Non sei collegato (collegati)

Vanilla 1.1.2 is a product of Lussumo. More Information: Documentation, Community Support.

  1.  

    In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà

    Fiammella pilota

    Giuda, colui che ha tradito Gesù, è rimasto uno dei discepoli fino al momento dell'arresto.
    Mi sono sempre domandato come mai Cristo lo abbia tenuto vicino a sé pur sapendo le sue cattive intenzioni.
    Se in un gruppo c'è una persona che sappiamo avere un carattere particolare, idee strane, pochi valori, una persona che sappiamo già possa tradire la nostra fiducia alla prima occasione, perché la teniamo nella nostra cerchia di amicizie?
    Forse perché sotto sotto speriamo possa cambiare strada e magari non pugnalarci alle spalle.
    Questo significa che ciascuno di noi ha dentro sé una fiammella pilota sempre accesa, un po' come avviene nelle caldaie, pronta a incendiarsi d'amore, perdonare, scusare, capire, attendere.
    Manteniamola viva, perché fin tanto che le nostre fiammelle resteranno accese potremo scaldare il cuore di tante persone e dar loro il buon esempio.

  2.  

    Addì 12 aprile 2017

    In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti
    e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento.
    Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
    Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?».
    Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli».
    I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
    Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.
    Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà».
    Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
    Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.
    Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!».
    Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

    Matteo 26,14-25

  3.  

    Rabbì, sono forse io?

    Una ripida salita

    La prima tappa per migliorare il comportamento ed il carattere è quello di riconoscere i propri errori, ed è un passo importantissimo, ma non basta.
    Pensate ad una persona che passa da un bicchiere di vino al giorno a due, poi a quattro, due bottiglie a pasto, a bere ogni momento. In molti non si rendono conto di essere alcolizzati e già il riconoscerlo è un momento doloroso e difficile da affrontare, ma se non si fanno aiutare a smettere anche il riconoscere le proprie debolezze non serve a nulla.
    Vedete Giuda, quando partecipava all'ultima cena con Gesù ha avuto la possibilità di fare un passo indietro, di non tradire la fiducia che gli era stata concessa perché sapeva cosa stava facendo, ma abbagliato dal denaro è andato avanti nella sua sciagurata impresa, finendo per avere tali e tanti rimorsi da impiccarsi.
    In una scala da zero a cento, dove zero è il nostro essere invischiati in pieno in un difetto o in un cattivo comportamento, mentre cento è la liberazione finale da esso, il riconoscerlo e capirlo è già cinquanta, e ci può stare di fare un balzo da zero a cinquanta anche in un sol momento, ma da cinquanta a cento il cammino è lungo, faticoso ed in salita e si può fare cinquantuno, cinquantadue, arrivare anche fino a sessanta per poi riscivolare nuovamente a cinquanta. Non bisogna arrendersi, si deve ripartire, si deve guardare al risultato che ci renderà liberi, in pace con noi stessi e con un rapporto migliore con gli altri.
    Sono orgoglioso di quei ragazzi che dicono "sbaglio, so di sbagliare, voglio cambiare" e sudano sangue, piangono, si arrabbiano, ma non si arrendono.
    Chi invece non ammette i propri errori rimarrà sempre al palo, e vedrà gli altri costruire un futuro buono o comunque accettabile, mentre essi rischieranno di precipitare nel burrone sull'orlo del quale si sono adagiati per non faticare.

  4.  

    Addì 13 aprile 2017

    Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
    Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.
    Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto.
    Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
    Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo».
    Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
    Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!».
    Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti».
    Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
    Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto?
    Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.
    Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.
    Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi»

    Giovanni 13,1-15

  5.  

    Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri

    Basta un poco di zucchero e ...

    Nel giovedì santo si da molta attenzione, come è giusto che sia, alla lavanda dei piedi, alla lezione di umiltà per la quale coloro che ricoprono ruoli importanti si facciano servi dei più deboli. Che bel mondo sarebbe se i politici pensassero ai tanti bambini maltrattati dalle proprie famiglie, se il ricco donasse ai poveri parti sostanziose del proprio capitale, se i medici curassero con ugual passione mutuati e paganti, se il ragazzo forte proteggesse il debole a scuola, se tutti noi accogliessimo a braccia aperte con grande festa ogni nuovo arrivo degli immigrati.
    E' tutto qui, per cambiare il mondo basterebbe un po' di umiltà e Gesù ce lo dice da duemila anni. Che cape toste siamo.

  6.  

    Addì 14 aprile 2017

    In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli.
    Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli.
    Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi.
    Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?».
    Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore.
    Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.
    Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno».
    Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano».
    Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato».
    Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.
    Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?».
    Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono
    e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno.
    Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «E' meglio che un uomo solo muoia per il popolo».
    Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote;
    Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro.
    E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?». Egli rispose: «Non lo sono».
    Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
    Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina.
    Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto.
    Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».
    Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?».
    Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».
    Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.
    Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono».
    Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».
    Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
    Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua.
    Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?».
    Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato».
    Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».
    Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire.
    Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?».
    Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?».
    Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?».
    Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
    Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
    Gli dice Pilato: «Che cos'è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa.
    Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?».
    Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
    Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.
    E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano:
    «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.
    Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa».
    Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!».
    Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa».
    Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
    All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura
    ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta.
    Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».
    Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».
    Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare».
    Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.
    Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!».
    Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare».
    Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
    Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota,
    dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo.
    Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
    Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.
    I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei».
    Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».
    I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo.
    Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.
    Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
    Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
    Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
    Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete».
    Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
    E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
    Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.
    Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui.
    Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe,
    ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
    Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
    Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.
    E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
    Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.
    Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre.
    Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei.
    Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto.
    Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino

    Giovanni 18,1-40.19,1-42

  7.  

    Il mio regno non è di questo mondo

    Un augurio di Buona Pasqua dai nostri Bimbi

    Nella serata del giovedì santo c'è la tradizione a Livorno di fare un pellegrinaggio da una chiesa all'altra per pregare e riflettere: il giro delle sette chiese.
    E' una tradizione piacevole che conservo da quando ero piccolo e che trasmetto ai miei bimbi, ed ogni volta è un arricchimento per tutti.
    Ci siamo inventati una "procedura" per creare un clima di riflessione: entriamo in chiesa, salutiamo Gesù, facciamo un Padre Nostro tenendoci per mano, un paio di minuti di raccoglimento ed un bimbo inizia a dire un suo pensiero basato su un tema scelto prima di iniziare il giro.
    Quest'anno ho proposto loro il tema dell'umiltà.

