescare, attacco la canna ad un chiodo.
    Ma poi la passione per la pesca prende il sopravvento e con pazienza cerchiamo di districare il maledetto garbuglio. Missione impossibile, le nostre forze ed il sistema nervoso sono messi a dura prova. Poi ad un certo punto, quasi magicamente, il filo si distende da solo e la lenza riprende il suo cammino. Tutto passato, tutto fa esperienza, ma possiamo raccontarlo, riderci sopra, magari portando a casa una bella orata.
    Ecco, questa è la vita.
    Ci ritroviamo spesso in situazioni talmente ingarbugliate che al primo impulso verrebbe voglia di farla finita, di mollare tutto, e a qualcuno balena persino l'idea del suicidio.
    No, non dobbiamo arrenderci, dobbiamo provare a districare quell'ammasso enorme di situazioni complicate, udienze davanti ai giudici, divorzi, abbandoni, inquisizioni da parte dei servizi sociali deviati, malattie, e ad un certo punto tutto si scioglie come neve al sole, e le parole per difendere o difendersi arrivano da sole.
    Non è magia, è Fede. Provare per credere

  40.  

    Addì 15 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più i suoi familiari!
    Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.
    Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti.
    E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.
    Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
    Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
    Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»

    Matteo 10,24-33

  41.  

    Voi valete più di molti passeri!

    Pesce? No davvero!

    La mia mamma non era una gran cuoca, ma metteva impegno ed amore ogni volta che doveva preparare da mangiare. Era piena di libri di ricette, e molto spesso si cimentava con qualche cibo particolare per farmi felice, per darmi cose che potessro piacermi.
    Ed io? Io mangiavo senza mai apprezzare gli sforzi di una mamma, di una donna che lavorava ed in contemporanea studiava. Mangiavo lo sformato di formaggio ch aveva sperimentato una decina di volte prima di propormelo, mangiavo il dolce di mele fatto con i frutti più buoni scelti uno ad uno, mangiavo lo sformato di patate gratinato al punto giusto con la mozzarella migliore.
    Mai un grazie, mai un po' di entusiasmo: tutto era dovuto.
    Ma quando metteva in tavola trippa, pesce o verdure erano piagnistei, brontolate, musi lunghi.
    Nella vita facciamo esattamente così.
    Quando tutto va bene non ci pensiamo neanche a dire "grazie" perché stimiamo che tutto ci sia dovuto, ma non appena ci ammaliamo, quando qualcosa va storto, quando riceviamo una brutta notizia ci arrabiamo con Dio, colpevole a nostro dire, di tutto ciò che possa accaderci.
    Ipocriti. Siamo solo dei perfetti ipocriti.
    In un attimo di sofferenza ci dimentichiamo dell'amore e delle cose positive ricevute negli anni passati nei quali avevamo una salute di ferro, potevamo correre, saltare, nuotare, pedalare, cavalcare.
    Dobbiamo imparare a dire grazie sempre, anche nel dolore, nel tormento, dinanzi ad una disgrazia perché Dio ci ama quanto una mamma la quale prepara da mangiare alimenti che ci piacciono e cibi che ci disgustano. Da bambini non possiamo capire quanto ci faccia bene il succo di carote, il pesce ed una dieta equilibrata, così ora in questa vita è un po' come se fossimo bambini, incapaci di capire il volere di Dio, chiamati ad accettarlo perché proviene da chi ci ha generato e ci ama mirando al nostro bene e non al nostro male.
    Passeri, farfalle, insetti muoiono a iosa ogni giorno, non pensate che noi valiamo agli occhi di Dio più di tutti i passeri del mondo?

  42.  

    Addì 16 luglio 2017

    In quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.
    Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.
    Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare.
    E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
    Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo.
    Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò.
    Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono.
    Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.
    Chi ha orecchi intenda».
    Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?».
    Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.
    Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
    Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.
    E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete.
    Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani.
    Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono.
    In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono!».
    Voi dunque intendete la parabola del seminatore:
    Tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada.
    Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l'uomo che ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia,
    ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato.
    Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto.
    Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta»

    Matteo 13,1-23

  43.  

