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  1.  

    Hanno Mosè e i Profeti, ascoltino loro

    Servizio militare obbligatorio

    Un rumeno si è introdotto in una casa per rubare.
    Un giovane italiano ha violentato una ragazza.
    Un imprenditore ha usato la politica e i soldi dello stato come fossero suoi arricchendosi.
    Un ricco è morto con milioni in cassaforte.
    Qual'è il filo conduttore? Cosa lega tutte queste vicende, di cui sentiamo parlare quotidianamente, tra loro?
    Certamente un comportamento non corretto, contrario alle regole, alla morale, all'etica.
    Questo è ovvio, ma c'è dell'altro, cosa?
    Innanzitutto una scelta di fare o non fare.
    Ma prima della scelta?
    Prima di essa c'è quello che queste persone, quello che tutti noi, abbiamo imparato.
    E prima ancora?
    Prima del seme c'è sempre un albero, quindi c'è qualcuno che dal giorno in cui siamo nati ci ha dato insegnamenti.
    Essi possono essere pochi o tanti, buoni o cattivi esempi, appresi in famiglia o dall'esterno, nello sport o nella scuola, dalla tv o dai giornali, ma sempre e comunque alla base di una scelta c'è un tipo di educazione che abbiamo ricevuto comprendente vari aspetti dalla morale all'onestà, dalla misericordia al menefreghismo.
    Ed ecco il punto: i bambini.
    Dobbiamo educarli ogni giorno, dal momento in cui nascono dando loro grandi sorrisi, fino al giorno in cui chiuderemo gli occhi perchè è un nostro dovere di genitori, insegnanti, educatori, politici, allenatori, sacerdoti. Un nostro dovere di adulti.
    Mi fanno rabbia coloro che puntano il dito sulle persone: quello è un delinquente, quello è un corrotto, quello è un assassino.
    Certo, non fanno bene ad uccidere, rubare, stuprare, ma ci siamo mai domandati cosa gli adulti hanno fatto per loro quando erano ragazzi? Cosa facciamo noi adulti oggi per i nostri giovani?
    Qualche giorno fa ero presso un meccanico per riparare il motore dlela nostra barchetta, ha l'officina su un moletto sul mare e lì c'erano centinaia di ragazzi tra i 14 ed i 20 e passa anni a prendere il sole, giocare, fumare. Ottimo, ma tutto il pomeriggio? Sono stato lì dalle 14:00 alle 19:00 e qualcuno è andato via, ma è passato alla baracchina a giocare, ridere, bere e fumare. E tutti i giorni è così.
    Io mi domando spesso cosa faccio per i ragazzi e, pur vivendo a stretto contatto con molti di loro, noto ogni sera che avrei potuto fare di più e fare meglio.
    Sarà difficile che ragazzi senza educazione possano crescere onesti, equilibrati, rispettosi del prossimo.
    In quest'ottica ieri ho letto una notizia che mi era stata segnalata da Viola, una delle nostre bimbe: dal 2018 torna il servizio militare obbligatorio.
    Non è tanto la notizia a rendermi soddisfatto, quanto la motivazione addotta dal Ministro della difesa Scalà in conferenza stampa: "Guardatevi attorno, il massimo della preoccupazione dei giovani di oggi è quello di prendere il maggior numero di Mi Piace sui social network, non pensano più ai veri valori ai quali eravamo legati noi da giovani: la disciplina, la famiglia e l’educazione".
    Non so se la leva militare sarà un buon metodo per formare i ragazzi, ma certamente qualcuno vede un nesso tra un comportamento non proprio esaltante di moltissimi giovani e l'educazione, la disciplina, la formazione, la responsabilizzazione.
    Giovani che prenderanno novecento euro al mese per sedici mesi e tali soldi verranno loro dati solo a fine periodo, cose che vedo come stimoli per accogliere un qualcosa che a molti non andrà giù.
    Ma a chi piace andare dal dentista? E' pur tuttavia necessario e ad oggi ciò che è veramente necessario è dare un'educazione diversa ai ragazzi che sono privi, in moltissimi casi, di valori, e lo Stato deve fare la sua parte.
    Sarà un bene o sarà un male lo sapremo solo in futuro, ad oggi mi pare un buon tentativo per formare la coscienza di molti, mamme comprese un po' tanto protettive con i propri figli, pronte a scusare fin troppo le debolezze o le "marachelle" dei propri pargoli.
    Peccato non abbiano pensato ad estendere la cosa anche alle ragazze nell'ottica della parità di diritti e doveri, visto che oggi, purtroppo, anche molte signorine hanno comportamenti agressivi e maleducati.

  2.  

    Addì 17 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò.
    Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.
    Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono.
    Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.
    Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!
    Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità.
    E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero.
    Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?».
    Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
    E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?
    Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare»
    Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo.
    Ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta

    Matteo 21,33-43.45-46

  3.  

    Venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità

    1 x 2

    Quando in televisione portano alla luce fatti di sangue spesso c'è dietro un motivo economico.
    Quante volte vengono uccise delle persone per impossessarsi della loro eredità, ma poi gli assassini vengono scoperti e messi in galera dove non possono godere dei soldi che hanno ereditato.
    Ed allora come mai la gente continua ad uccidere se poi viene scoperta?
    Potremmo porci la stessa domanda.
    Come mai continuiamo a sbagliare anche se sappiamo che saremo scoperti e puniti, o quantomeno brontolati?
    E' l'impulso che parla, l'impulso che non ci vuole bene, l'impulso che deve alimentare sé stesso con le nostre cattive azioni.
    Una vocina dentro di noi ci dice "Fallo, tanto questa volta non ti scopriranno. Fallo perché è giusto vendicarsi, è giusto farsi valere, è giusto che tu abbia quei soldi"
    E noi, scemi, diamo retta a quella vocina, la quale sghignazza felice al momento in cui veniamo scoperti e redarguiti: Vocina 1 - Noi 0 ... DUE sulla schedina della vita.
    Accidenti abbiamo perso, ha fatto un punto.
    Non è sempre facile resistere, ma quando cediamo alla tentazione, quando alziamo le mani per farci una ragione, quando minacciamo o rubiamo o ammazziamo dovremmo subito esser pronti a dire "Scusa ho sbagiato", ed allora si, la vocina avrebbe segnato un punto, ma anche voi avreste ottenuto un merito per aver subito capito il vostro errore ed aver chiesto scusa: Vocina 1 - Noi 1 ... ICS
    Che bello quando resistiamo, che bello quando la vocina ci dice di fare qualcosa e noi le rispondiamo "Stai zitta cretina": Vocina 0 - Noi 1 ... UNO sulla nostra schedina, vittoria in casa perché la nostra vita ci appartiene, non lasciamo che la vocina, opite indesiderato, detti legge in casa nostra.
    Tanto più taciteremo il nostro impulso, tanto più flebile diventerà la vocina e la sentiremo sempre meno, fino al punto da non sentirla più.
    Diceva Madre Teresa "Non è bravo chi resiste alle tentazioni, ma è bravo colui che non le ha".
    Ce la possiamo fare, possiamo non dargli retta e addirittura possiamo farlo tacere, basta volerlo, allenarsi, ascoltare i consigli dati con amore.

  4.  

    Addì 18 marzo 2017

    In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
    I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
    Allora egli disse loro questa parabola: Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.
    Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze.
    Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
    Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
    Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci.
    Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
    Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
    Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni.
    Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
    Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
    Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi.
    Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
    Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò.
    Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.
    Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo.
    Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici.
    Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
    Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»

    Luca 15,1-3.11-32

  5.  

    Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te

    Figli del mondo

    La favoletta, o parabola che dir si voglia, del figliol prodigo la conoscono tutti, cristiani e non: un figlio si ribella al padre, prende la sua parte di eredità e se ne va di casa; tutte le sue sicumere svaniscono dinanzi alle prime difficoltà, e l'unico porto sicuro dove ripararsi è la casa del padre riconoscendo i propri errori.
    In molti casi, specie nel periodo dell'adolescenza, si verificano allontanamenti dei figli dai genitori. Talvolta fisici, ma la maggior parte delle volte chiudendosi in un proprio mondo tenendo fuori la famiglia.
    Ma non è di questo che oggi voglio riflettere con voi.
    Lasciando perdere il discorso religioso per il quale nella vita l'unico ristoro, anche dopo una vita di gozzoviglie, è andare da Dio e dirgli "Perdonami, ho sbagliato tutto" vorrei vedere questa parabola da un altro punto di vista, più generico.
    Chi è il padre? Abbiamo visto che può essere il papà di una famiglia oppure Dio. Ma potrebbe essere anche il "Noi" inteso come comunità, come nazione, come mondo intero, tu ed io.
    Chi è il figlio che si allontana? Ovviamente il figlio di una famiglia o colui che vive una vita senza Dio. Ma potrebbe anche essere rappresentanto da tutti coloro che sono fuori dalle regole, che vivono ai margini della nostra società, che stuprano, uccidono, rubano. Sono figli del mondo, come ciascuno di noi, che hanno deciso di prendere una strada più facile, una strada di divertimento e dissolutezza.
    Qualcuno di loro chiede perdono per le proprie malefatte, si pente del male causato e "Noi" dovremmo essere "Padre" che accoglie e perdona, invece spesso siamo i fratelli maggiori che non ammettono la possibilità di perdonare il proprio fratello per gli errori compiuti.
    Se perdoniamo salviamo delle persone, se perdoniamo portiamo chi era fuori dalle regole in seno alla famiglia "Noi". Se siamo chiusi all'accoglienza condanniamo senza appello chi ha sbagliato e creiamo ancor più divario perché un figlio rifiutato non può far altro che continuare a vivere nell'ombra e nella delinquenza, insegnando ai suoi figli a fare altrettanto.
    Accogliamo il prossimo, così come noi stessi vorremmo essere accolti quando ci allontaniamo dalla retta via.

  6.  

    Addì 19 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.
    Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere».
    I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi.
    Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.
    Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
    Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva?
    Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?».
    Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».
    «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
    Le disse: «Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui».
    Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
    Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta.
    I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
    Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.
    Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.
    Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori.
    Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».
    Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa».
    Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
    In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?».
    La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente:
    «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?».
    Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
    Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia».
    Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete».
    E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?».
    Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.
    Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che gia biondeggiano per la mietitura.
    E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete.
    Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete.
    Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
    Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».
    E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.
    Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»

    Giovanni 4,5-42

  7.  

    Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete

    Paura della morte? Io no

    Chi ci vuole bene spesso si preoccupa per noi. E' giusto, è bello, ma un difetto abbastanza comune è pensare di sapere di cosa l'altro abbia bisogno tenendo presente noi stessi.
    Se ad esempio facciamo un regalo ad una persona riflettiamo su ciò che gli necessita, ma la scelta si basa sui nostri gusti e non su quelli di chi riceve il regalo.
    Dovremmo a volte cercare di capire di più, leggere i messaggi che l'altro ci invia e andare al di là dell'apparenza.
    Non sempre ad un viso triste e imbronciato corrisponde una persona malinconica incapace di ridere.
    Non sempre ad un viso allegro e pieno di vitalità corrisponde una persona senza problemi.
    Eppure, anche se lo sappiamo, continuiamo a rispondere minuto per minuto: se è allegro e ci risponde male non capiamo, o non vogliamo capire, che la sua allegria è uno sforzo per non crollare ed il momento di nervoso è una valvola di sfogo, e di conseguenza rispondiamo male e ci impermalosiamo.
    Ma la vita purtroppo è fatta di apparenze, e la gente, persino i tuoi cari, ti vogliono vedere sempre sorridente perché sono loro a non voler soffrire. Così metti una maschera - mica si può sempre stare con il muso - e finché ce la fai sorridi, poi quando proprio non ce la fai più, ti isoli per leccarti da solo le ferite.
    La cosa buffa è che spesso provi ad aprirti, a dire una mezza cosa, ma se al tuo interlocutore fa male parlare di un certo argomento, come potrebbe essere la morte, si allontana da te, fa finta di non sentire o di non aver capito, mette la testa sotto la sabbia.
    Così capitava alla mia mamma.
    Lei voleva parlare di morte, sapeva che entro pochi mesi la sua vita terrena sarebbe finita. Aveva bisogno di parlarne, ma non c'era nessuno ad ascoltarla. Non mio padre, non io, non sua cugina. Nessuno perché lei era sempre stata l'anima della festa, lo spirito libero, la guerriera indomabile e nessuno voleva ammettere che un tumore stesse vincendo, nessuno voleva accettare che se ne stava per andare. E così la mia mamma, pur contornata da un numero incredibile di persone, è morta sola, sola senza poter dire le sue pene, le sue preoccupazioni, senza poter dare raccomandazioni per il futuro ai suoi cari.
    Ma questo è ciò che è avvenuto a Gesù: parlava della sua passione, della morte, della resurrezione, ma nessuno lo ascoltava, non già per cattiveria, ma per il tanto amore che non permetteva ai suoi discepoli di accettare l'idea di perderlo.
    Quando qualcuno vuole parlare con voi di morte o di altre cose brutte della vita, anche se la cosa vi fa stare male, ascoltatelo, forse ne ha bisogno e se anche non potrete fare nulla per aiutarlo, forse gli avrete donato un sorriso, magari l'ultimo sorriso prima di vedere il volto sfolgorante di Dio.

  8.  

    Addì 20 marzo 2017

    Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.
    Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
    Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
    Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
    Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
    Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore.

    Matteo 1,16.18-21.24a

  9.  

    Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo

    Chi ti ha generato?

    La natura ha un suo equilibrio ed ogni cosa generata ha una sua funzione, anche se noi non la comprendiamo, anche se certi elementi ci danno fastidio. Pensate ai maremoti, alle alluvioni, ai deserti. Ogni elemento trova nel nostro mondo una sua collocazione, ed allora perché non dovrebbe essere così anche per le persone? Quante volte abbiamo detto o pensato che se certa gente non esistesse o sparisse staremmo meglio? Questa è arroganza, vuol dire saperne più della natura, più di Dio, perché ognuno di noi ho una sua funzione nella vita, e dobbiamo rispettare questo ordine delle cose. Se riuscissimo a riflettere su questo riusciremmo ad accogliere chiunque, così come vorremmo essere accolti noi da ciascuno.
    Provate a pensare a qualcosa che avete sempre considerato negativo, cercate di trovarci un qualche aspetto buono. A me viene da pensare ad un terremoto. Certo, è distruzione e morte, ma è anche rinascita, riscoprire i valori della solidarietà, ritrovare in sé stessi la capacità di ricominciare. Non auguro a nessuno un evento del genere, ma quando questo si verifica bisogna trovare un appiglio positivo per andare avanti.
    Tutto ciò mi fa pensare anche ad un'altra cosa. Se, come pensano gli amici atei, la vita a nostra disposizione fosse solo quella terrena, tante cose non avrebbero senso, ma se diamo una chiave di lettura più ampia, se guardiamo a un "dopo la morte" come una seconda ed eterna vita, dove questa terrena sia una preparazione ad essa, molte cose ci sarebbero chiare. Potremmo capire il perché della morte di un bambino, ad esempio.
    Anche l'uomo che si comporta male ha una sua funzione positiva, quella di dare agli altri la possibilità di perdonare, di aiutare quest'uomo a non sbagliare più, di stargli vicino anche se compie opere cattive perché nostro fratello, in quanto generato dalla stessa terra che ha generato noi, dallo stesso Dio.

  10.  

