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  1.  

    Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato

    Se il mondo sta male ...

    Ad aprire il giornale c'è da sentirsi male: genitori abusanti, donne accoltellate, prostituzione minorile.
    Ci si indigna, ma poi? Contro chi rivolgiamo la nostra rabbia? Chi accusiamo per i mali del mondo?
    Ognuno dice la sua: colpa dei migranti, colpa della recessione, colpa della chiesa, colpa del governo. Magari è tutto vero, ma mai ho sentito dire: E' colpa mia.

    Eppure è colpa mia se adulti di oggi ieri da bambini non sono stati accolti ed educati con sani principi.
    E' colpa mia se non apro il cuore chi entra nel nostro paese facendolo sentire non voluto.
    E' colpa mia se non parlo con il sacerdote che sbaglia.
    E' colpa mia se non educo i miei figli e nipoti con valori positivi.

    E' colpa mia se non mi impegno in prima persona affinché il mondo di domani sia migliore.

    Non è con la repressione che possiamo cambiare le cose, ma con la prevenzione intrisa di amore e buone intenzioni.
    I mali nel mondo ci saranno sempre, ma se grazie a noi un bambino non diventerà un violentatore oppure un omicida avremo salvato la vita ad una donna oppure ad un uomo, ed anche un morto in meno ha il suo peso. Pensate poi a quanti siamo, a quanto potremmo fare tutti insieme.
    E chi non può adoperarsi per gli acciacchi della vita, invii una preghiera continua a Dio per sostenere quanti operano per il bene

  2.  

    Addì 16 dicembre 2017

    Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».
    Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.
    Ma io vi dico: Elia è gia venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro».
    Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

    Matteo 17,10-13

  3.  

    Elia è gia venuto e non l'hanno riconosciuto

    Che muoiano i bambini

    Intercettazione telefonica del titolare di una famosa azienda di Livorno.
    Tra le risate dei presenti: "Ci mancavano i bambini che vanno all'ospedale, che muoiano. Non mi importa dei bambini si sentano male. Io li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti".
    C'è da vergognarsi ad essere livornesi, ad essere italiani, ad essere uomini.
    Come si fa ad essere così cinici, a dire cattiverie così grandi "Che i bambini muoiano" pur di guadagnare soldi?
    I Bambini sono gli ambasciatori di Dio. Augurare loro la morte significa bestemmiare contro Dio e contro l'intera umanità.
    Vergogna. Vergogna. Vergogna.
    Visto che hanno guadagnato sulla pelle dei Bambini dovrebbero confiscargli fino all'ultimo centesimo e destinare i soldi ad aiutare Bambini malati, Bambini poveri, Bambini maltrattati. Non dovrebbe nemmeno andare in carcere, ma dovrebbero dar loro una pena alternativa di anni da scontare aiutando i Bambini in Associazioni come la nostra.

  4.  

    Addì 17 dicembre 2017

    Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
    Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
    Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
    E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?».
    Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo».
    Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No».
    Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».
    Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
    Essi erano stati mandati da parte dei farisei.
    Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».
    Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo».
    Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando

    Giovanni 1,6-8.19-28

  5.  

    Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce

    Noi come la luna

    Quanto è bella la luna.
    Così luminosa quando è piena da permetterci di vedere anche di notte.
    Così bella da far innamorare milioni di persone.
    Così luccicante da rendere il mare uno sfavillio d'argento.

    Eppure la luce che emana non è la sua.
    La luna rende testimonianza al sole, è la sua ambasciatrice.
    Ci ricorda di notte che dopo poche ore verrà "uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo".
    Tutti noi dobbiamo essere ambasciatori di Dio.
    Nessuno di noi rifulge di luce propria, ciascuno si eclisserà appena arriverà la notte, e ciò che resterà sarà la pienezza della vita, la luce del sole, la luce di Dio, la pienezza della Vita.