    Ecco, il seminatore uscì a seminare

    Tanti semi piantati

    Quando è morta la mia mamma ed è nata l’Associazione “Amici della Zizzi”è stato seminato un seme. Evidentemente in questi trent’anni di vita qusto granellino di vita ha germogliato, ha messo radici ed è cresciuto sino a divenire una pianta capace di dare i suoi frutti per sfamare tanti bimbi e tante persone.
    In questi giorni di grandi ed importanti iniziative organizzate dalla nostra onlus, mi sono accorto ancor più del buon terreno sul quale l’Associazione è nata: tanti amici che si sono strinti attorno a noi per solidarietà, per amore, per amicizia: Adriano che è venuto una settimana per prendere le redini dell’organizzazione, Michele che ha fatto ottocento chilometri in una notte con la famiglia quando ha capito che c’era bisogno di aiuto, Pablo che ha smontato dal lavoro mrtedì notte, è partito mercoledì, ha lavorato due giorni intensamente per ripartire giovedì notte ed essere al lavoro all sette del mattino di venerdì. E tanti altri ancora che sarebbe impossibile riuscire a menzionarli tutti.
    I semi che ogni giorno cadono dalla nostra pianta alimentano i cuori di coloro che vengono a trovarci per la prima volta, così come accaduto per il gruppo di scout di Presicce in provincia di Lecce che hanno fatto tantissimi chilometri per venire a darci una mano. Un grande aiuto che ha permesso a tutti noi, nonostante la frenesia dell’organizzazione della Marcia della Zizzi, di far nascere amicizie e promesse di potersi incontrare nuovamente. Ad ognuno di loro avremo trasmesso qualcosa, ognuno di loro avrà recepito qualcosa, ma come quel seme opererà in ciascuno di noi, ad oggi non ci è dato di saperlo. A noi spetta un solo compito, quello di seminare nel migliore dei modi, ed umilmente ci proviamo.
    Così fa il contadino che sparge il seme: non sa se farà frutto, ma il suo impegno sarà forte e costante.
    Così facciamo noi con i nostri bambini, seminiamo in loro buoni valori e buoni principi, o almeno indegnamente ci proviamo, e qualcuno di loro li recepirà, mentre qualcun altro li rifiuterà spraffatto dai rovi e dai sassi di cui è pieno il mondo. Non per questo dovremo smettere di seminare, non per questo dovremo smettere di insegnare, amare, rimporoverare i nostri ragazzi affinchè, prima o poi, il seme cada sulla terra buona e possa germogliare e fare radici e, a sua volta, produrre altri semi da donare a coloro che incontreraranno sul proprio cammino

  44.  

    Addì 17 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
    Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
    Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
    Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
    Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
    Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
    E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
    Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

    Matteo 10,34-42.11,1

  45.  

    Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me

    Ho paura? No, non ho paura

    Le paure fanno parte di noi. A volte sono persino utili perché ci fanno essere prudenti, ma spesso, troppo spesso, sono un impedimento a farci prendere decisioni importanti.
    La paura di un ago, ad esempio, ci può impedire di fare un accertamento tale da scoprire una brutta malattia.
    La paura di fare brutta figura ci impedisce di rispondere ad un'interrogazione o di partecipare ad una conversazione impedendoci di dimostrare il nostro valore.
    La paura del terrorismo visto oggi in ogni musulmano, ci impedisce di accogliere tante persone che potrebbero essere una risorsa importante.
    La paura di soffrire per un distacco ci porta a non accogliere in casa un bambino in affidamento, ci impedisce di gioire per avergli dato la possibilità di un'alternativa al proprio destino.
    Chi ama la propria tranquillità più dell'aiuto al prossimo, non è degno di abitare questa terra ove si può sopravvivere solo grazie alla solidarietà. Dove due persone si uniscono contro la povertà, contro la solitudine, contro l'abbandono la vittoria è certa perché entrambi avranno da mangiare, entrambi si faranno compagnia, entrambi si sosterranno.
    Dove invece uno che è ricco rifiuta di dividere il proprio pane con colui che è povero, oppure chi ha una casa si rifiuta di dare una stanza a chi dorme sotto i ponti, oppure chi ha una famiglia si oppone ad accogliere un bambino maltrattato, allora sarà una sconfitta per entrambi, una sconfitta per l'umanità.