    Addì 21 marzo 2017

    In quel tempo Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».
    E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
    A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.
    Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.
    Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito.
    Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa.
    Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.
    Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!
    Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito.
    Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
    Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto.
    Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato.
    Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?
    E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.
    Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

    Matteo 18,21-35

  11.  

    Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette

    Ti voglio, anzi no, ti devo aiutare

    Ognuno di noi ha le sue colpe. E' impensabile per una persona non aver sbagliato mai. Ci sono errori grandi ed errori piccoli, quelli che causano sofferenze al prossimo e quelli che hanno conseguenze solo per chi li mette in atto. Una cosa certa è che ciascuno è in debito verso gli altri. Se pensiamo il contrario siamo ipocriti perché diamo per scontato che tutto quello che abbiamo ricevuto ci fosse dovuto: una famiglia, i genitori, la salute, un marito o una moglie, i figli, la bellezza della natura, il buon cibo. Siamo sicuramente in debito verso il mondo, verso il nostro prossimo. Se abbiamo sbagliato e non possiamo rimediare nei confronti della persona alla quale abbiamo fatto un torto, possiamo perlomeno donare qualcosa di positivo a coloro che incontriamo sul nostro cammino.
    Ad un signore cinese, emigrato negli Stati Uniti, gli era stata data fiducia dopo qualche problema con la giustizia e, grazie ad una persona che aveva creduto in lui, è riuscito a risollevarsi e ad uscire da una brutta strada aprendo una lavanderia che gli permetteva di vivere.
    Un giorno decise che fosse arrivato il momento di ricambiare ed appese un cartello fuori della porta del suo negozio con la scritta "Se sei un disoccupato ed hai bisogno di un abito pulito per un colloquio di lavoro, qui te lo laviamo gratuitamente"
    Sono questi esempi positivi a doverci stimolare a fare del bene, specie quando siamo stati più fortunati di altri nella vita.
    Questo è lo spirito anche dell'affido. Chiunque abbia avuto un'infanzia senza problemi dovrebbe avvicinarsi a quei bambini che per colpe non loro non stanno vivendo bene i loro primi anni di vita.

  12.  

    Addì 22 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
    In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
    Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli»

    Matteo 5,17-19

  13.  

    Sarà considerato grande nel regno dei cieli

    Chi è il migliore?

    Avete mai provato a mettere dei bambini in competizione tra loro?
    In qualsiasi cosa devono eccellere.
    Ho insegnato le regioni, le tabelline, i vocaboli di lingue straniere e molto altro ancora ai miei ragazzi proprio con dei giochi che li mettessero in gara uno contro l'altro.
    Non c'è bisogno di premi, che comunque aiutano, per vederli impegnare, basta poter salire sul primo gradino del podio, essere considertai grandi agli occhi degli altri, ma sopratutto agli occhi degli adulti che loro stimano. Non c'è competizione nella quale non si cimenterebbero, persino il gioco del silenzio.
    E da grandi? Le cose non cambiano di molto, ma ognuno prende strade diverse.
    C'è chi si sente un fallito, si demoralizza e smette di combattere lasciandosi andare ai bordi dei marciapiedi.
    Altri vogliono primeggiare a tutti i costi, essere osannati, apparire in televisione, avere sempre più denaro, più donne, la macchina migliore e farebbero di tutto per salire di un gradino, persino rubare nelle tasche dei poveri, magari per ritrovarsi un giorno in prigione.
    Una buona parte rivaleggia con il prossimo dandosi delle regole e dei limiti. Pensate cosa avviene tra le donne quando escono la sera in gruppo, fanno a gara a chi è vestita meglio, più osservata, più curata nei dettagli. Oppure nel lavoro quanti impiegati tentano di svolgere al meglio le proprie mansioni pur di avere un complimento dal proprio capo.
    Infine taluni vogliono piacere a Dio, primeggiare ai suoi occhi, ma in una strana competizione nella quale si può stare tutti sul gradino più alto del podio, perché per Dio non c'è uno migliore di un altro, ma solo grandi donne e grandi uomini capaci di fare la sua volontà primeggiando in umiltà, bontà, solidarietà, pazienza, carità, misericordia.
    Un po' come avviene quando vince una squadra, perché noi, tutti noi, siamo un team che, coeso, può vincere la battaglia contro la povertà, l'abbandono, la violenza.
    Voi a quale gruppo volete appartenere?

  14.  

    Addì 23 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate.
    Ma alcuni dissero: «E' in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».
    Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
    Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra.
    Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl.
    Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici.
    Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.
    Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro.
    Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.
    Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde

    Luca 11,14-23

  15.  

    Gesù stava scacciando un demonio che era muto

    Indifferenza

    Siamo portati a pensare che la cattiveria si annidi nelle azioni e nelle parole: rapine, omicidi, stupri, bullismo, offese, bugie. E certamente in tutti questi atti c'è il male. Ma c'è una negatività spesso nascosta, un sottobosco vivo e silenzioso, molto abile nel muoversi senza farsi vedere, è l'indifferenza. Colui che delinque lo vedi e puoi cercare di combatterlo, ma la cattiveria che si radica nell'uomo e lo porta a restare indifferente dinanzi alle pene del prossimo è un male oscuro con il quale dobbiamo fare i conti quotidianamente, un male certamente da estirpare. Noi per primi dobbiamo essere solidali con coloro che hanno bisogno del nostro aiuto, noi per primi dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi ad essere empatici mettendosi nei panni di coloro che soffrono facendosi carico delle loro pene.
    Vi è mai capitato di avere una sofferenza e non avere nessuno che si interessi a voi? Ecco, se questo vi è successo, se questo vi ha fatto male, pensate alle persone che soffrono ed avvicinatevi a loro con amore, pazienza e solidarietà.

  16.  

    Addì 24 marzo 2017

    In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
    Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
    E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi».
    Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
    Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo

    Marco 12,28b-34

  17.  

    Nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo

    Come mai succede?

    Spesso interroghiamo Dio in maniera polemica, quasi per metterlo in difficoltà per vedere cosa ci risponde dinanzi ai fatti della vita. Come mai hai lasciato che un bambino appena nato morisse? Come mai non hai fermato la mano omicida di quel terrorista? Come mai è morta la ragazza ventunenne per mano del suo ex fidanzato? Come è potuto accadere che quella persona così brava, così dolce, così così utile alla società si ammalasse di un male incurabile?
    Il Signore attraverso gli episodi della vita ci dà delle risposte, ma noi siamo in grado di accettarle?
    Paragono spesso il nostro rapporto con Dio come quello tra un adolescente ed i propri genitori.
    Posso uscire stasera? No, non puoi perché devi finire di studiare.
    Quanti ragazzi capiscono che il loro bene sia quello di crearsi delle basi solide per costruire la propria vita? Quanti invece si arrabbieranno con i genitori perché gli è stato opposto un rifiuto?
    Le risposte ai mali della vita possono essere molteplici e non le ho certo io, ma Dio ci fornisce delle chiavi di lettura da inserire di volta in volta nelle variabili al poso di quei puntini che non capiamo e ci lasciano sbigottiti.
    Ci sono sempre due modi per reagire al male, da un lato si può inveire, arrabbiarsi, rispondere con altro male, oppure possiamo rispondere con il bene, con l'amore, e pur opponendosi con fermezza alla mano omicida, possiamo iniziare a lavorare per creare una cultura di pace e di amore.
    Se l'adolescente, dinanzi ad un rifiuto si arrabbiasse, ne nascerebbe una guerra, come spesso avviene, che porterebbe solo a tanti litigi e alla fine ad un muro contro muro.
    Se invece dinanzi ad un no il ragazzo cercasse di capire le vere motivazioni accettando comunque il volere dei suoi genitori e, pur contrariato e dispiaciuto, voltasse pagina con amore si creerebbe armonia in famiglia e vivere risulterebbe più facile e più bello.
    Davanti ai maltrattamenti dei bambini da parte dei propri genitori possiamo inveire contro di loro, oppure capire che questi adulti non sono stati amati quando erano bambini e accogliere i loro figli significa evitare che in seguito ci siano altri bambini maltrattati

  18.  

