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  1.  

    Addì 26 gennaio 2017

    In quel tempo, il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
    Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.
    Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
    In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.
    Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
    Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
    Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio»

    Luca 10,1-9

  2.  

    Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe

    Non chiamateci eroi

    Nell'intervistare un vigile del fuoco che ha tratto in salvo diverse persone, calandosi in una fenditura dove si passava a malapena, rischiando la vita per il crollo ulteriore dell'albergo Rigopiano, ha detto "non chiamateci eroi, abbiamo fatto solo il nostro dovere". Mentre lo diceva però gli occhi si gonfiavano di commozione e, se è vero che per loro è un lavoro, il coraggio, la passione e l'amore con il quale lo hanno svolto, specialmente in questi giorni, li porta ad essere, se non eroi, sicuramente un emblema di cui fregiarsi, ed un esempio di grande solidarietà nei confronti del prossimo. La frase che due sopravvissuti ieri hanno riportato, detta dai soccorritori, è stata "noi da qui non ce ne andremo senza di voi". È meraviglioso quello che hanno fatto, ma è ancor più meraviglioso come lo hanno fatto. Oggi sono veramente pochi quelli che si buttano con passione a capofitto nell'aiuto e nel sostegno del prossimo, ma ancor meno sono coloro che sono disposti a rinunciare alla propria vita pur di salvare una persona.

  3.  

    Addì 27 gennaio 2017

    In quel tempo, Gesù diceva alla folla: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.
    Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga.
    Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura».
    Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?
    Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».
    Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere.
    Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

    Marco 4,26-34

  4.  

    Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra

    Ritorno alla terra

    Provate a domandare ad un contadino quanti semi abbia messo nel terreno in tutta la sua vita, e certamente si metterà a ridere perché è impossibile contarli.
    Avviene così anche per ognuno di noi, un po' come fossimo tutti i contadini, perché ogni giorno gettiamo semi nei terreni sui quali camminiamo. Ogni nostra parola, ogni nostro gesto, atteggiamento, pensiero e quant'altro esca fuori da noi è un insegnamento, non sempre positivo, che noi diamo al prossimo, sia esso un figlio, un alunno, un dipendente, un amico. Gettiamo questi semi anche senza accorgercene e li lasciamo lì, sul terreno. Alcuni di essi attecchiranno e produrranno piccole piantine che un giorno potrebbero essere le radici di grandi alberi, a loro volta produttori di semi, mentre altri rimarranno sul terreno, inascoltati e facile preda di uccelli ed insetti. A noi non è dato di sapere, almeno nell'immediato, se quel seme produrrà frutto oppure no, a noi spetta seminare insegnando ai ragazzi la differenza tra il bene e il male donando loro i nostri principi. Sono ormai più di trent'anni che io e Roberta, raggiunti poi nel nostro cammino da tanti altri volontari, gettiamo semi nei cuori dei molti bambini che il Signore ha voluto mettere nelle nostre mani. Di oltre settecento ragazzi che abbiamo accudito molti di loro li vedo grandi e maturi, e sono felice perché questi nostri semi hanno prodotto un benefico effetto; purtroppo ne ho visti anche tanti perdersi per le strade del mondo, ed anche se non mi sento di essere l'unico responsabile, penso che avrei dovuto seminare di più ed in maniera migliore.
    Non passa giorno che non legga il libro del perfetto contadino, quello che insegna cosa e come seminare, libro che per me è il Vangelo, dove ritrovo tutti gli insegnamenti positivi che, laddove recepiti, farebbero di ogni bambino un uomo o una donna in grado di camminare a testa alta sui sentieri della vita, orgogliosi di essere riusciti ad emergere da tante brutte situazioni.
    Oggi si parla tanto di smog nelle città e di cibi che fanno male al nostro organismo, ed in molti fanno ritorno alla terra per vivere una vita più serena con aria pulita e cibi genuini. Dovremmo "tornare alla terra" anche nel rapporto con gli altri cercando di sforzarci di parlare di più per donare ed accogliere i semi dei principi e dei valori che albergano in ciascuno di noi.

  5.  

    Addì 28 gennaio 2017

    In quel medesimo giorno, verso sera, disse Gesù ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva».
    E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
    Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.
    Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?».
    Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia.
    Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».
    E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?»

    Marco 4,35-41

  6.  

    Passiamo all'altra riva

    Uno su mille

    Una vecchia canzone diceva "Uno su mille ce la fa"
    Oggi, con grande gioia, possiamo dire che su mille soltanto uno non ce l'ha fatta.
    Nella giornata di ieri la Guardia Costiera ha coordinato nove soccorsi in mare riuscendo a salvare tutti gli occupanti, circa mille, trovando su un'imbarcazione il corpo di un sol uomo, magari morto per cause naturali.
    Sono fiero ed orgoglioso, eppure a leggere i commenti c'è da spaventarsi.
    "Politici schifosi", "Ributtiamoli a mare anziché accoglierli", "Dovevano lasciarli affogare tutti", "I costi per questi altri li dovremo sostenere noi con altre tasse".
    Io sono felice perché tutte queste persone hanno trovato la salvezza.
    Purtroppo si criticano spesso i politici, ed hanno sicuramente i loro torti, ma non sono i soli ad essere in errore.
    Quante persone hanno case sfitte, magari da anni, e potrebbero prestarle a qualche famiglia di immigrati, oppure quante parrocchie hanno locali inutilizzati e tengono le porte chiuse, oppure quanti comuni, banche o altre istituzioni hanno appartamenti in vendita e potrebbero concederli in comodato.
    Il male non è mai da una parte sola.
    Noi brontoliamo per le tante tasse che dobbiamo pagare, ma quanto spreco facciamo delle nostre risorse? Compriamo vestiti e scarpe costosissime, auto di lusso, vacanze in posti esotici. Basterebbe che ciascuno di noi facesse qualche rinuncia per poter aiutare tante persone a non morire di fame.
    E' allucinante pensare che la gente si preoccupi di mantenere il proprio agio, che si preoccupi di pagare qualche euro in più di tasse sapendo che c'è gente che muore per la carestia, per le guerre, per malattie che da noi non esistono più.
    Come fate a dormire sapendo che per il vostro egoismo la gente muore. Morire, sapete cosa significa questa parola? Ma dov'è finito il vostro cuore? Cosa avete nel petto, un sasso?
    Come fa un sacerdote a chiedere alla gente di essere generosa, altruista, aperta al prossimo se la chiesa che lui gestisce è sbarrata e lascia che la gente muoia di stenti, pur sapendo che potrebbe salvare la vita ad una persona, ad una famiglia o anche a più persone?
    Il Vangelo non fa sconti per nessuno, nemmeno ai quei sacerdoti che predicano bene e razzolano male o non razzolano per nulla

  7.  

    Addì 29 gennaio 2017

    In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
    Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
    «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
    Beati i miti, perché erediteranno la terra.
    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
    Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
    Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
    Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
    Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
    Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli»

    Matteo 5,1-12

  8.  

    Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli

    Cosa vedi nello specchio?

