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  1.  

    Addì 1 gennaio 2017

    In quel tempo, i pastori andarono senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
    E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
    Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.
    Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
    I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
    Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre

    Luca 2,16-21

  2.  

    Gli fu messo nome Gesù

    Un mondo da cambiare

    Quando nasce un bambino la prima cosa che riceve è il nome, ma ancor prima del nome gli viene data una cultura, un'ereditarietà, un luogo in cui nascere. A volte mi domando se i terroristi delle varie e purtroppo soventi stragi fossero nate altrove, oppure da altra famiglia, oppure avessero incontrato amici con valori diversi, con cultura diversa, avrebbero compiuto le carneficine che hanno messo in atto. Probabilmente no. Oggi combattiamo il terrorismo catturando e talvolta uccidendo chi compie atti scellerati, ma per ogni persona che viene fermata, altre decine sono pronte a farsi saltare in aria in nome di un radicalismo inculcato loro. Come fare a fermarli? Come fermare la mafia? Come fermare la violenza alle donne? L'unico modo per cambiare qualcosa di tanto negativo non è con la repressione, non il carcere duro, non uccidendo uno o due terroristi o minacciando la pena di morte perché chi fa certe cose le esegue convinto di essere nel giusto e non c'è nulla che possa farlo desistere. Bisogna agire sui bambini, insegnare loro buoni principi, toglierli da una cultura di violenza sia con l'affido nei casi più gravi, sia sopratutto insegnando ai genitori i giusti valori che possano trasmettere ai propri figli. Sicuramente ci vuole tempo, ma se vogliamo un mondo buono domani dobbiamo agire sugli attori di domani, su coloro che con le loro decisioni avranno l'opportunità di traghettare il mondo su lidi migliori. Non è utopia. Guardate come, spesso per ignoranza, i nostri progenitori hanno avvelenato il mondo, eppure oggi, grazie a forti campagne di sensibilizzazione, i ragazzi sono molti più sensibili all'ecologia di quanto non lo fossimo noi o i nostri padri

  3.  

    Addì 2 gennaio 2017

    Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?».
    Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo».
    Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No».
    Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».
    Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
    Essi erano stati mandati da parte dei farisei.
    Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».
    Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo».
    Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

    Giovanni 1,19-28

  4.  

    Io sono voce di uno che grida nel deserto

    Troppo sale nella pasta

    Quante le volte le mamme e i papà dicono ai figli le solite cose? Allacciati le stringhe, soffiati il naso, non fumare perché ti fa male, non frequentare quella compagnia perché non sono bravi ragazzi. E quante volte sono ascoltati? Mai.
    Noi genitori siamo come "voce di uno che grida nel deserto". Avvertiamo i nostri figli di non prendere brutti sentieri, ma loro non ci ascoltano. Non per cattiveria o per scarsa fiducia, ma perché hanno priorità diverse dalle nostre, per loro tutto è un gioco, tutto è facile, tutti sono buoni e bravi. Anzi, molti ragazzi vedono nelle nostre parole soltanto un impedimento alla loro crescita, e nasce la ribellione.
    Viene da pensare "Ma allora perché spreco il fiato per dire ai miei figli sempre le stesse cose? Non sarebbe meglio lasciarli vivere tranquilli, senza brontolate, senza punizioni, tanto prima o poi capiranno da soli?"
    Figlioli, non rattristatevi quando vi brontoliamo, rattristatevi piuttosto quando non lo facciamo.
    Genitori non scoraggiatevi dinanzi a tanta indifferenza, i vostri figli sembra che non capiscano, ma ciò che dite loro entra pian piano nel loro cuore e, come un semino, porterà frutto al momento opportuno.
    Non possiamo e non dobbiamo impedir loro di sbagliare, ma dobbiamo ogni giorno ricordare cosa sia giusto e cosa sbagliato, l'importante è farlo con amore, cercando di usare toni pacati misti a dolcezza.
    Sono il primo a sbagliare spesso, sono il primo ad usare troppe volte toni forti e accesi, ma la mia non è rabbia o cattiveria verso di loro, ma piuttosto dispiacere di vedere che non ascoltano e si incamminano verso strade che possano danneggiarli, non per questo quando urlo faccio bene.
    Penso che la dimostrazione più bella dell'amore di un genitore verso un figlio stia proprio in questo: non stancarsi mai di ripetere le stesse cose. Dobbiamo solo imparare a farlo con mezzi diversi.
    Quando la mia mamma mi scriveva lunghe lettere, ero scocciato, stufo delle continue tiritere che mi diceva, ma oggi, rileggendo più e più volte il libro che le raccoglie "L'amore di una mamma non muore mai" mi rendo conto che certi principi e valori li ho assimilati e fatti miei, anche se spesso, sbagliando, vi derogo per opportunismo.
    Mio papà invece era sempre arrabbiato con me, non c'era mai un complimento, sempre e solo una critica al mio operato, non ne facevo mai una giusta, e devo dire che se fosse stato per lui forse mi sarei allontanato da certi principi che pretendeva che io avessi a tutti i costi. Mia mamma mi brontolava, eccome se lo faceva, ed abbiamo fatto anche diverse litigate urlando, ma poi tutto finiva in un abbraccio, in un sorriso, mai un giorno di rancore e, cosa importantissima, dosava rimproveri e complimenti come una cuoca provetta dosa il sale nelle sue pietanze: un po' di sale nella pasta va bene, ma troppo rende il cibo immangiabile.
    Mi diceva spesso "quando litighi non andare mai a letto prima di aver fatto pace".

  5.  

    Addì 3 gennaio 2017

    In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
    Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
    In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta.
    Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
    Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
    Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
    Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
    Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.
    Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.
    A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
    E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.
    Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».
    Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.
    Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
    Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato

    Giovanni 1,1-18

  6.  

    Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto

    Forse non è morto assiderato, ma certamente è morto abbandonato

    Nei giorni passati in cui la temperatura scendeva abbondantemente sotto lo zero quasi ovunque, mentre noi accendevamo il camino e la stufa a legna, tante persone cercavano rifugio sotto qualche porticato, a ridosso di un muro, sotto le logge della via principale. Il mio primo pensiero nelle fredde serate va sopratutto a loro, a quelle persone che non hanno alternative alla strada, a coloro che ogni giorno rischiano la vita per il solo fatto di voler sopravvivere.
    La nostra casa non è una reggia, ma sopratutto dobbiamo stare attenti a chi ci mettiamo in casa avendo da accudire e proteggere tanti bambini. Mi piange però il cuore al pensiero che ci siano centinaia di locali non utilizzati in ogni città. Parrocchie con grandi saloni vuoti sicuramente alla notte, case e scuole della chiesa o dei comuni abbandonate. Come sarebbe bello se chi tanto ha desse il buon esempio. Forse non riesco a capire la gerarchia della chiesa, ma se il Papa ne è il capo, e lui da il buon esempio accogliendo i senzatetto, non dovrebbero fare altrettanto i sacerdoti ed i vescovi? Il Papa chiese tempo fa che ogni parrocchia accogliesse almeno una famiglia di migranti, perché quasi nessun parroco ha risposto a questo appello? Non si parla forse di accoglienza nel Vangelo? Non dovrebbero essere i sacerdoti ed i vescovi coloro che danno il buon esempio, che si rimboccano le maniche e dimostrano cosa significhi "carità cristiana"?
    A volte discutiamo sul perché le chiese si siano svuotate. Io penso che molto dipenda dal "buon esempio" che noi cattolici, sacerdoti, vescovi e suore in primis non diamo. Grandi parole dai pulpiti, ma poi quando si scende dall'altare la nostra vita deve scorrere tranquilla, senza troppe noie organizzative.
    Che belli i sacerdoti impegnati in prima linea, quelli con le mani sporche di fango, che sudano giocando con i ragazzi, che li trovi sempre in chiesa, pronti a donarti una parola gentile o una carezza quando ti vedono solo e assorto nei tuoi foschi pensieri. Che belli i sacerdoti che accolgono gli immigrati nella propria canonica, i senzatetto nei propri locali.
    La chiesa, stanze attigue comprese, dovrebbe essere un po' la casa di tutti, eppure mi sembra che molte di queste case siano sprangate dall'interno dagli stessi parroci.
    E' la natura umana, voi però sollecitate i vostri sacerdoti ad aprire le porte della chiesa a chi soffre il gelo ed il freddo e sopratutto l'abbandono, sollecitateli ed insistete affinché altri sfortunati non muoiano ancora per colpa nostra.

  7.  

    Addì 4 gennaio 2017

    In quel tempo, Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».
    E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
    Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?».
    Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
    Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
    Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)»

    Giovanni 1,35-42

  8.  

    Fissando lo sguardo su di lui

    Fissando lo sguardo su di me

    Quando ero piccolo la mia mamma mi abbracciava e, abbassandosi, poneva il suo volto accanto al mio mostrandomi il futuro.
    Altre volte mi guardava intensamente donandomi in un solo attimo tutto il suo amore per me. Il rapporto con mia madre era fatto di sguardi più che di parole, ci intendevamo con gli occhi. Talvolta ci facevamo grandi risate senza che gli altri capissero il motivo di tanta ilarità, altre volte abbassavo gli occhi accogliendo il suo silenzioso rimprovero, altre ancora c'era complicità nell'accordarsi per la tattica di combattimento da usare contro il mio papà quando dovevamo fargli qualche richiesta.
    Oggi il mio sguardo cerca lontano, cerca quella complicità, quell'amore, quella tenerezza che mai più ho ritrovato, e la domanda che mi sorge spontanea ogni volta è "Dove abiti?"
    Lei è con Dio, è in Paradiso, è nell'aria, è nelle mie parole, è nei suoi scritti, è negli insegnamenti che dono ai miei ragazzi. E' presente, è viva dentro di me, ma se spiritualmente ne sento la vicinanza, materialmente mi manca l'amore che sapeva darmi.
    Quando muore la mamma, che questo capiti a dieci, ventuno o sessant'anni è sempre un libro che si chiude e se ne deve aprire un altro, ma si resta legati a ciò che abbiamo letto nei primi anni della nostra vita.
    Un giorno riapriremo quel libro ed insieme leggeremo quelle bellissime pagine che hai scritto per me, e non ci lasceremo mai più.

  9.  

    Addì 5 gennaio 2016

    In quel tempo, Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi».
    Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
    Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret».
    Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
    Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità».
    Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico».
    Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».
    Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!».
    Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo»

    Giovanni 1,43-51

  10.  

    Vedrai cose maggiori di queste!

    Pareggiamo i conti

    Gli occhi di Michele, scricciolino di cinque anni, al suo primo giorno presso di noi erano scintillanti. L'assistente sociale lo aveva ben preparato, ma quello che lui vide nei primi secondi della sua vita con noi erano molto più di quanto non si aspettasse: bambini che giocavano festosamente, un recinto con tanti cavalli, una casa grande, qualche bimbo che si tuffava nella piscina color cobalto, Gasolina che festosamente lo annusava e cercava le coccole da lui. E poi tutti quei bimbi che avevano lasciato le loro occupazioni per corrergli incontro a salutarlo.
    Michele veniva da una brutta situazione: madre alcolizzata costretta a prostituirsi, il padre un picchiatore seriale sempre ubriaco, clienti della mamma spesso nel letto con lui, topi nella stamberga dove abitava, il frigo sempre vuoto.
    Al suo arrivo era tumefatto in volto perché il padre lo aveva preso per le gambe, facendolo roteare sbattendolo contro il mobilio perché non era bravo ed ubbidiente. Quella era stata l'ultima goccia che lo aveva portato verso l'affido dopo l'ennesima segnalazione da parte della scuola.
    Rimase per un po' a bocca aperta roteando i suoi occhioni, scrutando ogni minimo particolare. Non diceva nulla, ma la sua gioia era palpabile.
    Talvolta siamo criticati perché diamo ai nostri bambini troppe cose, ma la vita non è stata tenera con molti di loro e riteniamo giusto cercare di pareggiare i conti dandoli tutto quello che possiamo. Non parlo solo di belle case, buoni cibi, vacanze e iniziative, ma sopratutto della nostra vita. Essere al loro servizio è per me un modo per equilibrare le sorti. Ho avuto tanto da Dio: una buona famiglia, una mamma speciale, un padre onesto, il denaro non mancava, una bella casa, feste, amici, parenti e tanto amore. Oggi mi sento chiamato a dare ai miei ragazzi tutto quello che posso perché i doni che ho ricevuto possano fruttare e dare un futuro migliore a chi non abbia avuto le mie stesse buone sorti.

  11.  

    Addì 6 gennaio 2016

    Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».
    All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
    Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
    Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
    Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
    Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
    Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
    Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
    Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese

    Matteo 2,1-12

  12.  

