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  1.  

    Sono venuto a portare il fuoco sulla terra

    I lati positivi dei conflitti

    La vita, ognuno di noi ne è consapevole, è piena di conflitti.
    Nessuno di noi, o almeno pochissimi, ha avuto la disavventura di trovarsi in mezzo ad una guerra vera e propria dove cadono ogni giorno bombe e non si sa se arriveremo a vedere una nuova alba, ma ognuno è perennemente in guerra con il mondo.
    Anche il più mite di noi si trova, più o meno spesso, a dover fronteggiare un impiegato sgarbato, un figlio che pretende sempre di più, un marito o una moglie con atteggiamenti per noi poco chiari o simpatici. Una guerra continua, ogni giorno.
    Ma che bello!
    Si, che bello.
    Se non ci fosse il vento, la pioggia, le intemperie non potremmo assaporare la gioia di una giornata di sole.
    Se non ci fossero i conflitti non potremmo apprezzare la pace di una giornata senza una lite.
    Se non fossero liti e discussioni non ci sarebbe quel bellissimo momento dato dalla riappacificazione.
    Ma sopratutto, se non ci fossero conflitti non ci sarebbe crescita.
    E' brutto pensare alle guerre come ad un qualcosa di positivo, e nessuna guerra lo è, ma come in ogni cosa c'è sempre un lato da valutare come un bene, anche perché le guerre ci sono state, ci sono e sempre ci saranno, ed allora tanto vale trovarci il lato "buono".
    E così è nei rapporti con le persone: un dissaporte genera un chiarimento e di conseguenza una crescita.
    Non è così matematico, ma spesso accade, anche laddove ci sia la rottura definitiva di un rapporto perché questo può portare ad instaurare relazioni migliori con altri.
    La paura di una lite o di un rimprovero impedisce a molti, specie nei ragazzi, di dialogare e di chiedere, ma così facendo stanno male e non crescono.

  2.  

    Addì 27 ottobre 2017

    In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
    «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade.
    E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade.
    Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?
    E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?
    Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esecutore e questi ti getti in prigione.
    Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo»

    Luca 12,54-59

  3.  

    E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?

    Famo ʼsta sceneggiata

    Cori antisemiti. Prese di giro su Anne Frank.
    Sono questi i nostri giovani?
    In molti diranno: sono una minoranza, i giovani sono bravi
    Sono convinto che ci siano tanti ragazzi veramente in gamba, ma non che i razisti, gli antisemiti, i vandali, i senza morale in generale siano una minoranza.
    Apriamo gli occhi perché il malcostume e tutte le aberrazioni dilagano.
    Non sono un moralista, né un censore, ho i miei grandi difetti e lungi da me il puntare il dito, ma guardiamo la realtà. A scuola oggi cosa insegnano? Morale? Disciplina? Se un professore si "azzarda" a dire qualcosa ad un ragazzo, a togliergli il cellulare, a impedirgli di fare un video mentre altri suoi compagni schiaffeggiano un ragazzo con difficoltà, intervengono i genitori in difesa a spada tratta. E talvolta sono i primi a fare discorsi falsi davanti agli insegnanti, per poi trasmettere ai ragazzi i non valori.
    Non c'è da meravigliarsi quindi se i facinorosi della Lazio si permettono di intonare cori razzisti o antisemiti se il loro "papà putativo", il Sig. Lo Tito fa grandi salamelecchi con la comunità ebraica, mentre al telefono dice "Famo ʼsta sceneggiata", di fatto avvallando il comportamento dei "suoi" tifosi.
    Ciò che è giusto o sbagliato lo si giudica facilmente, specie quando siamo a questi estremi, ma posizioni forte e severe non vengono prese, e nemmeno sono promulgate leggi che puniscano in modo serio chi mette in piedi certi comportamenti.
    Una cosa palese è che nessuno pensa ai ragazzi, uomini e donne di domani, perché i voti si prendono oggi e non domani, perché per prednere un voto è meglio un sorriso e una pacca sulla spalla alla "volemose bene", piuttosto che una presa di posizione forte e severa.

  4.  

    Addì 28 ottobre 2017

    In quei giorni, Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione.
    Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore

    Luca 6,12-16

  5.  

    Ai quali diede il nome di apostoli

    Un delinquente in meno

    I nostri genitori ci hanno insegnato la differenza tra il bene ed il male, i valori morali da osservare, le modalità di rapportarsi con gli altri. Noi abbiamo compiuto un'elaborazione, ci abbiamo messo la nostra sensibilità, abbiamo tradotto gli insegnamenti in un linguaggio più moderno adeguandoli ai canoni legati alla nostra esperienza. Ed il risultato siamo noi, quello che siamo oggi, quello che saremo domani in un continuo divenire e maturare.
    Ma noi chi siamo?
    Siamo i continuatori dell'opera dei nostri genitori, siamo i loro apostoli.
    Quando però un genitore non insegna, oppure è inesistente o, peggio, da insegnamenti sbagliati e fuorvianti, noi chi siamo?
    Crescendo ci accorgiamo, in un modo o in un altro, che uccidere, spacciare, drogarsi, alzare le mani, usare violenza contro i più deboli è sbagliato, ma siamo troppo presi dall'unico insegnamento che abbiamo ricevuto che è difficile staccarsene, da un lato perché questo comporta una gran fatica, dall'altro perché nessuno vuole essere Giuda e tradire i propri genitori.
    A molti di noi capita di incontrare un bambino difficile, uno che ha avuto una famiglia che ha dato esempio di cose negative, uno che è già sulla strada per divenire un delinquente. Può accadere ad un insegnante, ad un allenatore, ad una famiglia che accolga un bambino in affido, ad una coppia adottiva, all'educatore di una comunità.
    Cosa fare?
    Il contrasto è d'obbligo perché nel momento in cui il bimbo fa qualcosa di sbagliato non si può non brontolarlo e punirlo, altrimenti penserà che il suo comportamento, se non viene sanzionato, possa anche essere sopportato e continuerà sulla sua strada perché è la cosa più semplice per lui.
    Cosa fare in più?
    Certamente dialogare, fargli capire l'errore con amore e non con urla e cattiveria, non giudicare i genitori ma fargli capire che anche loro possono commettere degli errori. Dobbiamo convincerlo che i buoni valori sono più difficili da mettere in pratica, ma sono anche quelli che lo porteranno più lontano dandogli una strada sicura e l'apprezzamento del prossimo.
    Non è un compito facile il nostro, ma è necessario per sperare che quei bimbi, già intrisi di valori negativi, possano valutare delle valide alternative e cambiare rotta.
    Di più non possiamo fare, e a volte si rimane male quando i nostri insegnamenti vengano elusi e ci sia una scelta, più o meno consapevole, di aderire a quelli dei propri genitori, ma non dobbiamo mollare, è come una guerra che si deve combattere per il bene della comunità e non rinunciare significa poter sperare di avere un genitore cattivo in meno, uno stupratore in meno, un violento in meno, un pedofilo in meno, un drogato in meno, una prostituta in meno, un delinquente in meno.