    Non illudiamoci di essere importanti, non illudiamoci di essere bravi e buoni, sapienti ed intelligenti, artisti e musicisti perché tutte le doti che abbiamo ci arrivano da Dio, tutte le opportunità che abbiamo avuto derivano dalla situazione in cui Dio ci ha fatto nascere.
    E' lui che ci ha voluto in questa vita così come siamo, è lui il nostro capo, è lui quello che ci da luce, forza, vita. E' lui che dobbiamo rappresentare, non noi stessi

  6.  

    Addì 18 dicembre 2017

    Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
    Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
    Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
    Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
    Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
    "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele", che significa Dio-con-noi.
    Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa

    Matteo 1,18-24

  7.  

    Gli apparve in sogno un Angelo del Signore

    I have a dream

    Mistero fitto sull'origine dei sogni.
    Sono le nostre paure?
    Sono i nostri desideri?
    Sono le persone care che ci parlano?
    Sono richieste da Dio?

    Non lo so, forse un insieme di tutte queste, ma ognuno ha un sogno.
    Qual'è il vostro?

    "I have a dream" diceva Martin Luther King, ed il suo sogno si è realizzato.
    Eppure nell'America del '63, quando pronunciava il suo famoso discorso a Washington pensare che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto degli stessi diritti dei bianchi era non solo un sogno, ma pazzia pura, utopismo.

    Mi hanno abituato che non esistono traguardi irraggiungibili e tutto ciò che si sogna può divenire reale.

    Anche io ho un sogno, come ciascuno di voi.
    Sogno che tutti i bambini maltrattati e offesi nella loro dignità, privati di affetto ed accudimento possano trovare sostegno nelle famiglie, oggi troppo poche o limitate a quelle che vogliono accogliere solo bambini piccoli, e protezione dallo stato, oggi troppo poco presente e inadatto a prendersi cura dei troppi bambini in situazioni di pericolo.

    Lasciate che questo sia anche il vostro sogno e cerchiamo di realizzarlo insieme.
    Martin Luther King ci è riuscito con la forza di tanti che hanno creduto in lui e lo hanno seguito

  8.  

    Addì 19 dicembre 2017

    Al tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta.
    Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore.
    Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
    Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l'usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l'offerta dell'incenso.
    Tutta l'assemblea del popolo pregava fuori nell'ora dell'incenso.
    Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso.
    Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore.
    Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni.
    Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre
    e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio.
    Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
    Zaccaria disse all'angelo: «Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni».
    L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio.
    Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo».
    Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio.
    Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
    Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa.
    Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva:
    «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini»

    Luca 1,5-25

  9.  

    Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio

    Cos'è il Natale per te?

    Per molti è l'albero, i regali, le mangiate pantagrueliche, un viaggio

    Per me vedere che c'è amore sulla terra

    Un senzatetto sdraiato per strada. Un giovane che si ferma, si inginocchia e si mette a pregare per lui.
    Questo è Natale.

  10.  

    Addì 20 dicembre 2017

    In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
    Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
    A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
    L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
    Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
    Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
    Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
    Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
    Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
    Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
    E l'angelo partì da lei

    Luca 1,26-38

  11.  

    Eccomi, sono la serva del Signore

    Eccomi

    Il mio babbo mi raccontava sempre una storiella.
    Due fratelli intenti a disegnare.
    La mamma chiama in tavola, uno si precipita, l'altro vuole finire il disegno che stava facendo.
    Finiscono di mangiare e tornano ai loro fogli.
    Il primo, quello che aveva subito obbedito, trova il disegno completato in maniera perfetta ricoperto di polvere d'oro, mentre l'altro trova il suo foglio cosparso di fuliggine.

    Non è importante rispondere si quando veniamo chiamati, ma rispondere si e fare subito quanto ci viene richiesto.
    Quanti di voi hanno sentito una chiamata, interpretando che sia arrivata da Dio, dalla vita, dal destino o da altro?
    Ad un incontro con realtà di sofferenza nei confronti delle quali siete stati "invitati" a rimboccarvi le maniche, quanti hanno risposto "Eccomi"?

  12.  

    Addì 21 dicembre 2017

    In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
    Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
    Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
    A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
    Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
    E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore»

    Luca 1,39-45

  13.  