    Fatemelo sapere perché anch'io venga ad adorarlo

    Non sparate al grillo parlante

    Il gatto e la volpe di Collodi erano suadenti, convincenti, ammaliatori, ed il povero Pinocchio cadde nel tranello che gli avevano teso.
    Se noi oggi incontriamo "il gatto e la volpe", mica li riconosciamo. Sono ben vestiti, offrono caramelle ai bambini, sfoderano meravigliosi sorrisi. Basta guardare la pubblicità per accorgersi di quanta falsità ci sia. Il fatto che ci siamo abituati non impedisce a tanti di circuirci e noi, prima o poi, ci caschiamo tale e tanto è il bombardamento mediatico.
    Anni fa venni più volte aspramente criticato perché non permettevo ai miei ragazzi l'uso dei cellulari, oggi sono sempre di più i genitori che si pentono di aver dato un tale congegno nelle mani dei bambini. Qualche giorno fa ero al ristorante con un amico e al tavolo vicino c'erano due coppie ed una bambina di una decina d'anni. Parlavano a voce talmente alta che era impossibile non ascoltare. La mamma si lamentava della mancanza di dialogo che aveva con la figlia, e ad un certo punto è sbottata esclamando "è tutta colpa di questi aggeggi" prendendo in mano il cellulare della ragazzina, e quasi lo stava per tirare contro il muro tanto ne era esasperata.
    Se è pur vero che le colpe non sono mai da un lato solo, va detto che oggigiorno sono tantissimi i "persuasori occulti" che agiscono sulla mente e condizionano la nostra vita e le nostre scelte.
    Pensate alla bellezza e ai soldi, quanto conti l'immagine che gli altri percepiscono di noi.
    In tempo di crisi, qualche anno fa, parlavo con un mio amico che faceva parte di un club. Mi raccontava come alcuni membri fossero caduti in miseria, ma rimanevano ancorati al club, che richiedeva ingenti esborsi mensili, pur di mantenere un'apparenza.
    Di Erode che chiede con gentilezza e affabilità ai magi di indicargli la strada per arrivare da Gesù ne è pieno il mondo, ma è pur vero che ci sono anche tanti angeli, o grilli parlanti per tornare a Pinocchio, pronti a indicarci la strada giusta. Pinocchio ha tirato un martello al povero grillo per seguire il sogno di una vita piena di divertimenti, i magi hanno ascoltato la voce dell'angelo e sono passati da un'altra strada.
    Quello che dico sempre ai ragazzi è che il mondo è si pieno di tentazioni e di scorciatoie, ma sta a noi scegliere la strada giusta da prendere, e per fare la scelta corretta dovremmo ascoltare di più chi ci elargisce consigli con amore, anche se questi possono risultare un po' indigesti, e non tirargli martelli per farli stare zitti.

  13.  

    Addì 7 gennaio 2017

    In quel tempo, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata.
    Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
    Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
    La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva.
    E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano

    Matteo 4,12-17.23-25

  14.  

    Condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, ed egli li guariva

    C'è un medico in sala?

    Siamo al cinema, uno dei nostri bambini si sente male, ha le convulsioni, chiamiamo un'ambulanza. Ma non possiamo aspettare che arrivi, il bambino sta sempre peggio, così facciamo un annuncio "C'è un medico in sala?"
    Nessuno risponde
    Ora che in un cinema gremito di gente non ci sia nemmeno un medico non ci credo, eppure nessuno viene a salvare il nostro bimbo. E lui muore, muore tenendoci per mano, muore supplicando con gli occhi il nostro aiuto, ma noi siamo incapaci di fare di più di quello che facciamo.
    Per fortuna quello che vi ho raccontato non è accaduto davvero, almeno non con questi dettagli, ma accade ogni giorno e noi lo viviamo sulla nostra pelle.
    Il cinema è il nostro mondo, la nostra città, i contatti sui social media.
    Il bambino che sta morendo sono tutti i bambini che aiutiamo, ma non solo, sono tutti coloro che soffrono ed hanno bisogno di un medico. Non di un dottore con stetoscopio e camice, ma persone di buona volontà che abbiano cuore e desiderio di aiutare con gioia ed entusiasmo chi soffre, chi sta morendo.
    Non possiamo aspettare che l'ente pubblico li aiuti, l'ambulanza nella favoletta, perché fanno quel poco che possono e spesso nemmeno quello. C'è bisogno di un "medico in sala", di qualcuno che sia subito disponibile per salvare quella vita.
    In questi giorni di festa è venuta a trovarci una famiglia, accade spesso. Un papà, una mamma e tre figli già grandi. Con i genitori avevamo già avuto un contatto, ma per i ragazzi era la prima volta. Avevano sul volto lo sguardo interrogativo, ma aperti a conoscere e capire. A tavola con i nostri bambini si sono dimostrati subito in sintonia con loro. Uno di essi, il più grande, si è immediatamente proposto per mettere la sua passione per i cavalli a disposizione dei nostri bimbi. Ed è stato subito amore.
    Dovete sapere che abbiamo nel recinto quattro cavalli, ma purtroppo per il poco tempo a nostra disposizione non riusciamo ultimamente a far montare i bimbi. Il lavoro di preparazione è tanto: manutenzione dell'attrezzatura, pulizia dei cavalli e del recinto, insegnare ai bambini vincendo le loro paure, condurli inizialmente alla lunghina e tanto altro ancora. Se facciamo una cosa non possiamo farne un'altra.
    I bimbi da sempre vorrebbero cavalcare e mai sono stati insistenti o petulanti. Più volte abbiamo chiesto l'aiuto di qualcuno che potesse venire a darci una mano per farli montare.
    Dopo tanti appelli andati a vuoto qualcuno è arrivato. Siamo all'inizio della storia ed è un libro tutto da scrivere, ma già vederli ieri sera felici ed euforici per la prospettiva di poter salire in groppa a Golondrina, Shana, Pimienta o Paloma ha dato gioia a tutti noi. Ringrazio Dio perché almeno un medico in sala ha risposto al nostro appello.
    Tante sono le necessità dei nostri bimbi, hanno bisogno anche di voi, spesso proprio per sopravvivere perché se noi possiamo soddisfare le esigenze di trenta cuccioli d'uomo, ci sono migliaia di bambini che soffrono e muoiono perché nessuno li vuole aiutare. Noi vogliamo farlo, vogliamo aiutare sempre più bimbi, ma senza il vostro aiuto non potremo mai farcela. Grazie con tutto il cuore a chi già cammina con noi, ma c'è sempre bisogno di un medico in sala per salvare la vita di un bambino, non lasciatelo morire perché non volete sporcarvi le mani. Camminate con noi ed insieme salveremo la vita a tanti bambini oggi vittime di abusi e di violenze

  15.  

    Addì 8 gennaio 2017

    In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui.
    Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?».
    Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì.
    Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.
    Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto»

    Matteo 3,13-17

  16.  

