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  1.  

    Addì 20 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù sceso dal monte e giunto presso i discepoli, li vide circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro.
    Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo.
    Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?».
    Gli rispose uno della folla: «Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto.
    Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».
    Egli allora in risposta, disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me».
    E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando.
    Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall'infanzia; anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci».
    Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede».
    Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: «Credo, aiutami nella mia incredulità».
    Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: «Spirito muto e sordo, io te l'ordino, esci da lui e non vi rientrare più».
    E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «E' morto».
    Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.
    Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?».
    Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera»

    Marco 9,14-29

  2.  

    Tutto è possibile per chi crede

    La differenza tra il possibile è il provarci

    Parlando con le persone sono in molti a dirmi che si sono rivolti a Dio chiedendo questo o quello e Dio non li ha esauditi.
    Poi continuando a parlarci scopro che per molti era un gesto scaramantico, un'ultima possibilità, tanto per non lasciare nulla di intentato, fatta però senza crederci troppo, magari non credendo nemmeno all'esistenza di Dio.
    Nella mia vita ho chiesto tanto al Signore e ho ricevuto da lui molto di più di quanto ho chiesto, al punto da essere certo che non esista assolutamente nulla di impossibile, ma che tutto sia fattibile.
    Pensateci. Due ragazzi, di 17 e 21 anni, partono in quarta verso un progetto che non ha una meta precisa, solo tanto entusiasmo, impulso ed incoscienza. Trent'anni su questa scia con centinaia di persone, enti ed istituzioni che hanno cercato di dissuaderci, di fermarci, di ostacolarci. E noi, senza avere nessuno di potente alle spalle, senza avere milioni nel cassetto, senza avere doti intellettive particolari siamo ancora qui dopo trent'anni. Ma pensate davvero che tutto quello che abbiamo costruito possa essere opera nostra? Ovviamente no, è opera di Dio perché una storia così non è una storia costruita da mani d'uomo.
    Alle avversità bisogna reagire, rimboccarsi le maniche, non aver paura di affrontarle e guardare verso l'alto chiedendo a Dio di arrivare dove noi non possiamo arrivare.

  3.  

    Addì 21 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse.
    Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà».
    Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.
    Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?».
    Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.
    Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti».
    E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:
    «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»

    Marco 9,30-37

  4.  

    Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me

    Un bambino in rete

    Affidamento. Per alcuni è una parolaccia che evoca lo spettro del "rapimento di stato" come in molti, tra coloro cui è stato tolto un bambino, lo definiscono. Per altri è una "mission impossible" in quanto i ragazzi che hanno avuto un certo passato non sono più recuperabili. Per altri ancora è un percorso non praticabile perché si paventa una sofferenza immensa a fine mandato.
    Ma sono tutte scuse per non rimboccarsi le maniche e non scendere in campo.
    Avete presente quanti tifosi davanti alla televisione sono pronti a puntare il dito contro l'arbitro o contro un giocatore, ma se gli dessimo una palla non riuscirebbero a correrci per più di un minuto?
    Ecco, anche nel mondo dell'affido avviene lo stesso: tutti pronti a criticare, ma in pochi disposti a mettersi in gioco.
    Sono scuse in quanto allevare un bambino non è mai una passeggiata se vogliamo fare le cose fatte bene.
    Quasi tutti i bimbi preferiscono giocare che studiare, quasi tutti incontrano qualche brutta compagnia, per tutti arriva la difficile età dell'adolescenza, quasi tutti raccontano bugie. E non c'è differenza tra figli naturali, in adozione o in affido.
    Sono tutti bambini.
    Ed allora basta. Basta dire di no all'accoglienza di un bimbo, basta sceglierselo o andarlo a comprare all'estero come avviene troppo spesso nell'adozione, basta aver paura.
    Rovesciamo il ragionamento: c'è da fare, c'è da accogliere un bambino, ed allora apriamo le porte del nostro cuore ad un cucciolo d'uomo.
    Per chi ha fede è un comandamento: chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me.
    Non possiamo non ubbidire a Dio.
    Sono troppi i bambini soli, abbandonati al loro destino, inseriti anagraficamente in una famiglia che è tutto meno che famiglia. Troppi. Dobbiamo fare qualcosa.
    Noi ne accogliamo attualmente ventisei tra diurno e residenziale, ma dobbiamo, vogliamo trovare il modo di aiutarne tanti di più, e se lo stato, i comuni, le regioni non ci aiutano, non è un buon motivo per desistere.
    Forza e coraggio gente, smettete di criticare chi sta giocando, alzate il sedere dalle vostre comode poltrone di spettatori passivi e scendete in campo per portare almeno un bambino a fare gol

  5.  

    Addì 22 febbraio 2017

    In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
    Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
    Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
    Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
    E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
    E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
    A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»

    Matteo 16,13-19

  6.  

    Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa

    Qui la lotta è più dura

    Ci capita spesso, troppo spesso, di demandare ad altri i nostri doveri o ruoli. Si preferisce chiedere come dobbiamo fare ed avere un capo piuttosto che decidere con la nostra testa. E' estremamente comodo e facile perché se facciamo bene siamo stati bravi, se sbagliamo diciamo "Me lo ha detto lui di fare così".
    La vita però ci obbliga spesso a prenderci le nostre responsabilità. Quando ci muore un genitore e l'altro è assente, quando per cause di forza maggiore usciamo di casa per andare a vivere da soli per studio o per lavoro, quando la persona che era il nostro riferimento ci abbandona, quando ci nasce un figlio e vogliamo essere noi a decidere della sua vita.
    In molti cercano dei sostituti, dei surrogati, e spesso li trovano, ma così non cresceranno mai, non avranno mai modo di prendere sulle proprie spalle delle responsabilità e, quando la vita li chiamerà ai propri doveri, non saranno pronti.
    Anche nel Vangelo il Signore dice a Pietro "Su questa pietra edificherò la mia chiesa". Ci dice che sulle nostre spalle vuole poter contare. Questo è quello che ci chiedono le persone che aiutiamo, siano essi bambini, adolescenti, anziani, fragili di ogni settore.
    Totò diceva "Siamo uomini o caporali?"
    Ecco cerchiamo di essere Uomini o Donne perché il mondo non ha bisogno di caporali, ha bisogno di persone responsabili che abbiano il coraggio di prendere decisioni e far sentire la propria voce.
    Forza e coraggio, non mollate perché, per usare le parole di Bennato "Qui la lotta è più dura ma tu, se le prendi di santa ragione, insisti di più"

  7.  

    Addì 23 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.
    Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare.
    Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.
    Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna.
    Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».
    Perché ciascuno sarà salato con il fuoco.
    Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri»

    Marco 9,41-50

  8.  

    Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome non perderà la sua ricompensa

    Basta un bicchier d'acqua

    Si parla della fame nel mondo e ci troviamo tutti spiazzati perché non siamo in grado di "pareggiare i conti". Vediamo lo spreco nel mondo occidentale e parimenti vediamo l'Africa assetata e affamata.
    Eppure basterebbe molto poco, basterebbe un piatto di minestra per sfamare una persona che ha fame, un bicchier d'acqua per dare da bere ad un assetato, un maglione di lana per scaldare chi ha freddo, una parola gentile per chi si trova nella solitudine.
    Basterebbe veramente molto poco, ma spesso non facciamo nemmeno quel poco perché ci costa fatica

  9.  