  46.  

    Addì 18 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere.
    Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra.
    E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sòdoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe!
    Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!»

    Matteo 11,20-24

  47.  

    Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra

    Occasioni perse

    Michele aveva sedici anni, nessuna voglia di studiare. Abbiamo chiesto aiuto ad un amico idraulico affinché lo prendesse con sé a lavorare. Ne fu felice, lo accolse come un figlio, lo andava a prendere alla stazione, a volte persino a Livorno facendo oltre cinquanta chilometri, lo portava a mangiare con sé tutti i giorni al ristorante, lo ha assunto come apprendista iscrivendolo ai vari corsi per imparare il mestiere.
    Ha durato poco più di un mese, poi a nostra insaputa non andava più a lavorare, preferendo correre dietro a delle ragazzine zingare. Il nostro amico lo chiamava e lui gli trovava sempre una scusa diversa, finché non ha smesso di rispondere. Noi non ne sapevamo nulla perché al mattino usciva regolarmente, ed il nostro amico cercava di risolvere da solo la situazione per evitargli qualche brontolata da parte nostra.
    Tutto inutile. Dopo un certo periodo fummo avvertiti, provammo a parlare con Michele, ma fu inutile: ribellione completa. "Non ho voglia di andare a lavorare, non ho voglia di studiare, vivo bene così".
    Era in contatto con il padre che gli prometteva mari e monti appena avesse raggiunto la maggiore età. Giunto a quel traguardo Michele, pieno di sogni e di speranze, capì a sue spese chi fosse veramente quel padre che tutti, tribunale compreso, avevano cercato di tenere lontano.
    Si ritrovò a dormire per strada, pieno di denunce, spacciatore, drogato.
    Quante occasioni si perdono nella vita.
    Mi si è raggelato il sangue nell'ascoltare i dati Istat per i quali il venti per cento dei ragazzi tra quindici e ventiquattro anni non studia e non cerca lavoro.
    Mi domando: ma dove sono i genitori, dove sono i servizi sociali, dove è la scuola?
    E' vero, ci sono tanti "Michele" che nonostante gli sforzi di tutti si perdono per mille rivoli, ma ci sono tanti adolescenti che smettono di andare a scuola e nessuno fa nulla, ci sono tanti giovani che la sera escono fino a tardi e la mattina dormono fino a mezzogiorno senza che i genitori gli dicano nulla o, peggio, preparino loro ogni sorta di prelibatezza dando soldi per i propri vizi.
    Genitori troppo permissivi, oggi pensate di fare il loro bene, ma guardate più avanti, guardate ai dati, alle esperienze di altri ed aprite gli occhi. Essere severi oggi può voler dire salvare il proprio figlio da una vita di miseria, povertà, guai giudiziari.
    Se i ragazzi non vengono abituati oggi a faticare, a prendersi delle responsabilità, domani saranno dei pigroni che pretenderanno solo guadagni facili senza fatica, e la vita, lo sappiamo bene, non regala nulla a nessuno.

  48.  

    Addì 19 luglio 2017

    In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
    Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
    Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare»

    Matteo 11,25-27

  49.  

    Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli

    Ius Soli

    In questi giorni si fa un gran parlare di "Ius Soli", del diritto di cittadinanza a chi sia italiano di fatto, anche se non di origine. Ne è nata una bagarre tutta italiana, un tira e molla tra si e no per motivi di alleanze politici e di "sto dalla tua parte se mi dai qualcosa in cambio"
    Vergogna signori politici, vergognatevi di giocare sulla pelle di tanti bambini
    La nostra Associazione già nel 2013 ha inviato una lettera aperta all'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

    "Presentazione degli Amici della Zizzi (...)

    I ragazzi che ospitiamo e con i quali convivo da sempre sono come figli per me. Le scrivo per portare alla sua attenzione due casi.

    - Un ragazzo eritreo di diciannove anni, con noi da quando ne aveva nove, in Italia dall’anno prima. La madre era fuggita dalle angherie e soprusi da parte del regime ed ha fatto venire il figlio nel nostro paese per paura di ritorsioni.
    L. è un bravissimo ragazzo, mai una segnalazione, rispettoso con tutti, affettuoso e pieno di solidarietà verso gli altri, con principi e valori che oggi, specie in un ragazzo, è difficile trovare.
    Da un anno stiamo inutilmente tentando di fargli avere il passaporto, ma l’ambasciata eritrea ha comunicato alla madre in questi giorni che farà il passaporto al ragazzo solo se andrà a farlo nel suo paese di origine, cosa che vorrebbe dire passarlo per le armi e non farlo più tornare indietro.
    Sono a chiedere per L., che attualmente sta studiano al liceo, la cittadinanza italiana in quanto è ben integrato e si sente cittadino del nostro Paese a tutti gli effetti.

    - Una ragazza albanese, E., che è in casa con noi da quando aveva sette anni, oggi ventunenne. E’ una ragazza d’oro, con grandi capacità verso i bambini tanto da fare il liceo socio pedagogico per poter dedicare la sua vita ai ragazzi più sfortunati, seguendo le mie orme. Per undici dei quattordici anni di permanenza presso di noi abbiamo ospitato anche la sua mamma che lo scorso anno se ne è andata abbandonandola.
    Sono a chiedere anche per E. la cittadinanza italiana, in quanto anche lei ormai è di fatto una cittadina italiana a tutti gli effetti.

    Spero che le nostre richieste possano essere accolte positivamente per dare un po’ di tranquillità ed un futuro migliore a questi due ragazzi che, mi creda Signor Presidente, si meritano tutto il bene del mondo dopo tante vessazioni subite.

    Seguono i saluti di rito (...) "

    Finché non si toccano con mano certe situazioni non si può capire fino in fondo il disagio, il dolore, la privazione di dignità dell'essere considerati "stranieri" in quella che è ormai a tutti gli effetti la propria patria. Noi abbiamo toccato con mano decine, centinaia di casi come quelli riportati nella lettera e, credetemi, ogni volta è uno strazio il dover subire le angherie dei funzionari di ambasciata che non ascoltano, rimandano appuntamenti a tempo illimitato, ti fanno andare a Roma per trovare le porte chiuse, ti fanno capire che devi pagare per poter ottenere qualcosa che è un tuo diritto.
    Voltare le spalle a questa opportunità, contrastare lo Ius Soli è da persone senza cuore, e chi cavalca l'onda delle emozioni per l'arrivo di tanti migranti per raccogliere un po' di voti privando tanti bambini di un diritto acquisito nei fatti è una persona senza cuore, che meriterebbe di provare sulla propria pelle cosa significhi essere esclusi dai propri compagni di scuola perché la legge dice che "sei diverso" anche se nato in Italia come loro, anche se fai lo stesso percorso scolastico, anche se hai la stessa intonazione dialettale, anche se stai alle loro stesse leggi e regole.
    Fate sentire la vostra voce affinché questa legge venga approvata e tanti bambini non siano privati dei loro diritti al pari dei vostri figli

  50.  

    Addì 20 luglio 2017

    In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
    Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
    Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero»

    Matteo 11,28-30