    Conviene che così adempiamo ogni giustizia

    Affrontare il dolore

    Ogni giorno siamo chiamati a possibili nuove esperienze, e la cosa importante è come si affrontano le prove che la vita ci pone davanti. Talvolta sono sfide piacevoli da affrontare, così come un matrimonio o un nuovo lavoro, altre volte invece sono prove di fuoco. Basti pensare a quante persone ogni giorno scoprono di avere un tumore, e di come la loro vita cambi. Ci sono solitamente due strade tra cui scegliere quella di accettare ogni cosa come un dono, oppure non accettare e ribellarsi pensando "ma proprio a me doveva capitare?".
    Con il tempo, a partire dalla morte della mia mamma, ho pian piano imparato ad accettare i dolori con la stessa serenità di come si accettano le gioie. Non è facile, ma con un po' di buon allenamento ci si può riuscire, e ritengo sia il modo per affrontare serenamente ogni situazione. Per chi ha fede si può anche capire il motivo, o comunque accettarlo, perché è volere di Dio e si può riuscire a trovare in ogni situazione perigliosa uno o più lati positivi. A me è capitato recentemente di dover affrontare un piccolo inconveniente, e devo dire che mi sono meravigliato della mia serenità al punto che, e ne sono convinto, non ero io ad agire ma era Dio che mi dava una forza che non pensavo minimamente di avere

  17.  

    Addì 9 gennaio 2017

    In quel tempo, nella città di Cafarnao Gesù , entrato proprio di sabato nella sinagoga, si mise ad insegnare.
    Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.
    Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: «Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio».
    E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell'uomo».
    E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
    Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!».
    La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea

    Marco 1,21b-28

  18.  

    Taci! Esci da quell'uomo

    Forza per andare avanti

    Ognuno di noi affronta la vita a modo proprio. Quando si è ragazzi si imparano disciplina, regole, valori e principi. Quando si diviene adulti poi possiamo attingere al grande bagaglio che abbiamo ricevuto da piccoli, caricarsi sulle spalle tali insegnamenti e procedere lentamente un passo alla volta, oppure possiamo decidere di buttare via o lasciare in deposito tutte le nostre valigie per poter correre velocemente bruciando più tappe possibili.
    Il dono più grande che ho ricevuto durante la mia crescita e quello della fede. Non è un dono come tanti altri, non sono regole dettate per vessare, non sono obblighi morali cui sottostare per forza, ma è qualcosa di molto più importante. La fede per me è il sale da mettere su ogni cosa che facciamo, è un modo di vita che possiamo applicare ad ogni situazione, è lo stimola a migliorarci e la gioia di poter essere perdonati quando sbagliamo. È un po' come giocare a carte ed avere un jolly sempre in mano da utilizzare ogni volta che ne abbiamo bisogno. Ma non è solo questo, non è solo richiesta e soluzione ai nostri problemi, ma è la gioia di sapere che qualcuno, che io chiamo Dio, è sempre presente e condivide con noi gioie e dolori, è quell'amico perfetto che non potrà mai tradirci e ci perdonerà ogni volta che sbagliamo

  19.  

    Addì 10 gennaio 2017

    Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:
    «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
    Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
    Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».
    E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
    Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.
    Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

    Marco 1,14-20

  20.  

    Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio

    A testa bassa senza paura

    Ho imparato in questi trent'anni di associazione che non c'è un cammino senza ostacoli, ci sono infatti persone buone che ti aiutano, ma purtroppo ci sono anche tanti altri che per un proprio tornaconto ti ostacolano in tutti i modi. E' spesso difficile combatterli perché agiscono spesso con il sorriso di chi abbia a cuore la tua causa, ma poi quando meno te l'aspetti ti tradiscono e ti voltano le spalle. Non è certo quello il momento di fermarsi e piangersi addosso, ma bisogna continuare a camminare e a lottare per la causa in cui si crede, sia essa la famiglia o la difesa del posto di lavoro o delle persone deboli. E così il Vangelo, ancora una volta, ci supporta e ci insegna. Quando arrestarono Giovanni per le sue predicazioni in molti si sono nascosti per paura, ma Gesù non si fece scoraggiare ed iniziò a parlare alle genti proprio in quel momento. Quando il potere, si chiami esso partito, Chiesa, servizi sociali o quant'altro ti osteggia, la cosa più facile, quella che fa la maggioranza, è di chinare il capo e adeguarsi alle regole del più forte per avere la sua protezione. Ma così facendo non ci sarebbero state rivoluzioni e sarebbe valsa sempre e solamente la legge del più prepotente. Prendiamo esempio da Gesù che non ebbe paura di esprimere i suoi pensieri, criticare chi sbagliava, sostenere coloro che erano rifiutati dalla società il tutto con amore e pacatezza. Il Vangelo è visto da molti come la storia di Dio, da altri come la storia di un grande uomo, per altri ancora è soltanto una favola, ma certamente contiene insegnamenti che se fossero seguiti farebbero scoppiare la pace nel mondo, una pace totale fatta di amore, perseveranza, perdono, solidarietà, non belligeranza. Tutti noi siamo chiamati ad essere pescatori di uomini, tutti noi siamo chiamati ad insegnare agli uomini questi bei principi che tanto bene possono fare all'umanità.

  21.  

    Addì 11 gennaio 2017

    In quel tempo, Gesù uscito dalla sinagoga, si recò subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni.
    La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei.
    Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
    Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati.
    Tutta la città era riunita davanti alla porta.
    Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.
    Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava.
    Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!».
    Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
    E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni

    Marco 1,29-39

  22.  

    La febbre la lasciò ed essa si mise a servirli

    Tutto è dovuto

    Mi è capitato spesso, aiutando tanti bambini e le loro famiglie, di trovare in loro atteggiamenti per i quali tutto fosse dovuto. "Riccardo mi devi portare da mangiare", "Roberta domani devi venire a prendere la bimba", "Carmela aspettami perché ora ho da fare". Siamo i primi a capire le necessità dei bimbi e dei loro genitori, siamo i primi a correre in loro soccorso ogni volta che hanno bisogno, ma un conto è pretendere, ed un un conto è chiedere. Agli adulti è difficile insegnare che se nella vita hanno avuto poco o nulla e trovano delle persone che vogliono aiutarli, non per questo devono essere prepotenti nelle loro giuste e legittime richieste, perché chi li sta aiutando non ha colpe nei loro confronti. Con i ragazzi però è nostro compito donare proprio queste regole per poi trovarsi bene nella vita: grazie, scusa, posso, per favore, perdonami per il disturbo che ti arreco, vorrei contraccambiare.
    Ci sono persone che quando li aiuti ti regalano tutto quello che hanno e spesso il loro sorriso e il dono più bello che si possa ricevere. Vediamo di imparare da loro, da chi, come fanno molto spesso i bambini spontaneamente, sa donare molto più di quanto riceva con disegni, sorrisi, piccole attenzioni.