    Addì 24 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l'ammaestrava, come era solito fare.
    E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E' lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
    Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
    Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
    Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
    Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.
    Sicché non sono più due, ma una sola carne.
    L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
    Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio»

    Marco 10,1-12

  10.  

    L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto

    Se potessi parlare a me stesso

    Io che ho perso la mamma in un'età in cui avevo ancora un gran bisogno di lei non riesco a capire quanti entrano in conflitto con i genitori. Praticamente tutti in età adolescenziale. Io per primo.
    Ma che stupidi che siamo.
    Se abbiamo una cosa la disprezziamo e la teniamo lontana da noi, se ci viene tolta allora ci disperiamo perché ci manca.
    Capisco gli impulsi, capisco l'età, capisco le sollecitazioni esterne, tutto giusto e naturale, ma a tutto deve esserci un limite.
    Se potessi parlare a me stesso adolescente quando sbattevo la porta e me ne andavo arrabbiato perché mia mamma mi raccomandava di andare piano in macchina, quando le rispondevo male sbuffando ad ogni sua richiesta di aiuto, quando per cinque giorni di chemioterapia a Parigi sono stato imbronciato perché non volevo esser lì ma con la ragazza a Livorno, quando ... mi comportavo da adolescente pretenzioso e anaffettivo. Ecco così direi "Caro Riccardo, la tua mamma parla per il tuo bene. E' vero che forse è un tantino noiosa e ripetitiva, è vero che talvolta è richiedente, ma sappi che lei ti vuole bene, ti adora come tu fossi un dio e non vuole il tuo male, ma il tuo benessere. Quello che oggi ti insegna ti servirà domani per essere un uomo onesto, lavoratore, con sani principi, amante della famiglia, cerca di essergliene grato. Sopporta ciò che non ti va e ringraziala per esserti sempre vicino con il suo amore"
    Forse quando ero ragazzo qualcuno me lo ha detto, ma devo averlo rimosso perché non me ne ricordo.
    Io oggi dico questo ai miei ragazzi: quello che avete non disdegnatelo e apprezzatelo. A voi forse sembra poco, ma è molto di più di zero.
    Una frase di Anita, una delle nostre bimbe, echeggia spesso nel mio cuore e mi fa da faro nella navigazione della vita. Alla frase di Lucia che diceva "E' strano andare a far compere con il papà" Anita rispose "E' ancor più strano andarci da sole". Oggi avete cento, magari cinquanta, forse dieci o soltanto uno, ma dall'oggi al domani potreste ritrovarvi con zero e allora quell'uno vi sembrerà una chimera irraggiungibile e meravigliosa e dareste una parte della vostra vita per averla.
    Dio ci dona il papà, la mamma, i figli, gli affidatari e nessuno è perfetto, ma se Dio ci unisce sa il fatto suo e non andiamo a separare ciò che Dio ha congiunto

  11.  

    L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto

    Se potessi parlare a me stesso

    Io che ho perso la mamma in un'età in cui avevo ancora un gran bisogno di lei non riesco a capire quanti entrano in conflitto con i genitori. Praticamente tutti in età adolescenziale. Io per primo.
    Ma che stupidi che siamo.
    Se abbiamo una cosa la disprezziamo e la teniamo lontana da noi, se ci viene tolta allora ci disperiamo perché ci manca.
    Capisco gli impulsi, capisco l'età, capisco le sollecitazioni esterne, tutto giusto e naturale, ma a tutto deve esserci un limite.
    Se potessi parlare a me stesso adolescente quando sbattevo la porta e me ne andavo arrabbiato perché mia mamma mi raccomandava di andare piano in macchina, quando le rispondevo male sbuffando ad ogni sua richiesta di aiuto, quando per cinque giorni di chemioterapia a Parigi sono stato imbronciato perché non volevo esser lì ma con la ragazza a Livorno, quando ... mi comportavo da adolescente pretenzioso e anaffettivo. Ecco così direi "Caro Riccardo, la tua mamma parla per il tuo bene. E' vero che forse è un tantino noiosa e ripetitiva, è vero che talvolta è richiedente, ma sappi che lei ti vuole bene, ti adora come tu fossi un dio e non vuole il tuo male, ma il tuo benessere. Quello che oggi ti insegna ti servirà domani per essere un uomo onesto, lavoratore, con sani principi, amante della famiglia, cerca di essergliene grato. Sopporta ciò che non ti va e ringraziala per esserti sempre vicino con il suo amore"
    Forse quando ero ragazzo qualcuno me lo ha detto, ma devo averlo rimosso perché non me ne ricordo.
    Io oggi dico questo ai miei ragazzi: quello che avete non disdegnatelo e apprezzatelo. A voi forse sembra poco, ma è molto di più di zero.
    Una frase di Anita, una delle nostre bimbe, echeggia spesso nel mio cuore e mi fa da faro nella navigazione della vita. Alla frase di Lucia che diceva "E' strano andare a far compere con il papà" Anita rispose "E' ancor più strano andarci da sole".
    Oggi avete cento, magari cinquanta, forse dieci o soltanto uno, ma dall'oggi al domani potreste ritrovarvi con zero e allora quell'uno vi sembrerà una chimera irraggiungibile e meravigliosa e dareste una parte della vostra vita per averla.
    Dio ci dona il papà, la mamma, i figli, gli affidatari e nessuno è perfetto, ma se Dio ci unisce sa il fatto suo e non andiamo a separare ciò che Dio ha congiunto

  12.  

    Addì 25 febbraio 2017

    In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano.
    Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio.
    In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso».
    E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva

    Marco 10,13-16

  13.  

    Lasciate che i bambini vengano a me

    Calamite

    Immaginatevi di andare per mare ed avere una grandissima calamita che attiri i tesori dei pirati colati a picco dopo mille battaglie. Risucchiereste dal mare tantissimo oro con il quale potreste fare una vita meravigliosa.
    Oppure pensate se aveste una calamita per attirare bellissime ragazze o atletici ragazzi, una calamita che li facesse innamorare di voi. Oppure una calamita per avere tantissimi giochi, o una per avere molti amici.
    Ecco, vi domando, quale calamita vi piacerebbe avere?
    Io non avrei saputo rispondere a vent'anni, forse banalmente avrei detto una che attiri le ragazze, ma forse anche no visto che pur attratto dalla bellezza sono più attratto in una ragazza dall'intelligenza e dalla possibilità di un reciproco dialogo.
    Senza saperlo mi è stata messa una calamita addosso un po' speciale, una calamita attira-bambini.
    E' meraviglioso quando entro in casa e non ho il tempo di varcare la soglia che me ne ritrovo due appesi alle braccia, uno che cerca di baciarmi, un altro che mi mostra il disegno, un altro ancora che mi chiede di giocare, e tutto questo senza avere nemmeno la possibilità di togliermi il giubbotto.
    Di tutte le possibili calamite, questa è per me la più bella, più di un tesoro che prima o poi si logora, più della bellezza che prima o poi appassisce, più dell'amicizia che troppo spesso viene a mancare nel momento del bisogno.
    Un bambino è un tesoro in cielo, è l'ambasciatore di Dio e se avremo riguardo per i nostri cuccioli d'uomo, anche Dio (o la vita se preferite) avrà riguardo per noi

  14.  

    Addì 26 febbraio 2017

    In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.
    Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
    Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
    E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita?
    E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.
    Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
    Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?
    Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?
    Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
    Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
    Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà gia le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena»

    Matteo 6,24-34

  15.  

    Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?

