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  1.  

    Aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento

    Dobbiamo essere un po' tutti minatori

    I minatori del Klondike avevano a che fare con montagne impervie, natura ostile, freddo e banditi, eppure dinanzi a tanta crudezza non si sgomentavano e, impavidi, attaccavano le rocce con i loro miseri picconi scavando, pian piano, dei tunnel dai quali portare via talvolta poche scaglie d'oro.
    Dovremmo imparare da loro a rapportarsi con le persone.
    Spesso nei matrimoni, con i figli, con gli alunni, con gli sportivi che alleniamo, con i bambini in affidamento, con gli amici ci troviamo in situazioni nelle quali è difficile andare avanti, scontri continui, rispostacce, tradimenti, e per quanto cerchiamo di dare amore, insegnamenti, battute scherzose riceviamo permalosia, sparate di orgoglio, musi lunghi: è la natura rude ed impervia di ogni uomo che quando si sente attaccato, a torto o a ragione, tira fuori gli artigli e diventa aggressivo e pericoloso. Arrendersi, lasciarsi andare, scappare via vuol dire non arrivare al cuore di quella montagna per trovare quelle pagliuzze, o pepite, che ogni uomo tiene dentro il cuore, spesso gelosamente nascoste.
    Capita spesso con i ragazzi che non rispondano a nessuno degli insegnamenti che vengono dati loro, ma continuando a picconare prima o poi il tunnel lo si scava e, vi garantisco, una volta trovata la pagliuzza d'oro, il pregio o una risposta positiva, ogni fatica, ogni dolore che si è provato si scioglie come neve al sole, e tutto ciò che si riesce a portare alla luce diventa un tesoro non solo per noi ma per l'intera collettività.

  2.  

    Addì 15 agosto 2017

    In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
    Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
    Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo
    ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
    A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
    Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
    E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».
    Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore
    e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
    perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
    D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
    Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
    e Santo è il suo nome:
    di generazione in generazione
    la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
    Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
    ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
    Ha ricolmato di beni gli affamati,
    ha rimandato a mani vuote i ricchi.
    Ha soccorso Israele, suo servo,
    ricordandosi della sua misericordia,
    come aveva promesso ai nostri padri,
    ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».
    Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua

    Luca 1,39-56

  3.  

    Maria si mise in viaggio

    Traguardi

    Oggi Viola, la nostra ragazza più grande in affidamento, ha compiuto 18 anni. Per ogni ragazzo è un traguardo da raggiungere ma chi è adulto sa bene che è solo una delle tante tappe del grande viaggio della vita.
    Non bisogna mai pensare di essere arrivati perché oltre quel muro, oltre quel confine, c'è sempre qualcos'altro, ci sono sempre tante cose bellissime da scoprire e battaglie da affrontare.
    Purtroppo capita spesso che colui che arriva ad un traguardo guardi gli altri dall'alto in basso e pecchi di superbia pensando di essere il migliore e facendolo pesare.
    Maria, la mamma di Gesù, pur sapendo di essere incinta, si mise in viaggio per accudire la cugina, e questo è un grandissimo atto di umiltà dal quale tutti noi dovremmo trarre esempio.
    Ho visto medici trattare pazienti come fossero pezze da piedi, ed ho visto medici accarezzare i malati come fossero propri fratelli, figli o genitori.
    Non siamo tutti uguali, ma l'umiltà porta giovamento a noi ed al prossimo, la superbia porta solo ad un inasprimento dei rapporti umani.

  4.  

    Addì 16 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.
    Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
    In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.
    In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà.
    Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»

    Matteo 18,15-20

  5.  

    Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo

    Correzioni

    A volte, quando vediamo qualcosa che non ci va bene, magari un atteggiamento sbagliato di un nostro amico, preferiamo non dire nulla per non risultare antipatici o per non trovarsi a discussione.
    E' vero che non possiamo ammonire tutti coloro che secondo noi sbagliano, e chi siamo noi per farlo? Chi siamo noi per decidere cosa sia giusto e cosa sbagliato? Ma è pur vero che non possiamo tacere sempre. Con un po' di maturità, data dall'esperienza, dovremmo capire quando sia giusto prendere da parte il nostro amico, ma anche un figlio o un genitore, e dirgli che, a nostro parere sta sbagliando. Ed è nostro dovere farlo, perché solo così potremo sperare che quella persona possa riflettere sui propri errori e magari provare a cambiare.
    Questo comporta anche la possibilità di una discussione e, in taluni casi, purtroppo, anche di ritorsioni, ma non dobbiamo averne timore.
    Ho visto spesso atteggiamenti di menefreghismo da parte di assistenti sociali nei confronti dei bambini che avrebbero dovuto accudire. Ho provato a far capire loro che stavano sbagliando, ma purtroppo spesso c'è voluto l'intervento di un tribunale. Questo ha comportato alcune battaglie, notti insonni, momenti di tensione, ma il pensiero di aver potuto aiutare un bambino ad avere quell'accudimento di cui aveva diritto, mi faceva passare ogni sorta di malumore o tristezza.
    Altre volte si perde, ma anche perdere può essere un guadagno se visto sulla lunga distanza, quindi vale sempre la pena, dinanzi ad importanti e palesi violazioni di un codice etico o morale, prendere una posizione e, con le dovute maniere, dire all'altro cosa pensiamo.
    Avevo diciassette anni quando, su richiesta dell'intera classe, insieme ad un altro ragazzo, andai a parlare con una professoressa che si stava comportando male nei nostri confronti. Non ci diede ascolto e fummo costretti a parlare della spinosa situazione in consiglio di classe. La professoressa, in privato, poi mi disse "ve la farò pagare cara". E fu così che io ed il mio amico venimmo bocciati immeritatamente. Volli dimostrare a questa signora che si era sbagliata, e l'anno seguente mi iscrissi alla quarta superiore, e preparai l'esame da privatista per la maturità con tutte le materie. Riuscii nel mio intento e recuperai l'anno che quella professoressa aveva intenzione di farmi perdere per vendetta. Non le portai rancore, anzi le andai a stringere la mano quando la vidi in chiesa, lasciandola sbigottita - a dire il vero quando mi vide arrivare ebbe anche un po' di paura. Avevo imparato tanto. Avevo imparato a non arrendermi, perché se è giusto dire ciò che si pensa, ci sarà sempre una giustizia, per me divina, che metterà le cose al suo esatto posto.

  6.  

    Addì 17 agosto 2017

    In quel tempo Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».
    E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
    A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.
    Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.
    Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito.
    Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa.
    Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.
    Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!
    Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito.
    Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
    Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto.
    Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato.
    Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?
    E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.
    Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».
    Terminati questi discorsi, Gesù partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano

    Matteo 18,21-35.19,1

  7.  

    Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette

    Niccolò e Rassoul

    Dipingere un bellissimo quadro non è cosa facile, altrimenti la farebbero tutti.
    Livorno è la patria della pittura, ce ne sono più di mille accreditati, ma quanti di loro sanno dipingere un quadro che faccia emozionare, che possa piacere a tutti?
    Ma non è forse vero che ogni pittore vorrebbe che il suo quadro piacesse in modo tale da essere conteso? Non tanto per i soldi che potrebbe ricavarne, quanto per la gioia che una sua opera possa essere esposta in tutte le gallerie, apprezzata, discussa, amata.
    Ognuno di noi è in grado di mettere al mondo dei figli, oppure prenderli in adozione o in affido, ma quanti possono dire di aver fatto una bellissima opera, di avere un figlio che sia il loro orgoglio, amato, apprezzato e stimato da tutti?
    Non si parla di bravura o di impegno. Un pittore può metterci tutto il suo sapere, ma non è detto che il suo quadro venga apprezzato, magari è bello per lui e non per altri.
    Ma lo stimolo a migliorarsi c'è, ed arriva proprio dalle critiche che gli altri ci fanno, se abbiamo il coraggio e la pazienza di ascoltare meditandole e sforzandosi di migliorare.
    Avviene così anche con il perdono.
    In cuor nostro siamo portati a perdonare per evitare liti e attriti, ma quante volte perdoniamo veramente? E chi perdoniamo? Il figlio che ci ha risposto male? Beh, è facile, è sangue del nostro sangue.
    Chi perdoniamo? Il genitore che ci ha rimproverato? E' semplice anche questo perché sappiamo che ci brontola per amore.
    Chi perdoniamo? Il tradimento della moglie o del marito? Qui è già più difficile, ma se si ama veramente siamo disposti a perdonare anche questo.
    Perdonare non è certo facile, se fosse così lo farebbero tutti, ma è necessario per stare bene, per creare pace nel mondo, per dare l'esempio, per non arrivare a guerre o scontri, per sperare di essere perdonati a nostra volta per i nostri sbagli, per non essere divorati dal di dentro dalla rabbia e dal rancore che si alimenta dei nostri sentimenti migliori, trasformandoci spesso in bestie feroci assetate di sangue a nostra volta.

    Niccolò è morto in discoteca, pestato a sangue da tre ragazzi suoi coetanei con i quali, presumibilmente, aveva ballato fianco a fianco fino a pochi minuti prima.
    Cosa sia successo non ci è dato di saperlo, cosa abbia scatenato tanta rabbia non lo si sa o non viene detto.
    Molte colpe le hanno alcool e droga che tantissimi ragazzi, specie in ferie, prendono come fossero caramelle per durare tutta la notte, ed il cervello si chiude facendoci compiere gesti inconsulti.
    I telegiornali ci mostrano impietosi le immagini del papà di Niccolò che piange disperato per la perdita del figlio. E come non commuoversi dinanzi a tanto dolore?
    Ma fra le tante parole dette mi ha colpito il pianto e la disperazione dell'altro ragazzo, quello che ha sferrato il calcio mortale. Non so se si tratta di vero pentimento, se sono lacrime reali o di un coccodrillo che ha divorato l'ennesima preda. Non lo so, ma non spetta a me giudicare.
    Il perdono, quello vero, quello che arriva dal cuore, quello nei confronti della persona che ti ha portato via un figlio è difficile, difficilissimo, se fosse facile saremmo tutti ad inneggiare al perdono.
    Ma io chiedo al papà e alla mamma di Niccolò, persone di fede, di perdonare Rassoul, che piange per ciò che ha fatto, molto probabilmente sotto l'effetto di droga ed alcool.
    Un perdono che non significa non dare una punizione che serva di esempio agli altri e di riflessione a lui, ma un perdono vero, che venga dal cuore, in nome di loro figlio Niccolò.
    E' difficile, lo capisco, ma è la differenza tra il dipingere una crosta e dipingere un bellissimo quadro da esporre in tutto il mondo.
    Quante volte in chiesa diamo la mano al nostro vicino in segno di pace, ma poi serbiamo rancore contro qualcuno. Che quel segno di pace sia reale, che quel segno di pace dato tra i banchi della chiesa diventi un abbraccio vero e concreto con tutto il mondo, anche con l'assassino di nostro figlio.
    Perdonare, al pari di dipingere un quadro meraviglioso, da gioia a chi perdona e a coloro che osservano tanta bellezza interiore.
    Ogni giorno i bambini ci insegnano a perdonare con il loro esempio. Molti di loro hanno subito privazione, violenze, abusi, abbandoni da parte dei loro genitori, eppure continuano ad amarli e a credere possano essere persone migliori se loro per primi li ameranno. E' istintivo. E' crescendo che ci facciamo prendere dai sentimenti di odio e di vendetta, ma se tornassimo come bambini i nostri quadri sarebbero molto più belli.
    Sforziamoci di essere pittori migliori

  8.  

    Addì 18 agosto 2017

    In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «E' lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
    Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse:
    Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?
    Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi».
    Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e mandarla via?».
    Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così.
    Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra commette adulterio».
    Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
    Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso.
    Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca»

    Matteo 19,3-12

  9.  

    Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?

    Unioni omosessuali

    E' difficile per me capire le unioni gay tra due uomini o tra due donne.
    Cosa significa unione?
    Unione vuol dire stare sotto lo stesso tetto?
    Vuol dire sposarsi e avere uguali diritti?
    Vuol dire adottare bambini o prenderli in affido?
    Non ho nulla in contrario rispetto a tutto questo.
    E' giusto che due persone possano stare insieme, è giusto che lo stato riconosca da un punto di vista civilistico tutti i diritti, è giusto che laddove ci siano le condizioni possano prendere in affido un bambino perché ci sono milioni di bimbi che devono essere accolti e amati.
    Credo che una coppia gay possa dare tantissimo amore a chiunque, al pari di qualunque altra coppia.
    Ma, essere una carne sola, avere un'unione tale da poter procreare un bambino che abbia parte di uno e parte di un altro in modo naturale, senza provette ed alambicchi, spetta solo all'uomo e alla donna che Dio, la natura se preferite, ha creato diversi, uno parte integrante dell'altro. E' vero che non tutte le coppie etero possono avere bambini, ma sono scelte di Dio, o casi della natura se preferite, ma una coppia gay potrà fare sesso con grande amore e passione, ma da quel preciso atto di amore mai e poi mai potrà far nascere un bambino, la vera unione tra due anime.
    La coppia che non può avere bambini, ma si unisce nel tentativo di averli, compie comunque unione anche se il bambino non arriva per volontà superiore.
    Essere una carne sola è riservato dalla natura, o da Dio se preferite, all'uomo e alla donna, tutto il resto è altro.

  10.  

    Addì 19 agosto 2017

    In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano.
    Gesù però disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli».
    E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì

    Matteo 19,13-15

  11.  

    Lasciate che i bambini vengano a me

    Lasciate che i bambini vengano a noi

    Barcellona ... morti e feriti
    Immigrati ... ributtateli a mare
    Marito ... uccide moglie
    Bambina ... stuprata e uccisa

    Ogni giorno, ogni giorno siamo tempestati da tutte queste "belle" notizie.