  23.  

    Addì 12 gennaio 2017

    In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!».
    Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».
    Subito la lebbra scomparve ed egli guarì.
    E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse:
    «Guarda di non dir niente a nessuno, ma va, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro».
    Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

    Marco 1,40-45

  24.  

    Lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!

    I bambini ci chiedono di guarirli

    A leggere il freddo resoconto dell'omicidio della coppia di Ferrara da parte del figlio e di un suo amico c'è da rabbrividire.
    Continuate a far vedere ai vostri figli film e videogiochi in cui uccidere è una cosa banale, uno spettacolo, un gioco.
    Continuate a brontolare con gli insegnanti che li rimproverano.
    Continuate a concedere loro tutta la libertà che desiderano senza alcun limite.
    Fate loro usare il cellulare, internet, facebook e quant'altro sin dalla giovane età.
    Ed ancora complimenti a tutti quei servizi sociali che si voltano dall'altra parte quando c'è un bambino che vive in una situazione di disagio, e complimenti a chi si indigna pubblicamente quando un bambino viene dato in affidamento.
    Complimenti a chi investe il proprio denaro in cose futili e banali oppure nella tutela degli animali quando bisognerebbe investire tutto negli uomini ed in particolar modo nei bambini affinché non diventino assassini, drogati o delinquenti.
    La soluzione non è solamente se bisogna togliere un bambino oppure no alla propria famiglia, ma creare spazi di socializzazione, con percorsi obbligati, dentro e fuori la scuola, in inverno come in estate, con un maggior numero di insegnanti di sostegno, con più tempo da dedicare ai servizi di volontariato, e tanto altro ancora.
    Ci scandalizziamo se un ragazzo, perché ripreso per i brutti voti, chiede ad un amico di uccidere i propri genitori.
    Ci scandalizziamo se un ragazzo alle soglie della maggiore età decide di uccidere due persone a colpi d'ascia in cambio di mille euro.
    Ci scandalizziamo se troviamo a giro bambini di dieci, undici anni che urlano, strepitano, provocano, fanno danni, importunano il prossimo.
    Ma la verità è che dovremmo scandalizzarci di noi stessi quando nulla facciamo per i figli di questo nostro mondo. Voglio solo immaginarmi se questi due ragazzi fossero stati extracomunitari oggi tutti avrebbero fatto un alzata di scudi per mandare via dai nostri confini tutti gli immigrati, ma i bambini, i ragazzi, sono tali qualunque sia il colore della loro pelle o la nazionalità delle loro famiglie, ed ogni bambino, bianco o nero che sia, italiano o straniero, deve essere aiutato e supportato nella sua crescita onde evitare che possiamo ancora scandalizzarci domani nel leggere notizie tanto brutte sui quotidiani

  25.  

    Addì 13 gennaio 2017

    Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo a Cafarnao. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
    Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone.
    Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico.
    Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
    Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».
    Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori?
    Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina?
    Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va a casa tua».
    Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!»

    Marco 2,1-12

  26.  

    Scoperchiarono il tetto

    Viaggi della speranza

    Quando una persona si sente male i suoi parenti ed amici si stringono attorno a lui e farebbero qualunque cosa per poterlo aiutare. Talvolta si compiono viaggi della speranza, arrivando anche in paesi lontani e compiendo grandi sacrifici, pur di far vedere il proprio caro ad un certo dottore che ci hanno detto faccia miracoli. E' la speranza, quella fiammella sempre accesa dentro di noi che non si spinge mai se non dinanzi alla morte.
    La fede è la stessa cosa, è una fiammella accesa che dona speranza anche dinanzi ad un verdetto inappellabile, la fede ci fa compiere atti che molti definirebbero folli ma che sono, per chi crede, gradini da salire sulla scala che porta a Dio.
    La differenza tra la fede e la speranza è che nella fede la fiammella non si spegne mai, neanche dinanzi alla morte

  27.  

    Addì 14 gennaio 2017

    In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava.
    Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì.
    Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano.
    Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?».
    Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori»

    Marco 2,13-17

  28.  

    Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati

    Chi ha bisogno del medico, i sani o i malati?

    A volte si osservano dei paradossi che lasciano allibiti tanto sono eclatanti.
    Eppure sembra che nessuno ci faccia caso perché ormai siamo abituati a vederli. In questi giorni il freddo è pungente per tutti, molti di noi hanno una bella casa ben riscaldata dove rifugiarsi tra un'uscita e l'altra, ma ci sono tante persone che muoiono di freddo ed allora, è questo il paradosso, scaldiamo le nostre chiese affinché le persone che stanno al caldo nelle loro case possano venire in chiesa e trovare il calore, ma impediamo ai senzatetto, che tutto il giorno stanno al freddo, di venire a scaldarsi al nostro focolare. Bellissimo l'esempio della Chiesa di San Callisto in Trastevere, aperta per dare rifugio notturno ai senza fissa dimora e fronteggiare così l'emergenza freddo.
    Che grande esempio di solidarietà cristiana.
    Così io immagino la mia Chiesa, così vorrei che tutte le parrocchie aprissero per dare calore a chi ne ha bisogno, non solo una stufa per i senzatetto ma anche una parola gentile, un rifugio nel cuore della notte alle prostitute, agli alcolizzati, a coloro che purtroppo spesso scansiamo perché li vediamo diversi da noi e magari diversi lo sono realmente, ma non certo peggiori.
    Noi livornesi siamo considerati un popolo a prevalenza atea, ma stamani nel mio tragitto da casa all'ufficio, quindici minuti scarsi di camminata, ho potuto assistere a tre eventi che mi hanno aperto il cuore: un ragazzo di colore con i suoi fazzoletti in mano raccontava ad un ragazzo livornese la sua gioia nel tornare a casa dalla sua famiglia per quaranta giorni, e il dialogo era come tra due amici di vecchia data; un signore prendeva in giro in maniera scherzosa un ragazzo di colore dicendo "allora hai la testa dura", un po' come se fosse il nonno con il nipote e l'altro gli rispondeva scherzando e ridendo per convincerlo che stava facendo la cosa giusta; una signora poi ha visto un ragazzo di colore che stava uscendo dal bar dove era entrato a vendere i suoi prodotti e l'ha aspettato e, dopo averlo salutato amichevolmente, gli ha chiesto "me lo hai portato il cd che volevi farmi sentire con la musica del tuo paese?"
    Ecco, sono fiero di essere livornese perché se anche nella nostra città non manca il razzismo e gli esempi di intolleranza, ho visto degli atteggiamenti di grande amicizia ed integrazione con i più deboli, e questo lo posso sperimentare ogni giorno nel nostro cammino di accoglienza verso i bambini.
    Il Vangelo di oggi dice che non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Ecco, ricordiamoci di questo principio così ovvio, e cerchiamo di applicarlo nella nostra vita.