    Addì 25 marzo 2017

    In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
    Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
    A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
    L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
    Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
    Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
    Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
    Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
    Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
    Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
    E l'angelo partì da lei

    Luca 1,26-38

  19.  

    Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto (25 marzo 2017)

    Eccomi

    Vi è mai capitato, da giovani, di avere ben chiare le vostre scelte di vita, il tipo di studio, famiglia, lavoro che volete perseguire, ma poi di andare in discoteca, ad una conferenza, in vacanza e incontrare una persona che vi cambia la vostra visione del mondo. I più pazzi mollano tutto e seguono la nuova idea, i riflessivi ci pensano e cercano di capire meglio e nel giro di poco scelgono, altri sono invece troppo paurosi anche solo per pensare ad un cambiamento radicale della propria esistenza.
    Solitamente chi prende la strada nuova, anche a distanza di tempo, non ha rimorsi, ma chi sceglie la via tranquilla senza averci riflettuto continuerà, nel suo intimo, a pensare a quell'incontro, a quel treno sul quale non è mai salito, al futuro che lo avrebbe atteso.
    La vita (io dico Dio) bussa più volte alla vostra porta, anche se in un primo impulso dite di no.
    Una mia amica era fidanzata da tantissimi anni con un ragazzo, ma poco prima delle nozze si sono lasciati, lei ha conosciuto un altro e nel giro di tre mesi si è sposata con lui. Tutti noi a pensare alla fine che poteva fare un rapporto nato in quel modo, ma a distanza di tantissimi anni stanno ancora insieme con due bravissimi ragazzi adottati. Dall'esterno non si possono capire certe scelte, ma evidentemente chi riceve "la chiamata" capisce molto meglio degli altri perché quella voce è diretta a lui, e lui soltanto la può sentire, capire ed interpretare.
    Così è stato per me quando avevo la strada spianata verso un futuro da commercialista e dirigente d'azienda. Incontrai Don Luigi e da lì iniziò una riflessione che mi portò una sera, dopo aver letto il Vangelo ed aver ricevuto la risposta da Dio alle mie inceretezze, a lasciare la carriera preparatami da mio padre e seguire tanti bambini che avevano avuto un'infanzia peggiore della mia.
    E dopo trent'anni non mi sono pentito della mia scelta.
    Se avete già fatto una scelta di vita la vostra chiamata non sarà sempre e necessariamente quella di abbandonare tutto, ma anche accostarvi a realtà come la nostra vi fornirà la possibilità di dare ancora più valore alla vostra esistenza
    Quando vi arriva una chiamata, se non avete il coraggio di dire subito "Eccomi", almeno rifletteteci sopra mettendo in discussione tutte le vostre certezze, perché chi vi chiama vi conosce e vuole il vostro bene.

  20.  

    Addì 26 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita
    e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?».
    Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.
    Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.
    Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».
    Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco
    e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
    Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?».
    Alcuni dicevano: «E' lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
    Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?».
    Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista».
    Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose: «Non lo so».
    Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco:
    era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
    Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
    Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra di loro.
    Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «E' un profeta!».
    Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.
    E li interrogarono: «E' questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?».
    I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco;
    come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso».
    Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano gia stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga.
    Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età, chiedetelo a lui!».
    Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore».
    Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo».
    Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».
    Rispose loro: «Ve l'ho gia detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».
    Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè!
    Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
    Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
    Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.
    Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato.
    Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
    Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.
    Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?».
    Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».
    Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui».
    Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi.
    Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi».
    Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?».
    Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane»

    Giovanni 9,1-41

  21.  

    Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio

    Perché accade?

    A volte siamo portati a credere che ciò che ci capita di negativo sia iniquo e non ce lo meritiamo. Altre volte, invece, con una buona dose di umiltà, riteniamo di meritarci tutti i mali che ci arrivano per gli sbagli che in passato abbiamo fatto.
    Non è vero né l'uno nell'altro, ma dobbiamo avere dentro di noi la forza di trasformare quello che ci accade di brutto in qualcosa di positivo, un esempio di come poter affrontare le intemperie con coraggio e viso sorridente. Non è certo facile, ma gli aspetti negativi della vita ci temprano come il fuoco con l'acciaio in vista di nuovi e più mirabili traguardi. Dobbiamo però imparare, al di là del disappunto iniziale legato all'istinto di sopravvivenza e conservazione, a far buon viso a cattivo gioco. Per fare questo basta guardarsi intorno.
    Se andate in ospedale per un un'operazione ad una gamba che vi si è rotta con davanti un anno di dolorose e noiose terapie certamente ne soffrite ma, guardandovi attorno e parlando con le persone a voi vicine in quel reparto di ospedale, ascolterete storie ben più gravi della vostra. Michele 80 anni e ancora lucido, con al suo fianco una moglie con demenza senile, alle spalle una vita di operazioni ed interventi, in ospedale per una biopsia ad un osso per un tumore ormai certo che lo porterà inesorabilmente alla morte con grandissimi dolori, eppure ride, scherza, si preoccupa per voi. Ma c'è anche la signora Silvana, ultraottantenne, operata ad un anca che incede con le stampelle sorretta da un fisioterapista, e per fare pochi metri ci mette quasi un'ora arrivando alla soglia della sua camera dando di stomaco per l'enorme fatica, ma dispiaciuta e preoccupata per le signore che dovranno pulire e per il suo sostenitore che aveva dovuto assistere a tale scena.
    Impariamo a sorridere, qualunque cosa ci capiti, perché ogni giorno dobbiamo ringraziare Dio per quello che abbiamo e non per ciò che ci viene tolto. Non spetta a me dare una risposta al perché ci capitano tante brutte situazioni, ma leggendo il Vangelo, un ottimo manuale di vita anche se non si crede, Gesù ci dice "Quell'uomo non è nato cieco per i suoi peccati o per quelli dei suoi genitori, ma perché si manifestassero in lui le opere di Dio"
    Ho visto tanto dolore negli occhi dei miei bambini che ogni volta che mi guardo nello specchio non posso far altro che ringraziare Dio per avermi donato tante gioie

  22.  

    Addì 27 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù partì dalla Samarìa per andare in Galilea.
    Ma egli stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria.
    Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
    Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao.
    Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire.
    Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».
    Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
    Gesù gli risponde: «Và, tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino.
    Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».
    S'informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato».
    Il padre riconobbe che proprio in quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia.
    Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea.

    Giovanni 4,43-54

  23.  

    Se non vedete segni e prodigi, voi non credete

    Tutto è perfetto

    E' un dato di fatto che gli adolescenti non credano a ciò che gli adulti dicono loro fin tanto che non ci sbattono il naso. Così non è infrequente che un genitore si sgoli per incitare il figlio a studiare, questi prenda la strada di non andare a scuola ed in età matura, non trovando lavoro, si lamenti di non aver studiato. Oppure circa le brutte compagnie o altro ancora.
    Ma noi siamo ancora adolescenti?
    E' vero o no che anche noi non ascoltiamo i consigli di chi ne sappia più di noi?
    Eppure dall'adolescenza ne siamo usciti e dovremmo aver capito che affinché una cosa esista non dobbiamo necessariamente vederla o capirla.
    Quanti di noi saprebbero spiegare come funziona un telefono o indicare le onde radio?
    Eppure ogni giorno abbiamo la dimostrazione che, anche senza capire, possiamo beneficiare degli aspetti positivi di ogni singola situazione.
    Il nostro corpo funziona con regolarità: ci muoviamo, respiriamo, camminiamo, pensiamo, mangiamo e quanto altro ancora, eppure non tutto ci è chiaro, ma fin tanto che funzione siamo contenti. E' merito nostro? Non mi pare proprio perché non abbiamo costruito noi questo meccanismo. Semmai è vero il contrario, quando infatti qualcosa si inceppa è spesso colpa nostra per una caduta, per un'alimentazione non corretta, per un abuso.
    Eppure continuiamo a non credere, pensiamo di essere autori della nostra vita e non consideriamo il fatto che qualcuno più in alto di noi possa aver creato un mondo con degli equilibri perfetti.
    Potete chiamarlo Dio, entità superiore, Allah, ma non potete pensare che tutto si sia originato per caso perché il sistema creato è assolutamente perfetto, ma ben sappiamo che la perfezione non è di questo mondo.