  6.  

    Addì 29 ottobre 2017

    In quel tempo, i farisei, udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova:
    «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?».
    Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.
    Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.
    E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
    Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti»

    Matteo 22,34-40

  7.  

    Amerai il prossimo tuo come te stesso

    Quanto mi amo?

    Se imparassimo ad amare il nostro prossimo così come amiamo noi stessi, il mondo sarebbe migliore.
    Purtroppo molto spesso vogliamo il nostro bene in modo talmente esagerato da pretendere tutto per noi senza dare niente agli altri.
    Ma c'è anche il caso contrario, quello di chi non si ama, di chi odia sé stesso. Come si può amare il prossimo se detestiamo quello che siamo? Ed ecco allora che il prossimo, amandoci, ci insegna ad amarci, ad accettare ciò che facciamo, pensiamo, il nostro modo di agire, il carattere.
    Se amare è difficile, per qualcuno è ancor più difficile essere amati.
    Michela è arrivata a sette anni, tanti problemi alle spalle, una cultura diversa. E' stata accolta come una figlia, è stata amata come una figlia, le sono state date le opportunità che vengono date ad una figlia. Le sono stati insegnati valori e principi, le è stato detto mille volte quanto fosse brava in tantissime circostanze. Michela però non si amava, e si è fatta del male da sola. Poteva avere tutto e si è ritrovata in brutte situazioni. Amava il prossimo, ma detestava sé stessa e si è buttata via. Nemmeno il nostro amore le è bastato.
    Non odiate voi stessi, amatevi nella stessa misura nella quale gli altri amano voi.

  8.  

    Addì 30 ottobre 2017

    In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato.
    C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo.
    Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
    Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato».
    Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi?
    E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott'anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?».
    Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute

    Luca 13,10-17

  9.  

    Aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma

    I videogiochi sono uno sport

    Ah che bella notizia. Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno.
    E bravo CIO, Comitato Internazionale Olimpico, ci voleva proprio. Ottima cosa affermare che i videogiochi siano uno sport a tutti gli effetti. Infatti i videogiochi irrobustiscono i muscoli, ti fanno stare all'aria aperta, ti fanno condividere gioie e dolori con gli amici, ti portano a superare i tuoi limiti cascando e poi rialzandosi.
    Grazie CIO hai fatto un grande favore a tutti quei genitori che ogni giorno combattono con i figli per educarli a non stare davanti alla tv tutto il giorno. Ora non potranno più dire "Esci, staccati dalla tv, vai a fare un po' di sport" perché i figli potranno rispondere "Mamma, sto facendo sport, lo ha detto il CIO".
    Da un lato ci sono medici ed organizzazioni che inneggiano a uscire di casa e lasciare i telefonini, dall'altro c'è chi rema contro. Che bello se fossimo tutti uniti e se prima di parlare e mandare proclami ci si informasse di quanto danno possa fare lo stare ore ed ore appiccicati alla televisione.
    Sport? Ma quale sport!!! Quali muscoli vengono interessati? Quelli degli occhi e delle dita?
    Così dice il CIO: "Gli e-sports competitivi possono essere considerati un'attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un'intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali".
    Andiamolo a dire ad un giocatore di qualunque sport tradizionale che si allena con sudore, fatica, condivisione, messa alla prova di muscoli, cervello e concentrazione.
    Andiamolo a dire a quelle migliaia di persone che hanno perso gambe o braccia e si sono ritirati su con grandissima fatica.
    E, notiziona, al secondo posto tra i videogiochi più gettonati, o e-sports come vengono adesso chiamati, ci sono gli "sparatutto", quei "bellissimi" videogiochi dove viene instigata la violenza, dove uccidere è normale. Quei videoghi che hanno ispitrato la strage in Norvegia qualche anno fa e che portano molti ragazzini ad essere emuli di tale violenza in vario modo, alimentando il bullismo e la preoptenza.
    Non sarà mica che dietro a questa stupida affermazione ci sia qualche interesse economico?
    Ma no, cosa andiamo a pensare?
    Peccato che nella stessa nota il CIO aggiunga "Si auspica che il CIO stesso, assieme alle associazioni internazionali delle varie federazioni sportive, abbia un dialogo con l'industria dei videogiochi e i cibernauti per esplorare maggiormente questa area e le possibilità che offre".
    Ma guarda. L'industria dei videogiochi. Ma chi lo avrebbe mai detto?

  10.  

    Addì 31 ottobre 2017

    In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò?
    E' simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell'orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami».
    E ancora: «A che cosa rassomiglierò il regno di Dio?
    E' simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata»

    Luca 13,18-21

  11.  