  29.  

    Addì 15 gennaio 2017

    In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!
    Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.
    Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele».
    Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.
    Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.
    E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».

    Giovanni 1,29-34

  30.  

    E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio

    Papa Francesco oggi nella mia città

    Se arrivasse il Papa oggi nella vostra città senza farsi annunziare e lo vedeste passeggiare tranquillamente nel corso principale con la sua bella veste bianca, sono certo che correreste subito da lui per un autografo, un saluto, una foto.
    Ma se Papa Francesco si mascherasse da barbone, con il cappello tirato fin sopra gli occhi, la barba incolta, i vestiti laceri, curvo su sé stesso a spingere un carrello della spesa pieno di spazzatura non solo non lo riconoscereste, ma cambiereste marciapiede pur di non passargli vicino.
    Ecco vedete questa è la dimostrazione che si guarda all'apparenza perché sotto quei vestiti laceri c'è sempre Papa Francesco. Sotto i vestiti laceri di ogni bambino maltrattato, di ogni immigrato scappato dalla fame, dietro i vestiti laceri o scintillanti di ogni prostituta c'è sempre una persona che soffre, c'è sempre una persona che ha bisogno di noi, c'è sempre una persona che chiede con gli occhi un po' di amore e di solidarietà.

  31.  

    Addì 16 gennaio 2017

    In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
    Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare.
    Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno.
    Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore.
    E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi»

    Marco 2,18-22

  32.  

    Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi

    Sagra dell'immigrato

    Ieri era la giornata dell'immigrato, ma penso sia più corretto dire "sagra dell'immigrato".
    Se ascoltassimo al telegiornale la notizia di eccidi in qualche paese del terzo mondo governato da un despota, da un lato non ci meraviglieremmo e, dall'altro, ci indigneremmo auspicandoci la fine di quel governo che tanto fa soffrire le persone. Eppure nella nostra Europa ci sono paesi come la Serbia che lasciano morire di fame e di freddo migliaia di persone; paesi come l'Ungheria che accoglie 10 persone al giorno richiedenti asilo e le mette in prigione per anni fino all'accoglienza o al rifiuto dell'asilo; paesi come la Grecia, che ha ricevuto aiuti economici più delle altre nazioni, trattare gli immigrati peggio che in altri stati, ma nessuno si indigna, nessuno chiede le dimissioni di questo o di quel governo, tutti siamo consapevoli dell'eccidio che la nostra Europa sta perpetrando su popolazioni inermi private di qualsivoglia diritto ma nulla facciamo per fermarlo. Continuiamo a mettere toppe vecchie su situazioni nuove, come questa immigrazione di massa, quando invece dovremmo accoglierli in otri nuovi, ovvero creare una cultura dell'accoglienza piuttosto che una cultura del rifiuto. A volte non si riesce a capire che ogni nuova situazione può essere una ricchezza in più per tutti, si guarda al proprio orticello e alla situazione contingente e non si pensa al futuro, ad una visione più ampia che non sia quella delle emergenze del momento. Pensiamo agli immigrati e a quanta forza lavoro per creare nuovi progetti, per colonizzare aree depresse non solo in Europa ma nel mondo. Anche con i bambini si fa così, c'è un problema in famiglia, si cerca di eliminarlo, di tappare i buchi e le falle del sistema, ma bisognerebbe avere una visione più ampia e creare spazi e situazioni per prevenire il male affinché un domani questi bambini siano cittadini del mondo, fieri di camminare a testa alta verso il loro ed il nostro futuro

  33.  

    Addì 17 gennaio 2017

    In giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe.
    I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?».
    Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni?
    Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?».
    E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!
    Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato»

    Marco 2,23-28

  34.  

    Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!

    Ci siamo rammolliti?

    Luca oggi ha quasi quarant'anni, ma da quando ha preso la sua strada è sempre venuto a trovarci mantenendo per noi l'affetto di un figlio. Qualche tempo fa venne a casa nostra e durante la cena sentiva i bambini che parlavano di permessi e punizioni, quasi come fosse un gioco. Luca ascoltava attentamente, poi ad un tratto si girò verso di noi e ci disse "come vi siete rammolliti" cominciando ad enucleare tutti i divieti e le regole presenti quando lui era bambino. In trent'anni di vita anche noi abbiamo fatto un percorso di revisione e di crescita perché ogni regola deve essere valutata costantemente in quanto deve servire ad educare e non a vessare i bambini.
    Oggigiorno purtroppo ci sono migliaia di regole che non sono fatte per migliorare o regolare la vita delle persone, ma per impedire qualsiasi movimento.
    Sentivo alla televisione di quanti permessi occorrano per abbattere una casa crollata durante il terremoto. Spesso si tratta di seconde case e non è facile rintracciarne il proprietario perché magari residente all'estero. Ed allora ecco che tutta la comunità ci rimette perché viene rallentato di molto il lavoro per la ricostruzione.
    Dovremmo imparare che non è l'uomo ad esser fatto per le leggi, ma le leggi devono essere modificate a seconda delle circostanze.
    Fra pochi giorni ci sarà il consiglio pastorale nella mia parrocchia dove forse parleremo dell'accoglienza di immigrati e senzatetto.
    Credo sia un nostro dovere, senza contare che anche il Papa, interpretando il Vangelo, ci chiede di aprire le porte della chiesa.
    Purtroppo ci sono regole, regolamenti e ingessature mentali che spesso impediscono di andare verso i bisogni dell'umanità, ma dovremmo cercare di superarle e aprire i nostri cuori donando speranza a tante persone.
    Vale un po' anche per l'affidamento. In pochi lo vogliono praticare perché troppo complicato, ma dovremmo andare oltre ed accettare qualche scoglio nella nostra vita pur di insegnare a nuotare a tanti bambini che hanno bisogno di noi

  35.  

    Addì 18 gennaio 2017

    In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. C'era un uomo che aveva una mano inaridita,
    e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo.
    Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!».
    Poi domandò loro: «E' lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?».
    Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell'uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata.
    E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire

    Marco 3,1-6

  36.  