    Sono venuti fuori dei bei pensieri:
    - Umiltà nel riconoscere un proprio errore quando si litiga con un amico, al fine di fare pace
    - Umilità dinanzi alle cose che ci vengono dette, ed anche se non le capiamo e non riusciamo a metterle in pratica, tenerle almeno in tasca per usarle quando si acquisirà una maggior maturità
    - Umilità nel comportarsi bene per dare un buon esempio. Ci sono casi in cui capiamo il nostro errore e rimediamo in silenzio, ma così facendo chi ci è vicino non impara e non può dare esempio ad altri. E' necessario tirare fuori il nostro errore e mostrare come abbiamo capito e rimediato
    - Umiltà di andare anche contro corrente, di non aver paura di essere anacronistici perché il nostro regno, la nostra vera vita non è di questo mondo
    - Umiltà nel non considerare la propria vita non come la migliore possibile, quella in cui abbiamo solo diritti, ma di pensarla come al servizio del più debole e scegliere una strada per il proprio futuro che sia protesa verso il prossimo

    Vi auguro una Buon Pasqua donandovi questi pensieri che sgorgano dal cuore dei bimbi

  8.  

    Addì del 15 aprile 2017

    Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro.
    Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.
    Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.
    Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.
    Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso.
    Non è qui. E' risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto.
    Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E' risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto».
    Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli.
    Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono.
    Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno»

    Matteo 28,1-10

  9.  

    Non abbiate paura

    Prendimi per mano

    Dinanzi ad avvenimenti che scuotono il mondo come le guerre, il terrorismo, i cataclismi, malattie incurabili siamo impotenti e ci impauriamo perché siamo costretti a subire.
    Ma questi eventi ci sono sempre stati ed il mondo è andato avanti.
    Dobbiamo imparare a non aver paura in modo da affrontare ogni situazione con i piedi per terra. Ma come si fa a non aver paura? Pensate ad un bambino che ha timore del buio, della visita dal dottore e di altre piccole cose che per lui sono ostacoli insormontabili.
    Come fa a vincere le sue paure?
    Si lascia prendere per mano da un adulto che gli spiega la situazione, lo tranquillizza, affronta con lui il pericolo.
    Ecco, dobbiamo fare così anche noi, farci prendere per mano da chi abbiamo fiducia, da chi può proteggerci.
    Io la mia mano l'ho data a Dio ed è lui ad insegnarmi a non aver paura.
    Ho ancora tanto da imparare, ma non conosco altra strada se non quella di avere fiducia il lui.

  10.  

    Addì 16 aprile 2017

    Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
    Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
    Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
    Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
    Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
    Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
    Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
    Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti

    Giovanni 20,1-9

  11.  

    Vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro

    Rinnovo delle promesse

    In tanti anni ho visto arrivare, crescere e andare via tanti bambini. Ogni volta è un misto tra il dolore di perderli e la gioia di una resurrezione di cui noi siamo stati spettatori coinvolti.
    L'affido è questo: la possibilità di una rinascita, e la gioia è grande anche solo per aver potuto dare ad un bambino un'alternativa di vita diversa e migliore.
    Oggi, giorno di resurrezione di Gesù, è anche il giorno in cui si riaccendono le speranze e si rinnova la nostra promessa di aiuto ed amore ai nostri cuccioli d'uomo

  12.  

    Addì 17 aprile 2017

    In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli.
    Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono.
    Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
    Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto.
    Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo:
    «Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo.
    E se mai la cosa verrà all'orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia».
    Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi

    Matteo 28,8-15

  13.  

    Le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli

    Un pozzo senza fondo

    Orentano è la nostra meta nei fine settimana, nei giorni di festa e nel periodo estivo.
    Carichiamo i pulmini fino all'inverosimile e partiamo.
    A dire il vero non ho mai capito cosa ci sia nelle decine di scatoloni che Roberta carica nel bagagliaio dei vari mezzi, ma ho imparato a non chiedere per non ricevere risposte del tipo "Ma secondo te come possiamo fare senza questo o quello?" Come se casa nostra fosse un magazzino vuoto da riempire. Eppure, magicamente, ogni cosa che viene scaricata trova una sua pronta collocazione e sparisce, come fosse ingoiata dal nulla. Avete presente le biblioteche? La reception è una piccola stanzina, ma basta digitare il nome di un libro e questo appare, per poi scoprire che insieme ad esso ce ne sono milioni e milioni, impilati in altissimi scaffali chissà dove. Ecco questa è casa nostra: milioni di oggetti fagocitati nelle sue viscere, ma basta chiedere un po' di colla, un dado, un paio di forbici che una delle bibliotecarie, ops, padrone indiscusse di casa, si immerge per riapparire dopo pochi secondi di apnea con l'oggetto desiderato e richiesto. Quando arriviamo la prima a venirci incontro è Grotta, una gattina striata, auto adottatasi, poi è la volta dei cavalli che annusano il pane secco dono di tanti panifici di Livorno. Ogni stagione ha la sua bellezza ma la primavera è quella che tutti noi preferiamo perché è il risveglio della natura che ci regala il primo tepore dell'anno. Il pulmino è ancora in moto che gli sportelli si aprono rapidamente, e ne escono fuori una decina di bimbi più veloci di un pesce. Non facciamo a tempo a percorrere i cento metri del vialetto che ci separa dal parcheggio alla casa, che vediamo ognuno di loro con il pallone, oppure sullo skateboard o intento a raccogliere fiori nel prato.
    Un piccolo paradiso per i bimbi, una resurrezione personale, una liberazione da tante tribolazioni, un momento di spensieratezza.
    Per noi è gioia grande vederli così felici, ed è bello condividerlo con voi.
    La stessa gioia che hanno provato le donne ed i discepoli nel vedere Gesù risorto perché in ogni bimbo alloggia il Signore

  14.  

    Addì 18 aprile 2017

    In quel tempo, Maria stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro
    e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
    Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».
    Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.
    Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».
    Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro!
    Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto

    Giovanni 20,11-18

  15.  

    Donna, perché piangi?