    E' cresciuto e diventato un arbusto

    Un arbusto con buone radici

    Simone, un bambino gracilino tutto pelle ed ossa.
    Oggi a trent'anni è un uomo forte e maturo, con buone radici e sani principi, una bella famiglia con dei figli in gamba.
    Rivedo in Simone la nostra Associazione "Amici della Zizzi", un piccolo semino che è stato coltivato con pazienza e con cura, ed oggi è cresciuto. Certo non siamo una quercia secolare, ma non siamo nemmeno un fuscello al vento che possa spezzarsi alla prima forte ventata.
    Tanti i ragazzi ai quali abbiamo dato un nido, un riparo nei momenti difficili della loro vita.
    Tanti i volontari che hanno trovato ombra sotto le nostre frasche, donando a loro volta un aiuto per zappettare la terra intorno.
    Tante le istituzioni e le persone che hanno creduto in noi dandoci una mano moralmente ed economicamente.
    In un mondo dove tutti si lamentano di tutto, oggi voglio ringraziare Dio per il dono della vita che ci ha dato, per il suo sostegno, per averci indicato la strada giusta da percorrere, per averci aiutato, e non condannato, quando abbiamo fatto degli errori.
    Ringrazio voi tutti per esserci stati vicini ed essere oggi al nostro fianco per accogliere, accudire, amare, proteggere e far crescere tanti cuccioli d'uomo.
    Grazie anche da parte loro.

  12.  

    Addì 1 novembre 2017

    In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
    Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
    «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
    Beati i miti, perché erediteranno la terra.
    Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
    Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
    Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
    Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
    Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
    Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
    Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli»

    Matteo 5,1-12a

  13.  

    Beati voi

    Guarda quello

    Oggi in molti sono invidiosi delle fortune altrui.
    Se uno è ricco, famoso, bello o bella, poco importa come sia come persona, è certamente da invidiare.
    Nessuno invidia la persona onesta se è povera.
    Nessuno invidia chi è perseguitato nella ricerca della giustizia e nella difesa del più debole se questo non porta dei benefici personali.
    E se anche ci si indigna quando si vede un potente attaccato dalla magistratura, e si gode nel vederlo condannato e privato dei suoi poteri, sotto sotto è solo gusto di rivalsa, vendetta perché più fortunato di noi. Sempre e solo invidia e gelosia.
    Ma se ci dicessero: compi delle ruberie, approfittati del prossimo, accetta ed elargisci mazzette ed in cambio avrai ricchezza e potere, in quanti accetterebbero?
    In tanti, purtroppo. In tanti.
    Quelli da invidiare ed imitare sono i puri di cuore, i misericordiosi, gli operatori di pace e non i ricchi e i furbetti del mondo perchè le ricchezze le lasceremo su questa terra, ma la nostra essenza resterà nei cuori di chi ci ha conosciuto, ed io preferisco di gran lunga lasciare di me un buon ricordo, piuttosto che lasciare ai miei eredi case ed un conto in banca cospicuo.
    In molti non credono, ma quell'essenza sarà il nostro passaporto per il Paradiso perché Dio non accetta bustarelle e le banche non hanno filiali in cielo.

  14.  

    Addì 2 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
    E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
    Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
    Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
    Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
    Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
    E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
    Rispondendo, il re dirà loro: in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
    Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
    Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
    Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
    Ma egli risponderà: in verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
    E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna»

    Matteo 25,31-46

  15.  

    Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me

    Il bello di essere egoisti

    I nonni, i genitori, i sacerdoti sin da piccoli ci dicono di essere generosi lasciando che gli altri bambini giochino con i nostri balocchi, donando qualche soldino della nostra paghetta ai poveri, comprando a qualche mercatino di beneficenza, aiutando nei compiti i bambini di famiglie disagiate. Ogni occasione è buona per essere generosi.
    Ma generosi perché? Che me ne viene a me?
    Non c'è persona che faccia la carità che non abbia un proprio tornaconto, è nella nostra natura egoistica. Quale sia però questo ritorno è tutto da vedere.
    Oggi in molti, in troppi, vedono un vantaggio solo quando ne hanno un ritorno economico, ed ecco che in molti aprono strutture per l'accoglienza degli immigrati perché arrivano i soldi dal governo. Ecco che dal 2014 al 2015 si è scesi da 39.000 bambini in affidamento a 29.000 perché i comuni hanno smesso di pagare e non c'era più convenienza per molte strutture a stare aperti, si poteva investire in altro, ad esempio negli immigrati.
    Qualcuno fa del bene per un ritorno politico o di potere, ed ecco la corsa alle cariche di associazioni blasonate come la Croce Rossa o la Misericordia le cui cariche sono decise a tavolino e solitamente sono ricoperte da persone che nel partito o nella chiesa hanno un ruolo importante ed hanno rivestito in passato una qualche carica pubblica di rilievo.
    Qualcuno invece sfama chi non ha da mangiare, da bere a chi ha sete, ospitalità a chi è forestiero, vestiti a chi è nudo, cure a chi è malato, fa una visita a chi è in carcere per il solo fatto di aver potuto fare del bene, appagando il proprio egoismo perché un sorriso, una carezza, un grazie di coloro che accudiamo ci danno una gioia immensa.
    Siate egoisti a questo modo e sarete felici donando gioia al prossimo.

  16.  

    Addì 3 novembre 2017

    Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.
    Davanti a lui stava un idropico.
    Rivolgendosi ai dottori della legge e ai farisei, Gesù disse: «E' lecito o no curare di sabato?».
    Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
    Poi disse: «Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori in giorno di sabato?».
    E non potevano rispondere nulla a queste parole

    Luca 14,1-6

  17.  

    Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori in giorno di sabato?

    Halloween

    Halloween è una festa che non sento c'è una grande smania negli Stati Uniti e questa si sta propagando anche in Europa e qui da noi in Italia. È una festa che reputo commerciale, è una festa che nasce da una cultura celtica legata all'occulto che non ci appartiene.
    Non è certamente una festa Cattolica ma questo non significa che chi vi partecipa, specie i bambini attratti dalle mascherate, sia contro Dio né contro la chiesa. Capisco quei sacerdoti che cercano di organizzare nei locali parrocchiali feste alternative, ma non comprendo quei preti che vietano ai bambini di partecipare a feste o sfilate, seppur mossi da buone intenzioni, arrivando persino a ricattarli dicendo loro che se partecipano non devono più venire al catechismo, all'oratorio o in chiesa.
    L'esempio che ci ha dato Gesù è quello di massima tolleranza verso chi la pensa diversamente, di amore incondizionato e comprensione senza poi contare che questi sacerdoti ottengono il risultato contrario ossia quello di allontanare per sempre i bambini, già poco motivati ad andare a catechismo ed alla messa, che non capiscono le motivazioni di tanta rabbia ed astio nei confronti di chi partecipa a questa festa vista, da molti, come una semplice carnevalata.