    Vi voglio tirare su il morale.
    C'era una volta, anzi no, c'è tutt'ora, chi fa del bene. E ce ne sono tanti.
    Leggevo il Vangelo di oggi: "Lasciate che i bambini vengano a me".
    In tanti, cattolici, atei, musulmani o di altre fedi, mettono in pratica questo principio.
    Diversi anni fa raccontavo su un forum dedicato all'affido delle varie iniziative che facevamo con i bambini, ed una signora, Silvia Carbone mi chiese "Ma io come posso aiutarvi? Ho un albergo a Lipari, il Casajanca, non so, magari potreste venire qui con i ragazzi qualche giorno". E fu subito amore perché Silvia, con il marito Massimo ed i figli accolsero i nostri bambini come fossero i loro riempiendoli di coccole, amore ed attenzioni. Una vacanza meravigliosa, ed ogni anno Silvia e Massimo "lasciano che i bambini vengano a loro" vivendo il Vangelo in prima persona.
    E già qui la nostra favola potrebbe fermarsi perché è già di per sé meravigliosa, ma l'amore si propaga, e l'esempio di questi nostri carissimi amici ha innescato una grande solidarietà: la Caronte & Tourist (ex Siremar) accoglie i nostri bimbi sulle sue navi per andare da Napoli a Lipari e ritorno; altri albergatori hanno messo a nostra disposizione case ed alberghi e così lo scorso anno, che eravamo più del solito, ci siamo divisi tra i Residence Eolian, Mistral e Stella del Mattino, tutti riconfermati anche quest'anno, dove siamo stati accolti con grande gioia ed affetto. Grande aiuto è arrivato anche dalla famiglia Mezzapica che ha messo a nostra disposizione il ristorante proprio sul lido di Canneto di Lipari, dove possiamo cucinare in tranquillità i pasti per i bambini trovando riparo dal sole intenso o dalla pioggia.
    Siamo stati ospitati anche in alcuni ristoranti, tra cui "U Zu Peppino" che ci aveva messo a disposizione anche un appartamento, di cui però non abbiamo usufruito: ed ancora regali, offerte, cene, gite in barca con il sempre presente Bubu e Manuel, rimessaggio della nostra barchina a cura di Davide, un servizio fotografico per il Calendario della Zizzi 2017 eseguito magistralmente da Alessio Pellegrino che, innamoratosi di noi, è persino venuto con la ragazza a darci una mano per un mese a Livorno, ha fatto raccolta di denaro, ha organizzato una cena con tutti i nostri bambini, ha distribuito il nostro materiale in occasione della raccolta del cinque per mille, ha parlato di noi al suo club Rotaract. Anche i media locali hanno dato risalto a questa grande gara di solidarietà grazie sopratutto ai giornalisti Giuseppe Paino e Rosa Maria Ciulla.
    Anche le istituzioni sono state presenti con la Capitaneria di Porto ed il suo Comandante Paolo Margadonna che ha fatto visitare con estrema amicizia e simpatia la Capitaneria ed i suoi mezzi ai bambini; il Comune di Lipari e la Regione Sicilia che hanno dato il permesso al posizionamento di alcuni gazebo sulla spiaggia per riparare i ragazzi. Sarebbe impossibile qui raccontarvi tutto l'amore che tante persone hanno riversato sui nostri bambini ogni giorno in una gara di solidarietà ed amore.
    Quest'anno anche la Lega Navale, sezione di Livorno, grazie al suo presidente Fabrizio Monacci che sin dal primo fortuito incontro ha creduto in noi, in un crescendo di amicizia e di iniziative, ha fatto una proposta "lasciate che i bambini vengano a noi" ed ha voluto, con grande determinazione, organizzare con alcune barche a vela il viaggio da Livorno a Lipari per dieci ragazzi e loro accompagnatori. Così un sogno che era troppo grande anche solo per essere sognato ed immaginato, è divenuto realtà, ed il prossimo 24 agosto le magnifiche barche Incredibile, Lucky Star e Manu salperanno per compiere un tragitto di circa quattrocento miglia marine, 750 km, con sosta a Ventotene per raggiungere Lipari il 29 agosto e ricongiungersi così con il resto del gruppo che partirà da Orentano (PI) con pulmini e furgoni il 29 agosto alla volta di Napoli e da lì raggiungerà Lipari il 30 agosto prossimo.
    Lasciate che i bambini vengano a me: di questa frase c'è chi ne parla, altri si rimboccano le maniche e la vivono.
    Grazie, grazie a tutti per le magnifiche giornate che ci avete donato e per quelle che tra breve andremo nuovamente a vivere.

  12.  

    Addì 20 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne.
    Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio».
    Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro».
    Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele».
    Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!».
    Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini».
    «E' vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
    Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita

    Matteo 15,21-28

  13.  

    Anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni

    Vivere di briciole

    Chi come me ha avuto la fortuna che da bambino e ragazzo non gli sia mancato mai nulla, né soldi, né l'affetto di una famiglia non può rendersi conto come si possa vivere senza niente.
    Sono situazioni che bisogna provare sulla propria pelle, o comunque osservarle per lungo tempo da molto vicino, per poter capire la sofferenza, spesso nascosta, di chi viva senza nulla.
    Un giorno una nostra volontaria andò a prendere con la propria macchina alcuni bambini, e per terra c'erano gli avanzi di biscotti che le sue figlie piccole avevano mangiato in precedenza. Questi ragazzi appena saliti in macchina videro le briciole e le raccolsero avidamente, tanto che la nostra amica ne rimasi sconvolta e si fermò al primo bar dove gli comprò tutto ciò che volevano.
    Sono scene terribili che vi assicuro, una volta viste e toccate con mano così da vicino, ti rimangono nel cuore, negli occhi e nella mente; ma ancor di più colpisce quando ti accorgi che quello di cui molti ragazzi sono privati e necessitano è amore.
    Anche loro, al pari dei bambini saliti in macchina della nostra volontaria, pur di avere accudimento ed attenzioni si ci ciberebbero anche delle briciole d'amore gettati in terra da tanti bravi genitori.
    Se non vi sentite in grado di essere ottimi papà e mamme di bambini in affido e dare loro tutto il vostro cuore, dateli almeno le briciole, basta che siano briciole d'amore.

  14.  

    Addì 21 agosto 2017

    Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?».
    Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti».
    Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso,
    onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso».
    Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?».
    Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi».
    Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze.

    Matteo 19,16-22

  15.  

    Vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo

    Un tesoro in bellavista

    Giuliano ha lavorato tutto l'anno con grande fatica ed i suoi 20 giorni di ferie estivi gli sarebbero serviti per riposarsi. Ma ha scelto di usare quei giorni per dare briciole di amore ai nostri ragazzi. Lui è l'esempio di colui al quale il Vangelo dice "Vendi quello che possiedi, dallo ai poveri ed avrai un tesoro nel cielo".
    E posso dirvi che Giuliano ha trovato anche qui in terra un tesoro perché ha ricevuto dei nostri bambini tantissimo amore ed è tornato a casa più ricco e più riposato di prima pur avendo fatto mille lavori e non essersi fermato un solo istante in tutta la giornata.
    Giuliano è un nome di fantasia ma dietro di lui ci sono tanti nomi di tante persone che al presente come nel passato hanno donato la loro vita o parte di essa a bambini, poveri, immigrati, emarginati ricevendo da essi molto di più di quello che hanno donato.

  16.  

    Addì 22 agosto 2017

    In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.
    Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».
    A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?».
    E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
    Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?».
    E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.
    Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
    Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi»

    Matteo 19,23-30

  17.  