    Rattristato per la durezza dei loro cuori

    Una carezza di solidarietà

    Se voi vedeste una persona che prende un gattino appena nato, lo appoggia per terra e poi comincia a pestarlo con il piede fino a ridurlo in brandelli, cosa provereste?
    Se voi vedeste una ragazza mentre viene picchiata selvaggiamente dal suo fidanzato, cosa provereste?
    Ogni giorno noi vediamo negli occhi dei nostri bambini il dolore e la sofferenza del passato che riaffiora, una famiglia che non li ama e non rispetta i loro giusti diritti.
    Ogni giorno ascoltiamo storie che hanno dell'incredibile e ci sentiamo piccoli piccoli perché ben poco possiamo fare per lenire queste sofferenze o cambiare certe situazioni. Ma ci proviamo, ci proviamo con la nostra vita, con tutto il cuore, con la gioia che dona la stanchezza legata alla consapevolezza di aver fatto qualche cosa nella giusta direzione. Ma quanta tristezza in noi quando vediamo gente che ci guarda con indignazione, persone il cui cuore è duro ed incapace di provare amore dinanzi a tanta sofferenza, incapace di muovere un solo dito per alleviare il dolore di tante persone. Quante parrocchie sono chiuse quando potrebbero ospitare decine, centinaia, migliaia di persone sofferenti e dare loro, se non la soluzione ai loro problemi, almeno una carezza di solidarietà.

  37.  

    Addì 19 gennaio 2017

    In quel tempo, Gesù si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea.
    Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall'Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui.
    Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero.
    Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo.
    Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!».
    Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero

    Marco 3,7-12

  38.  

    Pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca

    In prima linea

    Quando combatti in prima linea dedicandoti agli altri, un po' come i sacerdoti o i volontari di qualche associazione che vivano con i propri assistiti, ma anche gli stessi genitori che ogni giorno convivono nel bene e nel male con i propri figli. Spesso non c'è tregua, non c'è un attimo di pace, ma si sente il bisogno di staccare, di chiudere la chiavetta, di spegnere il cervello e pensare un poco a noi.
    Il problema è che se abitui il prossimo ad esserci tutti i giorni, ventiquattro ore al giorno, la volta che stacchi qualche ora ti criticano e ti tacciano di egoismo.
    Tutti i giorni andiamo a prendere i bimbi a casa oppure a scuola e li riportiamo dai genitori alla sera. Raramente è capitato di non potere, magari in periodi particolari dell'anno e, voi non ci crederete, siamo stati talvolta anche attaccati duramente da alcuni genitori.
    Siamo umani, e come tali abbiamo bisogno di staccare la spina ogni tanto. Così fa Carmela quando torna a casa dai suoi, così faccio io quando all'ora di pranzo spengo il telefono per un paio d'ore, o magari Roberta quando al mattino, raramente, si prende qualche ora per pensare a sé stessa.
    Riposare significa poter essere migliori nei confronti di chi vogliamo aiutare.
    Non è egoismo, è capire quali siano i propri limiti e non abusarne

  39.  

    Addì 20 gennaio 2017

    In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui.
    Ne costituì Dodici che stessero con lui anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.
    Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì

    Marco 3,13-19

  40.  

    Chiamò a sé quelli che egli volle

    Opponiamo resistenza?

    Quando ci muore una persona cara siamo portati a chiederci perché Dio abbia chiamato proprio lei.
    Semmai vi dovesse capitare di lussarvi una spalla, sappiate che i medici in ospedale vi tireranno il braccio con grande forza per rimettere l'osso al suo posto, se voi farete resistenza sentirete più dolore e ci vorrà più tempo a mettere l'omero nella giusta posizione. Se invece non farete ad resistenza, sopportando il dolore ma fidandovi di quei medici avrete sicuramente una sofferenza, ma poi riuscirete a riprendere, seppur con lentezza e difficoltà, la vostra vita di tutti i giorni.
    Dobbiamo quindi fidarci di Dio, così come ci fidiamo dei medici, quando lui chiama uno dei nostri amici o parenti, oppure estrae il cartellino con il nostro nome.
    Opporre resistenza non cambia le cose ma sicuramente ci fa soffrire di più e talvolta non ci permette un futuro sereno.

  41.  

    Addì 21 gennaio 2017

    In quel tempo, Gesù entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo.
    Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «E' fuori di sé»

    Marco 3,20-21

  42.  

    E' fuori di sé

    Una sana follia

    Mia madre diceva sempre "se non sono pazzi non li vogliamo" e lei era la più pazza di tutti.
    Una sana follia. Una follia che ti fa andare avanti anche quando tutti ti criticano, una follia che ti da l'entusiasmo di svegliarti presto ogni mattina con la gioia di costruire un pezzetto di futuro per le persone che ami, una follia che ti fa credere nell'impossibile, una follia che ti fa stringere i denti anche quando tutto è contro di te. È bello essere folli al modo di Gesù che predicava la Parola di Dio quando in tanti lo ostacolavano. È la stessa follia che i soccorritori dell'albergo Rigopiano avevano negli occhi quando, intervistati, dicevano di essere certi di trovare dopo quattro giorni qualcuno ancora in vita. Penso che in molti li abbiamo definiti pazzi e utopisti ritenendo ormai morto chiunque fosse rimasto sepolto sotto tonnellate di neve e macerie. Ma loro non si sono dati per vinti, negli occhi quella sana follia che li ha spinti a scavare a mani nude, premiati dal sorriso di quei bambini che grazie a loro avranno ancora un futuro. Siate folli, il mondo ha bisogno di questa follia.

  43.  

    Addì 22 gennaio 2017

    In quel tempo, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata.
    Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
    Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
    E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini».
    Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
    Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò.
    Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
    Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo

    Matteo 4,12-23

  44.  

    Ombra di morte una luce si è levata

    Un paracadute per non morire

    La tragedia della valanga sull'albergo, il pullman con tanti ragazzi bruciati vivi, il ragazzo di Napoli ucciso da un colpo di pistola. Sono ombre nella vita di ciascuno di noi, e soprattutto dei parenti ed amici, che oscurano il sole dell'ottimismo e della gioia di vivere. Mi domando, non senza una nota di tristezza, come possano affrontare simili tragedie genitori e figli senza avere la fede, senza avere la speranza della resurrezione, senza la consapevolezza che ogni cosa ha la sua motivazione anche se per noi resta difficile da comprendere e sopportare. La fede, quella vera, non quella delle bombe dell'Isis o dei grandi palazzi dei cardinali, oppure della non apertura al prossimo di tanti sacerdoti, è luce che illumina il nostro cammino per quanto possa essere tortuoso e pieno di ostacoli. La fede è un dono che ognuno di noi ha, ma è un po' come una fiammella pilota che talvolta decidiamo di non utilizzare per incendiare la nostra anima, ma alla quale spesso ricorriamo nel momento del bisogno. E Dio è lì, tra le pagine del Vangelo, ad aspettarci, è pronto a consolarci, perdonarci, darci una carezza, un abbraccio come nessun amico, padre, madre o fratello potrà mai fare. Davanti a tante tragedie, quando l'uomo non può fare più nulla perché estrae solo cadaveri, l'unico rifugio sicuro
    è la fede che riaccende la speranza. Per molti è follia, per me è il paracadute da indossare in ogni occasione, ma soprattutto quando dall'aereo ti spingono giù a forza nonostante le rimostranze degli altri passeggeri. Senza paracadute morte e disperazione sono cosa quasi certa, con la fede c'è la certezza di toccare terra, certamente dopo tanta paura, completamente illesi. Abbiate fede, in un amico, un padre, un fratello che mai vi abbandonerà, specie nel momento del bisogno. Non rifugiatevi nell'alcool, nella droga, nel gioco, nella depressione quando state male, trovate riparo in Dio e ne uscirete sani e salvi.