  18.  

    Addì 4 novembre 2017

    Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.
    Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola:
    «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto.
    Invece quando sei invitato, và a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.
    Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato»

    Luca 14,1.7-11

  19.  

    Passa più avanti

    Venga eccellenza, si metta davanti a tutti

    Se vediamo in televisione una qualche importante manifestazione, chi troviamo seduto in prima fila? Il ministro piuttosto che il presidente della Repubblica, il sindaco o l'assessore, il presidente della tal associazione o della protezione civile, a seconda delle circostanze. Ma sempre, accanto a questi personaggi pubblici e politici, cosa notiamo? Una papalina rossa.
    Mi fa impressione, da cristiano, vedere che i vescovi ed i cardinali ricevono tutti gli onori, si attorniano di persone ricche ed influenti, tanto da domandarmi se essere Vescovo sia una carica politica, un esperto di marketing e di fundaraising o piuttosto un pastore.
    Dalla lettura del Vangelo mi pare ovvio che dovrebbe essere un pastore, ed un pastore sta in mezzo al gregge, non a bere e divertirsi con gli altri pastori in qualche ristorante. Un pastore, un vescovo dovrebbe stare con le persone, in mezzo alla gente, seduto tra il pubblico in sala a dialogare con loro, ad ascoltare i loro problemi. Ed invece, grandissima tristezza, nella stragrande maggioranza dei casi i vescovi vanno dove possono avere visibilità, parlano con gli imprenditori ma non con la povera gente, occupano i primi posti alle feste e alle cene di gala e scelgono gli impegni in base alla visibilità che possono avere.
    Non tutti per fortuna, ricordo il vescovo Coletti a Livorno, un grande uomo che andava a parlare con i muratori in calzoncini corti ed aveva come suoi amici preferiti i bambini.
    Quasi nessuno purtroppo oggi è così, eppure il Vangelo parla chiaro
    "Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto"
    Ma evidentemente l'edizione del Vangelo in uso agli alti prelati manca di questa pagina

  20.  

    Addì 5 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
    «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.
    Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.
    Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.
    Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe
    e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì''dalla gente.
    Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
    E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.
    E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
    Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato»

    Matteo 23,1-12

  21.  

    Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno

    Bell'esempio

    Quante cose belle insegno ai miei ragazzi. Valori e principi fondamentali così come mi sono stati donati. Spero di riuscire ad insegnarli loro non solo a parole, ma anche con l'esempio, e mi spiace quando questo viene a mancare. Quante volte chiedo loro di non dire parolacce, e poi sono il primo a tirarle fuori quando mi arrabbio. Ci faccio attenzione e riesco sempre più spesso a non dirle, ma qualche volta capita, ed in quel momento mi vorrei mangiare la lingua perchè non sono un bell'esempio per loro.
    La perfezione non esiste nel genere umano, ma dobbiamo perlomeno provare ad essere figure positive per i nostri ragazzi, che già vedono ovunque cattiveria, egoismo, opportunismo, furfanteria.
    Una mia amica mi ha scritto "Mamma e papà sono stati bravi nel saperci educare all'amore fraterno. Purtroppo non è così con i miei ragazzi e prego Dio che vegli su di loro in questi tempi tutti virtuali e senza sentimenti". E' vero, oggi si fa una grandissima fatica a dare valori e principi perchè in tanti remano contro, a partire spesso anche da sacerdoti ed insegnanti che predicano bene e razzolano male.

  22.  

    Addì 6 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio.
    Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti»

    Luca 14,12-14

  23.  

    Quando offri un pranzo

    Gabriele chiede un soldino

    Qualche giorno fa ero in un negozio.
    C'era un po' di gente e nell'attesa ho potuto notare come le commesse e la titolare fossero più che suadenti con le persone che entravano. Avevano una parola buona per tutti "Come sta suo marito?", "Quest'anno il nipotino studia?", "Quando torna la figlia dalla Spagna dove è andata a studiare?".
    Che bello vedere tanta solarità, mi si è aperto il cuore. Davvero carine, affabili e disponibili.
    Dopo un po' che ero lì entra un ragazzo corpulento, mal vestito, barcollante, chiaramente con problemi di ritardo mentale.
    Chiede un soldino alle commesse, ma queste lo respingono in malo modo; va dalla titolare, ed anche lei gli fa una partaccia; si avvicina ad una delle clienti che tanto amabilmente parlava con le signore poc'anzi, la quale si rigira in modo brusco e scostante, infastidita dalla sua presenza.
    Gabriele chiedeva soltanto un soldino.
    Allora mi è venuta in mente la parola di Gesù quando dice "Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio.
    Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti".
    Purtroppo succede che siamo affabili con chi ci può dare qualcosa in cambio, diventiamo scortesi e talvolta aggressivi con coloro che invece non possono darci nulla.

  24.  

    Addì 7 novembre 2017

    In quel tempo, uno dei commensali disse a Gesù: «Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!».
    Gesù rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti.
    All'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto.
    Ma tutti, all'unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato.
    Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato.
    Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire.
    Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo: Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi.
    Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c'è ancora posto.
    Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia.
    Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena»

    Luca 14,15-24

  25.  

    Venite, è pronto

    Un lauto banchetto

    Noi abbiamo nove bambini e ragazzi in affido ed altri venti circa in diurno. Le nostre porte sono sempre aperte a ciascuno, ma non tutti i ragazzi che sono per la strada o in situazioni familiari difficili vogliono entrare. C'è chi preferisce stare nelle sale giochi, chi nelle piazze con gli amici, altri in casa a guardare la tv e a mangiare senza sosta.
    Eppure tutti sono invitati ad entrare.
    Quando sto con i miei ragazzi sto bene perchè hanno mille difetti, ma sono lì, "sono al pezzo", provano a crescere, provano ad ascoltare, ed anche se ogni tanto, oppure "ogni spesso", fanno arrabbiare, io sono felice perché loro ci sono, cercano di ascoltare e capire quelle regole per loro tanto difficili da digerire. A volte danno retta per timore, altre volte per amore, e pian piano imparano, maturano e crescono. Mentre altri purtroppo preferiscono una vita selvaggia rifiutando qualsiasi valore venga loro proposto.
    Lo stesso si può dire degli adulti.
    Abbiamo spesso ospiti in casa nostra, diversi volontari che ci aiutano nella gestione dei ragazzi, ed ognuno di loro porta a casa un sorriso, una carezza, un abbraccio che resterà per sempre nel loro cuore dando loro calore. Ma penso anche a quante persone restano fuori da casa nostra preferendo non mettersi in discussione, cercando di avere sempre più beni materiali, rifiutandosi di fare qualcosa per gli altri se non pagati.
    Che tristezza.
    Che lauto banchetto si perdono

  26.  