    Riceverà cento volte tanto

    Credete all'evidenza

    Mio padre mi diceva
    "Non puoi fare volontariato per tutta la vita"
    "Ma babbo, io è questo che voglio fare, a me piace stare con i bambini"
    "Il volontariato si fa a tempo libero dal lavoro, non può essere lo scopo della tua vita"
    "E perché no?"
    "Pensa a come farai a procurarti da mangiare o da vestire"
    "Babbo, ma il Vangelo che anche tu segui, non dice forse <Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto>?"
    "Si Riccardo, il Vangelo dice questo, ma non si deve seguirlo alla lettera, la vita materiale, pratica di tutti giorni ci dice che per mangiare bisogna lavorare"
    "Ok, ma per me fare volontariato non è stare con le mani in mano, non è forse anche questo lavorare?"
    "No, lavorare significa guadagnare soldi per sé e poi decidere come spenderli"
    "No babbo, non sono d'accordo, seguirò il Vangelo alla lettera in questo suo insegnamento, e vedremo che accadrà"

    Sono passati trent'anni da quel dialogo e la promessa di Dio, in questo periodo, si è concretizzata di giorno in giorno. Non saremo ai livelli di medici senza frontiere o emergency, ma ciò che abbiamo investito ci è ritornato cento volte tanto, certamente in beni materiali perché l'Associazione in questi anni ha fatto il suo cammino, ma sopratutto in termini di amore.
    Abbiamo rinunciato ad avere figli, ma quanti figli ci sono stati donati da Dio?
    Più di settecento ad oggi, di cui oltre cinquanta in affido, attualmente nove.
    Come si fa a non credere all'evidenza?

    Buttatevi anche voi, fate rinunce, investite il vostro tempo, il vostro denaro, le vostre case per gli altri e ne riceverete cento volte tanto.
    Se ci siamo riusciti io e Roberta a 21 e 17 anni, a maggior ragione potrete riuscirci voi uomini e donne con molta più maturità di quanta ne avessimo noi trent'anni fa.

  18.  

    Addì 23 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
    Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
    Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati
    e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.
    Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
    Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?
    Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
    Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.
    Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
    Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.
    Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:
    Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
    Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
    Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te.
    Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
    Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi»

    Matteo 20,1-16a

  19.  

    Io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te

    Ius Soli

    Che bello, sono felicissima, mi è nato un figlio, dice la mamma italiana provando una gioia immensa, la stessa felicità che prova un'altra mamma dall'altro capo del mondo, una mamma con la pelle diversa, con i lineamenti somatici differenti, con i capelli crespi, ma sempre una mamma.
    Passano i giorni e la mamma italiana da al figlio carezze ed amore.
    La stessa cosa fa la mamma all'altro capo del mondo.
    La mamma italiana da a suo figlio un buon latte, pappine piene di vitamine, vestitini sempre puliti.
    La mamma all'altro capo del mondo non può permettersi tutto questo ed il cibo che da a suo figlio è scadente, talvolta inesistente. I vestitini che gli mette sono ricavati da stracci usati da decine di altri bambini divenuti grandi o morti di stenti.
    Mamme e papà italiani non vi sembra ci sia un po' di ingiustizia in tutto questo?
    Non sarebbe più giusto che vostro figlio avesse un po' meno ed il figlio della mamma all'altro capo del mondo avesse un po' di più?
    Non possiamo salvare il mondo, è vero, ma non impediamo che la legge dei vasi comunicanti faccia il suo corso, lasciamo che tanti bambini dall'altro capo del mondo vengano a sfamarsi, non lasciamoli morire di fame, apriamo loro le porte. Facciamo vedere all'Europa cosa significhi essere italiani: persone buone e di buon cuore sempre pronti ad aiutare il prossimo.
    A maggior ragione concediamo la cittadinanza a quei bambini che vanno a scuola con i nostri figli. Italiano è chi nasce in Italia, anche se i suoi genitori hanno una pelle diversa.
    Non concedere loro la cittadinanza significa condannarli alla miseria rimandandoli nel proprio paese.
    Se forse non possiamo fare molto per la mamma all'altro capo del mondo e per suo figlio, certamente possiamo evitare di creare altre mamme o papà che non sappiano come sfamare i propri bambini.
    Salvini ha detto che raccoglierà più di un milione di firme contro lo ius soli. Saranno firme di persone egoiste e senza cuore, pazienza ci sono anche loro, ma se un milione, o anche due milioni di persone in Italia fossero contrarie poco importa, perché significa che gli altri cinquantotto milioni di cittadini sono generosi ed altruisti, disponibili a dividere ciò che hanno con chi ha meno di loro, pronti ad impedire che tanti bambini ITALIANI, perché nati in Italia, cresciuti in Italia, integrati in Italia vengano cacciati dal nostro paese per andare in un altro povero e sconosciuto per il solo fatto che i loro genitori non hanno il colore della pelle uguale al nostro.
    Se parlassimo di bambini nati in Italia da genitori canadesi o statunitensi, ci sarebbero stati gli stessi problemi? Certo che no, ed allora come si chiama tutto questo? Si chiama RAZZISMO.
    Il popolo italiano non è razzista, non lasciamo che la voce di qualche imbecille che sale su un palco ed urla a gran voce faccia pensare che tutti la pensino così, facciamo sentire la nostra voce, la voce di cinquantotto milioni di persone che dice NO AL RAZZISMO, SI ALL'ACCOGLIENZA e al DIRITTO DI CITTADIANANZA almeno a chi sia nato in Italia, e non solo.

  20.  

    Addì 24 agosto 2017

    In quel tempo Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret».
    Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
    Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità».
    Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico».
    Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».
    Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!».
    Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo»

    Giovanni 1,45-51

  21.  

    Vieni e vedi

    Toccare con mano

    Tante volte commentiamo fatti o realtà senza nemmeno conoscerle, magari per sentito dire, voci spesso ingigantite e talvolta prive di fondamento per essere passate di bocca in bocca.
    Anche noi, come Associazione, abbiamo subito la stessa sorte. Da sempre diciamo a chiunque entra in contatto con noi "Vieni e vedi".
    Vieni a vedere cosa facciamo, vieni a vedere gli occhi ed i sorrisi dei nostri bimbi, vieni a vedere l'amore che mettiamo nell'accoglierli. Vieni e renditi conto toccando con mano la nostra realtà.
    Oggi solo questo, semplicemente questo: vieni e vedi cosa facciamo ogni giorno per i nostri bambini, e poi se vorrai aiutarci o fare un pezzetto di strada insieme a noi ne saremo felici

  22.  

    Addì 25 agosto 2017

    In quel tempo, i farisei, udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme
    e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova:
    «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?».
    Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.
    Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.
    E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
    Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti»

    Matteo 22,34-40

  23.  

    Amerai il prossimo tuo come te stesso

    Signori terroristi

    I terroristi islamici ogni giorno inneggiano all'uccisione di cristiani, ma non si rendono conto che è come svuotare il mare con un cucchiaino, è da stupidi. Molto meglio, davanti al mare, cercare di capire quali siano le paure che ci tengono lontani dall'acqua ed imparare a nuotare. Dico quindi ai terroristi: imparate a conoscere coloro che sono diversi da voi, e magari vi accorgerete che dialogandoci la convivenza non è poi così tanto negativa, un po' come per qualcuno che ha paura del mare e non fa mai un bagno, non sapendo cosa si perde di bello.
    Il Vangelo ci insegna ad amare il nostro prossimo, anche il nostro nemico, e per me voi non siete nemici, anche se purtroppo noi lo siamo per voi. Impariamo a conoscerci, impariamo a dialogare, impariamo a convivere ed insieme costruiremo un mondo migliore, senza lotta, senza violenza, senza terrorismo.