  24.  

    Addì 28 marzo 2017

    Era un giorno di festa per i Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
    V'è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici,
    sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
    Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.
    Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato.
    Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?».
    Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me».
    Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina».
    E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato.
    Dissero dunque i Giudei all'uomo guarito: «E' sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio».
    Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina».
    Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?».
    Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo.
    Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio».
    Quell'uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.
    Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

    Giovanni 5,1-16

  25.  

    Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato

    Saper attendere

    Quando si è ragazzi vediamo dalla finestra un mondo piena di cose che ci piacciono e vorremmo averle tutte e subito. Ed è legittimo, è giusto.
    Ci sono poi situazioni in cui molti bambini e ragazzi si trovano a contatto con altri della loro età che hanno molto più di loro, non solo in termini materiali ma anche come affetto, accudimento, giusti rimproveri. Ed è anche loro desidero avere le stesse cose, e la cosa è più che giusta, ma non sempre possibile perché si nasce in tante situazioni diverse. Pensate a quanto avete molto di più di chi nasce nelle favelas o in qualche paese sperduto dell'Africa.
    Ed anche qui, nelle nostre città, c'è chi nasce con più risorse in famiglia di altri.
    Non ci si deve abbattere, e a volte lottare non è possibile. Come farebbe un bambino ad ottenere più accudimento o più amore da un genitore che è incapace di dargliene? Risulta così che ci siano tanti bimbi che vivano situazioni di grande tristezza familiare, e spetta a noi adulti capire e trovare soluzioni per loro. Non sempre è facile, non sempre è possibile. Nonostante la buona volontà di tante persone, associazioni ed enti pubblici le difficoltà sono tantissime e sono spesso legate a problematiche che si possono risolvere solo con il tempo.
    Ecco, il tempo, dobbiamo saper aspettare ed anche se vediamo che altri vengono aiutati prima e più di noi, dobbiamo saper aspettare senza perdere la speranza perché il tempo di una crescita, il tempo dell'amore arriverà per tutti noi se non perdiamo la fiducia nel prossimo e in Dio

  26.  

    Addì 29 ottobre 2017

    In quel tempo, Gesù rispose ai Giudei: «Il Padre mio opera sempre e anch'io opero».
    Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
    Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa.
    Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.
    Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
    In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
    In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.
    Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo.
    Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
    Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato

    Giovanni 5,17-30

  27.  

    Il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre

    Mamma, Papà, Babbo

    Mirko venne da noi a sette mesi datoci dalla mamma che non lo voleva. Gli abbiamo insegnato a mangiare, a parlare, a camminare ed i genitori nei primi tre anni di vita non si sono fatti vivi. Facemmo richiesta di affido, ma quando vennero i servizi sociali si sedettero davanti a noi, avevo il bimbo sul tavolo che gattonava e mi chiesero come ci chiamasse. Risposi "Mamma e papà". La psicologa, ancora in piedi, sentenziò "Allora voi non siete adatti a fare i genitori affidatari" lasciando basita anche la stessa assistente sociale, e girando le spalle, senza neanche salutare, se ne andò seguita a ruota dalla sua collega. A parte il fatto che il bimbo restò con noi fino ai sei anni con tanto di intervento del tribunale, come si fa a pensare che un bambino non possa essere spontaneo? A non chiamare Babbo e Mamma le uniche persone adulte di riferimento?
    I bimbi hanno ben chiari i ruoli delle persone che li accudiscono. Simona e Michela sono arrivate a sette e cinque anni, dopo tre abbiamo accolto anche la loro mamma in casa nostra per altri undici. Le bimbe chiamavano mamma sia Roberta che la loro vera madre naturale ed i ruoli, al di là delle parole usate, erano ben distinti.
    I bambini più dei giochi, dei vestiti, del mangiare, della casa hanno bisogno di avere punti di riferimento, esempi e modelli da seguire. Non importa se ci chiamano Ehi, Babbo, Riccardo o Amico, è importate per loro esserci nella misura di un padre o di una madre, di una zia o una sorella, di un nonno o di un cugino. Esserci per dare loro forza, coraggio, insegnamenti, protezione, regole.
    E non è questo che fa un padre?

  28.  

    Addì 30 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: « Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c'è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace.
    Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità.
    Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi.
    Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.
    Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
    E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato.
    Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza.
    Ma voi non volete venire a me per avere la vita.
    Io non ricevo gloria dagli uomini.
    Ma io vi conosco e so che non avete in voi l'amore di Dio.
    Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste.
    E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?
    Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c'è gia chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza.
    Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto.
    Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?»

    Giovanni 5,31-47

  29.  

    Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera

    Dare testimonianza

    Quasi tutti abbiamo buoni principi dentro di noi, e ci indigniamo quando vediamo abusi, violenze o atti contrari ai principi in cui crediamo. Non si devono necessariamente fare guerre, ma bisognerebbe sempre dire la nostra, testimoniare i valori che abbiamo. Non basta piangere davanti ai tanti bambini abusati, bisogna propagandare le varie forme di aiuto. Certamente il modo migliore per aiutare qualcuno è quello di rimboccarsi le maniche e scendere in pista al suo fianco per proteggerlo, ma non tutti possono, non tutti ne hanno la forza, ma ormai, grazie a internet e ai social media, ciascuno ha voce e può dare testimonianza.
    Non nascondetevi dietro al video, non inventate scuse sul troppo lavoro perché a vedere le stupidaggini di cui si parla, e l’accanimento con il quale difendiamo una dieta o l’idea di una maschera di carnevale, c’è da pensare che tantissime persone siano proprio sceme, ma sono convinto non sia così, è solo leggerezza, è solo non voler affrontare temi impegnativi. Eppure è necessario. E’ importante far capire alle persone i problemi e le possibili soluzioni, è importante chiamare a raccolta coloro che possono dare una mano, è importante esserci perché l’esercito del male si sconfigge solo con un esercito del bene.
    I bambini non hanno voce, ma voi dovete dare testimoinianza per loro, ve lo chiede ogni bimbo che viva situazioni di disperazione. E credetemi, sono tanti.

  30.  

    Addì 1 aprile 2017

    In quel tempo, all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Questi è davvero il profeta!».
    Altri dicevano: «Questi è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea?
    Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?».
    E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui.
    Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso.
    Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto?».
    Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!».
    Ma i farisei replicarono loro: «Forse vi siete lasciati ingannare anche voi?
    Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei?
    Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
    Disse allora Nicodèmo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Gesù:
    «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?».
    Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea».
    E tornarono ciascuno a casa sua.

    Giovanni 7,40-53

  31.  