    Siamo abituati a dire beato te perché hai una bella macchina, beato te perché hai una bella casa, beato te perché sei molto ricco, beato te che ti puoi comprare qualsiasi cosa, beata te perché sei molto bella, beato te perché hai una bella macchina.
    I nostri valori ormai hanno un prezzo. Uno è più bravo di un altro a seconda di quanto sia grosso il conto in banca. Le malattie, i lutti, le violenze arrivano sia in casa dei ricchi, sia in casa dei poveri e questo ci dice che la felicità, la gioia nel cuore, non deriva dal denaro ma da ben altre situazioni.
    Chi è umile e non si fa grande davanti agli altri per quello che ha, poco o tanto che sia, avrà attorno a sé tanti amici pronti ad aiutarlo e fargli compagnia. Chi è puro di cuore riuscirà a gioire in ogni situazione, e riuscirà ad accogliere anche gli immancabili aspetti negativi della vita, accettandoli e riuscendo ad andare oltre. Chi ha sete di giustizia e cerca sempre di camminare nella retta strada tentando di raddrizzare i torti subiti dagli altri avrà credito presso chiunque quando sarà lui ad aver bisogno di giustizia. Chi è misericordioso verso il prossimo, chi apre la porta di casa e del proprio cuore agli altri, troverà misericordia al momento opportuno.
    I ragazzi di oggi vogliono avere sempre più di quello che hanno, non gli basta mai, e pretendono con forza di avere sempre di più, senza però rendersi conto che ciò che hanno è un bene che moltissime persone non potranno mai avere. C'è purtroppo tanto egoismo ed opportunismo, al punto che a molti, adulti e ragazzi, non importa assolutamente nulla di quello che accade al resto del mondo, l'unica cosa che interessa loro è stare bene e stare sempre meglio, anche se questo vuol dire che altri debbano soffrire. Non voglio immigrati in casa mia perché altrimenti c'è meno lavoro, meno pane, più tasse per me, e questo non lo posso ammettere, non posso ammettere di cedere un pezzetto della mia vita per darla a qualcun altro perché io, e solo io, ho diritto ad avere 100, 1000, 100.000 e chi se ne importa se questo vuol dire che un altro debba avere 10, 5,1 o addirittura zero, fatti suoi è un problema suo se è nato in un paese del terzo mondo, è un problema suo se è uno sfigato nato in una famiglia senza risorse.
    Oggi io dico a gran voce: beato chi è generoso, beato chi accoglie, beato chi vuole e persegue la giustizia, beato chi è perseguitato perché porta avanti buoni principi.
    La ricompensa sarà quella che prima di andare a letto potrà vedere nello specchio una persona onesta.

  9.  

    Addì 30 gennaio 2017

    In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni.
    Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo.
    Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo.
    Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
    Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!».
    Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo!».
    E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti».
    E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.
    Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo.
    E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi».
    Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare.
    I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto.
    Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.
    Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci.
    Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
    Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui.
    Non glielo permise, ma gli disse: «Va nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato».
    Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.

    Marco 5,1-20

  10.  

    Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti

    Una persona alla volta

    Una delle frasi più belle di Madre Teresa è

    Non preoccuparti dei numeri.
    Aiuta una persona alla volta e inizia sempre con la persona più vicina a te

    A volte ci spaventiamo e scoraggiamo se, pur con il desiderio di aiutare, vediamo quanto ci sia da fare nel mondo.
    Volendo aiutare gli immigrati facciamo un passo indietro sentendo che ne vengono salvati mille alla volta, e sono decine di migliaia coloro in attesa di un sostegno. E come posso fare io da solo ad aiutarli tutti? A che serve aiutarne uno solo?
    Lo stesso dicasi per i bambini maltrattati, per gli anziani negli ospizi e per ogni altra categoria di persone bisognose del nostro affetto.
    Pensate però se ogni giorno che transitate davanti al panificio vedete Abdul che chiede l'elemosina, ci parlate, lo incoraggiate, gli date qualche spicciolo, gli portate qualche vestito, lo aiutate nel districarsi nella burocrazia italiana, lo aiutate a trovare un lavoretto ed il modo di procurarsi un tetto sulla testa. Avrete salvato una vita. Sostenendo lui avrete dato forza alla sua famiglia ed un futuro ai suoi figli. E' uno, uno solo su decine di migliaia, ma se tutti facessero come voi potremmo aiutare ogni persona che ha bisogno, accogliere ogni bambino maltrattato, accompagnare nell'ultimo tratto di vita una persona anziana o morente. Voi potete fare la differenza. Ed allora fatela, non state lì in poltrona a scuotere il capo ascoltando le notizie del telegiornale, non fate belle prediche dai pulpiti, non limitatevi a partecipare a qualche raccolta fondi per grosse organizzazioni i cui introiti servono in massima parte per pagare stipendi e strutture. Ognuno di noi può fare qualcosa per cambiare il mondo cominciando dal proprio angolino di vita.
    E' un po' come se spazzassimo davanti casa, tutta la strada sarebbe pulita se tutti facessero lo stesso.
    Non aspettate domani, andate per le strade a cercare la persona più vicina a voi cui donare la vostra solidarietà

  11.  

    Addì 31 gennaio 2017

    In quel tempo, essendo passato di nuovo Gesù all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare.
    Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva».
    Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
    Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita».
    E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.
    Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?».
    I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?».
    Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo.
    E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.
    Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace e sii guarita dal tuo male».
    Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».
    Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!».
    E non permise a nessuno di seguirlo fuorchè a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
    Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava.
    Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme».
    Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina.
    Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!».
    Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore.
    Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

    Marco 5,21-43

  12.  

    Fanciulla, io ti dico, alzati!

    Alzati

    Quando qualcuno cade non ci vuole forza per farlo rialzare, ma amore.
    Immaginatevi se un vostro amico, mentre siete a sciare, casca e si rompe una gamba. Se voi lo rialzaste di peso e gli imponeste di camminare fareste un gran danno, anche se con le migliori intenzioni.
    Quando uno cade non ha bisogno di un altro che gli dica "Dai su forza, alzati, cammina, smidollato", ma occorre essergli vicino, farlo stare tranquillo, incoraggiarlo ma senza che si sforzi troppo, un passo alla volta, rallentando il proprio cammino per adeguarsi al suo. Si arriverà più tardi alla meta, ma poco importa perché è fondamentale poterci arrivare, e arrivarci nel migliore dei modi.
    Così è con i ragazzi. Nel loro cammino spesso cadono: smattano, rubano, imprecano, urlano mille accidenti, dicono bugie, si chiudono a riccio, fanno uso di droghe, frequentano brutte compagnie.
    Dall'alto della nostra esperienza di adulti siamo portati ad urlare contro la nostra rabbia perché li vediamo gettar via la propria vita, vorremmo che smettessero di tenere quel comportamento negativo, e spesso imponiamo loro un modo di fare che per noi sia ottimale. Certamente lo facciamo in buona fede, ma sbagliamo e rischiamo di fare dei danni, al pari di far camminare una persona che si sia rotta una gamba. Dobbiamo parlare con loro, cercare di capire, brontolarli certamente quando sbagliano, ma parimenti donando loro amore ed attenzioni.
    Educare un ragazzo non è come montare un armadio, non ci sono istruzioni da seguire ed una foto che ti dica come deve venire quell'oggetto, ma bisogna andare per gradi, un passo alla volta, gioire dei risultati raggiunti e non scoraggiarsi per altre cadute o per passi indietro.
    Dobbiamo dire ai nostri bambini "Alzati", ma dobbiamo dirglielo con amore.