    Addì 8 novembre 2017

    In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse:
    «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
    Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
    Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?
    Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:
    Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
    Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?
    Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace.
    Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»

    Luca 14,25-33

  27.  

    Se getta le fondamenta e non può finire il lavoro

    Il bello della diretta

    Da anni ormai cerchiamo di portare avanti progetti a favore dei ragazzi.
    Non sempre i nostri sogni si realizzano, non sempre si compiono così come li avevamo pensati e immaginati. Ma è il bello della diretta.
    Le papere, gli errori, la strada a fondo chiuso che ci obbliga a fare qualche passo indietro per poi ricominciare fanno parte della vita, del nostro cammino, della passione con la quale ci immergiamo in ogni situazione.
    Progetti piccolissimi pensati, organizzati in poche ore e realizzati il giorno dopo.
    E' il caso della telefonata da parte di Federica dell'Associazione un Ponte per Anne Frank "Domani la tal scuderia vi aspetta per una giornata con i cavalli", oppure Fabrizio della Lega Navale che manda un messaggio "Domenica uscita in mare con quattro barche a vela, vi va l'idea?"
    Ma anche progetti fantasmagorici con due anni di elaborazione, dieci anni di lotte per veder sancito un proprio diritto e poi l'attesa, la ricerca e le richieste per avere il denaro sufficiente a realizzarlo.
    E' la questione "Casa Zizzi", una struttura da 2500 mq su nostro terreno, con due Case Famiglia, una per dodici bambini e ragazzi 0/18 anni ed un'altra per quattro ragazzi 18/21 anni, un centro diurno per 25 ragazzi, palestra, teatri, locali per uffici, per promuovere l'affido e per attività di sostentamento come mercatino e mostre fotografiche o altro.
    Nel mezzo altri progetti grandi e piccoli realizzati, come la Casa Famiglia Millecolori che ospita dal 2016 sei bambini e ragazzi in affido, la gestione di un oratorio da due anni, le vacanze a Lipari con 20/25 bambini ogni anno a settembre. E poi le crociere, le vacanze sulla neve, i laboratori didattici, i progetti con le scuole e tanto, tanto altro ancora.
    Non abbiamo mai fatto il passo più lungo della gamba, abbiamo saputo aspettare con pazienza e cercare ogni strada per realizzare ciò che avevamo in mente.
    Ed è così che settecento bambini hanno ricevuto cure, accudimento ed amore in trent'anni di vita nostra e dell'Associazione.
    Oggi abbiamo bisogno di voi.
    Abbiamo un progetto nel paese di Orentano (PI), dove acquistammo anni addietro un vecchio cascinale. E' completamente da ristrutturare. L'amico Fabrizio, architetto, ci sta disegnando il progetto per dare corpo ad una comunità immersa nel verde per bambini difficili, quelli che nessuno vuole perché ormai troppo feriti dalla vita. Un progetto al quale vorremmo abbinare una cooperativa sociale per dare loro un lavoro ed un futuro.
    Occorrono circa 500.000 euro per la costruzione e l'avviamento per stipendiare le persone richieste dalla legge regionale per tali strutture.
    Abbiamo bisogno di voi, del vostro aiuto.
    Una vostra donazione, un lascito, la firma per il cinque per mille, oppure un prestito senza interessi per cinque anni attraverso una banca che faccia da garante.
    Ogni volta che squilla il telefono spero sempre sia un notaio che mi dice "Venga in ufficio da me perché devo comunicarle una grossa donazione da parte di un mio cliente", non per i soldi o per manie di grandezza, ma perché quella telefonata ci permetterebbe di togliere dalla strada diversi bambini, ed impedire loro di essere adulti capaci di usare violenza sui propri figli.
    Abbiamo fatto tantissimo per moltissimi bambini.
    Aiutateci a fare ancora di più per i troppi bimbi ai quali è stata rubata l'infanzia.

  28.  

    Addì 9 novembre 2017

    Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
    Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.
    Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato».
    I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora.
    Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».
    Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
    Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».
    Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
    Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù

    Giovanni 2,13-22

  29.  

    Gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi

    Basta guerre

    Oggi alla parola rispetto vengono date diverse interpretazioni a seconda di chi la pronuncia o di chi l'ascolta.
    "La tua macchina davanti al mio garage non ci può stare, come faccio ad entrare?
    Senti, io l'ho sempre messa lì, ora perché tu hai comprato il garage io mica posso toglierla per farti un favore, porta rispetto per le mie abitudini"
    "Luigi non ti vestire con quei pantaloni stracciati, abbiamo una cena elegante stasera, porta rispetto per chi ci ospita.
    Mamma, tu piuttosto porta rispetto per me e per il mio modo di vestire alla moda"
    Chi ha ragione? Forse tutti e forse nessuno, ed in queste situazioni cosa accade?
    Di tutto e di più: offese, litigi, urla, mani alzate, denunce, vendette ed altro ancora
    Bisogna imparare a portare rispetto per le idee altrui e fare entrambi un passo indietro
    Uno toglierà la macchina davanti al garage, ma l'altro sopporterà che ce la metta magari quando piove oppure se ha la spesa da portare in casa, e così tornerà il sorriso.
    Luigi non indosserà quei pantaloni rotti e sdruciti a quella cena per amore verso la mamma, la quale gli permetterà di portarli in altre situazioni simili, ed il clima tornerà a distendersi
    Basta poco, veramente molto poco a volte, per non fare guerre.