    Una mamma disperata

    Cristina aveva due figli, Maicol e Sissy, un marito ubriaco che li picchiava, senza lavoro, una casa fatiscente e sporca. Una delle tante famiglie incapaci di accudire un bambino.
    La scuola fa una segnalazione e parte un procedimento di controllo che porta all'allontanamento in affido dei due fratellini.
    Uno dei milioni di casi di bambini maltrattati.
    Alla madre in lacrime viene chiesto "Donna perché piangi?"
    "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto"
    Si, il mio Signore, perché per una mamma il proprio figlio è come Dio in terra. Non è cattiveria il non accudirlo, è incapacità. Se andiamo a scavare nel suo passato vediamo situazioni in cui ha vissuto anni di grande disagio nella propria famiglia e non ha imparato ad accudire un figlio.
    Non condanniamo queste mamme, aiutiamole pur mettendo in sicurezza e protezione i figli affinché non diventino anche loro genitori abusanti o maltrattanti. Diamo loro una carezza e tutta la nostra comprensione.
    Pensate se un medico vi trattasse male perché avete un tumore e non vi siete curati per tempo: odiereste quel medico e forse non vi lascereste curare da lui

  16.  

    Addì 19 aprile 2017

    In quello stesso giorno, il primo della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.
    Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
    Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
    Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
    Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso.
    Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
    Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
    Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
    Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!
    Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
    E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
    Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
    Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.
    Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
    Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.
    Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».
    E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».
    Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane

    Luca 24,13-35

  17.  

    Non ci ardeva forse il cuore nel petto?

    Bambini sulla strada

    Nel nostro cammino di vita incontriamo tantissime persone, qualcuna ci fa sognare, altre ci fanno stare male, per altre ancora sentiamo un senso di protezione.
    Nella mia vita ho fatto diversi chilometri con tanti bambini: neri, bianchi, olivastri, musulmani, ispanici, asiatici, italiani. Tutti diversi, ma per tutti ho sentito forte l'ardore nel cuore, come quando si incontra una persona speciale, una persona che ti cambia la vita. E tutti loro hanno cambiato la mia vita, l'hanno migliorata, le hanno dato un senso.
    Mi sento come un viandante il cui viaggio un giorno avrà una fine, alla quale però non pensa perché la sua preoccupazione è quella di camminare e di far si che ogni attimo della propria esistenza sia un momento di gioia.
    Ci riesco? No, magari. Purtroppo è difficile gioire in ogni momento, sorridere quando ti arrivano bastonate di ingiustizia, quando devi lottare per un diritto sancito e sottoscritto da più parti, quando uno dei tuoi amici, fratelli, figli e compagni di viaggio ti lascia per prendere un'altra strada.
    Ma ci provo e la forza me la danno loro, i bimbi che ancora non si sono stancanti di me e della mia presenza e delle mie correzioni, di quei bimbi che sono la mia ragione di vita, di quei bimbi che vorrei aiutare a crescere ma che sono i primi ad aiutare me a camminare e migliorare.

  18.  

    Addì 20 aprile 2017

    In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.
    Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
    Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.
    Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
    Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho».
    Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
    Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
    Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
    Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».
    Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
    Di questo voi siete testimoni

    Luca 24,35-48

  19.  

    Nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati

    Una gita al mare

    Ogni sera chiudo l'ufficio e vado a casa dai miei ragazzi.
    Devo confessarlo: non sempre è una gioia.
    Ci sono giorni in cui le avvisaglie di temporale, che puntalmente si rovesciano sulle nostre teste, non danno il desiderio dell'incontro. E' un po' come andare a fare una gita al mare, che di per sé stesso è gioia, ma con le previsioni meteo di forte burrasche, ed il restare a casa al calduccio e al riparo sembra essere la soluzione più facile e più egoistica.
    Così ieri sera, dopo la riunione, avremmo dovuto aprire le buste con le pagelline di tre dei nostri bimbi. L'ultima non era andata molto bene: Marco, terza media con un forte ritardo, con voti buoni ma comportamento negativo e zero voglia di fare; Rolando, prima media, con quasi tutte insufficenze e comportamento estremamente scorretto; Alessandra, seconda media, con un buon atteggiamento, ma con tutti quattro. Un mese e mezzo fa oguno ebbe la sua giusta ramanzina, condita di punizioni e avvertmenti. Immaginetevi quanta voglia avessi di tornare a casa ieri sera con la paura, quasi certezza, di dovermi ulteriormente arrabbiare.
    Apro la prima busta, quella di Marco: voti buoni confermati, anzi ottimi, miglioramento nel comportamento, ma questa era la più facile avendo lui un programma personalizzato ed una forte attenzione degli insegnanti di sostegno.
    Apro la seconda busta, ora cominciano i dolori, ho pensato, quella di Rolando: quasi tutti buoni voti, anche se il comportamento lascia ancora a desiderare. Perplesso però su un giudizio della scuola "A casa non lavora bene". Ma come? Un mese e mezzo fa aveva tutte insufficienze, molte con il quattro, ed oggi tutti voti buoni eccetto un paio di cinque grazie al lavoro che ha fatto a casa, perché Roberta, Carmela, Alessia e gli altri volontari gli sono stati con il fiato sul collo. Ho tirato un respiro di sollievo, ed anche se il comportamento non è buonissimo ho visto, finalmente, che ha imboccato il sentiero giusto. E pur essendo su una strada lunga cento chilometri e lui ha fatto solo il primo, lo ha fatto nella giusta direzione, e ne sono fiero ed orgoglioso.
    Terza busta, me l'ero lasciata per ultima, Alessandra: non credo ai miei occhi. Tutti sei e sette, con un solo cinque in scienze, confermato il buon comportamento e l'attenzione. Vi garantisco che mi sono venute le lacrime agli occhi, anche perché Alessandra è in una brutta fase, quella in cui gli adolescenti vorrebbero tutto e lo vorrebero subito, e lei è una di quelle che se una cosa la vuole "se la prende" calpestando chiunque si frapponga sulla sua strada.
    Ho fatto a tutti loro i miei complimenti e in una gita al mare, che sembrava doversi rovinare per l'imminente temporale, è spuntato un bellissimo sole.
    Ieri sera nell'andare a dormire ho pensato che allora il nostro lavoro, specie quello di Roberta, Carmela, Alessia e gli altri volontari che ogni giorno si sgolano per farli studiare, non è vano e, seppur pian piano, seppur con qualche passo indietro ogni tanto, anche il nostro cammino va avanti.
    Queste sono le soddisfazioni che mi fanno sentire un leone e guardare il futuro con ottimismo con la gioia di camminare tutti insieme

  20.  