  13.  

    Addì 1 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i discepoli lo seguirono.
    Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani?
    Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui.
    Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».
    E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì.
    E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando

    Marco 6,1-6

  14.  

    Un profeta non è disprezzato che nella sua patria

    Accoglienza

    Qual'è la mia patria?
    La città dove sono nato e cresciuto? Oppure la mia nazione?
    O la mia patria è qualcosa di più?
    Penso che ogni persona sia cittadina del mondo.
    Non c'è il senegalese o l'italiano, l'europeo o l'asiatico, ci sono solo persone, cittadini del mondo.
    Se vedo un uomo o una donna che stanno affogando non mi domando di quale nazionalità siano, mi butto per salvarli.
    Se vedo qualcuno che ha fame gli do da mangiare senza chiedere da dove venga.
    Se vedo uno picchiato da un altro lo difendo senza pormi l'interrogativo della sua provenienza.
    Eppure in molti pensano a questo prima di aiutare qualcuno.
    Il lavoro agli italiani? E perché? il lavoro si da a chi ha bisogno di lavorare.
    L'accoglienza nel nostro paese solo a cittadini occidentali? E perché chi arriva dall'Africa è un uomo, una donna o un bambino di seconda categoria?
    "Un profeta non è disprezzato che nella sua patria"
    Ecco, forse chi dice certe cose è disprezzato.
    Quante volte mi sono trovato a difendere la persona che ha bisogno di aiuto, ricevendo spesso insulti.
    Se non riusciamo ad accogliere nel migliore dei modi un ragazzo che scappa dalla guerra, una donna che fugge dagli abusi, un bambino che non ha da mangiare in casa sua non è un problema di coloro che arrivano, ma di organizzazione nostra, dell'uso che facciamo delle risorse disponibili.
    Non disprezziamo chi arriva, chi ha bisogno del nostro aiuto, accogliamo con amore l'immigrato, la donna abusata, il bambino maltrattato, siano essi italiani, eritrei o slavi.
    Quando c'era la guerra e gli ebrei venivano sterminati dalla follia di un imbianchino, c'è stata l'accoglienza di questo popolo martoriato da parte di molte famiglie, da parte di tante nazioni. Non chiedevano se fossero ebrei provenienti dalla Romania, dalla Polonia, dall'Albania o dalla Germania, li aiutavano e basta perché fuggivano da un eccidio.
    Impariamo a fare lo stesso, ad accogliere.
    Non solo l'immigrato, non solo il bambino abusato, ma chiunque abbia bisogno di noi, anche fosse solo per ricevere un sorriso

  15.  

    Addì 2 febbraio 2017

    Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
    Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
    Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
    Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
    Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
    C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
    Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
    Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.
    Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

    Luca 2,22-40

  16.  

    E anche a te una spada trafiggerà l'anima

    Soffrite, ne vale la pena

    Quando nasciamo i nostri genitori sanno che soffriranno per i loro figli.
    E' inevitabile, è nella natura umana.
    Si soffre per un brutto voto a scuola, per un cattivo comportamento, per una brutta strada intrapresa, per la morte del figlio.
    Ed allora perché la gente si ostina a procreare?
    Per la speranza di non avere sofferenze? Nessuno sano di mente può pensare di non soffrire nel crescere un figlio.
    Ed allora perché mettiamo al mondo ancora tanti bambini?
    Per una certezza, la certezza della gioia.
    Non ci è dato di conoscere a priori il destino riservato a nostro figlio, a noi è richiesto di dargli tutto l'amore possibile, di dargli gli strumenti per gioire, per prendere buone strade, per metterli davanti al bivio affinché scelgano con consapevolezza la strada giusta da percorrere.
    In cambio ne riceviamo gioie su gioie.
    Quale genitore non ha fatto salti di felicità quando ha sentito il primo vagito, lo ha visto con il grembiule al suo primo giorno di scuola, lo ha accompagnato all'altare?
    Purtroppo, questa è la vita, ci sono genitori che piangono per la morte del figlio. Questo può avvenire alla nascita, dopo qualche mese o qualche anno, per una brutta malattia, oppure a diciannove anni scontrandosi con il motorino contro un'auto. Non ci è dato di saperlo, ma può accadere.
    Eppure, ne sono convinto, non c'è genitore che dinanzi a tanta sofferenza, alla domanda se tornando indietro metterebbe al mondo nuovamente quel figlio, pur conoscendone il destino, non direbbe "si, ripercorrerei tutta la strada, sarei disposto a soffrire perché in cambio ho avuto la gioia di averlo avuto nel mio cuore dove il suo profumo rimarrà per sempre"
    E così dicono gli amici. La gioia di averlo conosciuto, il ricordo di lui, le sue risate rimarranno indelebili nei cuori di chi lo ha incontrato, e nessuno dirà "Sarebbe stato meglio non averlo conosciuto, così oggi che è morto non avrei sofferto"
    La vita è bellissima, ma come tutte le cose meravigliose ha un prezzo.
    Tanto più la casa è grande, tanto più è in una bella posizione, maggiori sono le rifiniture e sempre più alto sarà il prezzo da pagare per averla.
    Così è la vita. Se ci riempiamo il cuore di persone a noi care, è ovvio che aumenta la probabilità di soffrire, di vederle morire, di vederle andare su una brutta strada, ma è anche vero che aumenteranno in maniera esponenziale le gioie.
    Non siate avari, non abbiate paura della sofferenza, aprite le porte del vostro cuore agli altri perché ne vale la pena.

  17.  

    Addì 3 febbraio 2017

    In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui».
    Altri invece dicevano: «E' Elia»; altri dicevano ancora: «E' un profeta, come uno dei profeti».
    Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!».
    Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata.
    Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello».
    Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
    Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea.
    Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».
    E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno».
    La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista».
    Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista».
    Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto.
    Subito il re mandò una guardia con l'ordine che gli fosse portata la testa.
    La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre.
    I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro

    Marco 6,14-29

  18.  

    Che cosa devo chiedere?

    A chi dar retta?