  30.  

    Addì 10 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.
    Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore.
    L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno.
    So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua.
    Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo:
    Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta.
    Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta.
    Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce»

    Luca 16,1-8

  31.  

    Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta

    Un fiume in piena

    Un ragazzo di quindici anni non ha i soldi per giocare alle slot, diventate evidentemente per lui un'ossessione, e decide che per avere il denaro deve far prostituire la sua mamma.
    Passa all'azione e, al rifiuto della donna, la picchia, non la fa uscire di casa. Più volte, per tanti giorni. Usa anche pietre e bastoni e non risparmia nemmeno il fratellino di dieci anni che la vuole difendere. Giorni e giorni di violenze. La va persino a minacciare in casa di amici dove si è rifugiata.
    Adesso è stato denunciato e per il momento è in una comunità.
    Quanto si è dato da fare questo ragazzo per raggiungere il suo scopo.
    Voleva giocare, aveva bisogno di denaro, quindi ha escogitato un modo per arrivare ad averne.
    Lo immagino come un fiume in piena, con la sua forza e determinazione di arrivare fino al mare.
    Se esce fuori dagli argini fa un grandissimo danno: uccide, allaga, deturpa, ma se resta nel suo alveo produce ricchezza: elettricità, cibo per i pesci che si moltiplicano, tanta acqua per irrigare e bere.
    Ecco, incanaliamo la nostra passione e forza per buoni fini, restiamo nelle regole e avremo la gioia di costruire una vita migliore per noi e per coloro che ci sono vicini.
    Abusiamo della nostra furbizia e intelligenza per scopi poco puliti, oppure usiamo quanto ci ha dato il buon Dio per fare del male per i nostri fini e ci rovineremo la vita danneggiando anche gli altri

  32.  

    Addì 11 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
    Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto.
    Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera?
    E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
    Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».
    I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui.
    Egli disse: «Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio»

    Luca 16,9-15

  33.  

    Nessun servo può servire a due padroni

    Una carezza per essere felici

    Una mamma adora il proprio figlio, e qualunque cosa faccia la fa in funzione di lui perché vive per lui.
    Il denaro è un mezzo per arrivare a fare o avere delle cose. In molti però amano il denaro e lo venerano come fosse un dio. Chi ha questo atteggiamento vive per i soldi ed ogni cosa è in funzione di averne di più e spenderne di meno se non per sé stesso.
    Amare il denaro con questo grande attaccamento significa odiare il prossimo, odiare Dio perché il denaro diventa un idolo da adorare e venerare. La felicità, per queste persone, è commisurata alla ricchezza e non certo al benessere del prossimo.
    Eppure la gioia di vedere un bambino sorridere dopo averlo accolto triste e sfiduciato, quella per un grazie per una visita fatta ad un malato in ospedale, la condivisione di un gioco con quei bambini che dalla vita non hanno avuto nulla non ha prezzo e non si può comprare e, vi garantisco, non c'è gioia più grande.
    In tanti hanno provato a "comprarmi" senza capire che non mi vendo a nessuno, e senz'altro non per denaro, ma mi sciolgo davanti ad un bimbo che mi abbraccia, ad un cucciolo d'uomo che mi tende le manine per essere preso in collo, ad un grazie per un'attenzione riservata, ad un progresso nel comportamento di un bimbo.
    Donatemi un milione e lo userò per costruire una casa per i bambini.
    Donatemi una carezza e mi farete felice.

  34.  

    Addì 12 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo.
    Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi.
    Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.
    A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!
    Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
    E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.
    Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.
    Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
    Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici!
    Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.
    Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora"

    Matteo 25,1-13

  35.  

    Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora

    Un treno che passa, un'occasione persa

    Molti ragazzi hanno visto i loro genitori venire a tavola in canottiera, fare versi poco carini durante il pasto, grattarsi le parti intime senza ritegno o mettersi le dita nel naso davanti a tutti. E molto altro ancora.
    In questi casi non è facile insegnare ai ragazzi le buone maniere perché non capiscono per quale motivo il nostro modo di comportarsi debba essere migliore di quello dei propri genitori.
    Un grande aiuto ce lo danno le persone che vengono a trovarci perché notano la loro educazione e si sperticano in complimenti, facendoli felici e facendo loro capire che è cosa buona.
    Il problema sta però nel fatto che spesso tengono un comportamento con noi diverso da quello che poi hanno con gli amici o con la propria famiglia.
    Magari in quei momenti di maleducazione vengono osservati da altri che poi li scansano, facendo loro perdere delle belle occasioni di amicizia e la possibilità di uscire dal ghetto culturale in cui sono nati. Parimenti un loro modo di fare può allontanarli da buone prospettive d lavoro o di coppia.
    Nella vita dobbiamo sempre essere pronti a qualunque evenienza perché non si sa mai chi o cosa incontreremo dietro l'angolo. E' per questo, come dico sempre ai miei ragazzi, che alla sera, prima di andare a letto, ci dobbiamo pulire non solo i denti, ma anche l'anima, la nostra coscienza perché quella notte potrebbe essere il momento dell'incontro con Dio.

  36.  

    Addì 13 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «E' inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono.
    E' meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli.
    State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli.
    E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai».
    Gli apostoli dissero al Signore:
    «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe»

    Luca 17,1-6

  37.  

    E' inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono

    Non scandalizzatevi, siete anche voi di scandalo

    Leggevo questa frase "E' inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono"
    E' proprio così. Ogni giorno ci scandalizziamo per le cose brutte che vediamo e sentiamo, e puntiamo il dito contro coloro che sono gli artefici di tali scandali: pedofili, politici corrotti, genitori che sfruttano i propri figli, abusi sessuali di ogni genere e grado.
    Ma avete mai pensato a quegli scandali di cui non si parla in televisione? Di quegli scandali di cui noi tutti sappiamo e siamo artefici? Puntiamo il dito verso gli altri, ma ci siamo mai guardati allo specchio?
    Pensate a quante mamme, papà, nonni sono amorevoli nei confronti dei propri bambini, e questo non è certo uno scandalo, anzi, è una cosa meravigliosa.
    Pensate a quanti di costoro, a quanti di voi, fanno qualcosa per i bambini che ogni giorno vengono abusati e picchiati? Per quei bambini che vivono in situazioni di sofferenza nelle proprie famiglie? Per quei bambini che devono crescere senza l'amore di una mamma, senza una carezza o una parola gentile?
    Voi siete causa dei loro mali se non fate nulla per aiutarli. Siete di scandalo per loro.
    "E' meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli".
    Non è troppo tardi.
    Venite a dare una carezza ai tanti bambini che soffrono per colpe non loro, e che da voi vogliono solamente un sorriso.