    E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui

    Dissenso in famiglia

    Avere opinioni diverse è normale, è una ricchezza perché si creano dialogo e confronto avendo modo di valutare una questione sotto vari punti di vista.
    Ma quando una delle due parti si irrigidisce e vuole imporre il suo modo di pensare nasce il fondamentalismo che da origine ai drammi cui oggi tutti noi assistiamo sia a livello mondiale, sia nella nostra nazione, sia nelle famiglie.
    In Paraguay dove è morto un manifestate, con l’Isis dove tante persone sono state uccise barbaramente per principi religiosi estremi, in Palestina dove assisteremo ad altri scontri nei prossimi giorni per la decisione di Israele di dare vita ad un nuovo insediamento andando anche contro le risoluzioni dell’Onu.
    In Italia non si uccide, ma si inneggia alla morte di chi è contro gli animali o contro l’aborto, si mettono bombe carta davanti agli alberghi dove risiede la polizia chiamata a far rispettare una decisione del governo, per non parlare di certi toni populisti che in nome della democrazia offendono ed escludono chi non sia perfettamente in linea con l’idea del capo, armando di fatto la mano dei più facinorosi.
    E purtroppo anche in famiglia il fondamentalismo fa le sue vittinme che sono quasi sempre i bambini. Una barzelletta mostra due ragazzini che parlano tra loro, ed un altro, escluso, in un angolo; uno dei due dice all’altro “quello è un diverso, i suoi genitori sono ancora sposati”. Triste realtà che fotografa una situazione di divorzi e separazioni allarmante, un qualcosa dove ormai l’opinione pubblica non si esprime più perché la vede, come i due bambini della barzelletta, come una realtà ineluttabile, ma così non è. E’ una violenza contro i figli, obbligarli a dividersi tra le ragioni dell’uno e quelle dell’altro, messi su spesso dal genitore con il quale convivono, obbligati a vedere altre figure e chiamarli “i fidanzati di babbo e mamma”, imparando a muoversi al punto da mettere una maschera e diventare falsi per ottenere di più.
    Tutto questo si potrebbe evitare se tra i genitori ci fosse maggior dialogo, se si evitassero esclamazioni del tipo “Ho ragione io, punto e basta”. Ed anche se fosse che uno abbia ragione da “punto e basta” bisogna dialogare per dare modo all’altro di recepire, di capire, di assimiliare o almeno di accettare.
    Il dialogo ai figli, utile per non diventare fondamentalisti quando saranno adulti, lo si insegna dialogando tra noi senza veti o imposizioni

  32.  

    Addì 2 aprile 2017

    In quel tempo, era malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella.
    Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.
    Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
    All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato».
    Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.
    Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava.
    Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
    I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».
    Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce».
    Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo».
    Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà».
    Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno.
    Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!».
    Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
    Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era gia da quattro giorni nel sepolcro.
    Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.
    Marta, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
    Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».
    Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».
    Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno».
    Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?».
    Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
    Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama».
    Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.
    Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
    Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là».
    Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
    Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».
    Gesù scoppiò in pianto.
    Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!».
    Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
    Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.
    Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni».
    Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?».
    Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».
    E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».
    Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
    Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui

    Giovanni 11,1-45

  33.  

    Lazzaro, vieni fuori

    Alzati e cammina

    Oggi giornata in campagna. Ogni volta che cambiamo luogo ci sembra di vivere in un altro mondo, tutto è diverso: gli odori, l'aria, i rumori, la percezione stessa della realtà. Se fare cinquanta chilometri produce un simile effetto, pensate cosa debba provare un immigrato nel trasferirsi da una nazione ad un'altra, da un continente ad un altro. Modi di vita differenti, culture, sapori, sguardi, sensazioni. Tutto è diverso, nuovo e fa paura. Pensate ad un bambino strappato dalla sua casa, amicizie, sicurezze.
    Tante volte il cambiamento è un peso enorme da sopportare ed in molti cadono, restano a terra tramortiti come fossero morti.
    Se capitasse a voi, cosa desiderereste?
    Io vorrei avere qualcuno che mi aiuti a risollevarmi con amore, come fa una mamma con il proprio piccolo quando impara a camminare, e non come farebbe un domatore di asini che picchia o inveisce contro l'animale che non vuole camminare.
    Tutti voi, direttamente o indirettamente avete fatto esperienza di ospedale. Vi sarà capitato di vedere infermieri e dottori trattare duramente, anche con prese di giro, un paziente che non reagisce. Altri invece hanno mille attenzioni e dolci parole.
    Voi come vorreste essere trattati?
    Amore, pazienza, sopportazione. Così vorremmo essere trattati, così dobbiamo trattare gli altri, specie coloro che ci vengono affidati.

  34.  

    Addì 3 aprile 2017

    In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi.
    Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.
    Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo,
    gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.
    Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?».
    Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.
    E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».
    E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.
    Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.
    Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».
    Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più»

    Giovanni 8,1-11

  35.  

    Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra

    Tiriamo la pietra?

    "Odia il peccato e ama il peccatore".
    Questo mi ripeteva sempre Don Luigi.
    La nostra mano è velocissima a raccogliere i sassi da terra per lapidare coloro che sbagliano ai nostri occhi. Chi siamo noi per giudicare e condannare qualcuno?
    Condannereste colui che uccide un'altro?
    Sicuramente "uccidere" è sbagliato, ma chi sa quali insegnamenti ha ricevuto quella persona?
    Se le è stato inculcato l'odio e la violenza, se le è stato impartita l'idea del "vinca il più forte", se nella vita tutti le hanno solo sputato addosso, la sua colpa è minore rispetto a colui al quale è stato insegnato a non rubare ed invece si appropria dei beni altrui.
    A noi spetta valutare, criticare, giudicare un atto, ma non la persona che lo compie; non è compito nostro, sarà Dio a giudicarlo mettendo sulla bilancia tutti gli elementi che compongono la sua vita.
    Quando criticate l'azione di una persona fatelo con amore, cercando di capire le motivazioni, ma sopratutto fatele capire che non state giudicando lei, ma solo una sua azione

  36.  

    Addì 4 aprile 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire».
    Dicevano allora i Giudei: «Forse si ucciderà, dal momento che dice: Dove vado io, voi non potete venire?».
    E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo.
    Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che io sono, morirete nei vostri peccati».
    Gli dissero allora: «Tu chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che vi dico.
    Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui».
    Non capirono che egli parlava loro del Padre.
    Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo.
    Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite».
    A queste sue parole, molti credettero in lui

    Giovanni 8,21-30

  37.  

    Dove vado io, voi non potete venire

    Nascondigli

    Sono solo nel bosco a fare una passeggiata. Mi addentro nella macchia alla ricerca di qualche fungo, ma noto un silenzio irreale. Nessun uccellino che cinguetta, anche il vento pare essersi fermato per trattenere il respiro che fa ondeggiare le foglie degli alberi. Vedo in lontananza un cespuglio che si muove, e di lì a poco scorgo un'ombra scura venire verso di me.
    Ho paura.
    Mi guardo intorno e vedo un anfratto, mi ci nascondo dentro. E lì resto. Resto in attesa degli eventi, resto aspettando che passi quel momento di paura e sia in grado di affrontare le mie insicurezze. Da fuori sento le voci amiche che mi chiamano. Mi stanno cercando. Ma resto silenzioso nel nascondiglio che mi sono creato, quasi arrabbiato perché mi stanno chiamando e non capiscono la paura che in quel momento sto provando.
    Ecco, questa è la condizione di molti ragazzi che ho conosciuto in trent'anni di amore ed affido.
    Molti di loro hanno imparato a chiudersi in sé stessi, a escludere il mondo, a rintanarsi negli anfratti della loro mente per paura di un pericolo reale o apparente.
    E' dura tirarli fuori di lì. Molto dura, perché anche quando li trovi restano abbarbicati al loro nascondiglio, hanno paura ad uscirne, temono il mondo esterno e non sentono ragioni.
    Non ci sono parole che possano convincerli, ma solo l'amore, la pazienza, l'esempio.
    E' un po' come se ci dicessero "Dove vado io, voi non potete venire".
    Ma il nostro compito è quello di aiutarli ad uscire ed affrontare il mondo reale, con le sue ombre ed i suoi pericoli, ma anche con tante belle esperienze da vivere tutti insieme.
    Con la forza non possiamo riuscire, con l'amore avremo invece l'unica possibilità di aiutarli ad uscire dal buio della loro esistenza vissuta negli angoli della vita

  38.  