    La mia mamma mi diceva spesso "Chi fa con il cervello degli altri, il suo se lo può friggere".
    Oltre settecento i ragazzi che abbiamo aiutato a crescere in questi trent'anni di vita, cinquanta dei quali tenuti in casa con noi, accolti piccolissimi e restati con noi anche più di dieci anni. Come ogni genitore abbiamo ripetuto loro in continuazione le regole per scegliere buone strade ma, si sa, il consiglio di papà e mamma, specie in fase adolescenziale, è spesso visto come un attacco frontale, come un qualcosa da non tenere in considerazione.
    I ragazzi si consultano tra loro per trovare la propria strada.
    Non è certo sbagliato, è giusto il confronto, ma spesso capita che il consiglio di un amico valga di gran lunga più di quello di un genitore. L'amico non sempre è un "vero amico", non sempre consiglia a ragion veduta, magari per mancanza di esperienza, spesso sbaglia e consigliando fa sbagliare gli altri.
    Uno dei nostri bimbi, Michele, con noi da quando aveva dodici anni, aveva un papà molto delinquente: spacciatore, trafficante d'armi, truffatore, tanto che il tribunale gli aveva tolto la patria potestà. Tutti noi, compresa la madre, il giudice e l'assistente sociale gli abbiamo detto mille volte di star lontano da quell'uomo, ma i consigli degli amici e l'idealizzazione della figura paterna lo hanno fatto andare in tutt'altra direzione.
    Quando Michele arrivò ai sedici anni venne messo in contatto con il padre grazie alla sorella che, di nascosto, gli procurò un telefono ed il numero per chiamarlo. Non potemmo fare più nulla per lui. Ascoltò i consigli degli amici che in maniera molto superficiale gli dicevano "E' tuo padre, vai da lui. Non ascoltare i giudici o i servizi sociali e nemmeno Riccardo e Roberta perché loro non sanno quale sia il tuo bene".
    Michele ormai aveva deciso: "A diciotto anni vado a vivere con mio padre" che, nel frattempo, da bravo truffatore, gli prometteva la luna nel pozzo: macchine di lusso, belle donne, direzione di alberghi di sua proprietà in ogni parte del mondo e soldi, tanti, tantissimi soldi.
    Michele credette a tutto questo e, al compimento della maggiore età, senza salutare nessuno, uscì e montò in macchina con il padre, destinazione "ignoto".
    Ovviamente tutto quanto fosse stato millantato dal padre non era vero, e nel giro di un paio di mesi i due finirono il loro rapporto con una scazzottata.
    Le ultime notizia su Michele sono state che viveva per la strada dormendo sotto i ponti, finito più volte in ospedale per risse, spacciatore di piccolo calibro, drogato.
    Michele aveva un avvenire roseo, un lavoro come idraulico ben retribuito in un'azienda oggi cresciuta e dove lui avrebbe potuto far carriera perché il capo, nostro amico, lo aveva preso a ben volere come il figlio maschio che non aveva mai avuto. Ha preferito seguire i consigli degli amici e della sorella, ha scelto la via più facile, quella piena di petali di rosa senza spine per evitare di sudare e sporcarsi le mani per procurarsi il pane.
    Mi sgolo ogni giorno con i miei ragazzi affinché, pur giustamente ascoltando i consigli di tutti, agiscano con il proprio cervello senza farsi imbonire da falsi paradisi per non rischiare di finire come Michele, o come tanti altri, su una brutta strada.

  19.  

    Addì 4 febbraio 2017

    In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.
    Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.
    Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
    Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
    Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

    Marco 6,30-34

  20.  

    Non avevano più neanche il tempo di mangiare

    Sono stanco solo a sentirti

    Sveglia alle 5:30
    Preparazione della colazione
    Pulizia della casa
    Sveglia dei bimbi alle 6:30
    Uscita di casa alle 7:45
    Giro dei bimbi in altre case per portarli a scuola con il pulmino
    Giro dei panifici che ci regalano il pane
    Passaggio da un'azienda che ogni giorno ci dona dei pasti surgelati
    Incombenze della mattina: parlare con i professori, riportare in ufficio contabilità della casa, andare a vedere oggetti o mobili che la gente vuole donarci ed eventuali ritiri, consegna di merce a famiglie che ne facciano richiesta, preparare il pranzo
    Andare a prendere i bimbi da scuola dalle 12:30 alle 14:30
    Pausa pranzo dalle 14:00 alle 14:10
    Inizio del diurno alle 14:30 con tanti bimbi, mai meno di venti
    Piscina due volte a settimana dalle 17:00 alle 19:00 con i bambini da spogliare e rivestire, da guardare mentre nuotano mandando mille bacini ai pulcini festanti che vogliono farsi ammirare nel loro stile impeccabile di ranocchietti
    Prendere i bimbi che fanno tempo lungo
    Farli studiare e giocare
    Organizzare tutti i volontari
    Una volta a settimana Oratorio
    Una volta a settimana cena con tutti i bimbi e tanti ospiti, spesso a tavola in quaranta
    Riaccompagnare tutti i bimbi nelle varie case alle 19:00
    Prelevare la nonna Pina dal Mercatino alle 19:30
    Preparazione della cena
    Riunione alle 20:30
    Cena alle 21:00 - 21:30
    A letto mai prima delle 23:00 e spesso dopo la mezzanotte
    Nei fine settimana la musica cambia di poco

    Un mio amico mi disse "Sono stanco solo a sentirti"
    Questo è quello che ogni giorno Roberta e Carmela fanno, e quando una delle due manca l'altra si sobbarca tutto il peso da sola sempre con il sorriso sulle labbra.
    Non sono sante, hanno i loro difetti, uhh quanti ne hanno, ma ci sono
    Ci sono per i bimbi, ci sono per l'Associazione, ci sono per i principi che hanno nel cuore
    A volte brontolano, a volte dicono non ce la faccio più, ma poi ricominciano con più lena di prima

    Grazie Signore di questo dono che hai voluto fare a tanti bambini

  21.  

    Addì 5 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: " Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
    Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
    Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli"

    Matteo 5,13-16

  22.  

    Voi siete il sale della terra

    Saporito mio

    Don Luigi, il sacerdote che per primo ha creduto in me dandomi il la per cantare la mia canzone della vita, diceva spesso dall'altare che la sua mamma lo chiamava "Saporito mio". Un'espressione che mi è rimasta nel cuore.
    Pensate ad un bambino appena nato, lo annusate e spesso sentite dire dai nonni "ti prenderei a morsi". Pensate quando abbracciate vostra moglie o il vostro fidanzato, il loro odore vi crea trambusto e vorreste mangiarveli di baci.
    Pensate al sapore delle mani del nonno o della nonna, all'odore che avete ancora dentro di voi di vostra madre.
    Se ogni parte del nostro corpo ha un suo odore e sapore, anche l'anima non ne è priva.
    E se le parti del nostro corpo suscitano piacere e desiderio nell'altro, anche l'anima deve avere questa funzione: attirare coloro che incontriamo.
    Non deve essere però un fumo senza arrosto, ma l'odore di buono che emaniamo deve essere concreto, deve esserci dietro sostanza.
    E' inutile che ci facciamo vedere buoni e bravi, pieni di solidarietà verso il prossimo, e poi ci comportiamo male quando qualcuno ci chiede un favore. Attireremmo così le persone con il nostro odore, ovvero con la parvenza di ciò che diciamo di fare, per poi farle rimanere a bocca asciutta non donando loro un esempio positivo da seguire. Faremmo peggio perché allontaneremmo chi si stava avvicinando pian piano con il rischio di perderlo per sempre alla causa dell'amore.
    Quanti esempi potremmo fare: genitori che insegnano ai figli ad essere educati e rispettosi, poi sono i primi ad essere cattivi; sacerdoti e suore che dal pulpito predicano la carità cristiana, poi hanno paura di fare e non alzano un dito per aiutare chi soffre; insegnanti che impartiscono nozioni agli studenti senza metterci un pizzico di insegnamento di vita.
    Abbiamo un odore ed un sapore, utilizziamolo per insaporire la vita di coloro che incontriamo.