    Liquidazione da imperatore

    Se ad una persona che è alla ricerca di un lavoro gli venisse proposto di farne uno che gli porti grande gioia, soddisfazione e gratificazioni in cambio dello stretto necessario per vivere, con la promessa che alla fine della vita lavorativa avrà una liquidazione degna di un imperatore, pensate che non accetterebbe?
    Se ad un alunno gli venisse fatta la proposta di prendere sempre sei ad ogni materia, ma diplomarsi con il massimo dei voti con una carriera lavorativa aperta, pensate che non accetterebbe?
    A tutti noi viene fatta questa proposta: lavora tutta la vita per gli altri, pensa a dare da mangiare ai poveri, accudire i bambini, curare gli anziani ed i malati, combattere le ingiustizie e non pensare alle cose materiali che ti occorrono per vivere, quelle le avrai in maniera giusta ed equa, ma alla fine della tua vita riceverai cento volte di più di ciò che hai lasciato in terra.
    Ovviamente il presupposto è il credere che vi sia una vita eterna, il credere che dopo la vita terrena ci sia un'altra vita ma, supponete che sia così, non vi andrebbe di avere una vita piena di soddisfazioni morali senza pensare troppo alle cose materiali per circa seetanta, ottant'anni e ricevere in cambio per l'eternità il massimo della gioia e della serenità?
    Quando ero poco più che un ragazzo e avevo già fondato l'Associazione Amici della Zizzi mi sono ritrovato dinanzi a un bivio. Da un lato mio padre mi pressava affinché proseguissi con il lavoro di commercialista nel suo studio, dirigente d'azienda e magari un giorno anche giudice tributario come era lui. Inoltre, lo sapete meglio di me, il mondo incita continuamente a rifornirsi di beni materiali anche quando non ne sentiamo la necessità.
    Dall'altro lato c'era Dio che attraverso i miei bambini mi mostrava quanto lavoro ci fosse da fare per aiutare il prossimo, raddrizzare le ingiustizie, dare da mangiare a chi non ne aveva. Ed ero pieno di dubbi sul da farsi.
    Un giorno chiesi aiuto, pregai affinché il Signore mi illuminasse sul cammino da prendere e fu così che aprii il Vangelo a caso ed il Signore così mi parlò: non preoccuparti del mangiare guarda gli uccellini che mangiano tutti i giorni, non preoccuparti di come vestirai guarda i fiori dei campi come sono belli, preoccupati soltanto degli altri ed io sarò con te.
    Sono trent'anni che ho fatto questa scelta di vita e vi devo dire che non me ne pento assolutamente, le promesse di Dio sono state tutte realizzate, e la sua protezione è costante e continua e l'unica cosa di cui mi meraviglio è il fatto di continuare a meravigliarmi. Non so se alla fine della mia vita Dio mi metterà in Paradiso o all'Inferno ma quello che so è che ho già ricevuto sulla terra la mia ricompensa, quella di vedere tanti bambini accuditi e amati, e vederne altri andare via per poi tornare soddisfatti per aver trovato la loro strada grazie anche ai principi che siamo riusciti a trasmettere loro.

  16.  

    Addì 27 febbraio 2017

    In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
    Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.
    Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».
    Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
    Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».
    Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
    Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!».
    I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio!
    E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
    Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?».
    Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio»

    Marco 10,17-27

  17.  

    Va, vendi quello che hai e dallo ai poveri

    Uomini allo specchio

    Il Vangelo ci chiede di dare la nostra ricchezza ai poveri.
    Verrebbe allora da pensare che Dio si rivolga solo ai ricchi? A coloro che hanno ville, palazzi, auto di lusso e yacht?
    Certamente a loro, ma anche a tutti noi.
    Mi diceva Luigi qualche giorno fa "Come faccio io a vendere tutto ciò che ho e darlo ai poveri, se vivo a malapena con la mia misera pensione in una casa del comune?"
    La risposta è semplice. La ricchezza è in ciascuno di noi, nessuno di noi è così povero da non poter donare un sorriso.
    Ma Gesù ci chiede ben altro che un semplice sorriso, ci chiede di dare tutto quello che abbiamo per sostenere i poveri, non solo coloro che sono senza denaro, ma anche chi non ha nessuno che lo ami, chi è ammalato ed ha bisogno di cure.
    Non tutti possono impegnarsi in prima persona per sostenere chi ha bisogno, ma ciascuno può dare sé stesso, qualunque cosa faccia, per sostenere gli altri. Così chi lavora può essere gentile e comprensivo verso i clienti, i colleghi o i datori di lavoro, e questa sua affabilità sarà un dono prezioso che, una volta ricevuto, può essere speso da ciascuno nella propria famiglia, nello sport, nel volontariato.
    L'importante è dare quanto abbiamo, tutto ciò che abbiamo, per gli altri perché ciò che spendiamo per noi stessi resta in noi e non ci fa crescere, quello che diamo agli altri si spande in mille rivoli e ci da la gioia di aver procreato il bene.
    E' un po' come se uno si guardasse allo specchio e sorridesse, mentre fuori casa fosse sempre serio e cupo.

  18.  

    Addì 28 febbraio 2017

    In quel tempo, Pietro disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
    Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,
    che non riceva gia al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.
    E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi»

    Marco 10,28-31

  19.  

    Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito

    Ricominciare da zero

    Marco è arrivato da noi a dieci anni. Aveva una casa, una mamma ed un papà, un fratellino più piccolo di tre anni, la scuola, la televisione, gli amici. Una vita normale, come quella di tantissimi altri bambini nella nostra bella Italia. Due genitori che si volevano bene, lo coccolavano, lo accudivano.
    Un giorno la sua mamma sparì. Marco rientra a casa dalla scuola con il padre, ma non sente il profumo del cibo, entra in cucina e non vi trova nessuno, chiama la mamma ma non ottiene alcuna risposta.
    Tutti la cercano, ma lei non si trova. Passa un giorno, ne passano due, trascorre una settimana, ma di questa donna neppure l'ombra. Un giorno la polizia la rintraccia in Svizzera, ma lei fa sapere di non voler tornare a casa e di non dire ai propri familiari dove fosse. Luisa, bellissima giovane donna, aveva preso una sbandata per quel milionario con yahct, auto di lusso e ville sparse nei quattro angoli della terra. Venne data la notizia al padre, che se ne facesse una ragione. Ma come faceva quell'uomo, tanto innamorato della sua Luisa, ad andare avanti con due figli piccoli? Non aveva più i genitori, mentre quelli della moglie diedero a lui la colpa di quella fuga e non vollero più avere rapporti né con lui, né con i nipoti.
    Francesco cominciò a bere, a portare donne di strada in casa, smise di andare al lavoro e fu licenziato, la casa sempre sporca. La scuola mandava note sui diari dei bambini, ma nemmeno le vedeva. C'era scritto: Marco non ha studiato a casa la lezione, Giovanni ha picchiato un compagno, Marco è da una settimana che ha gli stessi vestiti addosso, Giovanni manda un cattivo odore perché, a suo dire, non si lava più.
    Come evidente arrivarono i servizi sociali in casa, chiamati dalla scuola.
    Fu la molla che fece scattare il padre.
    Alla sera, dopo aver bevuto più del solito, entrò nella cameretta dei bambini ed iniziò ad urlare "E' tutta colpa vostra, siete sporchi, puzzate, non mi date una mano a tenere la casa in ordine, non fate mai la spesa. E vostra madre se n'è andata perché non vi sopportava più". E presa una cintola cominciò a picchiarli. Marco riuscì a scappare e, uscito in strada, chiese aiuto ad un signore che passava di lì, il quale chiamò la polizia.
    Il resto lo potete ben immaginare. Il padre fu arrestato. Giovanni, il più piccolino, lo prese in casa una cugina della madre, ma non aveva posto anche per Marco, che arrivò da noi.
    Non aveva nulla. Nella sua valigina nemmeno una foto, nella disperazione il padre le aveva bruciate tutte il giorno dopo aver saputo della fuga della moglie, solo qualche giochino ed un libro di favole di Handersen.
    Doveva ricostruirsi una vita, dovevamo aiutarlo a trovare una nuova dimensione nella quale crescere.
    Paragonava tutto a quando stava bene, coniugandolo al presente: la mia televisione è più grande, ho più libri di voi, la mia mamma cucina meglio, quando vado a tennis vinco sempre, l'estate andiamo al mare in Corsica nell'albergo dove il mio papà lavora ed è più bello di qui. E così via. Denigrava tutto. Ogni cosa l'aveva meglio lui o la sua famiglia. Si era rifugiato in un suo mondo, in quel mondo che tanto gli mancava. Non c'era verso di metterlo in contatto con la realtà.
    Dopo qualche mese dovevo sbloccare quella situazione e lo portai in barca con me. Feci finta che dovessero venire altri due bimbi, ma gli trovai una scusa che uno non era stato bene e l'altro doveva studiare per il compito di matematica.
    Dovevo entrare in contatto con lui.
    La mia barca è più bella. Il mio papà mi ha insegnato a pescare ed è più bravo di te perché a quest'ora aveva già preso tre grossi pesci di due quintali l'uno, ah ma com'è lenta questa barca, non si arriva mai.
    Ed io in silenzio lo lasciai parlare. Tenevo la mia canna in mano ed aspettavo che abboccassero i pesci, mentre Marco non sapeva come fare, ma non gli dissi nulla perché aveva detto di essere un pescatore provetto.
    Passarono più di tre ore, durante le quali presi due occhiate ed un sarago, poi mi fece vedere l'amo che aveva messo sulla lenza e mi chiese "va bene messo così?"
    Fai vedere? No, gli dissi, vedi, se tiro si leva e il pesce non lo prendi. Devi fare così, e gli mostrai il nodo che doveva eseguire, come annescare, come srotolare la correntina e come fare a sentire il pesce.
    Pregai affinché prendesse una preda prima di annoiarsi. E così andò: pescò una bella boccaccia dopo circa dieci minuti. Era emozionatissimo: Riccardo, Riccardo, l'ho preso, l'ho preso. Dai, bravo, tiralo su. No, no, fallo tu. E gli brillavano gli occhi dall'eccitazione. No dai Marco, tiralo tu dentro la barca.
    Non vi dico quel filo quanto si ingarbugliò, ma il pesce era stato conquistato, ed il cammino verso la sua nuova vita ebbe inizio.
    Marco ha fatto il suo percorso, ha le sue pene chiuse dentro il cuore, raramente parla del suo passato, ma ha capito di dover ricominciare da zero. Non è facile per nessuno, specialmente per un bambino.
    Abbandonare tutto, che ciò avvenga forzatamente come per Marco, oppure per scelta per seguire un percorso diverso, non è cosa facile, ma è un po' come per un serpente liberarsi della sua vecchia pelle: fatica, si dimena, è facile preda dei suoi nemici, ma alla fine il suo manto è più bello di prima.
    Impariamo a non aver paura di lasciarci alle spalle le agiatezze perché se abbiamo il coraggio di farlo Dio (o la vita se preferite) ci ricompenserà donandoci di più di quanto avevamo.

  20.  

    Addì 1 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
    Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
    Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
    Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
    Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
    E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
    Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà»

    Matteo 6,1-6.16-18

  21.  

    Non assumete aria malinconica come gli ipocriti

    Il silenzio degli innocenti

    Molte persone quando vengono a trovarci si meravigliano di vedere i nostri bambini allegri e sorridenti, pieni di vitalità, gioiosi ed affettuosi con tutti.
    Si meravigliano perché sono troppo abituati a vedere, specie in televisione, gente piangere per ogni piccola cosa, assumere aria malinconica, ripetere continuamente con le mani nei capelli "povero me".
    Quanto dobbiamo imparare dai nostri ragazzi.
    Hanno nel cuore pene grandissime, eppure quando stanno fra la gente riescono a sorridere. Non è falsità, non è una maschera, a loro viene spontaneo dare agli altri il meglio di sé stessi.
    Prendiamo esempio da questi ragazzi per dare a chiunque incontriamo un sorriso anche quando dentro soffriamo.

  22.  

    Addì 2 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
    Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
    Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.»
    Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?»

    Luca 9,22-25

  23.  

    Rinneghi se stesso

    Tutto dipende da una X

    100 + x + 50 + 10 = ?
    Il risultato dipende dal valore che diamo alla variabile X
    Se una realtà la vediamo da un lato oppure da un altro il risultato che ne ricaviamo è diverso.
    Se vedo un bambino che ha voti brutti a scuola posso dare alla X diversi valori: posso pensare che sia svogliato, che sia stupido, che abbia in testa altri problemi e la scuola è all'ultimo posto.
    Per questo dovremmo valutare ogni cosa che vediamo da più punti di vista, invece purtroppo ci fermiamo al primo, a quello che viene di pancia, a quello che solletica la nostra parte più debole e insicura e giudichiamo. Giudichiamo una persona dalla sua azione tirando conclusioni affrettate.
    Nell'esempio del bambino dovremmo andare a parlare con gli insegnanti, poi parlare con il bambino e magari chiedere l'aiuto di persone esterne, talvolta dello psicologo. Allora guardando la cosa da più punti di vista, ovverosia dando valori diversi alla nostra variabile X, potremmo farci un'idea completa della situazione in modo da intervenire nella maniera più adeguata.
    Così quando una persona ci dice "rinnega te stesso e seguimi" non significa, come molti possano pensare "getta via tutto quello che fa parte del tuo passato, genitori compresi, e abbraccia una nuova vita", ma piuttosto "cambia lato di osservazione, dai un valore diverso alle tue variabili, e vedi la vita sotto un altro punto di vista".
    Pensate alla differenza di affrontare la vita tra un cattolico ed un ateo. Il primo vede tutto in funzione di una vita eterna, valuta la morte come un momento di passaggio, vive ogni giorno per donare e non per ricevere, ed il suo scopo è seguire la strada indicata da Gesù nel Vangelo. Un ateo vede la morte come qualcosa di definitivo, la fine di tutto, nel dare cerca una ricompensa umana, terrena, una soddisfazione personale, che sia materiale o morale, e lo scopo per lui è cercare di vivere al meglio finché il destino lo conceda.
    Non critico, ma ovviamente sono due modi diversi di vedere la propria esistenza e imprimere direzioni diverse a seconda del valore che si è dato alla variabile X.

  24.  

    Addì 3 marzo 2017

    In quel tempo, si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?».
    E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno

    Matteo 9,14-15

  25.  

    Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro?