    Addì 5 aprile 2017

    In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
    Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?».
    Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.
    Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.
    So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi.
    Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!».
    Gli risposero: «Il nostro padre è Abramo». Rispose Gesù: «Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo!
    Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto.
    Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!».
    Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato

    Giovanni 8,31-42

  39.  

    La verità vi farà liberi

    Gas nervino

    "La verità vi farà liberi". Ed allora diciamola questa verità.
    Forse, con una buona dose di idealismo, continuo a indignarmi quando vedo un uomo picchiare una donna e poi sfilare contro il femminicidio.
    Vi sembra tanto strano? Eppure ogni giorno assistiamo a cose simili: "Il fumo uccide" c'è scritto sui pacchetti di sigarette e chi lo scrive è lo Stato che li vende, e poi fa una campagna contro il fumo; ed ancora sì proteggono i bambini ma poi si lascia che vivano in quartieri malfamati maltrattati e abusati pronti a diventare essi stessi carnefici per altri bimbi, oppure si lascia in piedi una legge come l'aborto che non è, come molti pensano, libertà della donna di scegliere, ma è un'arma che mettiamo in mano a tante donne per uccidere i propri figli; ed ancora si dice che le droghe facciano male e uccidano, ma permettiamo che si venda la cocaina sotto forma di lecca lecca nei luoghi frequentati dai giovani; ed ancora, si permette la pubblicità ai giochi d'azzardo con le slot machine, si da il permesso di tenerle nei locali e poi si fanno campagne contro le dipendenze dal gioco, e ci si meraviglia se per debiti un uomo si uccide o, peggio, uccide la propria famiglia.
    Ecco questa è la verità: quella che siamo disposti a barattare i nostri principi in cambio di interessi economici o per una vita una vita apparentemente migliore.
    Basta tenere il piede in due staffe, basta!
    Bisogna essere decisi nel condannare il male sotto qualsiasi forma si presenti senza aver paura di essere tacciati di oscurantismo perché il bene è bene e il male è male, sotto qualsiasi forma si presenti, senza vie di mezzo.
    Come si fa pensare che la guerra sia giusta se la si fa con le bombe, ma sia sbagliata se la si fa con il gas nervino? La guerra è guerra e chiunque prenda un arma per uccidere un'altra persona é da condannare in qualsiasi circostanza senza se e senza ma.

  40.  

    Addì 6 aprile 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte».
    Gli dissero i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte".
    Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?».
    Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "E' nostro Dio!",
    e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola.
    Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò».
    Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?».
    Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
    Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio

    Giovanni 8,51-59

  41.  

    Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte

    Un cieco da guidare

    Quando nel 1990 abbiamo comprato la prima casa ad Orentano (PI) per far trascorrere ai bambini momenti di serenità, una delle prime persone che abbiamo conosciuto è stato Alberto.
    Idraulico, meccanico, domatore di cavalli, ma sopratutto un amico ed una guida.
    Mi sono fidato di lui e grazie ai suoi consigli ho imparato tantissime cose dal guidare un trattore a fare il fieno, dal domare i cavalli a ferrarli, e tanto altro ancora.
    Mi sono fidato ciecamente di lui e, nonostante le difficoltà dell'apprendimento e del vivere in un ambiente completamente differente da quello cui ero stato abituato, ho migliorato la mia vita e imparato ad affrontare certi ostacoli.
    Ecco: fiducia.
    Ho capito sin dal primo momento che Alberto voleva aiutarci, e lo faceva con il cuore, così ho deciso di fidarmi di lui, ho lasciato che mi guidasse come si fa con un cieco che non vede gli ostacoli ma si fida della sua guida.
    Se un uomo può fare tanto per uno sconosciuto, pensate quanto possa fare un genitore per i propri figli quando è mosso dalle migliori intenzioni, e quanto i figli avrebbero da imparare dai genitori se si lasciassero andare, se si fidassero di loro ciecamente, anche quando ti dicono di fare cose impossibili, difficili, paurose.
    Se allora abbiamo così tanto da guadagnare nel fidarsi di uomini e donne che, per loro stessa natura, possono comunque fare degli errori, tanto più sarà nostro interesse e gioia fidarsi di Dio che è, per sua natura, perfetto.
    E' un cammino, ma dovete essere voi ad iniziarlo.
    Un genitore vi dice le cose, ma siete voi a dovervi fidare, siete voi che dovete seguirlo, siete voi che dovete vincere le vostre paure quando vi chiederà di fare cose in cui non credete o di cui avete timore.
    Così è con Dio: lui ci parla, ci fa vedere la strada, ma spetta a noi fidarsi e lasciarsi andare.
    Io l'ho fatto ed ho vinto tante mie paure riuscendo a fare un cammino, con molti errori legati alla libertà che ci lascia di deviare dalla strada indicata, che tutto sommato si può dire buono.
    Provate a fidarvi, a lasciarvi andare e vedrete che la vostra vita cambierà in meglio.

  42.  

    Addì 7 aprile 2017

    In quel tempo, i Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo.
    Gesù rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?».
    Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
    Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei?
    Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio?
    Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre».
    Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
    Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò.
    Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero».
    E in quel luogo molti credettero in lui

    Giovanni 10,31-42

  43.  

    Se non volete credere a me, credete almeno alle opere

    Parole, parole, parole

    "Parole, parole, parole, soltanto parole tra noi" recita una vecchia canzone di Mina.
    Le persone parlano, parlano e parlano, ma se avessi un centesimo per ogni promessa fattaci, adesso saremmo milionari. Basta vedere i politici che promettono in campagna elettorale mari e monti a tutti, ma poi una volta eletti fanno ciò che vogliono.
    Quanta falsità, quante bugie, quanta disonestà.
    C'è però una chiave di lettura usata da ciascuno di noi: le opere fatte.
    Al di là delle parole, false o sincere che siano, contano i fatti.
    Se un politico non rispetta gli impegni presi non lo si vota più; se un figlio tradisce la fiducia non gli si concedono permessi; se un'Associazione raccoglie soldi per aiutare i poveri, i malati, i bambini, gli immigrati, ma non la si vede mai sul campo si esclude dalle nostre donazioni.
    Impariamo a guardare i fatti, smettiamo di dar retta alle voci e vediamo cosa gli altri fanno piuttosto che credere a ciò che in quel momento ci sembra essere la cosa giusta o quella che ci fa comodo.

  44.  

    Addì 8 aprile 2017

    In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.
    Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto.
    Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni.
    Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione».
    Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera».
    Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.
    Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
    Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli.
    Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi.
    Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?»

    Giovanni 11,45-56

  45.  