    Addì 21 aprile 2017

    In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.
    Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.
    Quando gia era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.
    Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No».
    Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.
    Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «E' il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare.
    Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.
    Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
    Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora».
    Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.
    Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore.
    Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce.
    Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti

    Giovanni 21,1-14

  21.  

    La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci

    Pescatori di uomini

    Siamo stati a vedere uno spettacolo a teatro perché una delle nostre bimbe più grandi ballava con la sua scuola di danza. Lei è stata bravissima ed è stato meraviglioso vedere un'altra delle nostre bimbe estasiata davanti a tante danze. Una bella serata, anche perché bello era il contesto.
    Era uno spettacolo dove si fondevano acqua calda e acqua fredda, olio ed aceto, bianchi e neri, profughi e italiani, ragazzi di colore e candide ragazze. Dove si fondeva il bene ed il male. Dove i racconti dei profughi pieni di angherie si fondevano con quelli della vita serena di un babbo la cui unica preoccupazione era di come tagliare le unghe al suo piccolo. Racconti non solo del viaggio, ma anche del razzismo subito in Italia, di gente che si tappa il naso se un immigrato gli si siede accanto sull'autobus, di una sala d'attesa dove i bambini bianchi passano per primi per la visita calcistica anche se arrivati dopo, delle commesse dei negozi che li trattano diversamente dagli altri clienti anche se sono entrati per comprare. Ma anche racconti di tanta brava gente che con loro interagisce senza vedere nessuna diversità, senza che il colore della pelle faccia la differenza, messaggi mandati solo per chiedere "come stai". Storie di una bella Italia, storie di belle persone, bianche o nere che siano. Un bell'esempio, una bella lezione per i nostri ragazzi e per tutti noi per crescere guardando al prossimo come una persona e non come un immigrato, come ad un essere umano e non come un oggetto da respingere per rimandarlo nella povertà, nella carestia, nella guerra, nelle violenze dello stato che ti uccide se la pensi diversamente.
    Ci viene chiesto di gettare la rete e di tirarla su.
    I pesci sono tanti, tanti gli uomini, le donne, i bambini che vengono soccorsi ogni giorno nei nostri mari, che vengono "pescati" da tutti noi e, per quanto sembri che la rete possa rompersi, per quanto possa apparire difficile recuperare tanti esseri umani dal mare e dar loro dignità, la rete non si rompe e non si romperà mai
    D'altra parte lo disse Gesù duemila anni fa ai suoi discepoli "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete. La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.
    Ed inoltre disse "Vi farò pescatori di uomini" e così sia.

  22.  

    Addì 22 aprile 2017

    Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni.
    Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto.
    Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.
    Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna.
    Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere.
    Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.
    Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura»

    Marco 16,9-15

  23.  

    Non vollero credere

    Cor Do

    Studia altrimenti nella vita non riuscirai a fare niente.
    Comportati con educazione e sensibilità verso il prossimo per essere accettato dagli altri.
    Non imbrogliare perché l'onestà ripaga sempre.
    Quante volte noi genitori diciamo queste cose ai nostri ragazzi, e quante volte vediamo che non ascoltano, sbuffano, o addirittura rispondono male rifiutando questi insegnamenti.
    Perché accade? Perché non credono fino in fondo in noi.
    "Credere" significa "cor dare", dare il cuore, metterlo incondizionatamente nelle mani di qualcuno, lasciare che egli ci guidi. Quando un bambino, un ragazzo, una persona crede veramente in qualcuno, ripone in lui tutta la sua fiducia. Se si trova una buona guida la strada si spiana ed il percorso, seppur difficoltoso, diventa meno pesante da affrontare perché le soluzioni che noi non vediamo le vede la nostra guida. Mi viene sempre l'esempio del cieco che crede in colui che lo prendi per mano al punto anche da correre in una gara oppure andare a sciare.
    Io credo fermamente in Dio e lascio che sia lui a guidarmi per le strade del mondo. Questo non significa non inciampare ma ogni volta che sbaglio mi accorgo che è successo perché non ho seguito le sue indicazioni o perché non le ho capite.
    Ho sempre messo il mio cuore incondizionatamente nelle mani della mia mamma fintanto che il Signore me l'ha lasciata vicina. Spesso, da bravo adolescente, mi sono ribellato ai suoi insegnamenti e alle sue indicazioni, ma ho sempre creduto in lei e, se in un primo momento ho sbuffato o sbattuto una porta, dentro di me sapevo che lei aveva ragione, e tornavo sempre sui miei passi facendo ciò che mia madre mi diceva essere la cosa giusta, anche se cercavo sempre di capire il perché delle cose, ma anche quando non le capivo chinavo il capo perché credevo fermamente in lei. E non mi ha mai tradito. Facendo ciò che lei mi insegnava non ho mai inciampato, e tutti i pericoli che lei mi aveva indicato sono oggi a me chiari e vi pongo molta attenzione nel mio cammino di vita cercando di trasmettere questi insegnamenti ai miei ragazzi od utilizzarli per il loro bene.

  24.  

    Addì 23 aprile 2017

    La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
    Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
    Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi».
    Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo;
    a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
    Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
    Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
    Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
    Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».
    Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
    Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
    Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.
    Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome

    Giovanni 20,19-31

  25.  