    Suicidio significa uccidere i sogni di chi ci ama

    Lasciare alle persone la possibilità di scegliere è una cosa giusta, Dio stesso ci lascia liberi di prendere la nostra strada, qualunque essa sia, e ci permette di sbagliare. Ovviamente, come farebbe ogni buon padre che vede il figlio andare verso un burrone, ci sprona a riflettere, a cambiare strada, soffre per noi, ma soffre anche con noi e non ci abbandona.
    In questi giorni si è tanto parlato di suicidio assistito. Per me il suicidio è rinunciare alla vita, qualunque essa sia, anche fosse da immobilizzato in un letto di ospedale, e non si può offendere Dio rinunciando ad un suo dono.
    Massimo rispetto per le scelte altrui, anche per quella di togliersi la vita, ma la ritengo una scelta sbagliata.
    Il Signore ci manda cose apparentemente buone e cose apparentemente cattive. Un incidente che ci obbliga a trascorrere il resto della nostra esistenza in un letto è qualcosa che può sembrare brutta, ed in parte è così, non si può certo gioire per le condizioni di un paraplegico, ma ciò che non possiamo vedere è il bene che egli fa attraverso la sua malattia. Pensate a quante persone attorno a lui si prodigano per farlo stare meglio, pensate alla forza che può trasmettere nella sua lotta quotidiana per la sopravvivenza.
    Quando la cronaca ci pone dinanzi il desiderio di suicidio di alcune persone, quando questo, come nel caso del Dj Fabo, si concretizza non penso al suo passato o alla sua sofferenza, ma penso a coloro che gli vogliono bene e lo vedono andar via per sua scelta. La ragazza di Fabio, alla vigilia della sua morte, ha scritto "vorrei che questa notte non finisse mai", segno di sofferenza, ben più grande del vederlo malato, del doverlo accudire in ogni sua funzione. Penso a quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto, come ad esempio parlare a tanti ragazzi, lui che era conosciuto e stimato dai giovani, lui che avrebbe potuto dire "ragazzi, affrontate le avversità, non lasciatevi andare, la vita è bella comunque, è bella perché abbiamo intorno persone che ci vogliono bene. Resistete e non lasciatevi abbattere, resistete come sto facendo io".
    In questi momenti la mia mente fa un passo indietro lungo più di trent'anni. Penso a quando, dopo la morte della mia mamma, per mesi ho meditato seriamente di togliermi la vita. Penso che se lo avessi fatto settecento e più bambini non avrebbero avuto l'opportunità di conoscere l'amore e l'accudimento, di avere una possibilità di scelta, di ricevere valori e principi utili per il loro cammino.

  26.  

    Addì 4 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!».
    Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
    Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola.
    I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?».
    Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi»

    Luca 5,27-32

  27.  

    Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati

    Bisognosi di cure

    Qual'è la casa che necessita di una ristrutturazione completa? Quella bella e ben rifinita o il rudere che cade a pezzi?
    La domanda è talmente ovvia da apparire stupida, eppure noi ci preoccupiamo più di restaurare le case già abitabili, piuttosto che quelle diroccate.
    Si, lo facciamo quando scansiamo i bambini delle famiglie dei quartieri malfamati, i piccoli zingari che chiedono l'elemosina, quando nelle scuole non accolgono il ragazzo problematico, quando protestiamo per gli immigrati, quando condanniamo coloro che sbagliano.
    Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
    La nostra casa è come un centro benessere, una spa come si chiama adesso, ove accogliamo tanti bambini con storie non sempre bellissime, talvolta con genitori poco o per niente accudenti cercando di curarli con fasciature d'amore. Non sempre ci riusciamo, non siamo bravi medici, ma ce la mettiamo tutta, diamo la nostra vita per loro.
    Venite a trovarci, venite anche voi a dare un po' di sollievo ai nostri ragazzi, ne hanno bisogno loro, ne abbiamo bisogno noi e, se ancora non lo avete capito, ne avete bisogno anche voi

  28.  

    Addì 5 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo.
    E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.
    Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane».
    Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
    Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
    Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo».
    Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai».
    Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».
    Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

    Matteo 4,1-11

  29.  

    Non di solo pane vivrà l'uomo

    Mandiamolo via a calci nel sedere

    Oggi se un ragazzo va in chiesa viene preso in giro dai sui compagni. Andare a catechismo è una perdita di tempo. Pregare è da schizzati che parlano con un omino immaginario. Aiutare gli altri senza un compenso è da stupidi. Guardare alle esigenze del prossimo prima delle nostre è roba da vecchi. Se ho in tasca mille euro mi ci diverto, e così via, tutto improntato agli aspetti materiali della vita.
    Quante volte si è sentito dire a mo' di battuta "Non c'è più religione"
    A vedere le chiese vuote, le persone che si suicidano, gli aborti con tanto di legge per questo omicidio legalizzato, la brama di ricchezza e di potere c'è da pensare che il diavolo tentatore abbia vinto.
    Non lasciamo che sia così, non mandiamo il mondo alla deriva. Ognuno di noi ha dentro sé una fiammella pilota, sia essa legata alla religione o ad una morale di vita: accendiamola, incendiamo la nostra vita con l'amore, contrastiamo la seduzione delle tentazioni, evitiamo di comprarci l'ultimo modello di cellulare anche se il nostro funziona benissimo, rimaniamo in famiglia per crescere insieme, tendiamo una mano ai poveri, ai bambini, agli immigrati, ai carcerati.
    Non lasciamo che altri possano dirci cosa dobbiamo fare perché dinanzi ad una foresta che brucia, l'unico modo per far vivere il nostro mondo è piantare alberi che crescano e ricompattino il bosco.
    Facciamogli vedere noi a questo diavolaccio tentatore chi comanda nella nostra vita, non certo lui.
    Non abbiate paura di dire la vostra, non abbiate paura di pregare, non abbiate paura di farvi vedere compassionevoli con chi ha sbagliato, non sperperate denaro in cose futili ma investitelo nel futuro di chi non ha denaro per sopravvivere.
    Il diavolo esiste e si ammanta di tutto ciò che è negativo per la nostra morale per non farsi riconoscere.
    Smascheriamolo, mandiamolo via a pedate dalla nostra vita, solo così saremo liberi.
    Qualche giorno fa sentii la notizia di una mamma di due bambini che voleva abortire il terzo nascituro. E' stata respinta da ventidue ospedali. Ho pensato: ma con quale coraggio una mamma di due bambini, che sa cosa voglia dire essere madre, possa avere il desiderio di UCCIDERE una creatura che sta crescendo dentro sé, un bambino già formato di quasi tre mesi. Capisco la libertà di sbagliare, e non ho remore a rispettarla quando si agisce su sé stessi, come per il suicidio, ma quando per un proprio tornaconto si UCCIDE un bambino non riesco a pensare dove sia la libertà. Mi hanno insegnato che la libertà di uno finisce dove inizia quella dell'altro: chi ha pensato al desiderio di vivere di quel bambino che stava crescendo bene, forte, sano?
    In tutta questa triste vicenda però vedo la fiamma pilota: sono sempre di più i medici obiettori, oggi sette su dieci. Questo significa che finalmente sempre più persone, specie dottori specialistici, capiscono che gli aborti sono omicidi, seppur legalizzati, e non vogliono sporcarsi le mani con il sangue innocente di un bambino.
    Ogni medico che si schiera per la vita è certamente un albero che cresce in questo mondo in fiamme.

  30.  

    Addì 6 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
    E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
    Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
    Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
    Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
    Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
    E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
    Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
    Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
    Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
    Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
    Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
    E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna»

    Matteo 25,31-46

  31.  

    Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare

    Piccoli grandi gesti d'amore spontaneo

    A volte pensiamo di dover salvare il mondo, crediamo che la fame sulla terra la possano debellare soltanto i governanti delle nazioni più ricche.
    Ed allora cosa facciamo? Non facciamo niente, restiamo sulla poltrona a scuotere la testa.
    Forse è vero che un nostro gesto non potrà dare ristoro ai milioni di persone che muoiono in Africa, ma un panino imbottito, un euro, un sacchetto con un po' di spesa possono fare la differenza per il povero che incontriamo ogni giorno mentre andiamo a scuola o in ufficio.
    Non occorrono gesti eclatanti per cambiare il mondo, bastano piccole attenzioni.
    Questo impiegato del supermercato ha visto un anziano che sotto la pioggia camminava lentamente aiutato dal suo deambulatore, ed ha fatto un piccolissimo gesto: è uscito così com'era con un ombrello per riparare l'anziano signore dalla pioggia.
    Non gli sarà costato che cinque minuti del suo tempo, eppure è stato un grande gesto che ognuno di noi potrebbe fare nella quotidianità, così come molti altri piccoli-grandi gesti.
    Non avrà risolto il problema della solitudine delle persone anziane, ma quel giorno, quel signore si è sentito amato e considerato e sarà rientrato a casa meno solo di quando non ne sia uscito.
    Prestiamo attenzione al nostro prossimo e facciamoci carico, per quanto nelle nostre possibilità, dei suoi bisogni ed il mondo, grazie a questi esempi, sarà un posto migliore dove poter vivere

  32.  

    Addì 7 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
    Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
    Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
    Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
    Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe»

    Matteo 6,7-15

  33.  

    I pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole

    Fatti e non parole

    Ieri la scuola di Giacomo ci ha chiamati per parlare del bimbo.
    Apriti cielo. Mai ci hanno parlato così male di uno dei nostri ragazzi.
    La sera fiumi di parole.
    Da parte nostra per brontolarlo e dirgli che con il suo comportamento fa vedere quanto stia male con noi.
    Da parte sua per dire quanto invece si trovi bene con noi.
    Parole, parole, soltanto parole.
    A volte servono per far capire una posizione, ma quando questa ormai è chiara a tutti non servono più.
    Ciò che necessita sono i fatti, la testimonianza con il proprio comportamento di aver capito, di aver imboccato la strada giusta, di aver iniziato perlomeno a tentare di migliorare.
    Purtroppo non è la prima volta che ci chiamano da suola per questo bimbo, e non è la prima volta che si parla, si dialoga, si cerca di spiegargli che così facendo si rovina con le sue mani. Ed in tutta risposta otteniamo sempre qualche lacrimuccia e la promessa di cambiare, ma ogni volta è peggio e ieri, dai racconti dei professori e dal loro dolore nel non sapere come prenderlo, abbiamo toccato il fondo.
    Adesso è finito il momento delle chiacchiere da salotto, adesso è il momento in cui dovrà essere lui a dimostrare di aver capito, di far vedere che ha cambiato rotta.
    Nel Vangelo c'è una frase molto bella "Non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole", e oggigiorno i pagani sono coloro che non credono in chi li guida, in chi li insegna.

  34.  

    Addì 8 marzo 2017

    In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona.
    Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione.
    La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c'è qui.
    Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c'è qui»

    Luca 11,29-32

  35.  

    Questa generazione è una generazione malvagia

    Ai miei tempi

    Quante volte abbiamo sentito dire questa frase a chi fosse più grande di noi, e come ci dava noia quando eravamo ragazzi.
    Certo è che di generazione in generazione possiamo notare dei cambiamenti, e non sono certo positivi.
    Quando ero bambino si giocava a pallone, a nascondino, a moscacieca con i ragazzi del quartiere nel nostro cortile. Oggi se qualcuno gioca in cortile viene brontolato dalla gente dei palazzi vicino perché fa confusione, fossero anche le cinque del pomeriggio. Andare a giro a piedi la sera era possibile fino a qualche tempo fa, oggi è diventato rischioso. I telefonini ed i videogiochi hanno fatto diventare moltissimi ragazzi videodipendenti e incapaci di dialogare e rapportarsi con gli altri. Gli oratori ed i centri di aggregazione "sorvegliati" si svuotano e le scuole sono sempre meno propense ad insegnare valori e principi.
    Ed ecco oggi sul giornale: un tizio di 40/50 anni in sella alla sua bici si attacca al bus per farsi trainare. L'autista quarantenne si accorge del fatto e, spaventato per quanto poteva accadere, intima al tizio, forse in maniera colorita, di lasciare la presa e questi, pur rispondendo a tono, si stacca. Alla fermata successiva però, lasciando la bici a terra, sale sul bus e prende a cazzotti l'autista mandandolo in ospedale.
    Anche a me successe che uno mi stava per travolgere sulle strisce pedonali con semaforo verde per i pedoni. D'istinto gridai "Ma sei scemo?". Inchiodò la macchina e mi venne sul viso con l'intento di picchiarmi. Urlò e se ne andò. Fece il giro dell'isolato, evidentemente ripensandoci, e mi aggredì di nuovo, scagliandomi il telefono, con il quale volevo chiamare la polizia, per la strada. Altri chiamarono il 113 che per fortuna intervenne in tempo.
    Ogni giorno c'è paura di andare avanti perché non si sa cosa possa accadere. Quale arma abbiamo?
    Forse, anzi sicuramente, non c'è una ricetta unica e sempre valida, ma certamente un modo è quello di educare bene i nostri ragazzi. Cominciamo da loro, dagli adulti di domani, e se non riusciremo a cambiare il nostro mondo, cerchiamo almeno di cambiare il loro

  36.  

    Addì 9 marzo 2017

    Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;
    perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
    Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?
    O se gli chiede un pesce, darà una serpe?
    Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
    Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti

    Matteo 7,7-12

  37.  

    Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro

    Andare orgogliosi

    Voi avete a Livorno un'Associazione di cui dovreste andare orgogliosi.
    Con questa frase Umberto Pelizzari ha esordito nella conferenza stampa, dopo i saluti ed i ringraziamenti di rito, indetta a Livorno la sera dell'8 marzo per raccontare la sua storia.
    Una soddisfazione enorme ed inaspettata, un tributo, una carezza davanti a centinaia di persone, sindaco compreso.
    Grazie al comune amico Lorenzo della ditta Aquatica di Mestre, avevamo conosciuto Umberto, campione mondiale di apnea, al quale avevamo chiesto di essere nostro testimonial nel Calendario 2018 della nostra Associazione. La risposta fu "Ricevo tantissime richieste, ma se Lorenzo si fida di voi, anche io mi fido" che suona un po' come "Gli amici dei miei amici, sono miei amici".
    Ci siamo accordati per fare degli scatti a Livorno, in collaborazione con la Capitaneria di Porto e la Lega Navale, e nel primissimo pomeriggio Umberto è venuto per posare insieme ai nostri bimbi.
    Una giornata magnifica. Siamo usciti in mare con i mezzi della Capitaneria e tre barche a vela della Lega Navale e si è creata tanta complicità ed amicizia. I bimbi erano al settimo cielo, era tanto che non li vedevo così contenti.
    Alla sera ci ha invitati a partecipare alla sua conferenza riservandoci trenta posti in prima fila.
    Siamo stati accolti con tutti gli onori dai ragazzi della scuola di sub One Breath di Livorno e dall'organizzatrice dell'evento Martina Capodicasa dell'agenzia Eventi Italia.
    All'inizio della conferenza Umberto ha salutato e ringraziato i presenti ed il sindaco Nogarin e mi ha voluto accanto a sé per un saluto ed una presentazione dell'Associazione.
    Non me lo aspettavo e ne sono rimasto veramente felice. Tanta considerazione non ce la meritiamo, ma sono contento che qualcuno, che ha visto tantissime realtà, possa donarci una così grande carezza.
    Nel Vangelo di oggi si legge "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro", forse qualcosa di buono nella nostra vita lo abbiamo fatto e forse questo è un ritorno che fa tantissimo piacere.
    Grazie Umberto. Grazie a tutti coloro che credono in noi e nel nostro operato.
    Non siamo santi, né eroi e certamente siamo pieni di difetti, ma le parole di Umberto sono una medaglia sul nostro cuore che nessuno potrà mai portarci via

  38.  