  45.  

    Addì 23 gennaio 2017

    In quel tempo, gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni».
    Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana?
    Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi.
    Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire.
    Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa.
    In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno;
    ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna».
    Poiché dicevano: «E' posseduto da uno spirito immondo»

    Marco 3,22-30

  46.  

    Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi

    Libertà di espressione

    Sei in casa i genitori litigano continuamente e non sono mai d'accordo su nulla, in qual modo crescerà il figlio? È giusto e normale che ci siano vedute diverse, ma è importante dialogare sempre e trovare dei punti di incontro oppure adeguarsi, magari alternativamente, all'altro. Nel mondo ci sono mille divisioni e ci facciamo la guerra l'un con l'altro in ogni occasione. Mai mi sarei aspettato di vedere una presa di giro sulla tragedia dell'Hotel Rigopiano, così come ritengo non esser giusta la satira che possa toccare temi di sensibilità e identità come è stato per le vignette su alla Halla o sul Papa. Ritengo che il mondo debba essere visto come una grande famiglia nel quale le varie parti possono anche arrivare a litigi, ma non si deve mai superare certi limiti, anzi dobbiamo trovare sempre in ogni occasione una via di mezzo, e non debba vincere la legge del più forte. Un accordo tra le parti deve sempre essere trovato per il bene dell'umanità, ma purtroppo ognuno guarda i propri interessi, al potere, al denaro e così facendo contribuisce a distruggere questo nostro mondo già tanto malato. Cominciamo noi, coi nostri amici, negli ambienti di lavoro, in famiglia e nello sport a non eccedere nella discussione, cerchiamo sempre di restare calmi, e a non vedere mai l'altra persona come un nemico, ma semmai come un avversario con il quale giocare una partita dandoci un tempo allo scadere del quale se si è vinto si festeggia con l'altra squadra, ma se abbiamo perso chiniamo il capo e accettiamo le condizioni legate alla sconfitta pensando che andrà meglio la prossima volta.
    E' vero che oggi c'è libertà di pensiero e di espressione, ma ricordiamoci sempre che la nostra libertà finisce laddove inizia la libertà e la sensibilità dell'altro

  47.  

    Addì 24 gennaio 2017

    In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare.
    Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano».
    Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
    Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!
    Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre»

    Marco 3,31-35

  48.  

    Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?

    Mio fratello è morto?

    Spesso mi domando se mio fratello o mia sorella siano morti.
    Cammino per la strada cercando lo sguardo della gente, ma sono tutti intenti a guardare un cellulare, oppure assorti nei loro pensieri da non poter elargire nemmeno un sorriso.
    Ogni persona che incontro è per me fratello o sorella, è un figlio di Dio, un figlio del mondo come lo sono io, e questo ci accomuna, ci fa sentire uomini e donne della stessa famiglia, o almeno così dovrebbe essere. Se non troviamo un sorriso per la strada forse per qualcuno può essere anche normale oggigiorno, ma non trovarlo nella propria parrocchia, o in altri ambienti che si frequentano e dove siamo conosciuti è cosa che dovrebbe farci riflettere. Ho anche pensato di essere antipatico e di non riuscire ad incontrare il favore del prossimo, poi però mi fermo ad osservare l'interazione tra le persone e vedo che la musica non cambia.
    Che bello ieri quando da lontano un ragazzo di colore ha cominciato a sventolare le mani manifestando la sua gioia di vedermi, chiamandomi amico e, passandomi vicino, mi ha stretto la mano andando oltre. Non voleva nulla, voleva solo salutarmi, e tutto questo solo perché qualche giorno prima gli avevo regalato una moneta. A sera poi un ragazzo che sta sempre sulla porta di un supermercato, e che ogni sera mi saluta, mi ha chiesto della mia famiglia, di cosa facessi, mi ha parlato del suo paese e tutto con la gioia di poter condividere senza chiedermi niente, voleva solo essere ascoltato offrendo in cambio un pezzetto di sé. Allora domandiamoci chi sia nostro fratello o nostra sorella, non sono solo coloro con i quali conviviamo, ma tutti coloro che donano gratuitamente al prossimo una parte di loro stessi.
    Apprendiamo dalla semplicità ad essere semplici imparando come basti veramente poco per sentirsi parte di una stessa famiglia.

  49.  

    Addì 25 gennaio 2017

    In quel tempo Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura»
    Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.
    E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno»

    Marco 16,15-18

  50.  

    Se berranno qualche veleno, non recherà loro danno

    Un boccone amaro

    Ad ognuno di noi è certamente capitato più volte di mandare giù un boccone amaro e talvolta si tratta di un vero e proprio pezzo di veleno.
    Ma non siamo morti.
    Continuiamo la nostra vita.
    Qualche giorno fa un amico mi disse di aver parlato di noi e del nostro impegno con i ragazzi ai suoi amici, alcuni dei quali gli hanno chiesto "Ma chi glielo fa fare?"
    Quando si ha un principio, un ideale o una meta da raggiungere siamo disposti a tutto, o quasi, pur di perseguirlo, anche accettare a denti stretti brutte situazioni, offese, umiliazioni.
    Chi non ha principi o crede solo nelle cose materiali non può capire di cosa stia parlando, ma chi nella vita abbia deciso di essere genitore sa benissimo quanto si debba sopportare ogni giorno per veder crescere serenamente i propri figli.
    Chi me lo fa fare?
    Sono loro, sono i miei ragazzi che crescono, sono i piccoli risultati che conquistiamo con pazienza e fatica quotidianamente a farmi andare avanti, insieme alla forza che mi deriva da Dio e dai suoi insegnamenti espressi attraverso il Vangelo e nei tanti atti che posso ammirare attorno a me in ogni istante.