    Maria si mise in viaggio verso la montagna

    Paura dell'Affido?

    Quanta fatica nel salire verso la cima di un monte attraverso un impervio sentiero.
    Pensate se facesse freddo, se ci fosse pericolo di briganti, se si fosse a piedi, e per giunta pensate se a fare questo cammino fosse una donna sola ed incinta.

    Quando qualcuno ha bisogno di aiuto non dovremmo preoccuparci delle difficoltà, ma dovremmo andare verso di lui, anche se questo volesse dire dover affrontare ostacoli e problemi.
    Molte famiglie rinunciano a percorrere il sentiero dell'affido, dell'accoglienza di un bambino in pericolo, per paura delle difficoltà che possano presentarsi: il rapporto con la famiglia di origine, i dictat dei servizi sociali, le impennate di carattere dei bambini e ragazzi accolti, il doverli lasciare andare via una volta finito l'affidamento.

    Tutte cose giuste da valutare anche per trovare l'esatto abbinamento, ma non devono essere muri insormontabili davanti ai quali rinunciare prima ancora di essersi messi in cammino.
    Non abbiate paura di accogliere un bambino nella vostra famiglia, le difficoltà ed i problemi non mancheranno, ma la gioia di poter aiutare un bambino dandogli un'alternativa per il proprio futuro ripagherà per ogni problema che si è dovuto affrontare

  14.  

    Addì 22 dicembre 2017

    «L'anima mia magnifica il Signore
    e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
    perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
    D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
    Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
    e Santo è il suo nome:
    di generazione in generazione
    la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
    Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
    ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
    Ha ricolmato di beni gli affamati,
    ha rimandato a mani vuote i ricchi.
    Ha soccorso Israele, suo servo,
    ricordandosi della sua misericordia,
    come aveva promesso ai nostri padri,
    ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».
    Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua

    Luca 1,46-56

  15.  

    D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata

    Quando l'affido DEVE divenire adozione

    La vicenda di cui vi sto per raccontare mi ha lasciato prima senza parole, poi colma di gioia.

    Parliamo di una bimba, una neonata in provincia di Napoli. La madre biologica si era rifiutata di riconoscerla, poichè affetta da Sindrome di Down. Così la piccola era stata resa disponibile per l’adozione. Sette famiglie, in lista d’attesa, avevano detto “no”. Il motivo? Lo stesso: la piccola è malata, è Down. No grazie.

    Così il Tribunale dei Minori di Napoli ha preso una decisione che potrebbe divenire storica: la piccola verrà adottata da un single. Non si conoscono ancora nomi e dettagli, ma non potete immaginare quanto questa risoluzione mi abbia resa felice.
    Di fatto in Italia non è consentita ai single di adottare ma ci sarebbe una possibilità, laddove la legge consente l’adozione di un bambino con grave disabilità anche da parte di chi non vive in coppia. Una finestra potrebbe essere aperta ricorrendo all’articolo 44 della legge 184 del 1983 che si occupa proprio di adozioni particolari.

    Credo fermamente nel potere della vita e, dopo aver lavorato con ragazzi affetti da Sindrome di Down, le reazioni delle sette famiglie mi avevano lasciato a bocca aperta. Ma siamo ambasciatori del sorriso e non dobbiamo lasciarci demoralizzare dalle cattiverie; riflettiamo invece sulla felicità doppia di questa notizia e su quanto sia meraviglioso, per ogni bambino, poter conoscere il significato di parole come “casa” e “famiglia“.

    Tratto da
    https://www.ilsorrisoquotidiano.it
    autore sconosciuto

  16.  

    Addì 23 dicembre 2017

    Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.
    I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.
    All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria.
    Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni».
    Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
    Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse.
    Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati.
    In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
    Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.
    Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui

    Luca 1,57-66

  17.  

    Che sarà mai questo bambino?