    Perché mi hai visto hai creduto

    Il vento, l’aria, l’amore

    Avete mai visto il vento?
    No, semmai avete osservato i suoi effetti
    Riuscite a toccare l’aria che respirate?
    No, ma vivete grazie ad essa
    E l’amore? L’amore è qualcosa che potete fotografare?
    Ovviamente no, ma beneficiate di esso quando vi viene donato
    Crediamo in tantissime cose non già perché le possiamo osservare, ma perché possiamo assaporarne gli effetti, nel bene come nel male
    Però abbiamo difficoltà a credere in Dio
    Non è forse come il vento, che spazza la polvere dalle nostre vite?
    Non è forse ossigeno, presente in noi dal primo alito di vita?
    Non è forse amore, quell’amore che si riceve e che si dona?
    E’ molto più del vento. E’ molto più dell’aria. E’ molto più dell’amore.
    Dio lo possiamo toccare, abbracciare, vedere, baciare perché Dio è nel nostro prossimo
    E’ in colui che salviamo dalle acque impetuose ed in quel figlio che prendiamo tra le braccia appena nato. E’ nel povero cui diamo una moneta o un tozzo di pane, così come nell’amico che ci dona una carezza quando siamo a terra. E’ in ogni bambino che incrociamo per la strada, sia esso un nomade con la mano tesa o vestito con abiti firmati nella piazza antistante casa nostra
    Dio lo vedete, solo che troppo spesso non sapete che sia lui
    Ma non è colpa vostra, magari nessuno ve lo ha mai presentato
    Oggi però non avete più scuse, adesso sapete chi è, adesso lo vedete: guardate i segni sulla sua pelle, le ferite inferte mentre lo torturavano, le ossa sporgenti per il digiuno cui lo hanno sottoposto
    Oggi lo vedete, non potete più non credere in lui

  26.  

    Addì 24 aprile 2017

    C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, un capo dei Giudei.
    Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».
    Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio».
    Gli disse Nicodemo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
    Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
    Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.
    Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto.
    Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito»

    Giovanni 3,1-8

  27.  

    Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito

    Verità innegabili

    Tutti noi nasciamo e tutti noi moriamo. E' innegabile.
    In campagna avevamo un bellissimo castagno. Faceva dei marroni spettacolari, buonissimi.
    Un giorno con i ragazzi di tanti anni fa presi un pollone, un "minialberino" con le radici, che spuntava dal terreno in prossimità del maestoso albero.
    Lo piantammo in un vasino e quando le radici lo avevano ormai colonizzato lo trapiantammo in un vaso più grande e poi nel terreno, desiderosi di avere un altro castagno.
    E così fu. L'albero crebbe e dopo tre anni iniziò a produrre i primi ricci. Eravamo emozionatissimi. In estate non passava giorno che non andassimo a vedere quanto fossero cresciuti. Arrivò l'autunno e i ricci cominciarono a cambiare colore: si apprestavano a schiudersi per omaggiarci del frutto tanto atteso.
    Ma quando si aprirono avemmo un'amara sorpresa: le castagne erano piccolissime.
    Non ci arrendemmo. Durante l'anno curammo quell'alberino come un figlio: concime, potatura, addirittura lucidatura delle foglie, e attesa. Tanta attesa.
    Ed ecco di nuovo l'autunno. Ma anche quell'anno le castagne furono piccole piccole. L'albero stava bene, ma produceva quelle cosine insignificanti, ben lontane dai maestosi marroni del suo mamma-papà.
    Pensammo fosse ancora giovane e per altri due anni curammo ed attendemmo, ma il risultato non cambiò.
    Un giorno, quasi per caso, ne parlai con un contadino nostro amico, il quale mi rivelò che per far crescere grossi marroni da un albero di castagne occorre un folletto magico, un folletto di nome "Innesto".
    Eh si, proprio così. In natura le cose funzionano a questo modo: se tu prendi un pollone, una radice, una talea di un bellissimo albero ciò che nasce è materia grezza, è un albero figlio del "porta innesto", figlio cioè di quell'albero così com'era prima dell'intervento dell'uomo, prima dell'innesto che lo trasformasse da castagno selvatico a produttore di grosse, nutrienti e saporite castagne degne di tale nome.
    Ecco, anche per noi è così.
    Un bambino può avere due genitori stupendi, onesti, altruisti, ma il figlio che nasce dalla loro unione è materia grezza, pur anche bellissimo, che necessità di essere curato, educato, ma nonostante questo ciò che produrrà saranno sempre e solo piccole castagne. Non sarà generoso, onesto, altruista, lavoratore solo perché viene curato, amato, protetto, educato. Ha bisogno di un innesto. Ha bisogno di rinascere, rinascere in spirito. Capire cioè il senso della vita, farlo proprio, prendere autonomamente la propria strada, e solo allora potrà produrre castagne saporite e grosse in grado di sfamare tanta gente, in grado di donare amore e migliorare la vita di molti.
    Lasciatevi innestare, lasciate che i buoni valori prendano possesso della vostra vita tanto da farvi cambiare vita, da farvi prendere un'altra strada.
    Mantenete le vostre radici, che il tronco rimanga pure legato alla sua tradizione di origine, ma i vostri rami, quelli che si stagliano verso il cielo, verso il futuro siano per voi una rinascita.
    A volte è doloroso rinascere, ma lo è anche il parto, solo che non ce ne ricordiamo, ed allora accettiamo questo dolore che porterà una nuova vita dentro di noi

  28.  

    Addì 25 aprile 2017

    In quel tempo Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.»
    Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.
    E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
    Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
    Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.

    Marco 16,15-20

  29.  

    Andate in tutto il mondo

    Tantissime iniziative

    E' un momento magico, pieno di iniziative, tutti ci vogliono, tutti ci cercano.
    25 aprile servizio di aiuto alla marcia podistica di Staffoli (PI)
    25 aprile incontro nella casa di campagna con gruppo di amici sub
    29 aprile uscita in mare con Lega Navale in occasione del Trofeo Accademia Navale
    30 aprile servizio di aiuto alla marcia podistica delle Ville di Marlia (LU)
    6 maggio raccolta alimentare con Soroptimist
    7 maggio uscita in mare per immersioni con gruppo sub Livorno e Pisa e Lega Navale
    2 giugno giornata con i ragazzi di un oratorio di Livorno
    Mese di maggio scatti fotografici per Calendario 2018 con Lega navale e Capitaneria di Porto
    ... ed altre ancora sia in maggio che a giugno in fase organizzativa

    Moltissime proposte ogni giorno e cerchiamo di fare tutto per far fare ai bimbi tantissime esperienze, ma non solo.
    E' molto bello quando partecipiamo ad una qualche iniziativa perché entriamo in contatto con altre persone, con gente con la quale possiamo dialogare e far conoscere il mondo dell'affido, l'abbandono, gli abusi. Possiamo portare le persone a pensare e riflettere, uscendone tutti più ricchi.
    E' un po' come una missione nella missione, un dare aiuto indirettamente a tanti altri bambini che potranno essere aiutati o accolti da chi tocca con mano il problema dell'abbandono.