    Quest'uomo compie molti segni

    ¡Adelante! Siempre Adelante

    Chi comanda, chi tiene ben stretta una poltrona, non vuole perdere i benefici acquisiti e fa di tutto per evitare di essere messo in discussione, per impedire ad altri non solo di prendere il suo posto, ma di mettere in dubbio la sua autorità.
    Capitava duemila anni fa ai tempi di Gesù quando i sommi sacerdoti decisero di farlo morire perchè faceva molti segni, e ciò comportava che il popolo credesse in lui e non più nei sacerdoti con le loro vessazioni.
    Capita oggi in ogni luogo, anche qui nella nostra bella Italia.
    Avete provato a mettere in discussione il credo dei testimoni di geova? Avete provato a dubitare dell'onestà e trasparenza di un grillino? Avete provato a mettere in discussione i principi sui cui si basa l'ideologia di un partito?
    Quanta cattiveria mi è stata lanciata addosso quando ho espresso il mio ideale contro l'aborto, quanta maldicenza perché operavamo aiutando tanti bambini che il comune non riusciva ad accudire, quanto astio quando ci rivolgevamo ai tribunali scavalcando i servizi sociali che non facevano il loro lavoro. E quanto altro acora potrei dirvi.
    Se noi che siamo un'Associazione ben strutturata abbiamo avuto così tanti ostacoli, immagino quanto possa essere difficile per chi privatamente voglia fare qualcosa per gli altri fuori dagli schemi del partito o della chiesa.
    Ma non mollate. Le rivoluzioni silenziose sono quelle migliori, sono quelle che vanno alla radice dei problemi, sono gocce che scavano nella roccia e lasciano profondi solchi che indicano strade se non migliori diverse e buone.
    Noi ci abbiamo messo trent'anni per essere "sdoganati", ovvero accolti da una buona parte che ha visto il modo di lavorare ed i frutti, e sopportati a denti stretti da altri che non possono fare a meno di dialogare con noi.
    La goccia, la goccia della Zizzi, la tenacia e la certezza di fare qualcosa di buono ci hanno portato a sconfiggere Golia, ad abbattere la montagna che ostacolava il nostro cammino.
    La strada non è spianata, altri ostacoli arriveranno, ma abbiamo capito che non ci si deve mai arrendere se si pensa di essere nel giusto

  46.  

    Addì 10 aprile 2017

    In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti
    e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento.
    Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
    Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?».
    Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli».
    I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
    Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.
    Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà».
    Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
    Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.
    Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!».
    Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
    Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo».
    Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti,
    perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.
    Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».
    E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
    Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge,
    ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea».
    E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai».
    Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte».
    E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.
    Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».
    E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.
    Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».
    E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
    Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me?
    Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
    E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà».
    E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti.
    E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.
    Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.
    Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina».
    Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo.
    Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!».
    E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò.
    E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.
    Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.
    Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.
    Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?
    Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».
    In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato.
    Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.
    Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale gia si erano riuniti gli scribi e gli anziani.
    Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.
    I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte;
    ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni.
    Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni».
    Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».
    Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio».
    «Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo».
    Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;
    che ve ne pare?». E quelli risposero: «E' reo di morte!».
    Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano,
    dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?».
    Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».
    Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire».
    Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno».
    Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell'uomo».
    Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!».
    Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò.
    E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente.
    Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire.
    Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato.
    Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani
    dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!».
    Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.
    Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue».
    E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri.
    Perciò quel campo fu denominato "Campo di sanguè'fino al giorno d'oggi.
    Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato,
    e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
    Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici».
    E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla.
    Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?».
    Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.
    Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.
    Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba.
    Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?».
    Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
    Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua».
    Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù.
    Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!».
    Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!».
    Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!».
    Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!».
    E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli».
    Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.
    Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte.
    Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto
    e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!».
    E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.
    Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.
    Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.
    Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio,
    gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.
    Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.
    E sedutisi, gli facevano la guardia.
    Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei».
    Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

    E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:
    «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!».
    Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano:
    «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. E' il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.
    Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!».
    Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.
    Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra.
    Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
    Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia».
    E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere.
    Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!».
    E Gesù, emesso un alto grido, spirò.
    Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono,
    i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.
    E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
    Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
    C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.
    Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
    Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.
    Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato.
    Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo
    e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.
    Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.
    Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo:
    «Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò.
    Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: E' risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!».
    Pilato disse loro: «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete».
    Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia

    Matteo 26,14-75.27,1-66

  47.  

    Amico, per questo sei qui!

    Una rissa con morti e feriti

    Potete leggere il Vangelo come il libro che dia insegnamenti derivanti da Dio, oppure come la vita ed i principi di un certo Gesù, nato e vissuto più di duemila anni fa, ma comunque sia potrete ritrovarci valori importanti ed applicabili ai giorni nostri.

    Marcella incontrò Giovanna e le disse "Sei un idiota, sei proprio mal vestita e che acconciatura da matta che hai"
    Giovanna rispose per le rime e volarono parole grosse, uno spintone, uno schiaffo. Arrivò Michele, il marito di Giovanna e di lì a poco anche Mauro, consorte di Marcella e fu subito lite, e iniziò una scazzottata che vide coinvolti anche Simone, fratello di Marcella, e Alberto, cognato di Giovanna. Una gran rissa, spuntarono i coltelli e Michele rimase ferito all'addome, mentre Alberto riportò contusioni su tutto il corpo.
    Arrivarono i carabinieri che condussero tutti al comando per chiarimenti.
    Le acque si calmarono per un po' ed ognuno si curò le proprie ferite, ma dopo qualche giorno Giuseppe, padre di Giovanna, imbracciò il fucile da caccia e sparò contro le finestre della casa di Marcella. A questo seguirono altri terribili episodi che portarono alla morte di due persone, al ferimento grave di altre tre, e dieci anni di galera per quattro tra parenti ed amici. E tanto, tanto odio e rancore.

    Marcella incontrò Giovanna e le disse "Sei un idiota, sei proprio mal vestita e che acconciatura da matta che hai"
    Giovanna rispose "Amica, forse hai ragione, grazie del consiglio". E se ne andò per la sua strada senza rancore, lasciando Marcella a riflettere sulle sue parole.

    Gesù, chiamando "Amico" colui che lo stava tradendo e mandando a morire, non poteva darci esempio più bello

  48.  

    Addì 10 aprile 2017

    Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
    Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
    Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento.
    Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?».
    Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
    Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
    I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
    Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
    I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

    Giovanni 12,1-11

  49.  

    I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me

    Faccia da schiaffi

    Da bravo adolescente ero sempre musone, arrabbiato con il mondo, scontroso fino al midollo, tanto che la mamma Zizzi mi chiamava "Belfagor", buono dentro ma con un fare da essere preso a schiaffi. Adesso che lei non c'è più ripenso mille e mille volte a quanti momenti felici ho rovinato, a quante brutte mosse o rispostacce le ho dato, a quante volte non ho voluto ascoltarla, capirla, maturare. Non si torna indietro ed il passato deve essere visto come una grande opportunità: osservare la propria vita come se fosse quella di un altro e tentare di capire ciò che era sbagliato per non ricadere negli stessi errori, seppur vestiti sotto altre forme.
    Quante volte, in un passato più recente, ho tenuto il muso, ho fatto scatti di ira e nervosismo, magari legittimamente avevo un pensiero, ma questo non mi autorizzava a comportarmi così e privare gli altri di momenti di allegria e quiete. Pian piano, anche con l'aiuto di chi mi vuole bene, ho ascoltato le critiche e raccolto la sfida. Il mio essere Belfagor rimane, è la mia indole, ma cerco di migliorarmi ogni giorno, anche arrivando a litigare con me stesso quando non so contenermi, quando non riesco a indossare una maschera se sono in mezzo agli altri.
    Qualcuno potrebbe chiamarla falsità, per me è amore. Amore per chi ci sta vicino, amore per chi ha tanti problemi e cerca di sorridere, amore per coloro che da noi devono trarre esempio di vita e di comportamento, amore per le persone che amiamo e non vorrebbero vederci tristi e corrucciati.
    A tal proposito bello è il brano del Vangelo in cui Maria si dedica a Gesù con infinita dolcezza e tenerezza, e Gesù risponde a Marta che rimproverava la sorella che non faceva i suoi doveri "I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me"
    Io lo posso dire sulla mia pelle. Ero troppo impegnato a fare mille cose, anche una volta scoperto il tumore di mia madre, tanto che ho trascurato la mia mamma e l'ho privata, nei suoi ultimi mesi di vita, della mia presenza, del mio amore, del mio saluto.
    Di tante pene che ho nel cuore, questa è la più grande e non voglio ripetere lo stesso errore.

  50.  

    Addì 11 aprile 2017

    In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà».
    I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse.
    Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.
    Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?».
    Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».
    Rispose allora Gesù: «E' colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone.
    E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto».
    Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.
    Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte.
    Quando Giuda fu uscito, Gesù disse : «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire».
    Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».
    Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!».
    Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte»

    Giovanni 13,21-33.36-38