  24.  

    Addì 26 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
    «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.
    Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.
    Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.
    Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe
    e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì''dalla gente.
    Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
    E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.
    E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
    Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato»

    Matteo 23,1-12

  25.  

    Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini

    Promesse mantenute

    Se l'associazione avesse un euro per ogni promessa fatta in questi anni, oggi saremmo milionari.
    Ci sono tante persone ed istituzioni che fanno promesse che poi non mantengono, con il solo scopo di farsi vedere bravi davanti alla gente durante qualche iniziativa o nelle interviste, dimenticandosi quanto hanno detto il giorno dopo.
    Ci sono molti altri che per fortuna fanno tanto per i nostri bimbi senza ricercare clamore e pubblicità, che a me comunque piace fare loro perché siano da esempio concreto ad altri per rimboccarsi le maniche facendo del bene.
    Agire nel silenzio e nel nascondimento ogni giorno per amore del prossimo è come investire nel futuro, perché tutto il bene ricevuto tornerà a chi lo ha fatto moltiplicato cento, chi invece avrà deluso per propri interessi personali o per menefreghismo il suo prossimo prima o poi ne dovrà scontare le conseguenze.
    Non è questo il post dove fare nomi nel bene come nel male ma un grazie grandissimo da parte nostra a tutti coloro che hanno nella mente e nel cuore i nostri bambini e la nostra associazione.

  26.  

    Addì 27 agosto 2017

    In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
    Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
    Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
    Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
    E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
    E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
    A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
    Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo

    Matteo 16,13-20

  27.  

    La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?

    Lager nazisti: vogliamo farli rivivere?

    In tanti sapevano dell'esistenza dei campi di sterminio nazisti. Nomi come Auschwitz, Mauthausen, Treblinka evocano spettri del passato che tutti noi vorremmo non ci fossero mai stati. Luoghi ove esseri umani venivano torturati, violentati ed uccisi per un'ideologia razzista.
    In quanti, italiani, polacchi, tedeschi, francesi hanno ospitato nelle proprie case, a rischio della propria vita, famiglie intere di ebrei per evitare loro di essere catturati e condotti nelle camere a gas.
    Nome meno noto è quello di Mezra, magazzini in Libia dove vengono stipati, concentrati perché questa è la parola giusta, migliaia di migranti in attesa di imbarcarsi verso l'Europa. Reportage di giornalisti infiltrati hanno documentato con foto e video le torture, gli abusi, le violenze subite da queste persone. Con le tecnologie moderne è palese che i governi sappiano perfettamente cosa accada là dentro.
    La storia ci insegna che l'eccidio degli ebrei è stato possibile perché chi sapeva preferiva girarsi dall'altra parte e far finta di non vedere. Gli stessi Stati Uniti sono entrati in guerra solo perché attaccati dai giapponesi a Pearl Harbor, ed è grazie a loro se il conflitto è terminato con la sconfitta di quel pazzo di hitler (che non merita nemmeno la maiuscola).
    Noi sappiamo.
    Sappiamo che in Libia centinaia, migliaia di uomini, donne e bambini vengono stuprati, sottoposti ad elettroshock, torurati, sfruttati. E noi cosa facciamo? Continuiamo a respingerli?
    E' come se gli ebrei che erano stati rinchiusi nei campi di sterminio fossero riusciti a scappare e noi avessimo chiuso loro le porte in faccia rispendendoli fra le braccia dei tedeschi.
    Ah già dimenticavo. Loro avevano i soldi, ed i soldi non si mandano indietro.
    Ah già dimenticavo. Le guerre si fanno se c'è un ritorno economico legato al petrolio come in Iran.
    Ah già dimenticavo. Dietro i migranti ci sono stati del terzo mondo e non il forte stato di Israele.
    Ah già dimenticavo. I torturati in Libia sono di pelle nera.
    E' paradossale, ma sono certo che se i libici avessero creato dei campi per sterminare cani e gatti, come avvenuto recentemente in Romania, ci sarebbe stato molto più interessamento dell'opinione pubblica e gli stati sarebbero intervenuti in maniera più decisa.
    Ergo: gli ebrei sono più importanti dei somali, gli iraniani sono migliori dei nigeriani, gli animali meritano più tutela delle persone.
    Complimenti a quegli italiani che rimandano indietro i profughi.
    Complimenti a quegli italiani che condannano delle persone a fame e torture.
    Siamo un grande paese, ma il nostro cuore si è rimpicciolito e non pulsa come una volta, l'egoismo ha preso il sopravvento, ed un organismo dove il cuore non funziona correttamente è destinato a morire.
    Il vero italiano, quello generoso, quello accogliente, quello impulsivo nel proteggere il più debole è ormai morto?
    Vergogna all'italiano razzista che preferisce non vedere e non sapere e respinge il povero, l'affamato, la vittima.
    La gente chi dice che siamo?
    Riusciremo un giorno a prevalere in qualcosa che non sia la mafia e la camorra?
    Riusciremo un giorno ad essere i primi per accoglienza e generosità?
    Riusciremo un giorno ad essere un esempio positivo per il mondo?
    Tutti ammiriamo Fausto Coppi che rischiando la vita faceva chilometri in bicicletta per aiutare gli ebrei.
    Tutti condanniamo i collaborazionisti italiani dei nazisti che conducevano gli ebrei allo sterminio, ma oggi pochi di noi sono come Coppi e sempre più persone sono come quegli italiani che parteciparono ai tanti eccidi come a quello di San'Anna di Stazzema al fianco dei nazisti tedeschi.
    Chi non accoglie, stupra.
    Chi non accoglie, tortura.
    Chi non accoglie, uccide.
    Perché non accogliere significa essere complici di coloro che in Libia stuprano, sfruttano, torturano ed uccidono persone fuggite da carestie e guerre.

  28.  

    Addì 28 agosto 2017

    In quel tempo, Gesù parlo dicendo: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci .
    Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.
    Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati.
    Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che rende sacro l'oro?
    E dite ancora: Se si giura per l'altare non vale, ma se si giura per l'offerta che vi sta sopra, si resta obbligati.
    Ciechi! Che cosa è più grande, l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta?
    Ebbene, chi giura per l'altare, giura per l'altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l'abita.
    E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso

    Matteo 23,13-22

  29.  