    Addì 10 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
    Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.
    Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
    Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
    Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione.
    In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!»

    Matteo 5,20-26

  39.  

    Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli

    Prendiamo esempi negativi

    Mirko un giorno mi chiese "Me lo compri ir motorino?"
    Gli risposi negativamente spiegandogli che era pericoloso, ed inoltre se lo avessi preso a lui avrei dovuto prenderlo anche a tutti gli altri ed i costi di gestione sarebbero stati troppo alti.
    "Cosa sono i costi di gestione?"
    "I soldi che si devono pagare per mantenerlo, tipo l'assicurazione"
    "Deh, ir mi fratello un ce l'ha l'assiurazione"
    "Ma non va bene. E poi c'è il bollo, le tasse"
    "Ir mi fratello mica le paga le tasse"
    "Non è una cosa giusta. E poi guarda, come fa a camminare il motorino? Ci vuole la benzina"
    "Boia deh, quella ir mi fratello la piglia dagli artri motorini"
    Spesso anche noi ragioniamo come Mirko, anche noi ci basiamo su quello che fanno gli altri e ci comportiamo nello stesso identico modo, come se l'uso comune autorizzasse ogni comportamento.
    Eppure è semplice: se il mondo va male, per migliorare la qualità della vita dobbiamo comportarci meglio di coloro che truffano, rubano, fanno i furbi, tradiscono, picchiano.
    Spesso dico ai miei ragazzi di prendere esempio da tutti, imitando le buone prassi e prendendo le distanze da coloro che si comportano male, imparando a non fare quella cosa che a noi tanto disturba e ci fa soffrire.
    Sarebbe l'ora che i media la smettessero di parlare dei suicidi dei ragazzi perché purtroppo "l'effetto imitazione", legato al desiderio di diventare famosi proprio di molti adolescenti, è fortissimo.
    Ricordate quando dei ragazzi buttarono dei sassi da un cavalcavia? I media ne parlarono fino alla noia, ed i lanci di sassi dai ponti sulle autostrade si moltiplicarono in tutta Italia.
    State vicini ai vostri figli o nipoti e se i giornali parlano di qualcosa di brutto, cercate di far capire loro la stupidità e la futilità di certi comportamenti. Essere famosi non significa farsi un selfie mentre passa un treno, ed essere ancor più famosi se ci si butta da un grattacielo, ma la fama, se proprio la si desidera, la si raggiunge con gli ottimi voti a scuola, superando sé stessi nello sport, avere un comportamento esemplare che contraddistingua i bravi ragazzi. E' una fama faticosa, lenta, ma senz'altro duratura. Tutto ciò che è facile è effimero, poco duraturo. Quanto bambini e ragazzi si sono uccisi nel tempo. Eppure se ne parla per qualche giorno, e poi tutto tace. Mentre per coloro che fanno sacrifici, giorno dopo giorno, ed ottengono dei buoni risultati la fama diventa grande e durevole.
    Sono felice che i nostri bambini abbiano conosciuto Umberto Pelizzari perché è una figura di uomo che un metro alla volta ha conquistato gli abissi, ha parlato alle balene, ha cavalcato le tartarughe giganti, ha danzato con i delfini, ha nuotato con gli squali.

  40.  

    Addì 11 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
    Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
    E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
    Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste»

    Matteo 5,43-48

  41.  

    Amate i vostri nemici

    Nemici amici

    Talvolta siamo infastiditi dall'extracomunitario che ci chiede qualche soldo per mangiare, oppure giriamo al largo da quel porticato dove vediamo un uomo sporco e trasandato sdraiato per terra su due pezzi di cartone. Arriviamo a giudicare queste persone come dei malintenzionati che possono far del male ai nostri figli, li vediamo come dei nemici nostri e della società in cui viviamo, e piano piano creiamo muri e barriere tra noi e loro, fino al punto da considerarli spesso dei veri e propri nemici, gente da combattere. Se vi sembra che esageri aprite oggi il giornale e leggete di quel clochard al quale hanno dato fuoco nell'androne di un palazzo uccidendolo, oppure leggete quanto Salvini dice degli immigrati, e quanta gente che gli va dietro.
    Ma non fermatevi lì, scorrete il giornale, arrivate alle ultime notizie, quelle cui dedicano un piccolo titolino per riempire uno spazio per il quale non hanno trovato l'inserzionista. Ed ecco, quando meno te lo aspetti, leggi questa notizia: una coppia di fidanzati ha trascorso la serata nel pieno centro di Londra, ma all'atto di prendere il treno per tornare a casa nel cuore della notte hanno fatto tardi ed hanno perso l'ultima corsa. Spaventati e infreddoliti si sono rassegnati a passare la notte in stazione, ed ecco che un vagabondo si avvicina. Paura, paura di quel tizio sporco e mal vestito, paura di quello che potrebbe fare. Il clochard invece porge la sua unica coperta ai due ragazzi dicendo "prendetela voi, io sono abituato al freddo, voi no". Ed ecco, come per magia, nasce rapporto, un incontro e i tre trascorrono la notte a parlare. I due giovani si rendono conto che Joe, 22 anni, è un ragazzo non un senzatetto, è un uomo, non un clochard, una persona, non un nemico e decidono di portarlo a casa con loro, gli danno un posto per dormire, un nuovo guardaroba, diventa uno di famiglia, aiuta in casa la madre di lei anche con i cavalli, riesce ad avere un colloquio di lavoro. Scrive Charlotte "Tutto quello che serviva era qualcuno che lo aiutasse, e che avesse fiducia in lui". Trattiamo il nostro prossimo come un amico e non come un nemico, non facciamo la carità ma diamo loro il nostro amore, la nostra amicizia.

  42.  

    Addì 12 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
    E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.
    Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
    Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».
    Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo».
    All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.
    Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete».
    Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.
    E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti»

    Matteo 17,1-9

  43.  