    Raccogliamo i frutti caduti

    Leonardo Da Vinci, Alessandro Volta, Madre Teresa e tanti altri in gamba come loro non avrebbero mai realizzato le cose meravigliose che noi tutti abbiamo modo di apprezzare oggi se non avessero avuto alle loro spalle una buona famiglia. Lì si sono formati, lì hanno ricevuto l'amore e l'accudimento per maturare serenamente.
    Prendete un albero di albicocche ancora giovane con pochi frutti. Se con i frutti ancora acerbi arrivasse un vento fortissimo e lo sbatacchiasse a destra e sinistra, le albicocche cadrebbero sul terreno e non avrebbero modo di maturare. Sarebbe impossibile per loro arrivare su una tavola e compiere il cammino per il quale sono nate, a meno che qualcuno con grande amore, pazienza e fatica, non le raccolga e le ponga a maturare in un ambiente adatto. Il risultato è tutt'altro che certo, anzi è assai difficile, ma se l'albicocca ha in sé delle potenzialità saprà accogliere quel calore e giungere ad un discreto stadio di maturazione per compiere al meglio il suo ciclo di vita.
    Ecco, questi sono i bambini che cascano dall'albero della propria famiglia. Se non ci chiniamo verso di loro, se non abbiamo pazienza, se non mettiamo amore nell'accudirli non avranno la possibilità di maturare e trovare un loro posto nella vita consono alle loro capacità e peculiarità.

  18.  

    Addì 24 dicembre 2017

    In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
    Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
    A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
    L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
    Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
    Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
    Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
    Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
    Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
    Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
    E l'angelo partì da lei.

    Luca 1,26-38

  19.  

    Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio

    Imbucati alla festa di compleanno

    Quando ero ragazzino, a cavallo della maggiore età, avevo la possibilità di organizzare in casa mia grandi feste invitando gli amici e gli amici degli amici.
    Venivano ragazzi che non conoscevo e presto nascevano amicizie.
    Ogni tanto però mi ritrovavo davanti qualcuno che non mi era stato presentato, e cercavo di fare conoscenza, ma quando mi accorgevo che questo nemmeno sapeva chi fosse il padrone di casa mi rammaricavo "Ma come, vieni in una casa, ad una festa, e nemmeno ti preoccupi di sapere chi sia la persona che ti ospita?"
    Oggi al Natale partecipano tante persone "imbucate", tanti che nemmeno sanno cosa si festeggi, di chi sia il compleanno, né tantomeno la storia di Gesù o i valori propugnati.
    Riusciamo a trasformare valori e principi in denaro sonante, in business, in feste pagane atte solo a divertirsi.
    Come vorrei che fosse Natale. Quello vero.
    Quello in cui sia bello fare il presepe insieme venti giorni prima raccontando ai bambini la storia di Gesù, quello in cui ci sia il calendario dell'avvento con i simboli religiosi, quello in cui le canzoni sacre di Natale siano il sottofondo musicale in ogni luogo, quello in cui ci si sorride con amore.

  20.  

    Addì 25 dicembre 2017

    In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
    Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
    In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta.
    Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
    Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
    Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
    Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
    Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.
    Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.
    A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
    E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.
    Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».
    Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.
    Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
    Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

    Giovanni 1,1-18

  21.  

    Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo

    sssshhhh

    Tra gli scout, quando nel branco c'è confusione, il capo alza un dito. Non dice nulla. Pian piano altri scout lo vedono ed alzano un dito restando in silenzio fin tanto che non siano alzate tutte le mani e regni la quiete.
    E' così anche dopo una grande nevicata: tutto è ammantato da un silenzio surreale, le auto ferme, gli uccellini in religioso ascolto di istruzioni, tutti con il fiato sospeso per vedere cosa accadrà negli attimi successivi.
    Questo è il Natale: una luce venuta nel mondo non per urlare, rimproverare, imporre obblighi e fardelli, ma per portare il silenzio, la quiete, la capacità di ascoltare.
    Ogni anno a Natale si rinnova questo momento e tutti noi siamo chiamati a fare silenzio ed ascoltare.
    Ascoltare il nostro cuore per fare la cosa giusta
    Ascoltare gli altri perché con amore ci diano consigli
    Ascoltare Dio che attraverso il Vangelo ci indica la strada da percorrere

    Basta fare silenzio dentro noi e potremo ascoltare

  22.  