    Non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci

    Vigilare sulla cattolicità

    A leggere il giornale di oggi sembra di essere tornati indietro di cento anni quando i fascisti di Mussolini si presentavano in forze per impedire alle persone di esprimersi.
    E ieri è avvenuta la stessa cosa. I fascisti, perché così devono essere chiamati, di forza nuova si sono presentati in forze presso la chiesa di Vicofaro (PT) per "Vigilare sulla cattolicità di quanto avrebbe detto Don Massimo Biancalani". Una minaccia vera e propria contro un parroco che aveva portato alcuni immigrati a fare il bagno in piscina.
    Ma oggi non siamo nel 1919, oggi non c'è paura di quattro gatti razzisti che usano la violenza verbale e fisica per far star zitte le coscienze.
    Sono stati ricevuti da aperte e colorite contestazioni da parte dei fedeli, e dalla mano tesa del sacerdote che riconosce in ciascuno il proprio fratello perché tutti sono figli di Dio, neri o bianchi, fascisti e razzisti compresi.
    Inutile dare ulteriore peso a questi balordi. Hanno dimostrato quanto penose siano le loro ideologie e a quale livello di stupidità possa arrivare una persona.
    Tra terrorismo, mafia, corruzione, violenze di ogni genere siamo, purtroppo, vaccinati alla cattiveria e alla prepotenza, figuriamoci se quattro stupidi con la mano alzata ci possono incutere paura.

  30.  

    Addì 21 settembre 2017

    In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
    Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
    Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
    Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
    Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori»

    Matteo 9,9-13

  31.  

    Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori

    Accoglienza

    Dopo cinque giorni di navigazione, altri venti giorni a Lipari e trenta ore di viaggio tra nave e pulmini abbiamo fatto ritorno a casa.
    Ogni vacanza ha un qualcosa di magico.
    Decine le persone che hanno voluto ospitaci, aiutarci, farci dono di cose materiali e di sè e del proprio tempo. Tante le occasioni per parlare, farci conoscere e, spero, apprezzare. Cene, gite in canoa, pesca, giochi, il tutto condito con sorrisi e coccole. Non sono mancate le brontolate verso i ragazzi, ma tutto nella norma essendo ragazzi in crescita.
    Il più bel messaggio che racchiude quello che spero in molti hanno visto in noi arriva da un amico che già ci conosceva, ma che ha avuto modo di apprezzarci in questa occasione vacanziera: "Grazie, grazie, grazie davvero. È stata una vacanza bellissima e indimenticabile.
    Ti ringrazio di cuore di avermi fatto vivere questa esperienza meravigliosa, mi hai entusiasmato e sorpreso. Non sapevo cosa aspettarmi dato che era la prima volta, ma è stato tutto perfetto.
    Non scorderò mai un istante di tutto quello che ho visto e mi hai fatto vedere in questi giorni, ma soprattutto non scorderò il sorriso dei ragazzi durante la vacanza".
    Qualcuno si avvicina all'affido e all'accoglienza in generale titubante e, talvolta, un po' impaurito, se non addirittura con qualche preconcetto, ma chi ha il coraggio e la volontà di aprire il cuore agli altri troverà una strada certamente non facile, ma sicuramente bellissima ed entusiasmante.

  32.  

    Addì 23 settembre 2017

    In quel tempo, Gesù se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.
    C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni

    Luca 8,1-3

  33.  

    Predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio

    Cuochi e chef

    Lo chef deve assumere un cuoco. Fa una selezione e dai colloqui ne sceglie due. Li mette alla prova andandosene e lascia detto loro di voler rimanere stupito al suo rientro. Uno di essi trova ricette particolari, pensa agli abbinamenti, prepara gli ingredienti necessari, si ingegna per capire come muoversi e, al ritorno del "capo", prospetta una serie di menù indicando il modo per realizzarli. Insomma, ha i motori caldi, la vettura lucidata al massimo, il pieno di benzina ed attende solo uno "start and go" per partire ed iniziare la gara al meglio delle sue possibilità.
    L'altro cuoco invece pensa a cosa sia possibile fare, ma lì si ferma, titubante, impaurito dalle proprie idee, timoroso di cosa possa pensare lo chef e, cosa ancor più grave, non prepara gli ingredienti necessari per partire. Così al ritorno del "capo" tutto è ancora fermo e la vettura ha bisogno di essere revisionata, riempita di carburante, messa in posizione.
    E' ovvio a tutti quale sarà il cuoco che lo chef sceglierà per la sua cucina.
    Così è nella vita. Noi possiamo dare mille insegnamenti ai nostri figli, ma saranno loro a doverli utilizzare per partire e fare una buona gara.
    Così è anche per noi. Dio (o la vita se preferite) ci da fiducia, vuole che noi ci adoperiamo per far conoscere al mondo ciò che sappiamo fare, vuole che educhiamo gli altri all'accoglienza, all'altruismo, all'amore verso il prossimo, al perdono. Ma vuole anche vederci operativi. Troppo facile parlare di accoglienza e non aprire le porte di casa, parlare di generosità e spendere tutto ciò che abbiamo per i propri capricci, parlare di perdono e poi tenere rancore con il vicino di casa.
    Per diventare cuochi occorre rischiare, pur stando nelle regole, e solo così riusciremo ad avere una vita in grado di darci soddisfazioni

  34.  

    Addì 23 settembre 2017

    In quel tempo, poiché una gran folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola:
    «Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono.
    Un'altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità.
    Un'altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono.
    Un'altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per intendere, intenda!».
    I suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola.
    Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perchè vedendo non vedano e udendo non intendano.
    Il significato della parabola è questo: Il seme è la parola di Dio.
    I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dai loro cuori, perché non credano e così siano salvati.
    Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell'ora della tentazione vengono meno.
    Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione.
    Il seme caduto sulla terra buona sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza».

    Luca 8,4-15

  35.  

    Il seminatore uscì a seminare la sua semente

    Quale seme sei?

    Quanti bambini abbiamo visto diventare adulti.
    Abbiamo avuto la possibilità di donare loro i principi ed i valori acquisiti nel tempo, star loro vicino nei momenti difficili accompagnandoli dall'infanzia alla maggiore età, ed anche oltre.
    A tutti abbiamo dato noi stessi, ma non tutti hanno seguito buone strade.
    Anche nella vostra esperienza di genitori, nonni, insegnanti, allenatori, educatori avrete avuto ragazzi, figli, nipoti ai quali avrete cercato di insegnare il bene, ma sono finiti su brutte strade. Talvolta un figlio cresce bene ed un altro no, nonostante la famiglia, le esperienze, l'educazione impartita siano le stesse.
    È giusto, utile e doveroso fare autocritica per capire dove si sia sbagliato, ma non sempre siamo noi adulti a sbagliare.
    Ognuno, anche i ragazzi in crescita, hanno la possibilità di scegliere se fare bene o male.
    Ogni bimbo è come un seme.
    Se cade sulla strada subito germoglia, ma poi secca. È come chi ascolta la buona parola lì per lì per opportunismo, ma appena arriva un altro lo seguono al pari di una bandiera al vento.
    Se cade sulla pietra è simile a chi ascolta ed accoglie con gioia gli insegnamenti, ma sono senza radici e non hanno la capacità di essere coerenti, ed anche quella parola buona cade nel dimenticatoio nel momento in cui sono tentati di non seguirla.
    Se il seme cade tra le spine rappresenta coloro che ascoltano con attenzione, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione.
    Il seme caduto sulla terra buona sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con cuore sincero, la custodiscono e producono frutto con la loro costanza.
    Vale solo per i bimbi e ragazzi, o vale anche per noi?
    Quanti sanno cosa sia giusto, e fanno il contrario per mancanza di costanza o per opportunismo?