  30.  

    Addì 26 aprile 2017

    In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
    Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
    Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».
    E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
    Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio»

    Giovanni 3,16-21

  31.  

    Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo

    Complice un ferro da stiro

    "Altro giro, altra corsa, altro regalo"
    Il 25 aprile Paolo, Fabrizio, Raffaele, Paola e tanti altri sono venuti a farci visita.
    Un giorno di allegria, un giorno di "Incontro" tra la nostra famiglia e la loro. Due realtà diverse per natura, caratteri simili ma diversi, loro pisani ... noi livornesi.
    Eppure ogni volta che ci incontriamo è sempre festa, come fosse Natale quando le famiglie si riuniscono attorno ad un tavolo, alzano il gomito, mangiano finché possono, giocano con i bimbi.
    E' bello perché non ci sono giudizi, non ci sono giudici o imputati.
    Molto spesso ci sentiamo come su un palco a dover dare il meglio di noi, a dover indossare una maschera se si è stanchi e nervosi. Si chiama diplomazia, ma è sfibrante doverci vivere nella quotidianità.
    Con i ragazzi del Centro Sub Pisa non è così. Non ci sentiamo giudicati o scannerizzati alla ricerca delle inevitabili imperfezioni che ognuno di noi ha.
    Nel giro di poco è nata una bellissima e sincera amicizia che fa bene al cuore di ciascuno di noi, regalando ai nostri bimbi giornate magiche da conservare nel cuore per quando, ormai adulti, cammineranno con le loro gambe lontani da noi.
    Se da un seme nasce un albero, un tavolo e una famiglia che attorno al tavolo si riunisce, il seme che ha fatto scattare l'amicizia con Paolo, che poi ha trainato tutti gli altri del suo gruppo, è stato un ferro da stiro.
    Si, un ferro da stiro. Qualche mese fa il nostro si ruppe e avevamo bisogno urgentemente di uno nuovo. Ho fatto richiesta a varie aziende, e Paolo mi ha subito risposto che la sua azienda era disposta a regalarcene uno. L'ho invitato a venirci a trovare e, dopo una fugace visita al nostro Mercatino, è venuto a trascorrere una domenica ad Orentano con i suoi amici, e da quel giorno non sono più usciti dai nostri pensieri.

  32.  

    Addì 27 aprile 2017

    In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Colui che viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.
    Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero.
    Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura.
    Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.
    Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui»

    Giovanni 3,31-36

  33.  

    Chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra

    Non capisco?

    Il saggio è colui che sa una cosa sola, quella di non sapere niente, come diceva Socrate
    Purtroppo ci sono tantissime persone che aprono bocca e gli danno fiato, cercando di convicere che ciò che dicono sia scienza infusa, verità assoluta.
    I bambini hanno un periodo che per gli adulti è il primo vero ostacolo nel rapporto con loro: il momento dei perché. Chiedono tutto e ad ogni nostra risposta replicano con la domanda "Perché". Ne siamo spesso infastiditi per non riuscire a trovare una soluzione a tutto o per stanchezza, ma è una loro caratteristica che tutti noi dovremmo avere. Dovremmo infatti continuare a chiederci il perché delle cose. Perché, nonostante ogni sforzo un rapporto finisce con un litigio? Perché l'impegno al massimo porta a sconfitte? Perché coloro che dovrebbero difendere un bambino ne abusano o non lo accudiscono. Perché?
    Smettiamo di farci domande per paura di non avere le risposte, ma è un atteggiamento sbagliato.
    Sant'Agostino diceva che la ragione aiuta la fede e la fede aiuta la ragione.
    Ecco dovremmo fare così: quando vediamo che accade una cosa che non capiamo cerchiamo di scorire il perché accada, ma se non ci riusciamo non diciamo "non deve essere" e facciamo finta che non sia o ci arrabbiamo, bensì accettiamola e facciamoci i conti, che sia un bene o un male. Pian piano, forse, capiremo.
    Così è per chi crede in Dio. Non tutto si può o si potrà capire, ma ciò che non capiamo accogliamolo come un dono.
    Anche la morte di una persona cara può essere un regalo dal cielo, basta solo accettarlo e poi capiremo, ma se così non fosse non facciamocene una malattia perché ciò che è successo fa ormai parte del passato e dobbiamo guardare avanti per non inciampare

  34.  

    Addì 28 aprile 2017

    In quel tempo, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade,
    e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi.
    Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
    Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
    Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
    Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare.
    Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
    Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro:
    «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?».
    Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini.
    Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero.
    E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
    Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
    Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!».
    Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo

    Giovanni 6,1-15

  35.  

    Ma che cos'è questo per tanta gente?

    Smile

    A tutti è noto il miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci, a prescindere che si creda sia stato un miracolo di Dio oppure una favoletta.
    Quello che in molti forse non sanno è che questo evento si verifica ogni giorno.
    Ogni giorno diamo una parola buona, un insegnamento, un sorriso al figlio, all'alunno, al dipendente o al datore di lavoro, oppure semplicemente al passante che incontriamo sul marciapiede.
    Ecco, donando un pezzettino di noi facciamo in modo che quel gesto si trasformi in qualcosa di più perché noi avremo ancora da donare sorrisi, e parimenti chi li riceve sarà ben predisposto a donarne a sua volta.
    Se passassimo la giornata a sorridere al nostro prossimo, alla sera avremmo una città che si sbellica dalla felicità.
    Purtroppo è anche vero il contrario. Se restiamo dinanzi agli altri con il muso o con il nervoso, giustificato o meno, doniamo al nostro prossimo tristezza e inquietudine che purtroppo si propagheranno con grande velocità facendo intristire ed innervosire coloro che incontriamo.
    Ed allora forza, sorridete in modo che ogni giorno si possa ripetere il miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci perché l'amore, il sorriso, l'altruismo, un buon insegnamento si propagano se li divideremo con gli altri

  36.  

    Addì 29 aprile 2017

    In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
    Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
    Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
    Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
    Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
    Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero»

    Matteo 11,25-30

  37.  

    Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli

    Torniamo a scuola

    Dove mandiamo i nostri figli?
    Risposta ovvia: a scuola
    Perché li mandiamo a scuola?
    Per imparare
    Perché proprio a scuola?
    Perché è lì che ci sono le persone che ne sanno più di loro e possono insegnare le varie materie
    E dove andiamo noi per ripassare i valori ed i principi che ci sono stati insegnati?
    E qui subentra l'arroganza di ciascuno di noi
    "Io non devo imparare nulla da nessuno, sono già uomo o donna fatta"
    Grande errore.
    Non avete idea di quante cose si possano imparare dai bambini.
    Hanno un sesto senso per i principi, colgono le sfumature, sono dotati di una sensibilità fuori del comune, si emozionano per le piccole cose, sono solidali con il più debole, aiutano chi sia in difficoltà senza pensare alle conseguenze o alle opportunità.
    Sono loro i veri maestri di vita e tutti noi dovremmo andare a scuola da loro.
    Da anni ormai facciamo con i nostri ragazzi una riunione serale, e molto spesso vengono fuori dialoghi molto profondi, al di là della cultura, al di là del vocabolario o dell'emozione ed è sempre bello ascoltarli ed imparare da loro.

  38.  

    Addì 30 aprile 2017

    In quello stesso giorno, il primo della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.
    Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
    Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
    Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
    Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso.
    Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
    Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
    Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
    Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!
    Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
    E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
    Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
    Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.
    Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
    Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.
    Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».
    E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».
    Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane

    Luca 24,13-35

  39.  

    I loro occhi erano incapaci di riconoscerlo

    Brutto, sudicio e antipatico

    Se vediamo un barbone mal vestito, con la barba incolta, i capelli lunghi e unti, sporco e maleodorante pensiamo agli aspetti negativi, ci teniamo lontani da lui.
    Così accade quando conosciamo una persona che ha un brutto carattere, oppure è antipatica o noiosa: teniamo le distanze.
    Ma così facendo non possiamo conoscerla e non possiamo sapere quanto di positivo ci sia in essa, qualità che magari potremmo imparare ad utilizzare nella vita.
    Talvolta siamo costretti a sorbirci i discorsi o le romanzine di qualcuno, sia esso il datore di lavoro oppure un insegnante, ma sono chiacchiere che ci entrano da un orecchio per uscire dall'altro tanto siamo immersi nei nostri problemi oppure perché ci importa solo di ascoltare noi stessi e non gli altri.
    Ma anche in questo modo non potremo conoscere quelle persone, il loro intimo sentimento, perdendo la possibilità di crescere e di gioire
    Dovremmo imparare ad ascoltare con il cuore, piuttosto che sentire, tutti coloro che incontriamo e non solo chi è di bella presenza oppure simpatico e gentile, perché chiunque può mascherare la vera identità e celare un cuore d'oro sotto una coltre di sudicio e antipatia

  40.  

    Addì 1 maggio 2017

    Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, notò che c'era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti.
    Altre barche erano giunte nel frattempo da Tiberìade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie.
    Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù.
    Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
    Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.
    Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
    Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».
    Gesù rispose: «Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato»

    Giovanni 6,22-29

  41.  

    Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?

    Uno, due ... settecento

    Dietro ad ogni numero ci sono nomi, storie, esperienze, sentimenti, genitori, amici, fotografie.
    Settecento sono i bambini che abbiamo accolto, abbracciato, accudito, amato e poi salutato.
    Non sono numeri, sono Christian, Jennifer, Serena, Paola, Fabio, Francesco, Ilaria, Lucia, Maria, Michele, Yuri, Sabino, Adua, Valeria, Eleni, Rebeka, Kristine, Sendy, Flavio, Ugo, Luciano, Margherita.
    A volte mi domando cosa dobbiamo fare noi per aiutare questi bambini? Cosa possiamo fare di più del dar loro la nostra vita, perché spesso, troppo spesso, sembra che questo non basti.
    Il nostro amore non ha limiti, ma ogni storia i limiti li ha, e sovente dobbiamo fare i conti con la sofferenza loro, nostra, dei genitori. Sembra che qualunque cosa facciamo non sia mai decisiva.
    Lo sappiamo, siamo consapevoli che il nostro scopo sia far loro intravedere una possibile realtà che sia differente da quella vissuta sino all'incontro con noi, ma le separazioni fanno soffrire perché non è un faldone che si chiude, ma è Sirio oppure Antonio, o magari Katrina che si allontanano dalla vista, dalla quotidianità. E' a loro, non ad un faldone, che sarà impossibile dare un abbraccio o un bacio.
    Domande, tante domande, ma la risposta è sempre la stessa: dobbiamo andare avanti, dobbiamo continuare ad amarli e proteggerli perché per uno che prende un'altra strada, ce ne sono dieci o venti, ognuno con il suo nome, il suo cuore, le sue necessità da accudire giorno dopo giorno.

  42.  

    Addì 2 maggio 2017

    In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?
    I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».
    Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
    Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
    Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete»

    Giovanni 6,30-35

  43.  

    Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti?

    Ti piacciono i pomodori?

    Ilaria mangia i pomodori che ti fanno bene
    No, non li voglio, non mi piacciono
    Dai Ilaria mangiali che sono buoni
    Nooo, non mi piacciono
    Ma li hai mai assaggiati?
    No, ma non mi piacciono

    Noi facciamo così. Quando vediamo qualcosa che ci piace la vogliamo, la pretendiamo senza magari accorgerci che non è una necessità, ma un desiderio nato dall'imitazione degli altri o dalla pubblicità
    Mentre invece tutto ciò che alla vista non ci piace lo rifiutiamo.
    Vale per un fidanzato o fidanzata, chi si avvicinerebbe ad un ragazzo o una ragazza brutti?
    Vale per un rimprovero da parte di chi ci educa, chi ringrazia per l'insegnamento ricevuto?
    Vale per la materia che non ci piace, chi si applica con maggior forza per capirla meglio?
    Vale nel lavoro che siamo costretti a fare solo per arrivare in fondo al mese
    Eppure tantissime cose appaiono brutte ad una prima occhiata, ma sono stupende se proviamo ad esaminarle meglio.
    Prendete l'affido, da più parti criticato e disprezzato, eppure è la strada per aiutare tanti bambini e condividere con loro la gioia di una crescita. Certo, ci sono dolori e sofferenze da sopportare, ma le soddisfazioni sono molte di più e la gioia di poter dare un'alternativa a tanti bambini è impagabile

  44.  