  23.  

    Addì 6 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata, approdarono e presero terra a Genesaret.
    Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe, e accorrendo da tutta quella regione cominciarono a portargli sui lettucci quelli che stavano male, dovunque udivano che si trovasse.
    E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano

    Marco 6,53-56

  24.  

    Ponevano i malati nelle piazze

    UNO

    San Giovanni Bosco diceva "Fate quello che potete, Dio farà quello che non possiamo fare"
    E' dura vedere tanti immigrati approdare e non poter fare nulla
    E' dura sentire di tanti bambini abusati e non amati e non poter fare nulla
    E' dura osservare tanti ragazzi per la strada marinare la scuola e andare su una brutta strada
    E' dura sapere che ci sono tanti ammalati negli ospedali e non poter fare nulla
    E' dura constatare che moltissimi anziani sono abbandonati negli ospizi e non poter fare nulla
    Ma come sarebbe a dire che non possiamo fare nulla?
    Qualcosa possiamo fare: supportiamo UNA famiglia di immigrati, accogliamo UN bambino in affidamento, raccogliamo UN ragazzo dalla strada, andiamo a visitare UN ammalato, UN anziano, UN carcerato.
    Questo lo possiamo fare!
    Come dite? E' una goccia in mezzo al mare? Non risolviamo noi il problema dell'immigrazione, degli abusi in famiglia, dell'abbandono scolastico, della sofferenza?
    Certo, ma noi cominciamo. Spazziamo il nostro pezzettino di strada, laddove non arriviamo noi arriverà Dio.
    Come dite? Non credete in Dio? Ah si giusto, lo rispetto. Allora vi dico che non avete bisogno di credere in Dio per sapere che ciascuno di noi può dare l'esempio ad altri, ed altri (per me inviati da Dio) si uniranno a noi e pian piano risolveremo i problemi di questo mondo.
    A noi non spetta fare grandi cose, a noi spetta cominciare con le nostre forze a fare quel poco che possiamo fare, il resto lo farà la Provvidenza (o l'esempio se preferite)
    Un esempio? La nostra Associazione "Amici della Zizzi"
    Nata per caso da due ragazzi di 17 e 21 anni. Mille intemperie nel corso della navigazione che dura ininterrottamente da trent'anni. Uno alla volta abbiamo accolto, accudito, abbracciato oltre settecento bambini. A dirla così in tanti dicono "grandi", ma si sbagliano, noi siamo piccoli ed abbiamo aiutato un bambino per volta, ma essersi messi a dissodare la terra ha portato altri a prendere la zappa, ed abbiamo raccolto un bel po' di persone che pian piano, giorno dopo giorno, un bambino alla volta, hanno fatto, tutti insieme, una cosa grande.

  25.  

    Addì 7 febbraio 2017

    In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.
    Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame - quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?».
    Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
    Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
    Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
    E aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.
    Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.
    Voi invece andate dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte»

    Marco 7,1-13

  26.  

    Onora tuo padre e tua madre

    Onora il padre e la madre

    Stare alle regole è difficilissimo, specie quando ci si scontra con la nostra natura umana debole e piena di desideri.
    Pensate come sia difficile onorare il padre e la madre quando ... quando sono vecchi e noiosi, quando si comportano male, quando parlano male di te, quando pensano a sé stessi. Ma è anche difficile quando siamo noi a volere la nostra libertà, quando non abbiamo tempo o voglia di sopportarli, quando non vogliamo sentirci ripetere regole e principi.
    Tutto si riconduce alla nostra debolezza, ed allora come fare?
    Cosa facciamo quando siamo deboli? Dobbiamo fortificarci, irrobustirci, andare in palestra, tonificare i muscoli, ritemprare lo spirito.
    Così dobbiamo fare nella vita: allenarci ogni giorno perché ogni giorno ci sono sfide e battaglie da combattere, ogni giorno dobbiamo trovare la forza di arrivare a sera, ogni giorno dobbiamo donare amore e sorrisi a chi ci sta vicino, e non sempre è facile.
    Dove trovate la vostra forza per resistere alle intemperie della vita?
    Nell'amore del prossimo, nei successi raggiunti, nel guardare indietro e vedere che le cose positive fatte controbilanciano abbondantemente gli aspetti negativi. Ma non basta. A volte non basta vedere che abbiamo fatto cose buone o, quantomeno, non abbiamo fatto cose troppo cattive. Ed allora dove prendere la forza? Dove prenderla se chi ti sta vicino non capisce i tuoi momenti bui, oppure è nella stessa tua barca a togliere l'acqua dal fondo?
    Io questa forza la prendo nella preghiera e devo dire che se mi capita di andare a letto piuttosto abbacchiato, spesso mi sveglio al mattino pieno di risorse da spendere.
    Voi dove prendete la vostra forza?

  27.  

    Addì 8 febbraio 2017

    Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo».
    Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola.
    E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti.
    Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo.
    Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,
    adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.
    Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo»

    Marco 7,14-23

  28.  

    Sono le cose che escono dall'uomo a contaminarlo

    Sporchi di fango

    Primo gennaio di qualche anno fa, giornata primaverile. Prendo i miei ragazzi e li porto nel bosco per una passeggiata. In un letto di un fiume ci sono delle pozzanghere e finisce in guerra aperta con tutti i bimbi sporchi di fango dalla testa ai piedi. Torniamo a casa e troviamo un gruppo di persone di Lucca che erano venute a trovarci per capire chi eravamo e come poterci aiutare. Tutti vestiti bene, da festa, come si conviene in quei giorni. Ho notato subito la faccia "schifata" di tutti loro nel vedere i bambini arrivare così sporchi. Hanno salutato educatamente e se ne sono andati.
    Ma cosa ci sporca di più, un po' di fango che sotto una bella doccia scivola via, oppure cattivi principi che escono dal cuore e macchiano la nostra anima?
    Quelle persone "snobbandoci" erano più sporche di noi.
    Non giudichiamo dall'apparenza un barbone, un mendicante, un immigrato solo perché puzzolente e mal vestito, magari ha principi migliori dei nostri

  29.  

    Addì 9 febbraio 2017

    Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
    Subito una donna che aveva la sua figlioletta posseduta da uno spirito immondo, appena lo seppe, andò e si gettò ai suoi piedi.
    Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia.
    Ed egli le disse: «Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
    Ma essa replicò: «Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli».
    Allora le disse: «Per questa tua parola và, il demonio è uscito da tua figlia».
    Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato

    Marco 7,24-30

  30.  

    Anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli

    Prima voi

    Con i ragazzi da sempre faccio un gioco che per certi versi è un po' subdolo.
    Domando "Chi vuole montare davanti sul pulmino?" e quelli che dicono "io" alzando la mano li spedisco dietro.
    Oppure "Chi vuole l'ultima fetta di cocomero?" e la divido tra coloro che non hanno alzato la mano.
    Ed ancora "Chi vuole venire in barca a pescare?" e ci porto quelli che non lo hanno chiesto ma che so esserne felici.
    E' un mio modo per insegnar loro l'umiltà, a non voler essere sempre i primi nel voler fare una cosa, o quelli che vogliono avere tutto anche a costo di lasciare gli altri senza nulla.
    Oggigiorno in molti si sentono superiori agli altri. Guardate cosa accade con gli immigrati, c'è persino chi dice che dovrebbero morire tutti affogati perché tolgono lavoro e risorse a "noi italiani", ma perché, chi lo ha detto che "noi italiani" valiamo più di "loro senegalesi", "loro eritrei", "loro siriani"?
    Se imparassimo ad essere più umili e vedere l'altro sempre più importante di noi avremmo un mondo migliore, invece ognuno vuole prevalere sull'altro perché pensa di averne diritto.
    Così i musulmani dell'isis convinti che sia giusto uccidere i cristiani perché inferiori; oppure gli israeliani convinti che quelle terre appartengano loro ed usano la forza per prendersele; o l'insegnante, il genitore, l'educatore che pensa di non aver nulla da imparare dai propri alunni o figli; ed anche il sacerdote che detta legge nella propria parrocchia pensando di avere la scienza infusa e poter fare a meno dei consigli degli altri, talvolta ascoltati, ma raramente accolti. E tanti altri esempi di superbia si potrebbero fare, di muro contro muro, quando basterebbe chinare il capo ogni tanto e lasciar passare avanti l'altro per poter vivere in pace con il nostro prossimo

  31.  

    Addì 10 febbraio 2017

    Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
    E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano.
    E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!».
    E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
    E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!»

    Marco 7,31-37

  32.  

    Effatà

    Rompere il fiato

    Quando si va in apnea o più semplicemente a correre lungomare sentiamo all'inizio una forte stanchezza, ci manca il fiato e pensiamo di fermarci entro pochi minuti. Ed in tanti si fermano, in tanti rinunciano ad andare avanti, a scendere qualche metro più in profondità, a correre qualche chilometro in più. Eppure, quando correte o fate sub o altra attività sportiva, basta sopportare la stanchezza iniziale, i muscoli che gemono, le articolazioni che scricchiolano per andare oltre, per arrivare a quel punto che in molti definiscono del "rompere il fiato", ovvero giungere ad una situazione di tranquillità che ci permette di raggiungere le profondità del mare, inerpicarsi per sentieri di montagna di corsa, raggiungere la meta.
    Quando dobbiamo imparare, ascoltare consigli o mettere in pratica valori e principi la fatica iniziale è enorme, specie per quanti non sono abituati ad ascoltare, faticare, avere regole o privazioni ed in molti tendono a fermarsi, a chiudere le orecchie e indurire il cuore per non ascoltare e di conseguenza non faticare.
    Effatà, cioè Apriti è ciò che vorrei dire loro, apri la mente e il cuore ad un nuovo stile di vita, apriti alla fatica quotidiana, apriti agli altri, apriti nel dare una mano in casa, apriti allo studio. Apriti e fai entrare nuovo ossigeno in modo da poter correre con scioltezza, dopo le comprensibili fatiche iniziali, verso nuovi meravigliosi traguardi che mai potrai conquistare se decidi di arrenderti, se lasci che la fatica prenda il sopravvento.

  33.  

    Addì 11 febbraio 2017

    In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione di questa folla, perché gia da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare.
    Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano».
    Gli risposero i discepoli: «E come si potrebbe sfamarli di pane qui, in un deserto?».
    E domandò loro: «Quanti pani avete?». Gli dissero: «Sette».
    Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla.
    Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli.
    Così essi mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati.
    Erano circa quattromila. E li congedò.
    Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanuta

    Marco 8,1-10

  34.  

    Sento compassione di questa folla

    L'abisso vorrà guardare dentro di te

    Nietzsche diceva "Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te".
    A me piace vedere questo pensiero del filosofo in positivo: "Se noi guardiamo a lungo dentro il cuore di un bambino, anche il cuore del bambino vorrà guardare dentro di noi".
    E' facile e auspicabile che coloro che aiutano i bambini possano diventare loro stessi come bambini.
    Nel Vangelo si legge questo auspicio "Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli"
    Avere compassione di qualcuno non significa provare pena, scuotere la testa e andare via, bensì cercare di comprendere il suo dolore, e le cause che lo hanno generato, per soccorrerlo e aiutarlo ad uscire da un momento di crisi o da una brutta strada intrapresa. E se ci vorranno anni, come nell'educare i bambini verso un futuro migliore, non saranno anni persi.
    In questi miei trent'anni al loro servizio ho imparato tantissimo dai bambini stessi, perché dopo le prime resistenze iniziali mi sono lasciato andare, ho lasciato che il loro cuore guardasse dentro il mio.
    Aiutate il prossimo e lasciatevi andare, solo così potrete immedesimarvi nella loro vita, e solo quando sarete "uno di loro" potrete aiutarli veramente perché soccorrendo loro aiuterete voi stessi.

  35.  

    Addì 12 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
    In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
    Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli»
    Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
    Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.
    Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
    Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
    Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione.
    In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!»
    Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gia commesso adulterio con lei nel suo cuore.
    Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.
    E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
    Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».
    Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti;
    ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re.
    Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello.
    Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno»

    Matteo 5,17-37

  36.  

    Sia il vostro parlare "sì, sì; no, no"

    La lepre e la tartaruga

    A molti sembra che la vita debba essere vissuta cercando di sovrastare gli altri. Le furbate sono ammesse, anzi meritano stima ed applausi. Se uno è tanto furbo da fregare gli altri, perché non farlo, tanto ogni giorno c'è qualcuno che prova a metterci di mezzo, pertanto imbrogliando mi prendo soltanto ciò che mi spetta-
    Ragazzi non credeteci, non credete a chi vi racconta queste baggianate.
    Mia madre amava ripetermi "L'importante nella vita è guardare nello specchio e vedere una persona onesta".
    La mentalità del "ti frego" è dilagante. Ogni giorno scoprono finti ciechi che fanno la spesa, dipendenti pubblici in palestra in orario di lavoro, genitori che prendono assegni di accompagnamento per figli disabili che non vivono con loro, badanti o nipoti che prelevano la pensione del nonno e la usano per i propri comodi.
    Più ne scoprono, più ce ne sono. Sembra quasi che le persone cerchino ogni giorno il modo per ottenere illecitamente più di quanto spetti loro, incuranti delle conseguenze, certi di essere nel giusto perché "così fan tutti".
    Non imparate da loro. Imparate dalle persone oneste che ogni giorno faticano per ottenere un tozzo di pane e non da chi gira in Ferrari e ha ville in ogni angolo della terra ottenute vincendo appalti con bustarelle, oppure sulla pelle della povera gente.
    Non siate falsi, bugiardi, ipocriti. Fate in modo che si possa avere fiducia in voi perché una vostra stretta di mano valga più di un contratto, la vostra parola corrisponda al vero e se perseguite uno scopo andate avanti con onestà, seguendo i valori ed i sani principi che vi sono stati insegnati.
    All'inizio il furbo viene osannato e l'onesto messo da parte, ma alla lunga il furbo viene scoperto e l'onesto gli passerà avanti.
    La favoletta della lepre e della tartaruga docet

  37.  