    Addì 26 dicembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
    E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
    Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.
    E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato»

    Matteo 10,17-22

  23.  

    Non imputare loro questo peccato

    Perdonare un pedofilo

    Spesso subiamo torti, prepotenze, ingiurie. Alle spalle in tanti parlano male di noi?
    E cosa facciamo? Troppo spesso usiamo con gli altri la stessa moneta.
    Santo Stefano, mentre lo stavano lapidando, con l'ultimo fiato che aveva in gola disse "Non imputare loro questo peccato".
    Il vero amore è quello di saper perdonare chi ci fa un torto, senza rancore, dimenticandosi di ciò che può aver fatto a noi o alle persone che amiamo o proteggiamo.
    Quanti genitori abusanti ho incontrato sulla mia strada, quanti bambini ho conosciuto vittime di abusi, maltrattamenti, violenze.
    E mi riesce facile perdonare e pregare per questi adulti smarriti perché nei loro occhi vedo il bambino di un tempo che nessuno ha voluto aiutare.
    In alcuni paesi anglosassoni si reputa che un'assistente sociale, per fare bene il proprio lavoro, dovrebbe gestire non più di dodici casi e gridano allo scandalo correndo ai ripari quando questa ne segue cinquanta. Qui da noi siamo nell'ordine dei quattrocento casi seguiti da ciascun assistente sociale. Alla fine si tratta solo di coprire le emergenze, e nemmeno tutte, con il minor danno possibile.
    Se oggi Daniele, bambino di dieci anni abusato, non viene adeguatamente sostenuto ed aiutato, siamo proprio sicuri che domani Daniele, genitore abusante, abbia tutte le colpe e non debba essere perdonato per il male che farà ai propri figli?

  24.  

    Addì 27 dicembre 2017

    Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala corse e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
    Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
    Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
    Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
    Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
    Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette

    Giovanni 20,2-8

  25.  

    Allora entrò anche l'altro discepolo e vide e credette

    Vedere per credere

    Se al telegiornale oggi annunciassero che un turista italiano è stato rapito in un paese lontano, se la moglie affranta raccontasse che per liberarlo i suoi rapitori volessero ottomila euro, e lei piangendo dicesse che non ha tutti quei soldi, cosa faremmo?
    In un batter d'occhio in internet nascerebbe una raccolta di denaro tale, che non verrebbero raccolti solo ottomila euro, ma sicuramente molti di più.
    Al suo ritorno l'uomo sarebbe festeggiato come un eroe, interviste, articoli in prima pagina.
    Ieri al giornale radio la notizia di una donna detenuta nei campi lagher libanesi, venuta in Italia grazie ai pochi soldi che le erano rimasti, ma un messaggio l'avvertiva che, se non avesse pagato ottocento euro entro domenica, avrebbero ucciso il marito, anche lui prigioniero in Libia.
    Ottocento euro. Soltanto ottocento euro per la vita di quest'uomo che ha fatto fuggire la moglie, mettendo a repentaglio la sua vita, continuando a subire violenze e torture.

    Oggi non c'è nemmeno traccia della notizia.
    Oggi nessuno sa e chi sa sta in silenzio.
    Oggi nessuno offre qualche spicciolo per la vita di quell'uomo.
    Se verrà salvato o se morrà non importerà a nessuno nella nostra opulenta Italia.

    Sapete perché? Perché ha avuto la sorte di chiamarsi Yussuf e non Mario.
    Diciamo tante volte che per credere dobbiamo vedere, ma pur vedendo ci rifiutiamo di credere, perché credere significa fare qualcosa, ma non abbiamo voglia di fare nulla per migliorare la vita del prossimo.

  26.  

    Addì 28 dicembre 2017

    I magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
    Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.
    Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.
    Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
    Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più

    Matteo 2,13-18

  27.  