    Addì 3 maggio 2017

    In quel tempo, Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
    Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
    Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
    Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?
    Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere.
    Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
    In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre».
    Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio.
    Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò»

    Giovanni 14,6-14

  45.  

    Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò

    Grazie Papà, grazie Mamma

    Se un bimbo mi chiede "Mi porti in barca a vela" non sono io a portarcelo, ma mi organizzo per trovare chi possa esaudire il suo desiderio.
    Vale anche per le necessità o i bisogni inespressi. Ad esempio con lo studio noi provvediamo a mandarli a scuola, ma sono i professori a dare loro nozioni per crescere culturalmente ed intellettivamente.
    Dobbiamo quindi metterci in quest'ottica: da un lato possiamo chiedere, ma non aspettarci una risposta diretta dalla vita; dall'altro dobbiamo imparare a dare indirettamente e restare anche nell'ombra se necessario.
    Quando vedo i bambini felici per essere stati in barca, o aver fatto un'esperienza di sub o essere stati ospitati in qualche albergo sono contentissimo, anche se alla fine vedono in noi quelli che mettono regole e danno limiti, mentre guardano a coloro che materialmente offrono la loro disponibilità come a dei santi con i quali magari sarebbe bello andare anche a vivere.
    Le belle esperienze sono una cosa, mentre la quotidianità è tutt'altro affare.
    Il vero amore è quello di vedere le persone amate felici, anche se non siamo noi a renderle tali o siano altri con il nostro permesso.
    Non siate gelosi se qualcuno ama i vostri figli perché i bambini, una volta raggiunta una certa maturità, capiranno che tutto quello che hanno avuto da altri è stato possibile solo perché voi lo avete chiesto, voluto, accettato, incentivato. Ed un giorno, quando capiranno, vi ringrazieranno.
    Vale questo anche con la fede. Quante volte osanniamo l'uomo perché ci ha dato ciò di cui avevamo bisogno, ma ogni azione è voluto da Dio.
    Pensate all'incontro con l'amore della vostra vita, bastava girare a destra anziché a sinistra per non incontrarlo.
    Un giorno ciascuno di noi sarà abbastanza maturo da capire che il bene che abbiamo ricevuto ci è venuto da Dio, seppur attraverso altri uomini. E quel giorno ciascuno di noi ringrazierà Dio.

  46.  

    Addì 4 maggio 2017

    In quel tempo, Gesù disse alle folle: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
    Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
    Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.
    In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
    Io sono il pane della vita.
    I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
    Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»

    Giovanni 6,44-51

  47.  

    E tutti saranno ammaestrati da Dio

    Raccogliamo fiori nei campi

    Giovanna, credente in Dio, aveva sposato Arturo ateo convinto.
    Sin da ragazzina Giovanna aveva l'abitudine di portare ogni giorno dei fiori raccolti nei campi ai piedi di una statua della Madonna, all'interno di una grotta nei pressi della sua casa.
    Arturo da fidanzato andava con lei perché sapeva che a Giovanna faceva piacere, e da sposato ha continuato ad aiutare Giovanna a raccogliere fiori, pur restando fuori della grotta.
    I due invecchiano ed un giorno Giovanna muore ed Arturo continua a portare fiori.
    Preoccupata per la sorte del marito chiede a Dio cosa ne sarà di lui, che per tutta la vita è stato ateo convinto.
    Ma Dio la rassicura dicendole "Tuo marito è sempre venuto con te a scegliere i fiori più belli da portare alla Madonna, basta questo per assicurarle il Paradiso".

    Dio chiede a tutti noi, credenti o atei, di amare il nostro prossimo, di ammaestrare con buoni principi i più piccoli, e se noi porteremo fiori al suo altare, se ameremo cioè coloro che incontreremo portandolo su strade migliori con valori sani, avremo la sua approvazione ed il suo perdono per tutti i nostri peccati e la vita eterna, anche se lo avessimo rifiutato per tutta la vita.

  48.  

    Addì 5 maggio 2017

    In quel tempo, i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
    Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
    Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
    Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
    Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
    Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
    Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
    Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao

    Giovanni 6,52-59

  49.  

    Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui

    Non ti sopporto più

    Quando si può dire che una relazione è vera, piena, totale?
    Francesco litigava spesso con suo padre: stesso carattere per certi versi, opposti in altre situazioni. Si volevano bene? Non so dirvelo. Il padre a modo suo certamente si, Francesco non è dato di saperlo.
    Come accade nella maggior parte dei casi, il papà muore di vecchiaia, e la prima sensazione di Francesco è un senso di benessere, una liberazione da tanti scontri verbali nati per futili motivi, ma alla cui base c'erano principi e modi di vita mai capiti l'uno nei confronti dell'altro.
    Passa il tempo e Francesco si calma. Non gli manca il padre perché quando pensa a lui gli vengono a mente le tantissime discussioni, ma si accorge con il tempo che il loro rapporto era comunque completo, anche se non bello, perché fanno ormai parte di lui aspetti forti del carattere del babbo.
    Colpa o merito del dna certamente, ma anche un rapporto nel quale i lati positivi sono stati assimilati. Un po' come quando in una fornace vengono gettati pezzi di ferro ammantati di plastica, stoffa ed altri materiali. Il ferro brucia, si fonde ed è una sofferenza, strepita ed urla, ma alla fine ciò che rimane è ferro puro, ripulito da tutte le sue imperfezioni e difetti.
    Ecco, così accade nei rapporti veri: si può anche litigare, ma alla fine quello che resta è ciò che di positivo ti viene trasmesso. Questo è fare comunione, anche senza accorgersene, anche in mezzo a tanti momenti di sofferenza e tristezza.
    Nel Vangelo si legge "Colui che mangia di me vivrà per me"
    Se noi siamo in comunione con Dio possiamo arrivare anche a litigarci, a non condividere o non capire le sue azioni, ma ogni volta che ci guarderemo allo specchio lo vedremo sempre perché dimorerà in noi, alla pari di come crescendo vediamo in noi i nostri genitori

  50.  

    Addì 6 maggio 2017

    In quel tempo, molti tra i discepoli di Gesù, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?».
    Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza?
    E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima?
    E' lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita.
    Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.
    E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».
    Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
    Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?».
    Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna;
    noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio»

    Giovanni 6,60-69