    Addì 13 febbraio 2017

    In quel tempo, vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
    Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione».
    E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all'altra sponda.

    Marco 8,11-13

  38.  

    Chiedendogli un segno dal cielo

    Dubitiamo ancora?

    Chi mi dice che stai dicendo il vero? Chi mi dice che ciò che fai è giusto? Dammi un segno, dimostrami ciò che dici.
    Se vostra moglie o marito, il figlio, un vostro impiegato dopo tanti anni di conoscenza e convivenza ancora dubitassero di voi, non vi sentireste offesi per i loro dubbi?
    Eppure persone vicino a noi spesso mettono in discussione il nostro operato. Che tristezza darsi da fare, ottenere risultati per anni e poi trovare gente che, pur conoscendo la tua storia ed il tuo percorso di crescita, ancora dubita di te e delle iniziative che proponi.
    Ci rimanete male quando accade?
    Ecco, pensate che spesso ciascuno di noi si comporta nello stesso modo: dubita del prossimo nonostante abbia visto cose positive.
    La stessa cosa capita nei confronti di Dio, sia tra chi crede, sia tra coloro che non credono, perché di miracoli ne accadono tutti i giorni, ogni momento sentiamo di testimonianze di vite che cambiano in meglio, leggiamo sovente di semi che morendo producono benefici per tanti altri.
    La regia è sempre la stessa, eppure ogni giorno, ogni momento mettiamo in dubbio le capacità del regista

  39.  

    Addì 14 febbraio 2017

    In quel tempo, il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
    Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.
    Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
    In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.
    Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
    Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
    Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio»

    Luca 10,1-9

  40.  

    Vi mando come agnelli in mezzo a lupi

    Papa Francesco: queste morti pesano sul mio cuore

    "Come può un prete causare tanto male?". Così Papa Francesco sulla pedofilia nella chiesa.
    "C'è corruzione in Vaticano, ma non perdo serenità". Così Papa Francesco sulla corruzione nella chiesa.
    "Chiesa rovinata dai germi di egoismo, invidia e maldicenza". Così Papa Francesco parla della sua chiesa.
    Riuscireste voi a denunciare vostra moglie, marito, fratello, cognata o qualche altro parente stretto nel caso si comportassero male? Qualcuno lo fa, ma sono in pochi. Basti pensare a quante mogli vengono picchiate e continuano a stare con il proprio uomo, a volte per paura, talvolta per idealizzazione, ma spesso, troppo spesso, per convenienza. Si sta spesso in silenzio per non perdere i vantaggi acquisiti e si ingoia, anche se con sofferenza, affinché la gente non punti il dito contro di noi.
    Come si dice? "I panni sporchi si lavano in famiglia".
    Il Papa in questi giorni, con queste continue denunce verso l'operato di una buona parte della chiesa, quella che è la sua famiglia, ci insegna che il detto non è valido. Non è giusto, sopratutto per chi ha a che fare con tanta gente, nascondere i difetti e gli errori.
    C'è tanto lavoro in ogni segmento della nostra società: la politica fa acqua da tutte le parti ingenerando sfiducia, la chiesa perde fedeli sempre più indignati verso il comportamento di suore e sacerdoti, la scuola non educa più e si esce dalle università con una cultura troppo bassa, lo sport necessita di continue verifiche perché è diventato solo un business.
    Tutto giusto, l'indignazione, la rabbia, il prendere le distanze, ma dobbiamo stare attenti a non rinunciare all'essenza. Se molti politici rubano o sono assenteisti l'idea di "Politica" deve essere portata avanti per creare uomini e donne capaci di costruire qualcosa di buono per le popolazioni; se molti religiosi si comportano male non dobbiamo accantonare l'idea di "Fede" perché Dio non è corrotto, Dio non è pedofilo, Dio non è egoista. Così anche per lo sport e la scuola. Dobbiamo lavorare per migliorare le cose, dobbiamo credere nella Politica, nella potenza della Fede, nei benefici effetti di una sana competizione sportiva, nella Scuola che possa educare i nostri ragazzi affinché diventino uomini e donne.
    Oggi non è così, ma non possiamo rinunciarvi solo perché qualcuno ha abusato delle proprie prerogative violentando i nostri ideali, non possiamo permettere a questa banda di malfattori di distruggere i nostri valori.
    Combattiamo, denunciamo, proponiamo con il coraggio di Papa Francesco ciò che in casa nostra non va bene, e costruiamo la casa dove vorremmo abitare. Possiamo farlo, Dobbiamo farlo.

  41.  

    Addì 15 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo.
    Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?».
    Quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano».
    Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa.
    E lo rimandò a casa dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio»

    Marco 8,22-26

  42.  

    Prese il cieco per mano

    Piccoli Passi

    Come si fa a cambiare il mondo?
    Come si fanno a fermare le guerre?
    Come si fa ad eliminare la fame nel mondo?
    In molti dicono "Impossibile", altri "Ci vorrebbe un miracolo"
    No, vi sbagliate, basta un semplice semino
    Roberta ed io, nel 1986 17 e 21 anni, abbiamo iniziato dal niente: andavamo nelle case a portare un sorriso ed un po' di cibo, a dare ripetizioni scolastiche ai bambini di quartieri poveri, raccoglievamo cartoni per autofinanziarci, tagliavamo l'erba con le forbici di una sede prestataci dal comune.
    E pian piano abbiamo aiutato 700 ragazzi a crescere.
    Basta iniziare da un piccolo gesto.
    Eccone uno, uno dei tanti, che mi ha colpito

    La maratoneta Jacqueline Kiplimo ha aiutato un disabile a finire la maratona a Taiwan e questo gesto nobile le è costato il primo posto

    Adesso tocca a voi, raccontate un piccolo gesto che avete fatto per il vostro prossimo, o uno del quale siete stati testimoni. Non è vanagloria o superbia, ma dare un esempio a tutti per mostrare che se ognuno di noi facesse poco, quel poco sarebbe l'inizio del cambiamento verso un mondo migliore

  43.  

    Addì 16 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?».
    Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti».
    Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».
    E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.
    E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare.
    Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo.
    Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini»

    Marco 8,27-33

  44.  

    Lungi da me, satana!