    Il suo volto brillò come il sole

    Affrontiamo le nostre paure a testa alta

    Dopo una giornata trascorsa in campagna a giocare a pallone con i propri figli, dopo una corsa con la moto da cross su pendii polverosi, dopo una giornata spesa in mare a pescare, dopo aver ripulito da cima a fondo una casa, dopo aver riparato il motore dell'auto dell'amico sentiamo tutti la necessità di lavarci.
    Chi andrebbe, dopo tali attività, a cena da un amico, o fuori con il fidanzato, oppure a ballare in discoteca o al ristorante?
    Eppure sono tutte attività giuste e legittime, spesso anche generose, ma si sa, chi si ribocca le maniche per operare spesso si sporca.
    Chi non ha avuto un momento di arrabbiatura ingiustificata con i figli? Chi non ha mandato un accidente all'amico che gli ha chiesto un favore costringendolo a passare la domenica a lavorare? Chi non si è arrabbiato con il primo che incontra solo perché la battuta di pesca non ha prodotto risultati buoni?
    Ci sporchiamo, è un dato di fatto, altrimenti saremmo perfetti, ma la perfezione non è di questo mondo.
    Ed allora come facciamo a ripulirci?
    Non è, almeno a mio parere, come molti pensano, che Dio ci mandi le punizioni, come disse quel sacerdote di Radio Maria l'indomani del terremoto in Umbria, ma certamente le tribolazioni ci sono, fanno parte della vita. Mogli e mariti che se ne vanno abbandonando la famiglia, figli dispersi su una brutta strada, licenziamenti, malattie, operazioni. Non sono castighi di Dio, ma semmai benedizioni perché ciò che dobbiamo affrontare nella vita, fa parte della vita stessa ed accogliere ogni tribolazione come fosse un dono ci permette di lavarci l'anima, di purificarci dai nostri errori.
    Nei fumetti spesso si esagera, per far ridere, la condizione dei bambini che non vogliono lavarsi, con la mamma che li prende di peso e li mette nella vasca. Odiano l'acqua, il pulito, il sapone negli occhi, poi però pian piano si adeguano, finanche a godere di quella pulizia ritrovata. Ogni volta che dovranno entrare in vasca non sarà mai piacevole, ma sapranno affrontare la cosa con più coraggio ed un pizzico di rassegnazione. Certamente la mamma indorerà loro la pillola standoli vicino, mettendo delle paperelle nell'acqua, un po' come fa Dio con noi ogni volta che siamo costretti a confrontarci con una situazione dolorosa.
    Vorremmo essere già oltre, vorremmo uscire dal gioco, ma non è possibile. Si deve accettare a testa alta ciò che la vita ci riserva, e solo così potremo lavare le nostre vesti per purificarci dai nostri errori.

  44.  

    Addì 13 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
    Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato;
    date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio»

    Luca 6,36-38

  45.  

    Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro

    Ascoltare e capire

    Quando una persona ci dice di un suo problema, di una ferita aperta nel suo cuore dovremmo cercare di metterci nei suoi panni, dovremmo avere con essa empatia. In altre parole dovremmo usarle misericordia, non intesa come nell'accezione generica, come senso di pietà nei confronti di chi sia in una condizione inferiore a noi, bensì come sentimento di condivisione per il suo star male. Non è detto che si riesca a capire fino in fondo la sofferenza di una persona, come sarebbe possibile ad esempio poter capire quanto stia male una mamma alla quale è morto un figlio se nemmeno siamo genitori, ma dovremmo accettare il suo dolore come fosse nostro.
    Mi è capitato spesso di toccare con mano il dolore, con tanto di lacrime e disperazione, di qualche bimbo per un cattivo rapporto con gli altri. Noi adulti, ormai purtroppo feriti dal prossimo, non ci disperiamo se un nostro amico o conoscente parla male di noi, ma per una ragazzo questo spesso significa dolore immenso.
    Se anche non capiamo il suo dolore, dobbiamo essergli vicino, soffrire con lui, ascoltarlo e non ridicolorizzarlo perché per noi quel problema è un falso problema.
    Essere misericordiosi significa questo, non fare l'elemosina.
    Così come vorremmo essere, se non capiti, almeno ascoltati, cerchiamo anche noi di ascoltare e cercare di capire la sofferenza del nostro prossimo.

  46.  

    Addì 14 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.
    Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.
    Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.
    Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì''dalla gente.
    Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
    E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.
    E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
    Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato»

    Matteo 23,1-12

  47.  

    Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati

    Moine e carezzine

    I bambini sono maestri nell'arte del farsi considerare. Cominciano con le smorfiette quando ancora non parlano, passando per moine e carezzine, per poi dire o fare qualcosa di positivo quando hanno da chiedere qualcosa.
    In questo frangente il compito del genitore non è facile perché se da un lato è giusto che ognuno impari il modo di essere gentile con il prossimo, dall'altro si deve far capire che bisogna esserlo sempre e non solo quando si deve ottenere qualcosa.
    Il gesto è identico, ma è la motivazione che cambia, e quella la possiamo conoscere solo noi. Soltanto noi possiamo pulirci l'anima alla sera ripensando a ciò che abbiamo fatto durante la giornata.
    A tutti capita troppo spesso di "predicare bene e razzolare male", è il brutto di accettare dei compromessi, ma a volte è necessario per sopravvivere. Purtroppo capita di eccedere, e la nostra vita diventa un'eterna eccezione alle regole che ci siamo dati.
    Quanti vescovi predicano la povertà, chiedendo l'elemosina per la chiesa, poi spendono soldi in auto, case e autisti?
    Abbastanza recente lo scandalo dell'attico del Cardinal Bertone; per non parlare dei pedofili che, in qualità di educatori si approfittano dei bambini che dovrebbero accudire.
    Però si sa, noi adulti sappiamo bene la teoria, ma spesso non riusciamo a metterla in pratica. Ed allora dovremmo insegnare ai nostri bambini ad osservare bene il nostro comportamento e, per utilizzare le parole di Gesù "Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno".
    Anche un babbo che picchia un figlio è un insegnamento, se ben spiegato, per mostrare quali siano le cose che non si devono fare.

  48.  

    Addì 15 marzo 2017

    In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i Dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte
    e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».
    Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.
    Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
    Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo».
    Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».
    Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere.
    Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti»

    Matteo 20,17-28

  49.  

    Non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti

    Piccoli gesti

    La nostra casa è un porto di mare, ognuno è il benvenuto, e spesso abbiamo ospiti a pranzo o a cena.
    I miei bimbi sono sempre sorridenti in queste occasioni, mascherano le loro sofferenze senza falsità perché nei loro cuori c'è la gioia della condivisione, l'affetto per il prossimo, il desiderio di sentirsi dire "bravo", fosse anche per una piccola cosa come la corsa ad altissima velocità di Flash, alias Francesco, oppure la faccia buffa di Arnold, alias Maudo.
    Ed ecco che si alzano da tavola per prendere l'acqua, servono i vassoi di carne in modo impeccabile, si preoccupano di dare il secondo bicchiere a chi si accinge a bere il vino.
    Se mai vi poneste la domanda "Come possano dei piccoli gesti cambiare il mondo?", basta che veniate a casa nostra per scoprirlo perché chi riceve un sorriso, un'attenzione, una gentilezza torna a casa più sereno, riconciliato con il mondo, aperto al prossimo, desideroso di donare ad altri ciò che ha ricevuto.
    Ultimamente ho avuto bisogno dell'aiuto di una persona, e per un paio di mesi ho trascorso con lui un'ora ogni due giorni. Mi forniva la sua esperienza, la sua professionalità, ma lo ha fatto con l'affetto di un amico, di un padre, di un fratello, di un nonno, alternando questi ruoli con una semplicità disarmante, donandomi molto più di quanto gli avevo richiesto.
    Sono piccoli, piccolissimi gesti, quasi impercettibili, introdotti nella quotidianità, che possono cambiare il mondo.
    Grazie per aver cambiato un pezzettino del mio

  50.  

    Addì 16 marzo 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai farisei: « C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.
    Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
    Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.
    Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
    Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
    Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
    Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
    E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento.
    Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.
    E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.
    Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi»

    Luca 16,19-31