  38.  

    Addì 14 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?
    Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?
    Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
    Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»

    Luca 17,7-10

  39.  

    Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare

    Il bello di sentirsi inutili

    Dinanzi a noi una montagna. Enorme, granitica. E' la montagna del disagio, della povertà, dell'abuso sui minori, della violenza sulle donne, della tratta degli esseri umani.
    Abbatterla significherebbe eliminare il male dal mondo.
    Noi di fronte ad essa siamo impotenti, la guardiamo e sospiriamo.
    Qualcuno, un po' più pazzo degli altri, l'attacca a mani nude, ed in molti lo guardano mentre le mani gli sanguinano facendo una terribile fatica per arrivare, alla sera, ad aver tolto pochi grammi di quell'ostacolo da spianare.
    Altri si aggiungono, ma taluni scuotono la testa e andandosene dicono "E' inutile il lavoro che fate".
    Io mi volto e vedo un mucchietto di terra strappata alla montagna: sono i bambini presi in affido, le donne strappate alla violenza, gli immigrati salvati dai loro aguzzini, i poveri ai quali è stata restituita la propria dignità.
    E' vero, siamo inutili, ma quanto è bello essere inutili se abbiamo messo tutto il nostro impegno per esserlo

  40.  

    Addì 15 novembre 2017

    Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
    Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,
    alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
    Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
    Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
    Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
    Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse:
    «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!»

    Luca 17,11-19

  41.  

    Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?

    Ma non erano settecento?

    Quando parlo di affido, dei settecento ragazzi passati da casa nostra, mi viene fatta spesso una domanda: "Quando sono grandi ed escono di casa, poi tornano a trovarvi?"
    Mi spiace ammetterlo, ma purtroppo sono in pochi quelli che tornano indietro per farci una carezza o donarci un sorriso, men che mai per darci una mano.
    Qualcuno mi chiede se ciò è frustrante, ma non è così
    E' ovvio che avrei piacere che i miei ragazzi, quelli che per anni ho considerato e trattato da figli, potessero continuare a percorrere la strada della loro vita con noi accanto, magari collaborando per aiutare tanti altri bambini, ma l'amore che diamo loro non è finalizzato ad un gesto oppure ad una riconoscenza.
    Troviamo la forza di aiutarli perché riteniamo essere un nostro dovere sostenere, accudire ed amare chi ha un momento di difficoltà.
    D'altra parte indegnamente cerchiamo di prendere esempio da Dio, il quale ha sempre aiutato tutti, e continua a farlo con amore nonostante noi spesso ci ribelliamo a lui, lo tradiamo, ne parliamo male, ci arrabbiamo se non ci da esattamente quello che vogliamo e chiediamo.
    Impariamo ad amare anche quando non siamo amati
    Impariamo a perdonare anche quando non siamo perdonati
    Impariamo ad accogliere anche quando non siamo accolti

  42.  

    Addì 16 novembre 2017

    In quel tempo, interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», Gesù rispose:
    «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!».
    Disse ancora ai discepoli: «Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo, ma non lo vedrete.
    Vi diranno: Eccolo là, o: eccolo qua; non andateci, non seguiteli.
    Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno.
    Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga ripudiato da questa generazione»

    Luca 17,20-25

  43.  

    Il regno di Dio è in mezzo a voi

    Il bene tra noi

    Ci mostrano continuamente il male del mondo: omicidi, stupri, vendita di esseri umani, violenze, al punto che ci siamo talmente abituati da essere indotti a pensare che questo sia il mondo che ci circonda. Pertanto diventiamo cinici, smettiamo di far valere i nostri principi, mettiamo un muro al prossimo.
    Ma ditemi, quanti terroristi conoscete? Ed invece quanti musulmani onesti e lavoratori?
    Quanti mariti che picchiano le mogli sono fra i vostri contatti? Ma quanti sono i mariti innamorati delle proprie mogli alle quali non torcerebbero neppure un capello? E quanti stupratori, violenti con i propri figli o ladri e assassini? Forse non ne conoscete nessuno, ma certamente siete in amicizia con decine e decine di persone oneste, genitori affettuosi.
    La pace, l'amore sono in mezzo a noi, ma abbiamo gli occhi foderati di prosciutto perché non vediamo il bene che occupa il novanta per cento del nostro spazio vitale, mentre ci lasciamo avvincere dal male che è in bassissima percentuale rispetto al bene.
    Cominciamo a conoscere le persone trovando in loro il bene e l'amore che Dio ci ha donato, ed il mondo ci apparirà per quello che è: rosa e meraviglioso

  44.  

    Addì 17 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece perire tutti.
    Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti.
    Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si rivelerà.
    In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro.
    Ricordatevi della moglie di Lot.
    Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà.
    Vi dico: in quella notte due si troveranno in un letto: l'uno verrà preso e l'altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà presa e l'altra lasciata».
    Allora i discepoli gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi»

    Luca 17,26-37

  45.  

    Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà

    Un sacco di grano

    Un sacco pieno di grano.
    Lo potremmo trasformare in farina e preparare il pane per sfamarci.
    E' tutto ciò che avete.
    Arriva qualcuno che vi dice: non trasformare quel grano in farina, seminalo nel mio campo, poi divideremo il raccolto ed avremo grano, farina e pane in abbondanza per l'eternità
    Qualcuno sarà timoroso e penserà "Io devo seminare il MIO grano nel SUO campo? Ma nemmeno ci penso, lo tengo per me, ci faccio la farina e mi mangio il pane, almeno quello è sicuro. Magari se gli do retta rischio di non vedere nulla al tempo del raccolto e ci rimango fregato"
    Altri invece si fideranno e semineranno. Ognuno avrà poi la sua parte di raccolto.
    Da quale parte stare? Voi cosa fareste?
    Dovreste porvi innanzitutto una domanda: "Il sacco di grano che io ho a disposizione, da dove arriva? Chi me lo ha dato?"
    Scoprireste che lo avete ricevuto proprio dal tizio che vi propone di seminarlo nel suo campo.
    E secondo voi uno che vi dona un sacco di grano senza nemmeno conoscervi può darvi una fregatura? Avrebbe potuto tenerlo per sé e seminarselo prendendo tutto il raccolto e non solo una parte, oppure avrebbe potuto fare un patto dicendovi "Ti do il sacco di grano a condizione che tu poi lo semini di nuovo nel mio campo"
    Ecco, Il sacco di grano sono le doti che ciascuno di noi ha, la famiglia dove è nato, i beni che si è trovato in tasca alla nascita.
    Il campo da seminare è la vita.
    Il raccolto è il bene che riceviamo per aver deciso di seminare e, come tutti noi sappiamo, un chicco di grano produce una spiga piena di chicchi di grano.
    Non siate avidi, non siate gelosi di ciò che avete, ma seminate nel mondo le vostre doti, mettete al servizio del prossimo le vostre capacità, condividete i vostri beni materiali con coloro che ne sono sprovvisti, vi assicuro che riceverete molto di più di quanto abbiate donato

  46.  

    Addì 18 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno.
    In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.
    Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».
    E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto.
    E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare?
    Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»

    Luca 18,1-8

  47.  

    Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?

    Non mi cercheresti se non mi avessi già trovato

    Uno dei miei ragazzi sta leggendo un bellissimo libro, difficile, ma vi si è appassionato ed ogni giorno legge e medita su qualche riga.
    Si tratta di "Ipotesi su Gesù" di Vittorio Messori, il quale era ateo e nel suo libro tenta, egregiamente devo dire, di ripercorrere i ragionamenti che lo hanno portato alla fede.
    Una sera il bimbo ha chiesto spiegazioni su una frase che non aveva capito, una frase che sembra quasi un controsenso: "Non mi cercheresti se non mi avessi già trovato".
    Se voi sapeste per certo che in un magazzino pieno di ciarpame c'è una perla che vale tantissimo denaro, non svuotereste il magazzino alla sua ricerca, cercando in ogni anfratto e dentro ogni pezzetto di stoffa? Certamente si. Ma il motivo di tanta alacrità nella ricerca è legato alla consapevolezza che quella perla è sicuramente lì da qualche parte.
    Un signore, proprietario di un albergo che ci aveva ospitati un fine settimana all'Isola d'Elba, un giorno mi telefonò e mi disse che aveva bisogno di un piacere: "Io non credo in Dio, ma chiedo a lei di pregarlo per mia moglie al quale è stato diagnosticato un tumore, a lei darà ascolto".
    Se lui sapeva che Dio può ascoltare le mie preghiere, significa che sapeva anche della sua esistenza, e quindi come poteva essere ateo?
    A volte si crede e si ha fede senza saperlo. Quando si cerca Dio è perché sappiamo che esiste, altrimenti non perderemmo il nostro tempo a cercare qualcosa o qualcuno di cui neghiamo l'esistenza.
    Ed allora pregate, preghiamo per un mondo migliore perché Dio ascolta le nostre preghiere, anche di coloro che si professano atei

  48.  

    Addì 19 novembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
    «Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
    A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.
    Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.
    Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
    Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
    Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.
    Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.
    Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
    Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.
    Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
    Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.
    Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.
    Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.
    Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
    E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti»

    Matteo 25,14-30

  49.  

    Sei stato fedele nel poco

    Pochi talenti

    In pochi hanno un'intelligenza tale da fare grandi scoperte scientifiche e meritare un nobel.
    In pochi sono così bravi da saper costruire una casa o una barca per proprio conto.
    In pochi riescono ad esprimere la propria arte a livelli internazionali.
    Eppure ci sono migliaia di ricercatori, migliaia di artigiani, migliaia di artisti.
    Il mondo non si regge sull'intelligenza o sulla bravura di pochi privilegiati, ma sul lavoro quotidiano e costante di milioni di persone che sono mediocri in ciò che fanno, ma mettono cuore e passione in ogni loro azione.
    Se abbiamo un quoziente intellettivo pari a cento oppure a dieci possiamo aiutare il prossimo comunque, faremo ciò che possiamo e che sappiamo, ma avremo certamente contribuito al benessere generale. Colui che invece nasconde sotto terra i propri talenti per la paura di non saperli usare, o pensando non siano abbastanza apprezzati, sbaglia perché anche le briciole sono parte della pagnotta, e non c'è nota troppo piccola che non contribuisca, se inserita in uno spartito, a regalare al mondo una musica meravigliosa.
    Se un bambino ha bisogno di aiuto e protezione perché vittima di abusi e maltrattamenti in famiglia ci sarà chi lo aiuterà accogliendolo nella propria casa in affido, altri compreranno per lui vestitini ed occhiali, altri ancora lo cureranno gratuitamente, qualcuno lo stimolerà a studiare, altri gli daranno una carezza una sera a cena o faranno una preghiera per lui, taluni pagheranno i suoi studi ed altri ancora lasceranno i loro beni in eredità per dare la possibilità di accogliere tanti più bambini. Ognuno a modo suo ha messo a disposizione i suoi talenti, e ciascuno ha contribuito a proteggere un bambino dagli abusi subiti dai suoi familiari. Ma coloro che pur avendone le possibilità, economiche o fisiche, non mettano a disposizione del prossimo le proprie risorse ed il proprio tempo sono destinati ad essere rimproverati da Dio (o dalla vita se preferite) per aver ricevuto dei doni, pochi o tanti che siano, ed averli sotterrati per paura di usarli.

  50.  

    Addì 20 novembre 2017

    Mentre Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada.
    Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse.
    Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!».
    Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!».
    Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
    Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò:
    «Che vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista».
    E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
    Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio

    Luca 18,35-43