    S'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini

    Ribelliamoci

    Il brano più triste del Vangelo: la strage degli innocenti.
    E' acqua passata dicono in molti, ma basta leggere il giornale per capire che così non è.
    Ancora oggi ci sono tanti "Erode", tanti signorotti che fanno il bello ed il cattivo tempo e si permettono di imprigionare, torturare, uccidere gli esseri più deboli. Non solo coloro che gli si oppongono, ma anche i bambini, gli anziani, i deboli solo per il gusto di farlo, per un capriccio, o solo per una rabbia covata dentro.
    Ribelliamoci alle stragi di innocenti.
    Ribelliamoci contro chi usa la violenza.
    Ribelliamoci contro chi uccide un bambino impedendogli di avere un'infanzia serena piena di amore.

  28.  

    Addì 29 dicembre 2017

    Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
    Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
    Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
    «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
    Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
    Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima»

    Luca 2,22-35

  29.  

    Lascia che il tuo servo vada in pace

    Esami di riparazione

    Io e il mio babbo spesso litigavamo. Mai niente di veramente serio, ma avevamo due modi diversi di vedere la vita. Negli ultimi quindici anni c'era per lui una sofferenza di fondo. Aveva sempre visto in me l'erede del suo studio professionale di commercialista, si era da sempre immaginato al mio fianco a darmi consigli e le giuste dritte per avere successo, mi aveva pensato nell'entourage di qualche grossa azienda come sindaco revisore, come era stato lui. Non poteva vedermi "volontario" a vita.
    Mi diceva sempre "Fai pure volontariato, cosa encomiabile, ma fallo nel tempo libero", oppure mi redarguiva "Devi pensare al tuo futuro, a guadagnare soldi per vivere, devi lavorare".
    Vi risparmio le mie risposte, talvolta stizzite, che portavano spesso ad accese discussioni con conseguenti musi lunghi per diversi giorni.
    Deluso da me, intristito e addolorato per la perdita di sua moglie, ormai anziano e fuori dal mondo del lavoro desiderava ardentemente morire, ma pur essendoci andato vicino diverse volte, questo non accadeva.
    Nel maggio del 2004, nel corso della festa di anniversario dell'Associazione, mio padre aprì gli occhi e vide quanto avevamo realizzato, vide, come fosse stata la prima volta, la vera essenza dell'Associazione che aveva sempre considerato, con tutti coloro che ne facevano parte, bimbi compresi, come un ostacolo alla realizzazione dei suoi disegni nei miei confronti. Mi abbracciò, e fu un abbraccio lungo, dolcissimo, pieno di emozione. Pianse. E per mio padre, uomo tutto d'un pezzo, piangere era proprio l'ultima delle cose. E lo fece in pubblico, senza falsi timori, senza alcun pudore. Sinceramente e con tanto amore. Quel giorno, in quel momento, capì ciò che avevamo realizzato.
    Quattro mesi dopo morì.
    Il Signore lo ha chiamato a sé, ma aspettava che lui fosse pronto, che accettasse la strada da me intrapresa. Le parole di mio padre, dopo quell'abbraccio, suonano un po' come le parole di Simeone dopo aver visto il Bambino Gesù: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola perché i miei occhi han visto la tua salvezza"
    A volte ostacoliamo il disegno di Dio, ma Dio è più forte di noi, e con amore porta avanti il suo disegno nonostante le nostre rimostranze.
    E' bellissimo vedere la realizzazione dei disegni di Dio, ed è ancor più bello quando ne facciamo parte

  30.  

    Addì 30 dicembre 2017

    In quel tempo, c'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
    Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
    Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.
    Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

    Luca 2,36-40

  31.  

    Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui

    Cavalli di razza e ronzini

    Un bellissimo cavallo, fiero, muscoloso, pieno di vitalità e voglia di scorrazzare libero e felice nei campi fermandosi a brucare l'erba un po' qua ed un po' la.
    Dopo alcuni anni spensierati in un grande recinto, dove poteva fare quello che voleva, arriva un giorno in cui qualcuno vuole insegnargli le regole della vita. All'inizio sono carezze e zuccherini e a lui non dispiace, poi gli viene messa la capezza e già questo gli torna male, ma poi si adatta. Arriva il momento di agganciare una corda ed essere portato a giro. "Qui si comincia ad andare male" pensa il cavallo "Io voglio andare dove mi pare, voglio andare con gli altri cavalli".
    Il suo domatore lo tira, ma lui oppone resistenza, non vuole andare.
    I casi sono due: costringerlo ed insegnargli a svolgere quei servizi che gli permettano di stare nel mondo, oppure togliere capezza e corda e lasciarlo libero di andare con tutti gli altri.
    Nel primo caso sarà ammirato da tutti per il dressage, per la corsa, per il salto.
    Nel secondo caso sarà uno dei tanti che senza regole prenderà un po' di qua e un po' di là senza mai essere un vero cavallo di razza, ma solo uno della massa, un ronzino.
    I primi sono destinati a grandi cose, i secondi andranno verso una vita di mediocrità.
    La differenza è data da un lato dalla capacità del domatore, dall'altro dalla resistenza opposta dal cavallo.
    Ho domato tanti cavalli, a qualcuno ho insegnato grandi cose ed hanno avuto una bella vita, altri invece ho dovuto lasciarli alla loro strada, e non è detto che siano andati a stare male, anche se qualcuno di loro è finito al macello come carne per cani.
    Inizialmente il domatore metterà tutto il suo impegno per vincere le reticenze del cavallo, ma arriva un momento in cui il domatore capisce che non ha più le forze per contrastare la voglia di libertà del cavallo, e lo lascia andare sperando che non si faccia troppo male.
    Detta così in pochi sceglierebbero una vita fatta di regole, ma la differenza tra le due scelte è quella di avere una stalla, oppure vivere allo stato brado, tra l'avere una famiglia e vivere senza.
    Cavalli di tutto il mondo, a voi la scelta: o prendete tutto il pacchetto adeguandovi alla vita di stalla portando in essa il vostro contributo, oppure scegliete il branco e sarà vostra cura trovarvi un riparo per la notte contro il freddo e la pioggia della vita.
    A nessun cavallo sarà permesso di usare la stalla come un albergo all'infinito. Se vuoi il fieno ed il mangime nutriente devi fare qualcosa per meritartelo, altrimenti accomodati pure, i campi sono pieni di erba. Ma arriverà l'inverno, e quando l'erba non crescerà qualche cavallo potrebbe rimpiangere la bella stalla, che se da un lato li rinchiudeva, dall'altro li proteggeva.
    Capirlo quando si è puledri è la differenza tra essere cavalli di razza o semplici ronzini.
    Tu che cavallo sei?

  32.  

    Addì 31 dicembre 2017

    Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
    Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
    Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
    «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
    Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
    Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
    C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
    Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
    Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.
    Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

    Luca 2,22-40

  33.  

    La Sacra Famiglia

    Essere Famiglia

    Cosa significa "essere famiglia"
    Papà, mamma, figli. Questa è famiglia? Certo
    Papà, mamma, figli, nonni, zii, cugini. Questa è famiglia? Certamente
    Genitori separati, figlio che vive un po' da uno ed un po' dall'altro. Questa è famiglia? Ovvio
    Famiglia è dove ci si vuole bene stando insieme
    Ed allora mi domando, non è forse famiglia quando alcune persone portano avanti un progetto d'amore verso i Bambini? Non è forse famiglia un luogo sicuro dove crescere con amore? Non è forse famiglia laddove ci si confronta, talvolta anche duramente? Non è forse famiglia quando si dialoga e non ci si chiude in sé stessi? Non è forse famiglia quando non abbiamo paura di chiedere perché un si oppure un no sono comunque un segno d'amore? Non è forse famiglia anche quando sbagliamo ma lo facciamo pensando di fare bene?
    Ecco.
    Buona Famiglia a tutti