    Cattivi consiglieri

    Quando abbiamo un problema chiediamo spesso agli amici
    "Mia moglie non mi soddisfa più" e l'amico risponde "Trovati un'amante"
    "I miei genitori mi brontolano sempre" e l'amico risponde "Mandali a quel paese e non dar loro retta"
    "Non mi piace quel lavoro" e l'amico risponde "Fai finta di lavorare e se puoi fregali"
    E questi sono amici? Lungi da me, stana!
    Chi è il vero amico?
    "Mia moglie non mi soddisfa più" e l'amico, quello vero, risponde "Forse è colpa tua, guarda dentro te stesso e inizia tu a cambiare atteggiamento"
    "I miei genitori mi brontolano sempre" e l'amico, quello vero, risponde "Sono i tuoi genitori, ti vogliono bene e sanno quale sia la cosa migliore per te, ascoltali senza arrabbiarti"
    "Non mi piace quel lavoro" e l'amico, quello vero, risponde "Impegnati più che puoi perché lo stipendio lo ricevi per intero, e capisci che avere un lavoro è già una grande fortuna che in molti non hanno"
    L'amico, quello vero, è colui che si mette nei tuoi panni e trasforma una situazione per te dolorosa in un momento ironico per superare il problema

    Quando sua nonna di 84 anni è stata ricoverata in ospedale, era in imbarazzo perché doveva indossare la camicia da notte. Allora suo nipote ne ha indossata una, per farle tornare il sorriso

  45.  

    Addì 17 febbraio 2017

    In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
    Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà».
    Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?
    E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?
    Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
    E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza»

    Marco 8,34-38.9,1

  46.  

    Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà

    Manca poco

    Cinque
    Quattro
    Tre
    Due
    Uno
    ....
    Ecco, questi sono i secondi, i minuti, i mesi o gli anni di vita che ci restano da vivere.
    Fate pure tutti i gesti scaramantici che volete, ma sapete benissimo che è così.
    Sapete perfettamente che la nostra vita è appesa ad un filo.
    Ogni mattina uscite di casa e attraversate la strada, ma una mattina passa una macchina che vi investe.
    Ogni giorno fate qualche lavoro di fatica, ma una sera arriva l'infarto fulminante.
    Più volte prendete la macchina per spostarvi, ma un giorno fate un incidente con un camion che lascia pezzi di voi sull'asfalto.
    State invecchiando bene, siete arzilli e pieni di vitalità con una salute di ferro, ma una visita per un dolorino vi annuncia la sentenza di un tumore incurabile

    Quindi lo sapete che presto dovrete lasciare questo mondo
    Ora vi chiedo: se aveste la possibilità di non morire, di vivere in eterno, di salvare la vostra vita, non fareste qualsiasi cosa?
    Mettiamo vi dicessero: se vuoi campare in eterno devi raggiungere un milione di euro, forse non usereste tutte le vostre forze per guadagnare più soldi possibile? Oppure se il contraccambio fosse quello di colorare un miliardo di palline, forse non mettereste da parte ogni vostra attività per iniziare a colorare?

    Ecco, una ricetta per salvare la propria vita c'è, è quella di perderla.
    Un controsenso? Solo apparentemente, perché perdere la nostra vita significa che il prezzo da pagare per vivere in eterno è quello di non pensare a noi stessi, ma di costruire qualcosa di buono per il prossimo, per chi sta male e per chi abiterà questo mondo dopo di noi.
    E l'eternità sarà assicurata: pensate a Dante, a cosa ha lasciato per tutti noi e che bel ricordo abbiamo di lui. Pensate a Madre Teresa, Martin Luther King, Nelson Mandela, Ghandi, San Francesco e tanti, tantissimi altri che oggi sono immortali perché hanno speso la loro vita per donare qualcosa ad altri. Le motivazioni poco importano perché sicuramente hanno raggiunto l'immortalità.
    Credo in Dio ed aggiungo qualcosa di molto meno terreno, ma che per me è fondamentale: la promessa che Gesù ci fa nel Vangelo "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà"
    Io vivo felice della mia missione a favore dei bambini, ma quando chiuderò gli occhi lo farò con il sorriso sulle labbra, con ancor più gioia, con la speranza di aver speso la mia vita per salvarla.

  47.  

    Addì 18 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù espose alla folla una parola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
    Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
    Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.
    Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?
    Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?
    No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
    Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio»

    Matteo 13,24-30

  48.  

    Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo

    Auguri Nonna Pina

    Si è soliti dire "Chi trova un amico, trova un tesoro" ma io direi che la nostra Nonna Pina è molto più di un tesoro. E' un pozzo di San Patrizio che esaudisce ogni desiderio.
    Nonna c'è da cucire
    Nonna c'è da stare con il bimbo che ha la febbre
    Nonna fai il dolce per il compleanno
    Nonna aiutami in cucina
    Nonna l'orto è da pulire
    Nonna ... nonna ... nonna
    E nonna Pina accorre, si rimbocca le maniche, sopporta, sempre con il sorriso sulle labbra, sempre pronta a scusare le nostre mancanze o intemperanze
    Ed oggi eccola lì, con i suoi Ottant'anni, che guarda al futuro e si lancia in ogni progetto con l'entusiasmo di una ragazzina, magari con la risatina ironica e complice come a voler dire "E andiamo, facciamo anche questa"
    Da qualche anno non solo non è stata messa a riposo, anzi, le è stato affidato il Mercatino che con tanta gioia e umanità porta avanti ottenendo grandissimi risultati
    Grazie Nonna Pina, grazie FIlicia, come la chiamo io, grazie veramente di tutto con tutto il cuore

    Ringrazio anche per i semi di amore che ha sparso perché spesso, ed è giusto, ringraziamo per i risultati ottenuti, ma troppe poche volte ringraziamo chi nel silenzio e nell'umiltà, quei semi ha interrato e curato con grande amore per farli divenire piante capaci di sfamare tanta gente

  49.  

    Addì 19 febbraio 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente"; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
    E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.
    Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle ».
    Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico"; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
    Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
    E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
    Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste»

    Matteo 5,38-48

  50.  

    Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori

    Un mondo senza guerre

    In molti criticano la religione, in molti non credono in Dio, ma il Vangelo comunque indica una strada. Prendetelo come un libretto di favole, oppure come la vita di un grande uomo e filosofo, oppure come il Messia sceso sulla terra come figlio di Dio ma se avrete la pazienza, e sopratutto il coraggio di leggerlo con obiettività ed apertura mentale, vedrete che le regole da esso dettate sono tali che, se fossero seguite, toglierebbero la fame nel mondo, rispetterebbero il prossimo, eliminerebbero contrasti e conflitti sia tra le persone sia tra le popolazioni.
    Sono regole d'amore, e fra queste una su tutte è quella che, se rispettata, cambierebbe il mondo: ama il prossimo tuo come te stesso, chiunque, anche il nemico, anche colui che ti fa un torto.
    Non vi piacerebbe un mondo senza guerre?
    Ecco questo è possibile se ognuno di noi cominciasse ad amare il proprio nemico, colui che ci fa del male, se smettessimo di credere nella vendetta, nella rivalsa, nel muso lungo, nel rancore il mondo sarebbe un luogo migliore dove vivere e far crescere i nostri figli.
    Insegnate ai ragazzi in casa, a scuola, nello sport ad amare ogni fratello, anche quello più debole, anche colui che si comporta male ed avrete insegnato ai vostri ragazzi a vivere.
    Purtroppo, i fatti di cronaca recenti lo confermano, i genitori insegnano tutto il contrario, ma non abbattiamoci e proclamiamo l'amore, non la guerra; il perdono, non la vendetta; l'accoglienza, non l'espulsione.