  36.  

    Addì 24 settembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
    Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
    Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati
    e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.
    Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto.
    Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?
    Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
    Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.
    Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.
    Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.
    Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:
    Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
    Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
    Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te.
    Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
    Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi»

    Matteo 20,1-16a

  37.  

    Sei invidioso perché io sono buono?

    Italiani, un popolo invidioso ed ipocrita in larga parte

    Si ha paura che concedendo qualcosa agli altri si venga privati di qualche diritto. L'uguaglianza è una bella cosa ma solo quando riguarda gli altri fra loro e ponga noi su un gradino più alto. È la storia di sempre quando si ha immigrazione. Quanti italiani sono emigrati in America e in Svizzera, luoghi culla della democrazia, con rispetto per tutti purché tu, italiano, chini il capo dinanzi a me perché c'ero prima io, è casa mia ed allora "viva l'uguaglianza, basta che tu sia inferiore".
    Non è forse ciò che accade in Italia oggi? Non è forse vero che applaudiamo quando un regime totalitario finisce, quando un dittatore viene spodestato? Non è forse vero che ci indignamo quando vediamo paesi come l'Arabia Saudita ricchi di petrolio ma con il potere duro e totalitario nelle mani di pochi? Non è forse vero che facciamo campagne contro chi fa lavorare i bambini nelle fabbriche? Si, tutto vero, tutto giusto, purché avvenga fuori dai nostri confini, perché se qualcuno viene qui in cerca di qualcosa di più e di meglio per vivere gli chiudiamo le porte in faccia per paura che chi tolga qualcosa. Ma non è abbastanza quello che abbiamo? Non ci basta vivere in un paese democratico dove non si muore di fame, dove c'è una tutela della persona, dove si può esprimere la propria idea anche con toni forti senza essere arrestati?
    Quanta invidia, quanta paura, quanto egoismo.
    Quanto sarebbe bello vivere in un paese disposto ad accogliere i cittadini del mondo in fuga da quelle che noi, giustamente, definiamo ipocrisie, soprusi, abusi, maltrattamenti, visto che contro tali cose siamo sempre pronti a combattere. A combattere si, ma solo a parole, perché siamo un paese di ipocriti

  38.  

    Addì 25 settembre 2017

    In quel tempo, Gesù disse alla folla:
    « Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce.
    Non c'è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce.
    Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere »

    Luca 8,16-18

  39.  

    Fate attenzione dunque a come ascoltate

    Sentiamo con le orecchie, ascoltiamo con il cuore

    "Ieri sono stato a pescare ed ho preso tre orate e due saraghi" disse Luigi al suo collega di lavoro.
    Qualche giorno dopo quest'ultimo chiese a Luigi "Ma ti è passata la passione per la pesca? È tanto che non ci racconti delle tue giornate in barca"
    Come ci sarà rimasto Luigi?
    Nello stesso modo in cui ci rimangono gli altri quando non ricordiamo o non teniamo nel giusto valore ciò che una persona ci ha raccontato di importante per lei.
    A volte ci possono sembrare stupidaggini o chiacchiere superficiali, ma se per quella persona quei discorsi sono importanti abbiamo il dovere di ascoltare e non solo di sentire, di ricordare ed interessarsi anche successivamente di ciò che ci ha raccontato perché quando capita a noi di non essere ascoltati ci rimaniamo male.
    Purtroppo è il problema di tanti oggi, specialmente tra i ragazzi, distratti da mille frivolezze come televisione, telefonino, social media ed altro ancora.
    Impariamo ad ascoltare, e non solo a sentire, sembra una differenza di linguaggio ma è sostanziale per un buon rapporto con chiunque incontriamo

  40.  

    Addì 26 settembre 2017

    In quel tempo, andarono a trovare Gesù la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
    Gli fu annunziato: «Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti».
    Ma egli rispose: « Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica »

    Luca 8,19-21

  41.  

    Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica

    Ragazzi in panchina

    Un padre ed una madre non fanno differenze nell'amore per i figli, ma hanno un ruolo educativo, ed è umano che facciano delle preferenze. Non per l'amore, quello è uguale per tutti, o dovrebbe essere tale, per il figlio che ruba e si droga, come per quello che ha la testa sulle spalle con un buon lavoro ed una famiglia da mulino bianco.
    Cosa accade in una squadra? Se un giocatore non si allena, non partecipa ai ritiri, gozzoviglia fino a tarda notte l'allenatore lo terrà in panchina. Non vuol dire che non lo consideri un buon giocatore, ma deve fargli capire che non è quello il comportamento da seguire. E lo terrà in disparte fin tanto che non si comporterà secondo le regole facendo squadra con il resto del gruppo. Anzi, parlerà più con lui che non con gli altri per spronarlo e fargli acquisire maggior consapevolezza di sé e delle sue capacità.
    Così accade con i figli. Quelli che si comportano in maniera peggiore saranno più esclusi, ma nello stesso tempo spronati continuamente a comportarsi meglio.
    Purtroppo molti ragazzi, quelli più deboli, cercano l'amore attraverso i canali più semplici ed il rimprovero è, lo vediamo molto spesso negli affidamenti, la maniera più sbrigativa per avere considerazione, quelle attenzioni che non hanno mai avuto dai propri genitori.
    Grande errore perché si crea una situazione che da un occhio esterno può sembrare di preferenza per uno e non per l'altro, e questo porta al classico cane che si morde la coda. Più il ragazzo si comporta male, specie quando cresce, meno viene considerato per cercare di fargli capire che il suo comportamento non è quello giusto, ma ciò crea maggior divario e gelosie. D'altra parte non è giusto dare a chi si comporta male gli stessi benefici, tipo l'uscire con gli amici, di chi invece ingenera fiducia con il suo stile di vita.
    Lo stesso Gesù nel Vangelo dice "Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica".
    Chi in famiglia, in un gruppo, in una squadra sta alle regole, lottando ogni giorno con fatica, cercando di capire, farà un percorso di crescita insieme ai propri genitori, educatori, allenatori; chi invece pensa di poter stare fuori dalle regole, di ottenere tutto con bugie, falsità e prepotenza, verrà tenuto in panchina fino al giorno che non deciderà di comportarsi meglio.

  42.  

    Addì 27 settembre 2017

    In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie.
    E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
    Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno.
    In qualunque casa entriate, là rimanete e di là poi riprendete il cammino.
    Quanto a coloro che non vi accolgono, nell'uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi».
    Allora essi partirono e giravano di villaggio in villaggio, annunziando dovunque la buona novella e operando guarigioni

    Luca 9,1-6

  43.  

    In qualunque casa entriate, là rimanete e di là poi riprendete il cammino

    E se?

    Paura dell'affidamento familiare?
    Paura di prendere un bambino nella propria casa?
    Paura di cosa?
    Le domande frequenti che mi venogno rivolte quando parlo di affido sono:
    - E se poi me lo levano?
    - E se i genitori mi infastidiscono?
    - E se i servizi non ci aiutano?
    - E se?

    Ma vi chiedo: quando mettete al mondo un figlio, vi fate tanti dubbi?
    Eppure potreste:
    - E se poi va su una brutta strada?
    - E se poi non trova lavoro?
    - E se poi lo rapiscono?
    - E se poi si ammala?
    - E se poi mi ritrovo solo a doverlo gestire?
    - E se poi nell'adolescenza sbatte la porta e se ne va?
    - E se poi si droga?
    - E se poi?

    Basta una lettera, una piccola "i" messa al posto della "e"
    Basta cancellare le rotondità di una vita grassa e agiata rappresentate dalla "e" e mettere la schiena diritta come fa la "i" e tutto cambia, ed un "E se" si trasformerà in un "E si".

    Ogni percorso non è per sempre, ogni strada prima o pi si divide da quella di un altro perché ognuno ha il suo cammino, le sue prove, i suoi traguardi da raggiungere. Possiamo fare un pezzo di strada in compagnia di altri, ma un figlio prima o poi esce di casa, una moglie o un marito ci lasciano per scelta o per morte, ed un bambino in affidamento si spera possa tornare alla propria famiglia.
    Il problema non è dato dalla lunghezza di un rapporto, ma dalla qualità di esso.
    Chiunque abbia preso un bambino in affido può testimoniare quanto questo rapporto sia meraviglioso, diverso da qualunque altro, unico proprio perché aleatorio e transitorio.
    Quando sapppiamo, o crediamo, che una relazione non finisca o non possa finire ci culliamo sugli allori e spesso non riusciamo a tenere vivo l'interesse, il desiderio di stare insieme.
    Nell'affido, proprio perché sai che quel giorno, quel mese, quel Natale potrebbe essere l'ultimo lo vivi nel modo più intenso possibile. Ed è bellissimo.
    Vivere la vita è un po' come andare su una tavola da surf: puoi stenderti sulla pancia ed uscire solo quando il mare è calmo, oppure scegliere di buttarti quando ci sono delle grosse onde.
    Ma la differenza sostanziale è che nello sport puoi smettere quando vuoi e decidere quando uscire o entrare nell'acqua, mentre nella vita una volta che ti sei buttato non puoi tornare a riva, infatti i problemi, le onde, arrivano anche quando tu sei disteso a pancia in giù.
    Ed allora viviamola questa vita, accogliamo un bambino e godiamoci il vento nei capelli, il salmastro nel viso piroettando sulle onde sempre più grosse perché questa è la vita.

  44.  

    Addì 28 settembre 2017

    In quel tempo, il tetrarca Erode sentì parlare di tutto ciò che accadeva e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risuscitato dai morti», altri: «E' apparso Elia», e altri ancora: «E' risorto uno degli antichi profeti».
    Ma Erode diceva: «Giovanni l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose?». E cercava di vederlo

    Luca 9,7-9

  45.  

    Sentì parlare di tutto ciò che accadeva e non sapeva che cosa pensare

    Alla fermata dell'autobus

    A volte rimaniamo sbigottiti ed increduli dinanzi a certe notizie: giovane di diciassette anni che uccide la fidanzata, branco di giovani stupra minorenne, inni razzisti allo stadio, muri eretti da giovani contro l'arrivo degli immigrati. C'è da pensare che il futuro non sia troppo roseo, c'è da perdere speranza nella gioventù?
    Livorno. Fermata dell'autobus. Un gruppo di ragazzi piuttosto numeroso ride e scherza. Arriva l'autobus. Una persona di colore, anziano, ingobbito dagli anni, dall'incedere lento e caudicante con il suo bastone tenta di salire, ma il conducente non lo vede e chiude le porte prima che lui riesca a montare. I ragazzi vedono la scena e ...
    Forse le cronache domani ci avrebbero potuto raccontare di spinte e parolacce, di presa di giro, ed invece no.
    Domani le cronache non racconteranno di come si sono svolti i fatti, perciò lo voglio fare io
    I ragazzi vedono la scena e ... cominciano a gridare al conducente di fermarsi. Questi ha un attimo di titubanza e rallenta, ma poi, forse pensando ad uno scherzo, o per paura di conseguenze, riprende la sua corsa. I ragazzi gli corrono dietro, bussano alla porta di vetro. Il bus si ferma, ed altri ragazzi incitano il vecchietto a "correre", gli fanno ala, come nella finale di una corsa podistica. E l'uomo, pian piano, giunge al mezzo e riesce a salire.
    Domani no, le cronache non racconteranno dell'accaduto, ma noi dobbiamo raccontare queste cose, questa ordinaria generosità fatta di cuore e spontaneità perché il mondo è fatto più da giovani generosi che non da quattro teppisti che purtroppo, con i loro atti scellerati, salgono agli onori della cronaca.
    Siamo un po' tutti alla fermata dell'autobus
    Possiamo prendere in giro
    Possiamo non fare nulla
    Ma possiamo fare la differenza

  46.  

    Addì 29 settembre 2017

    In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità».
    Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico».
    Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».
    Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!».
    Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo»

    Giovanni 1,47-51

  47.  

    Vedrai cose maggiori di queste!

    Raccolta di funghi

    Chi vede una ragazza brutta o bella si ferma al suo valore esteriore.
    Così chi vede un bimbo bellino e simpatico, magari perché piccolino, si ferma all'esteriorità.
    Sono tempi di ricerca e raccolta funghi, ed in molti percorrono i boschi passando attraverso i sentieri battuti e limitandosi a guardare a destra e a sinistra del viottolo.
    Ma se gettiamo lo sguardo un po' più in là, in mezzo ai rovi, possiamo trovare i funghi più belli, quelli che altri non hanno trovato per non aver voluto fare la fatica di entrare nella parte meno pulita del bosco.
    Bisogna essere capaci di andare oltre, di guardare più in là del brutto carattere di una persona, della bellezza o bruttezza, della simpatia o antipatia, perché se scaviamo troviamo le meraviglie che ognuno ha dentro.
    I bambini che vanno in affidamento sono spesso lacerati da mille situazioni familiari, ed il loro comportamento è talvolta poco apprezzato. Ma ognuno di loro ha dentro sé una perla magnifica, e basta discostarsi poco dal sentiero per trovarla ed apprezzarla.

  48.  

    Addì 30 settembre 2017

    In quel tempo, mentre tutti erano pieni di meraviglia per tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato in mano degli uomini».
    Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento.

    Luca 9,43b-45

  49.  

    Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato in mano degli uomini

    Falsi idoli

    Ci sono persone che sono inneggiate oggi come divinità, ma dimenticate domani.
    Può capitare anche a noi di essere applauditi ed ammirati per qualcosa che abbiamo fatto. Le persone, in tali circostanze, tendono ad osannarci, a voler credere che se hai fatto una cosa fatta bene sei una persona perfetta, senza macchia e senza peccato.
    Purtroppo chi riceve simili attenzioni tende a crederci, a giocare la sua parte di "perfetto", ma se ci guardassimo dentro con onestà potremmo vedere tutti i nostri difetti.
    Da un lato cerchiamo di rimanere umili anche quando ci lodano, dall'altro non fidiamoci della massa perché oggi ti invoca e domani ti crocifigge

  50.  

    Addì 1 ottobre 2017

    In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna.
    Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.
    Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.
    Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
    E' venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli»

    Matteo 21,28-32